Search

Loading...

Chi sono

My Photo
Se avete voglia di parlare o se sentite che qualcosa che scrivo vi tocca da vicino, non siate timidi e mandatemi due righe... Scrivete a thequeenfather@me.com Mi fa sempre piacere!

Seguimi via Email

Mini Ponies

Blog Archive

10.8.15
Oggi mi voglio togliere un altro sorcio dal sedere.
Allora, avete presente la storia dell'omofobia come aggravante di un crimine?
Avete presente le argomentazioni dei contrari?
"Un crimine è un crimine, non debbono esistere distinguo!"
"La violenza è violenza! Bisogna punire questa, non le motivazioni che sono sempre tutte sbagliate!"
Ecco.
Adesso cerco di spiegarvi io perché l'omofobia, come pure il razzismo, è un'aggravante di ogni crimine.
Se Fausto e Anna si lasciano e Fausto, dopo qualche giorno, scopre che Anna si è già fatta tatuare sulle chiappe il nome del nuovo moroso e la aspetta sotto casa e la sdraia di mazzate, è un delitto passionale. Se Fausto poi va a cercare l'altro moroso e lo schiatta di cazzotti, è un delitto passionale.
Sono due atrocità, ma circoscritte ad una particolare situazione: lei mi lascia per un altro e io faccio un casino.
Attenzione, non sto minimizzando questi casi, solo cercando di mostrarvi le differenze con quello che è successo a Genova (il tipo massacrato di botte da un gruppo di trogloditi che pensavano fosse gay).
Quando tu ti senti autorizzato ad aggredire un'altra persona perché gay, presunta tale, oppure perché nera, ebrea, a pallini eccetera, automaticamente trasformi tutta la sua categoria in potenziali vittime, anche se in quel momento si tratta solo di chi ti è capitato a tiro.
Non sei solo un criminale, sei una mina vagante.


Sí, perché non si tratta più di Fausto ed Anna e delle loro deformi dinamiche personali, non si tratta più della criminale ed efferata retribuzione ad uno sgarbo ricevuto a livello personale.
Si tratta di aggredire qualcuno per quello che è, e di conseguenza potenzialmente aggredire ogni altra persona che si trovi nella stessa situazione di gaiezza, nerezza o ebraicità (licenza poetica, ça va sans dire...).
Mi capite?
Un crimine motivato dall'odio razziale od omofobico DEVE per forza essere trattato come peggiore, per via di cosa rappresenta: l'odio verso tutta una categoria di persone.
Mentre Fausto ha soddisfatto la sua rabbia contro l'individuo che, secondo la sua logica da paranoico instabile, gli ha fatto uno sgarbo, rimanendo comunque circoscritto alle sue circostanze personali, quei quattro individui a Genova hanno sferrato un attacco la cui vittima ha fatto l'unico errore di essere al posto sbagliato al momento sbagliato.
Potevo essere io.
Poteva essere qualsiasi altro omosessuale (o presunto tale).
Non si tratta di retribuire un affronto ricevuto a livello personale, ma di reprimere con la violenza un'intera categoria, una persona alla volta.
Credo ci sia una grossa differenza.
Ma si sa, alcune delle cose che abbiamo difficoltà a vedere sono troppo piccole, altre invece sono troppo grandi.
Le ramificazioni dell'odio omofobico e razziale sono proprio tra queste ultime e purtroppo si prende sempre sotto gamba il fatto che certi crimini mettano radici e diano frutti.
Frutti marci, marci di quel marciume che spesso fa dell'ignoranza una sottocultura, di una sottocultura un movimento, di un movimento un partito politico e di quest'ultimo una rovina per intere generazioni.

Ditelo a Giovanardi.

Grazie.

TQF xx


7.8.15

Due giorni fa, un pomeriggio estivo come tanti: la spiaggia bollente e sonnacchiosa, un nugolo dibambini di varie età a far casino sul bagnasciuga in vari stati di 'panatura di sabbia', una platea di genitori spossati dal caldo e dalle abbondanti porzioni di insalata di riso mangiate sotto l'ombrellone.

