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Sotto alla Corona

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Sono al lago, categoricamente sotto all'ombrellone (che io dopo i trent'anni al sole non mi ci metto più e se Apollo mi vuole pomiciare mi deve correre dietro...) e leggevo un post di Chiara Machedavvero a proposito di un casino mediatico costruito attorno ad un paio di shorts (foto accanto) ed intorno alla presunta misura che dovrebbe seguire chiunque considerasse la possibilità di indossarli. L'occhiata di sbieco alle carni tremule e bucherellate della vicina di ombrellone l'abbiamo data tutti, il valore estetico della cellulite, come della panza, delle manigliette dell'amore (o dei maniglioni antipanico), della pappagorgia, delle rughe e della stempiatura è opinabile, ma cerchiamo tutti più o meno di migliorare certi aspetti del nostro corpo che non ci piacciono con ogni mezzo a nostra disposizione.
E va benissimo. 
Fate quel che volete. Rientra nella nostra libertà personale di essere come desideriamo: più magri, più giovani, più atletici, più sani. Il problema è quando questa libertà viene meno, e non succede quando il desiderio di 'migliorare' origina da uno standard estetico che ci viene più o meno velatamente imposto, succede quando NOI ACCETTIAMO QUESTO DIKTAT.
Il mondo della moda, della cosmesi, dello spettacolo, vive delle insicurezze che riesce ad infondere nel pubblico:
-usa questo shampoo (e vedi Doutzen Kroes che sbandiera la sua chioma biondissima e pensi 'Se mi lavo i capelli con questo shampoo, diventerò come lei')
-usa questa crema antirughe (e sbattono in copertina una modella di 12 anni senza rughe, senza pori e senza infanzia)
-usa questi integratori per dimagrire (e mettono in TV un ventenne che si sfonda di palestra ed arti marziali per ottenere degli addominali che ce potete lavà sopra i panni e vi fanno pensare che basti una pasticca di crusca bioattiva del Kilimangiaro per sciogliere la panza che vi straborda dai jeans...) 
Si chiama marketing e gli scemi siamo noi. Compra questo e la tua vita migliorerà. Stringiti in questi canoni e sarai felice. Mettiti in questa gabbia e sarai finalmente libero. Muori di fame per diventare una taglia Prenatal e sarai l'invidia delle amiche. La colpa non è di chi per vendere ci abitua a pensare che da soli non siamo abbastanza, ma di chi spesso non fornisce armi per resistere all'attacco: la scuola con l'educazione, la famiglia con l'amore incondizionato e gli amici col supporto. La colpa è di chi ci lascia soli di fronte ad un messaggio che non ha a cuore il nostro benessere, ma il nostro portafogli.
Tutti vogliamo essere attraenti, desiderabili, ammirati. Chi dice il contrario MENTE SAPENDO DI MENTIRE! È nella natura di ogni animale sul pianeta mettersi in mostra e voler prevalere sul branco per assicurarsi la perpetuità genetica. Quello che è sbagliato è confondere la libertà con il condizionamento e perdere la consapevolezza di cosa veramente vogliamo, o di chi siamo. Spesso dietro ad una liposuzione c'è un grosso senso di inadeguatezza. Dietro ad una dieta mostruosa, ad un calendario di selfie, si cela un grande bisogno di amore ed attenzione. Dietro ad un paio di shorts indossati su gambe levigate da pre-puberale si cela un mondo di solitudine, privazioni e tristezza. Non sempre, ma chi insegue la perfezione insegue una gabbia, e questo è un fatto, perché non esiste perfezione che possa essere catturata ed imbottigliata per sempre. Non esistono consensi di ferro conquistati dall'estetica. Siamo sempre i cessi di qualcuno. È una corsa forsennata verso l'orizzonte per non vedere il sole tramontare. Sí, c'hai la cellulite, le stempiature, le zampe di gallina che ce potemo fà il brodo, fai quel che puoi per essere sempre al meglio, MA QUESTI ASPETTI NON DEVONO PER FORZA DIVENTARE LE DETERMINANTI DI CHI SIAMO. 
