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Mini Ponies

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22.7.15

Allora, giusto per cercare il pelo in un uovo che ne è pieno, fatemi parlare un attimo dell'uso ed abuso che facciamo del termine 'famiglie gay'.
Cos'è una 'famiglia gay'?
Secondo voi?
Noi saremmo una 'famiglia gay'?
Esistono coppie etero e coppie gay, non ci piove, ma quando si arriva a parlare di famiglia, è giusto parlare di 'famiglia gay'?
Io credo di no.
Possiamo parlare di famiglie omogenitoriali con figli, di famiglie tradizionali con figli, ma non di famiglie gay o famiglie etero, perché il termine è un grosso disservizio nei confronti dei nostri figli.
Mi spiego.
Non ho nessun problema col termine gay, ma questo definisce un tipo di sessualità, non un tipo di famiglia.
Qualcuno mi ha fatto ridere di cuore dicendo "Eh vabbè, ma 'omogenitoriale' mi sa di quelle parole che escono a cazzo quando prendi a pugni la tastiera..." e me ne rendo conto.
Nel mondo immediato e velocemente fruibile di Twitter per esempio, con la costrizione uggiosa dei 140 caratteri, posso capire come alcuni termini mangino troppo spazio alla veloce divulgazione di certe realtà, ma quando leggo sui quotidiani, vedo sui notiziari l'uso sfrenato del termine 'famiglia gay', un po' mi parte l'embolo.
Cos'è una famiglia gay?
Una famiglia in cui ci si alza la mattina, ci si veste di arcobaleni e glitter e si passa la giornata ad allevare unicorni?
Una famiglia che predica la sodomia porta a porta?
C'è davvero bisogno di sottolineare la diversità sessuale buttando tutti nella stessa pentola o si potrebbe forse (se proprio si volesse) solo considerare il fatto che si tratta di due genitori dello stesso sesso con figli di una sessualità che non ha un cazzo a che vedere con voi e con le vostre congetture?
Ecco, solo questo.
Badate bene, il termine è usato anche dai gay e da tanta gente là fuori che ha un cuore ed un cervello sconfinati, che ci supporta e che sogna come noi una società in cui ogni famiglia è solo una famiglia; però secondo me bisogna iniziare a far attenzione a certe definizioni, perché la parola 'gay' a molti fa ancora schifo, evoca solo carnevalate ed una sessualità licenziosa e girovaga che, così concepita, mal si associa all'innocenza dei nostri figli.
Chiamiamo le cose col loro nome: una coppia gay che ha dei figli, non diventa una famiglia gay, non più di quanto una coppia etero con figli possa automaticamente creare una famiglia etero (visto che la maggior parte degli omosessuali proviene proprio da genitori di sesso opposto).
Si tratta di famiglie: omogenitoriali o tradizionali che siano, in cui la sessualità dei genitori non è un gas nervino che permea l'aria contagiando chiunque ne respiri, ma in cui un gruppo di individui, con una propria identità, anche sessuale, non ha bisogno di etichette o generalizzazioni, ma solo di spazio per crescere e prosperare.
E lo spazio di cui parlo è quello fertile che esiste tra le aiuole aride degli stereotipi.

Pensateci e ditemi la vostra, che io ci tengo sempre.



TQF xx



30.6.15

Quando ti trovi a fare delle scelte nella vita, scelte importanti, come fare coming out o decidere di formare una famiglia in maniera 'non tradizionale', a volte arrivi a creare una frattura con alcune delle persone che ti stanno intorno.
La frattura dapprima si crea per l'incomprensione, lo shock o la semplice realizzazione, da parte dei tuoi amici, che come persona sei evoluto oltre i loro schemi. Più comunemente però, la frattura si crea per uno scontro ideologico: sei andato oltre i loro limiti (es: va bene che ti piacciono gli uomini, va bene che ti vuoi sposare, ma alla famiglia ti devi fermare perché non sono d'accordo).
Questo può dar adito a due situazioni:
- quella positiva in cui anche chi ti sta attorno 'evolve' con te, fa tesoro della nuova situazione in cui saranno coinvolti ed abbraccia la possibilità di capire, fare esperienza diretta e crescere.
- quella scomoda in cui ti vogliono restare vicino, ma non fanno mistero della loro disapprovazione, del loro pensiero e del fatto che, basandosi sull'idea della libertà di opinione, manifestano apertamente la loro idea contraria alle tue scelte, con risultati tanto spiacevoli quanto ignorati (da loro).
Tu continui a far del tuo meglio ogni giorno, e ti illudi che la felicità della tua famiglia possa parlare da sola a queste persone, ma purtroppo non basta, perché quello che loro continuano a vedere è solo un pallido tentativo di imitare la famiglia vera.
Quella loro.
17.6.15