Niente di anomalo.
Anzi, il primo pomeriggio al mare è proprio l'ora che preferisco, trovo quasi confortante e rassicurante l'aria di indolenza e pacifica mollezza che assale tutti i bagnanti dopo il pranzo.
'Siamo tutti svaccati e va bene così!'
Tra le tante persone, noto un signore in età piuttosto avanzata, panciuto e bianchissimo, in camicia beige sbottonata e cappello da pescatore. La moglie addormentata (o svenuta?) su un lettino pieghevole accanto al suo.
Il tipo era intento a giocherellare col suo smartphone (uno di quelli grossi come gli assorbenti con le ali, che a 'sto punto fatti un Ipad e tutti a casa...).
Uno tra tanti, niente di che.
Però c'era qualcosa nel modo in cui teneva il telefono.
Qualcosa che non riuscivo a definire... Un fastidio...
Stranissimo come questo telefono si abbassasse sulle ginocchia ogni volta che la moglie si girava, e poi tornasse in posizione verticale subito dopo, come se il tizio stesse facendo qualcosa di nascosto.
Non lo so, avete presente quando vi mettete in testa qualcosa?
Ecco, cosí, per togliermi lo sfizio, decido di aggirare il signore alla lontana, per poter sbirciare da sopra le sue spalle cosa stesse facendo tutto il pomeriggio sul telefono.
3.8.15

"Daddy e Papà sono due maschi e due maschi non possono fare i bambini da soli. Allora, perché si amano tantissimo, hanno chiesto aiuto a delle persone speciali che aiutano le mamme, i papà e i daddies a fare i bambini perché da soli non ci riescono. C'è una signora che porta i bambini nella pancia per altre persone che non possono e che se non ci fosse lei non potrebbero avere dei bambini. E i bambini non potrebbero avere dei genitori buoni che li amano tanto."
"Io sono nato grazie a Daddy e Papà, ma anche grazie ai nonni e agli zii che mi vogliono bene. Perché quando nasce un bambino sono tutti contenti, siamo tutti una famiglia."
"Io la mamma ce l'ho. La mia mamma è il mio papà. E poi c'è nonna che è la mamma di Papà e un po' anche mia. Ma lei è mamma di tutti, pure di nonno. Lo sai che gli deve allacciare le scarpe che lui non ci riesce?"
"Quando sono grande, quando mi sposo, non voglio bambini, perché i bambini sono rompiscatole e piangono sempre. Però voglio un cane. Poi se avrò bambini, li porterò a Papà e Daddy così gli insegnano tante cose, perché io sono un figlio, non sono un padre. Loro sono i genitori."
"La famiglia è amore, cura, abbracciare le persone, baciare le persone e fare le coccole e dividere le caramelle. E se non mi piacciono i pezzettini verdi nel sugo me li togli."

Gabriel, 6 anni.


TQF xx

P.S.
Liberamente tratto da conversazioni origliate e sostenute con l'uomo più importante della mia vita.
22.7.15