Voglio dire, siamo riusciti ad abolire la schiavitù basata sul colore della pelle e adesso caschiamo in quella che si basa sull'aspetto fisico? Siamo diventati cosí imbecilli? Il cosiddetto 'body shaming', che non è altro che una forma di razzismo ai danni di chi, apparentemente, non si conforma a canoni estetici stabiliti a tavolino, funziona solo se la cosa vi interessa.
Ricordo gente che, dopo avermi visto in TV, sottolineava il fatto che la giacca mi tirasse sulla panza. È vero. E cercavo pure di trattenere il respiro per non farla scoppiare in faccia a Paola Marella. Ma queste osservazioni non mi tolgono nulla e DI SICURO, non rendono più attraente chi le fa. Chiamare qualcuno 'grasso' non ci rende più magri. Chiamare qualcuno 'brutto' non ci rende più belli. Dare a qualcuno del deficiente non ci rende più intelligenti. E non mi interessa se si tratta di UNA critica o di un milione di critiche.      Me. Ne. Sbatto. Forte.
Io personalmente voglio arrivare alla mezza età come la mia vicina di ombrellone: nera come una cozza, in due pezzi, con tutte le cicce pendule e la cicatrice di un'operazione addominale in bella mostra, ma con un sorriso enorme, una grande voce ed un contorno di figli e nipoti adoranti a mangiare pizza bianca e pomodori.
QUESTA è una vera regina!
È inattaccabile da certe cazzate inventate da chi ha avuto l'audacia di mettere regole ad una bellezza che NESSUNO può imporvi o insegnarvi a trovare, nemmeno un giornalista demente che scrive cazzate per campare.
Aprite gli occhi!

Il problema del consenso è degli altri.

Ora vado a mettere la panza a mollo. 
Baci sudaticci.
TQF xx
Sono arrivato alla conclusione che le restrizioni alimentari siano roba da ricchi.
Avete mai visto una domestica intollerante alle graminacee o ai latticini?
Ecco.
Mentre Gwyneth si barcamena tra fagioli mungo decorticati, bacche di goji e pane di segatura di acero giapponese, noialtri poveratchi ce magnamo tutto e passato il mal di panza si ricomincia.
Conosco genitori sfondati di soldi con bambini intolleranti a tutto: il glutine, le arachidi, i crostacei, i latticini, le uova ed il cloro.
Stanno tutti in classe del Tappo, che ai miei tempi quello strano era quello coi genitori divorziati, questi invece c'hanno il pranzo preparato ogni giorno dalla CERN ed è tutto regolare.
Immaginate che campo minato portare a scuola una torta per festeggiare un compleanno!
Serve la lista degli ingredienti stampata su foglio A4 per tutti i genitori (non sto scherzando).
'Io posso mangiare solo la spugna..'
'Io solo la crema...'
'Io solo le fragole... Ma sono bio?'
'Io vi guardo e batto le mani perchè la torta non è né biologica, né vegana...'
'Io invece posso mangiare i coriandoli!'
Che palle i regazzini di oggi.
E parlando di biologico, o bio-illogico,
siete mai entrati in un negozio Wholefoods?
Sapete, quei supermercati americani dove tutto è biologico/fatto a mano/cotto a legna/salviamo il pianeta/vuole una busta di juta, sono 15 euro/namaste.
Avete presente?
Io entro sempre estasiato, fluttuando tra le zaffate di pane di segale nana appena sfornato e l'aroma delle fragole himalayane, ed esco miserabile, con due buste piene di muschi e licheni ed il conto in banca sodomizzato a secco.
Namaste una sega.
('namaste' è sanscrito e significa 'spendi coglione').
Pareti intere dedicate al tè: matcha, sencha, poratcha, mortacha...
Pareti intere dedicate alle uova, che voi magnate solo quelle di gallina, ma chi è intollerante alle proteine dell'uovo magari compra le uova di capra, o di soya, o di Pasqua.
E le trovate qui.