Quando parlo di maternità surrogata e delle dinamiche che comporta, l'argomento che mi ritrovo
 spesso a dover affrontare è quello legato alla percezione che il pubblico ha di questo iter, come 'ingiusto' o 'abusivo'.
Mi spiego meglio.
Le persone che si trovano ad esprimere un'opinione sulla maternità surrogata, spesso non riescono a scindere il desiderio di genitorialità di una coppia, dalle loro possibilità economiche e quindi, indirettamente, dal sopruso, dal volersi approfittare di alcune situazioni facendo leva sui propri soldi.
"Io non capisco come si possa comprare il bambino di qualcuno, solo perché quel qualcuno versa in situazioni economiche indigenti e come ultima risorsa decide di vendere il sangue del suo sangue/affittare l'utero/mettersi a disposizione di una coppia ricca per portare avanti una gravidanza"
"Capisco il desiderio ed il bisogno di diventare genitori, ma trovo disgustoso approfittare della miseria e dell'ignoranza di una donna per raggiungere i propri fini"
"Con la maternità surrogata create degli orfani, strappati a madri indigenti con tutta l'arroganza che il vostro status sociale vi consente"
E via dicendo.
5.6.15
Questo weekend festeggeremo il sesto compleanno di sua Tappezza.
Cioè, ha sei anni. SEI.
Di già.
Non so voi, ma dopo aver avuto un figlio, è come se avessi incontrato una pozza di olio per strada e stessi scivolando di panza attraverso gli anni.
Giusto stamattina mi ha detto che non c'è bisogno che gli tenga la mano per strada perché ormai ha quasi sei anni.
"No, la mano me la dai perché LA VOGLIO! E sei tu a tenere la mia, non so se è chiaro..." ho pensato, ma non ho detto nulla, ho semplicemente mandato giù quell'impasto fin troppo famigliare di orgoglio e malinconia che si prova nel vedere i nostri cuccioli crescere.
Mi sono appena finito di rileggere un vecchio post, in cui parlavo di un tragico cambio di pannolino a bordo di un aereo.
Sembrano secoli fa.
A volte lo guardo e non riesco a credere che, appena nato, tutte le tutine che avevamo comprato gli stessero grandi.
Era minuscolo.
Un sorcetto piccolo piccolo.
Adesso si barcamena tra karate, tennis e calcio. Un uragano di testosterone e capoccia granitica. Più alto della media per la sua età e con una personalità dirompente.
Quando vado a mettere a posto la sua stanza, mi vengono i lucciconi a pensare a quando ero l'unico che poteva metterlo a dormire...
Il mio doveva essere l'ultimo viso che vedeva, prima di spegnere la luce.
Un viso sfranto dalla mancanza di sonno, ma con delle occhiaie a zaino piene di amore.
Dove sono finiti tutti questi anni?
Sembro mia madre perdíoh.
24.4.15


Bentrovati, miei piccoli Mini Ponies da guerra! Perdonate la lunga pausa meditativa in occasione della Santa Pasqua, mi auguro siate risorti in ottimismo e serenità.
Io sono risorto dopo cinque quintali di cioccolata al latte e, trovandomi ormai troppo largo per poter passare dalla porta del sepolcro, mi sono rimesso a dormire, per terra però, che ormai non entro più manco dentro al sarcofago.
Tanto la prova costume la faccio nel 2050.
È stato bellissimo passare del tempo con la mia famiglia e con le famose zie di cui ogni tanto vi parlo. Sapete, loro non sono più nel fiore degli anni, tra un po' di arteriosclerosi e problemi fisici debilitanti. Una di loro poi ormai è in clinica, che non può più vivere da sola, e me la vado a prendere ogni volta che scendo.
È la sorella di Nonna Mimí.
Potrei parlarvi della sua storia, che è molto particolare e sofferta, ma non oggi.
Oggi vi racconto di cosa significa uscire a pranzo con queste donne: Nonna Mimí, Zia1 (sorella di papà) e Zia2 (Sorella di Nonna Mimí).