11.6.14

Le mani nei capelli

Margherita ha sette anni, è una bambina vivace ed intelligente.
È naturalmente curiosa ed esuberante, ma sempre corretta ed educata.
Margherita va a scuola, perché deve, anche se ne farebbe volentieri a meno.
La legge glielo consente, perché deve, anche se ne farebbe volentieri a meno.
Il suo colore preferito è il verde, colore che si intona perfettamente ai suoi capelli.
I capelli di Margherita rappresentano l'unica cosa che la poverina dovrà soffrire per tutta la vita.
Sono rossi.
Margherita è infatti nata da una coppia di genitori che, contrariamente ai dettami della legge ormai in vigore e della morale, hanno entrambe i capelli rossi.
E le lentiggini.
La mamma di Margherita si chiama Elena, ha 32 anni, insegna inglese ai ragazzi del Liceo Scientifico ed ha i capelli rossi come il rame.
Il papà di Margherita vive in Italia da 15 anni, si chiama Sean ed è irlandese. Lavora per una multinazionale americana, ha 37 anni e, pure lui, ha i capelli rossi, ma più chiari di Elena.
3.6.14

Di Zigomi e di Corna

Uh, allora, da dove incomincio?
Ah sí, dalle vacanze del tappo. Un' intera settimana con papà suo, a far casino in giro per Londra.
Che uno dice "Portateli ai musei 'sti regazzini che così crescono infarinati di bello e di cultura.." ma anche no.
Soprattutto quando si tratta di un cinquenne col senso dell'umorismo di Lucifero che si nasconde al British Museum e ti fa collassare dall'ansia.
Niente di che, era a tre metri di distanza da me, dietro al sarcofago di granito nero al piano terra e io già mi vedevo sulla BBC in cardigan e perle a piagne il fritto in diretta "Ridatemi mio figliuuuoohohohoooohooo!"
La cazziata che ha preso è stata immortalata in un bassorilievo ora esposto nella sala dei Babilonesi.
Ho anche avuto modo di confermare, con una certa soddisfazione, la sempiterna imbecillità di certe donne che, vedendomi col Tappo, non si fermano al complimento di routine al pargolo, ma incalzano con domande a cazzo.
Le mie preferite?
"Che bello, è suo? Non le somiglia per niente.."
"Quanto sei bello! Mamma dov'è?"
A quel punto io divento cagna imperiale da guerra e le faccio rimanere di merda
"Si è suicidata…"
"Sta in galera…"
"È in fin di vita all'ospedale…"
"È stata rapita dagli alieni e quando è tornata sembrava Barbapapà."
21.5.14

La Panza Racconta: Storia dell'Abbigliamento Pre-Maman.

Era il 1986.

Festival di San Remo. L'anno della famosa 'bomba' di Loredana Berté che canta 'Re' in un miniabito di vinile nero con panza da nono mese posticcia appiccicata sopra.
In Italia è scandalo, che a noi lo scandalo ci piace, ci fa dimenticare la bancarotta morale in cui annaspiamo da cinquant'anni.
Poi vabbè, trent'anni dopo arriva Lady Gaga con un vestito di coratella di abbacchio e nessuno fa un fiato.
Pah.
Loredana in stile simil-gravido è, ancora oggi, l'unica immagine sanremese bruciata nella mia retina come neppure i lepidotteri inguinali di Belen.
Era ritenuta una cosa sconcia esibire cosí spudoratamente un pancione in un contesto aggressivo e trasgressivo come una performance rock.
Anatema!
La panza era da nascondere dietro ad un tendone di cotone a fiorellini, o almeno cosí era stato fatto per tanto tempo, ma quel costume così sproporzionatamente assurdo per gli schermi italiani della metà degli anni '80 tradiva un profondo cambiamento nel tessuto sociale, nel mondo delle donne e della società. Un cambiamento che, seppure non subito, avrebbe visto la luce appena cinque anni più tardi. E brava Loredana. Che moderna.
Ma partiamo dall'inizio.
2.5.14

Rientro

"Tienilo fermo che è bagnato e mi scivola… Dai ADESSO! Ma che fai? Il buco… Ma non lo vedi il
buco? Cazzo è grosso così! FORTE! SPINGI! No… NOOOO adesso lo rompi… AHIA! Mi hai ci hai preso dentro le dita… Ma sei impedito guarda…"
"Mamma, perdío quanto è difficile infilare 'sto cassetto del ghiaccio nel frigo? Ti ho detto: stringi le manigliette da ambo i lati, infili prima la parte superiore e la parte inferiore fa 'click' da sola… Cioè, mi pare di stare a parlare al telefono coi cerebrolesi…"
"È TU' PADRE CHE NUN CE VEDE! Io lo lascio smontato fino a che non vieni giù, poi ci pensi tu semmai… E CHIUDI 'STO FRIZZER CHE ME STA A VENÍ A PORMONITE!"

Smettetela di grattarvi la testa.
Prima del trasloco dal Purgatorio a Londra ho mandato ai miei il mio bel frigo americano di rappresentanza che a casa qui in Inghilterra non sarebbe manco entrato dalla porta.
Immaginate un armadio 4 stagioni di acciaio, che fa il ghiaccio, la granita, filtra l'acqua, ti mette in comunicazione coi defunti e ti dà pure i numeri per tutte le ruote del lotto.
Ecco, quello lí.
80 metri cubi di tecnologia coreana.
4.4.14

Quei maschietti con la gonna...

Facendo seguito alla recente battaglia sulla 'Teoria dei Generi' e sulla sua temuta introduzione a scuola, battaglia che imperversa ovunque a comprovare che proprio quando pensi che l'imbecillità abbia un limite, arriva qualcuno che lo salta con l'asta, mi son preso la briga di sniffare in rete alla ricerca di informazioni al riguardo.
Ho evitato come la peste, l'acne e le mucche pazze ogni forma di invettiva religiosa, ogni plauso 'progressista', ed ogni opinione di parte legato alla famigerata Lobby Gay (che avete rotto le palle con 'sta storia della Lobby Gay. I gay stanno sotto monarchia e siamo tutti regine. Ok?)
Dicevo, ho cercato del materiale 'neutrale' che spiegasse come le cose siano cambiate in anni recenti e come lo 'status quo' legato all'identità di genere di maschietti e femminucce non sia poi così radicato quanto uno potrebbe pensare.
Il post è liberamente tratto ed estrapolato da un articolo sullo Smithsonian Magazine una pubblicazione online che io apprezzo moltissimo per forma e contenuti.
Ogni generazione porta con se una nuova definizione di maschile e femminile che si manifesta invariabilmente attraverso l’abbigliamento dei bambini.
Prendete per esempio la bambina ritratta nella foto qui sopra: siede compostamente ed indossa un vestitino di cotone bianco, tiene in mano un cappellino a tesa larga con piume di marabú e porta ai piedi delle scarpine in vernice. 
I capelli sono lunghi e sciolti sulle spalle.
Se incontraste una bambina vestita cosí per strada oggi, dapprima vi guardereste intorno alla ricerca della signora Rottermeyer e del calesse, e poi la ammirereste nella sua bellezza diafana e graziosa.  
Una bambolina.
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