Come pure trovate tutto ciò che è possibile fare con la soya: il latte, il burro, la cioccolata, la carne, il pesce e le sigarette.
La soya è il mayale del 3000.
Peccato io non abbia mai mangiato qualcosa fatto di soya che non avesse avuto il sapore della colla dei francobolli.
Pure tutti i latti di soya, di mandorle, di nocciole, di polvere di gesso, fanno cagare.
Secondo me ti dicono che sono alternative al latte, poi invece finisce che ti fanno bere la sciacquatura dei barili dove la soya la mettono a fermentare per fare il tofu.
Altra cazzata.
Il tofu.
Il tofu non sa di un cazzo. 
Anzi, magari sapesse di un cazzo, sarebbe già qualcosa e conosco gente che ne comprerebbe a barili.
Io lo so, il tofu l'avete inventato voi poracci giapponesi, che vi siete ritrovati a campare in mezzo ad un campo di soya sul monte Fuji dove non cresce manco la cicoria o gli anacardi, e vi siete inventati di tutto pur di non morire di depressione a forza di scofanare fagioletti verdi ripassati!
Il tofu è una roba che fai mangiare a Barbie, perché è di plastica come lei e tu invece ti devi fare di LSD prima di mangiarlo, per trovarne il sapore.
"Eh, ma il tofu prende il sapore della pietanza con cui lo cuoci!"
Tipo che io mi faccio una parmigiana di melanzane col tofu in mezzo e sto a posto, oppure lo salto in padella con le cozze ed il vino, o lo metto sulla polenta con le spuntature di maiale ed il pecorino...
Che fa tanto salute.
Altra stronzata coi vuvuzela: le acque aromatizzate depurative.
Cioè bottiglie di acqua (in vetro) con dentro pezzi di frutta o verdura a secondo dell'effetto che desiderate.
Tipo una sangria per deficienti.
Le fragole ringiovaniscono.
Il kiwi e limone rinfrescano.
L'arancia depura.
Le zucchine fanno cagare.
Sono vendute a peso d'oro, che manco ci avessero messo dentro un rene ed una cornea.
Siamo tutti scemi con 'sto biologico!
Io tra un po' me ne vado al paesello da Nonna Mimí, che raccoglie la cicoria dal campo e la salta in padella con aglio ed olio e con le salsicce di Franco, il macellaio, anzi, er macellaro di famiglia da sempre.
Non sarà biologico al 100%, ma almeno non è tofu e mi fa sempre sorridere, e per me il sorriso è più terapeutico di tutto il tofu dell'universo.
E poi avete mai mangiato la rosetta con la cicoria ripassata in padella e le salsicce?
Ecco.
Gwyneth è appena autocombusta con tutti i germogli di sta fava.
Autocombusta?
Si dice?
Boh... Mo' mi è venuta fame.
Tiè.
TQF xx
Per celebrare il mio ritorno dal Purgatorio di Marco Zuccabar, anche conosciuto come il Sig. Faccialibro,
vi invito a partecipare a questo piccolo giveaway...
La foto che vedete qui sotto (quella con Barbie che schiamazza dalla barca) ha bisogno di una didascalia.
La più divertente vincerà una Jimmy Case (qui il catalogo online per scegliere tra le miriadi di combinazioni possibili, c'è anche quella arcobaleno come la mia http://thejimmycase.com/).
La vostra cover personalizzata a piacere vi arriverà direttamente a casa, dalla California, e tutto aggratise!
La Jimmy Case è una genialata che vi vedrà mollare il portafogli a casa ed avventurarvi in spiaggia solo col vostro smartphone.
La cover in mogano e silicone possiede infatti una tasca elasticizzata che può contenere fino a 6 cards e svariate banconote. Una figata!
Poi se siete poracci come me, ci mettete la carta punti della Sma e la foto di Padre Pio.
Ma pure un preservativo di emergenza, una striscia di pillole del giorno dopo o una bustina di tè.
Quel che volete!
Non dite che non vi voglio bene!