Allora, giusto per cercare il pelo in un uovo che ne è pieno, fatemi parlare un attimo dell'uso ed abuso che facciamo del termine 'famiglie gay'.
Cos'è una 'famiglia gay'?
Secondo voi?
Noi saremmo una 'famiglia gay'?
Esistono coppie etero e coppie gay, non ci piove, ma quando si arriva a parlare di famiglia, è giusto parlare di 'famiglia gay'?
Io credo di no.
Possiamo parlare di famiglie omogenitoriali con figli, di famiglie tradizionali con figli, ma non di famiglie gay o famiglie etero, perché il termine è un grosso disservizio nei confronti dei nostri figli.
Mi spiego.
Non ho nessun problema col termine gay, ma questo definisce un tipo di sessualità, non un tipo di famiglia.
Qualcuno mi ha fatto ridere di cuore dicendo "Eh vabbè, ma 'omogenitoriale' mi sa di quelle parole che escono a cazzo quando prendi a pugni la tastiera..." e me ne rendo conto.
Nel mondo immediato e velocemente fruibile di Twitter per esempio, con la costrizione uggiosa dei 140 caratteri, posso capire come alcuni termini mangino troppo spazio alla veloce divulgazione di certe realtà, ma quando leggo sui quotidiani, vedo sui notiziari l'uso sfrenato del termine 'famiglia gay', un po' mi parte l'embolo.
Cos'è una famiglia gay?
Una famiglia in cui ci si alza la mattina, ci si veste di arcobaleni e glitter e si passa la giornata ad allevare unicorni?
Una famiglia che predica la sodomia porta a porta?
C'è davvero bisogno di sottolineare la diversità sessuale buttando tutti nella stessa pentola o si potrebbe forse (se proprio si volesse) solo considerare il fatto che si tratta di due genitori dello stesso sesso con figli di una sessualità che non ha un cazzo a che vedere con voi e con le vostre congetture?
Ecco, solo questo.
Badate bene, il termine è usato anche dai gay e da tanta gente là fuori che ha un cuore ed un cervello sconfinati, che ci supporta e che sogna come noi una società in cui ogni famiglia è solo una famiglia; però secondo me bisogna iniziare a far attenzione a certe definizioni, perché la parola 'gay' a molti fa ancora schifo, evoca solo carnevalate ed una sessualità licenziosa e girovaga che, così concepita, mal si associa all'innocenza dei nostri figli.
Chiamiamo le cose col loro nome: una coppia gay che ha dei figli, non diventa una famiglia gay, non più di quanto una coppia etero con figli possa automaticamente creare una famiglia etero (visto che la maggior parte degli omosessuali proviene proprio da genitori di sesso opposto).
Si tratta di famiglie: omogenitoriali o tradizionali che siano, in cui la sessualità dei genitori non è un gas nervino che permea l'aria contagiando chiunque ne respiri, ma in cui un gruppo di individui, con una propria identità, anche sessuale, non ha bisogno di etichette o generalizzazioni, ma solo di spazio per crescere e prosperare.
E lo spazio di cui parlo è quello fertile che esiste tra le aiuole aride degli stereotipi.

Pensateci e ditemi la vostra, che io ci tengo sempre.



TQF xx



30.6.15

Quando ti trovi a fare delle scelte nella vita, scelte importanti, come fare coming out o decidere di formare una famiglia in maniera 'non tradizionale', a volte arrivi a creare una frattura con alcune delle persone che ti stanno intorno.
La frattura dapprima si crea per l'incomprensione, lo shock o la semplice realizzazione, da parte dei tuoi amici, che come persona sei evoluto oltre i loro schemi. Più comunemente però, la frattura si crea per uno scontro ideologico: sei andato oltre i loro limiti (es: va bene che ti piacciono gli uomini, va bene che ti vuoi sposare, ma alla famiglia ti devi fermare perché non sono d'accordo).
Questo può dar adito a due situazioni:
- quella positiva in cui anche chi ti sta attorno 'evolve' con te, fa tesoro della nuova situazione in cui saranno coinvolti ed abbraccia la possibilità di capire, fare esperienza diretta e crescere.
- quella scomoda in cui ti vogliono restare vicino, ma non fanno mistero della loro disapprovazione, del loro pensiero e del fatto che, basandosi sull'idea della libertà di opinione, manifestano apertamente la loro idea contraria alle tue scelte, con risultati tanto spiacevoli quanto ignorati (da loro).
Tu continui a far del tuo meglio ogni giorno, e ti illudi che la felicità della tua famiglia possa parlare da sola a queste persone, ma purtroppo non basta, perché quello che loro continuano a vedere è solo un pallido tentativo di imitare la famiglia vera.
Quella loro.