25.3.15

Regine d'altri tempi


Sulla scia delle ultime 'rivelazioni' nel panorama LGBT italiano (leggi la posizione di Dolce e Gabbana e Aldo Busi su IVF, maternità surrogata e matrimonio), e dopo essermi macerato le gonadi a leggere, rileggere e digerire commenti, interventi ed articoli, sono giunto ad una conclusione.
È in atto un vero e proprio scontro generazionale tra i gay del secolo scorso e quelli di oggi.
La società è cambiata, le persone sono cambiate ed il modo in cui oggi si vive la propria sessualità è decisamente diverso da come fosse appena 40 anni fa.
Voglio dire, cosí come la vecchietta di paese guarda la teenager in minigonna e pensa "Puttanella...", come il signore distinto dell'ufficio del Catasto guarda il ragazzo coperto di tatuaggi e pensa "Drogato...", alcuni gay di mezza età guardano al nuovo volto dell'omosessualità con incredula diffidenza, al contrario però, perché è un volto normale e pulito che non ha nulla di bizzarro, teatrale o perverso.

5.3.15

Voglio una Patata!

Ma... Sono io che sto storto stamattina o questo video è incredibilmente divertente? Non riesco smettere di guardarlo... Voglio dire, state cercando di convincere le masse che la teoria del gender è un'emanazione di Satana, e lo fate con 'sto video? Che poi, fatevelo dire, NESSUNO DI VOI ha realmente capito cosa sia la teoria del gender, come viene esposta ai bambini e SOPRATTUTTO quali sono le motivazioni che rendono la cosa così importante, liberatoria ed educativa.
C'è questa paura della possibilità di scegliere di che sesso si vuole essere in base a come ci si sente, in base ai saldi di fine stagione.
Ma secondo voi certe cose si scelgono? Cioè uno un giorno sceglie di essere donna o uomo, così, su due piedi, per noia?
No perché io ci sono giorni che mi sveglio e vorrei tanto avere una patonza in mezzo alle cosce, giusto per dire a mio marito che ho le mie cose e che 'oggi non mi va', ma per ora nulla è pervenuto, se non un marito con le madonne tutto il giorno.
Scherzi a parte, la teoria del gender non si basa sulla possibilità della scelta, ma sull'accettazione di realtà individuali che non possono e non devono essere soppresse da schemi o circostanze, ma abbracciate e vissute con dignità ed orgoglio.
Perché, signorecristo, si tratta di persone. Piccole persone che crescono.
La 'scelta' è il risultato di un vissuto, di una realtà, ed è questa realtà che va protetta e nutrita con rispetto ed amore.
Se la scelta arriverà, sarà il risultato di un percorso, non la sua causa originante.
Non si tratta di decidere se da oggi ti piace il pisello o meno, o di decidere se ti piace di più il calcio che le Barbie, ma di avere la sicurezza e la tranquillità che tutto va bene, che sei a posto, che non sei strano.
Si tratta di avere la tranquillità di essere maschio (etero o meno), pure se ti piacciono i Mini Ponies, o di essere femmina (etero o meno) pure se giochi a pallone meglio di Maradona.
Finché là fuori ci saranno persone che non riescono a capire la differenza tra gender e sessualità, ci ritroveremo a guardare video come questo, con signore trafelate con permanenti crespe e maglioncini da lapidazione in piazza, mariti rincoglioniti dalla televisione ed incastonati su divani in pelle del cinese, e bambini stressati.
Che poi a volerglielo chiedere, secondo me quel poverino si vergogna proprio di loro. Scusate, ma non mi capacito di quel maglione.
Ma andó abitate?
In Lapponia?
Povero cucciolo, che vorrebbe tanto dirle "Mamma, quel maglione ti sta unammerda e meriteresti di essere sepolta viva e dissotterrata tra 100 anni, quando la maglieria norvegese tornerà di moda!" ma non lo fa per paura di essere chiamato ricchione da papà.
Adesso, con la teoria del gender quel bambino potrebbe mantenere la sua mascolinità ed eterosessualità agli occhi della società e della famiglia, ed avere la libertà di poter dire "mamma, con i tuoi occhi dovresti indossare un bel color smeraldo e farti un bel taglio sfilato color miele...".
E andartene affanculo, aggiungerei io fuori campo.