Partecipare è semplice: copia la foto, inventa un dialogo da sovraimporci, mandami
il tutto via mail (thequeenfather@me.com) entro il 30 giugno ed io farò il resto (tipo: contatterò il vincitore per chiedere il suo indirizzo e le sue preferenze per la personalizzazione).
Siate creativi, siate cretini!
Tanti baci!
TQF xx
P.S.
Sí, questo post è sponsorizzato da Jimmy Case, ma invece di cercare di vendervi qualcosa (che io non sò mica Vanna Marchi), preferisco regalarvi qualcosa!
Questo è amore!

Questa è stata una settimana di merda.
È iniziata con una visita dal veterinario, perché la nostra gatta rifiutava il cibo da due giorni.
È finita con un'iniezione  che ce l'ha fatta salutare per sempre.
Dopo undici anni.
Undici anni di coccole, di fusa, di peli dappertutto, anche sul cuore.
Soprattutto sul cuore.
I reni di Lily Chan hanno smesso di funzionare progressivamente. Purtroppo la cosa diventa evidente solo quando è troppo tardi e così è stato per noi.
Martedí 17, alle 17.30 ho guardato per l'ultima volta in quegli occhi di mica ed ambra. Ho pianto il mondo. Ancora piango. Non riesco a capacitarmi di cosa è successo.
Le lacrime ormai mi bruciano come lava, ho gli occhi gonfi, mi duole il collo, non ho quasi più voce.
Mi sembra di essere tornato a Parigi.
Dopo 20 anni a Londra è dura adattarsi ai ritmi ed agli iter burocratici di un paese che vive di
scartoffie, timbri e sportelli deserti.
Sto cercando da una settimana di far rinnovare la patente a papà, e sembrava ce l'avessimo fatta, non fosse stato per un certificato del cardiologo che recava la data sbagliata!
"Eh, ma scusi, ora è inutile protestare! Se avesse controllato il documento avremmo potuto rettificare subito senza farle perdere tempo!"
"Eh, ma se adesso io dovessi mettermi a correggere pure i compiti del cardiologo abbiamo chiuso!"
Ribatto io stizzito come Ken quando nota che il lucida labbra rosa sta meglio a Barbie.
Per dire, lo sprofondo.
Senza contare il mio ultimo tentativo di fare la fila all'ufficio postale!
Quella faina di Nonna Mimí mi manda a fare tutte le commissioni del demogno senza specificare i tempi che richiedono: Ufficio Postale di Capranica, primo aprile, primo giorno di pagamento delle pensioni.
Una fila di vecchietti che arrivava fino al confine regionale ed un solo sportello aperto, gestito dal vero ed unico anello mancante tra uomo e cocomero di Latina.
Uno gnu con la faccia da tostapane.
2 ore e mezzo di fila, a cercare di non perdere di vista la vecchietta che aveva il turno subito prima di me, e questa che cambiava posto in fila a secondo delle amiche che riconosceva, o spariva proprio per andare in macelleria o dal fruttivendolo facendosi tenere il posto da chiunque, e io a sudare chiodi per cercare di raccapezzarmi e non perdere il turno, e quella che riappariva mangiando banane, come fosse Carmen Miranda con gli attacchi di bulimia.
"Ahó, io sto prima de te vero?"
"Sí signora, sono il suo segnaposto. Mi dai una banana che c'ho la glicemia sotto ai tacchi?"
E via.
Comunque, tra poco arriva Maritone, che ci viene a trovare per il weekend e poi se ne va nelle sgurgore orientali per dieci giorni di meetings e conferenze,
"Quindi questo fine settimana toccherà apparecchiare con tre bicchieri ciascuno, i piatti doppi e le posate messe bene, pure per mangiare un panino con la golfetta?" chiede Nonna Mimí.
"Secondo te?"
"Secondo me lo hai viziato! Facciamogli la terapia d'urto dai! Apparecchiamo tutto coi piatti ed i bicchieri di carta della Todis! Pure le posate! Alla fine tanto lo sa che ha sposato un contadino..."

No vabbè, ma io non ho parole.


TQF xx