Invece no.


TQF xx

12.2.15

Dire, Fare, Bloggare.



Lo scorso autunno ero per strada col Tappo, di ritorno da scuola. Camminavamo su un largo marciapiede di Belgravia, godendoci il sole e la temperatura piacevolmente mite di ottobre.
Ad un tratto qualcuno grida "Queen Father!". Io raggelato (che non sai mai se ti rincorrono con le mazze da baseball oggigiorno...) cerco di capire da dove provenga la voce e guardo in alto. Sopra ad un autobus turistico, di quelli senza tetto per capirsi, una coppia si sbraccia.
"LO SAPEVO CHE ERI TU!!! ASPETTA!!"
Signore Iddio.
Aspetta che?
Per farla breve, scendono dal bus al semaforo e mi corrono incontro con due bambini al seguito (questi ultimi un po' seccati dall'interruzione del viaggio).
"Ma sei proprio tu!"
"Dipende... Che ho fatto?"
"DAAAIIII!!! E questo è il Tappo! Oddio non ci credo! Ti abbiamo visto in televisione e ti leggiamo sempre!!" ecc ecc ecc.
Non devo dilungarmi a descrivervi l'enorme piacere e l'enorme orgoglio che ho provato nei cinque minuti di chiacchiere e convenevoli con dei perfetti sconosciuti.
27.1.15

Regine si cresce


Mia madre ha sempre sostenuto che lo strumento educativo più importante sia la fiducia che un genitore ripone in un figlio e nelle sue capacità, una fiducia da non tradire mai.
Per questo mi è sempre stato chiesto di essere responsabile per le mie azioni, anche quando a fare errori non ero direttamente io.
Una storiella che non ricordo, ma che mia madre racconta sempre con gusto, mi vede a 4 anni, a giocare in casa della dirimpettaia. Io che  chiedo alla signora di fare pipí e lei, animata da uno spirito a cavallo tra Satana e l’imbecillità piú eccelsa, mi dice di farla dal terrazzino.
Dal terrazzino!
Non capirò mai il perché.
Ovviamente io ubbidii senza troppe domande, perché era un’adulta che conoscevo e di cui mi fidavo, così finii col fare la pipí in testa a Romano, il signore del pianterreno.
Quando mia madre si ritrovò il signore alla porta, completamente fradicio (che poi Romano era un pezzo di pane e mi voleva un gran bene) si scusó profusamente, rimanendo totalmente composta.
Una vera signora Nonna Mimí.
Una volta però che io rientrai a casa, la prima cosa che lei mi chiese, con la faccia da temporale, fu di raccontargli cosa fosse accaduto (e quella fu ufficialmente l’ultima volta che mia madre rivolse parola alla vicina di casa) e di intimarmi ad andare a scusarmi personalmente con Romano.
Da solo.
14.1.15

Vi presento Topo Tip!


In questo momento di inquietudine mediatica, in cui la stampa è presa di mira dalla speculazione mondiale e vengono messe in discussione le sue libertà e le sue responsabilità, accolgo con immenso piacere la possibilità di parlare di un altro tipo di editoria.
Quando ricevetti la richiesta di partecipazione a questa campagna e lessi che il cliente era la Giunti Editore, non potei fare a meno di ricordare con nostalgia la mia infanzia.
Non so se vi ricordate, ma tra gli anni ’70 e la fine degli anni ’80, la Giunti ha pubblicato alcuni dei titoli di narrativa per l’infanzia più cari a chi, come me, era in età scolare e adesso approccia gli ‘anta (quaranta, NON cinquanta! Andateci piano che ho ancora i brufoli...). Ricordate gli Atlas di Ufo Robot? Capitani Coraggiosi? Tarzan? Giamburrasca? Sandokan? Senza poi contare gli innumerevoli titoli scolastici e gli atlanti scientifici che spulciavamo per fare le ormai inusitate ‘ricerche’ in un’epoca in cui il libro era l’oracolo, e non Google! Io ho addirittura imparato a leggere con un libro didattico della Giunti per la scuola elementare, ‘Racconti’ ed ancora lo leggo a mio figlio nel tentativo di tener viva la lingua italiana in un cinquenne bilingue che parla tutto il giorno inglese.

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