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Sotto alla Corona

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Archivio Reale

Mi sembra di essere tornato a Parigi.
Dopo 20 anni a Londra è dura adattarsi ai ritmi ed agli iter burocratici di un paese che vive di
scartoffie, timbri e sportelli deserti.
Sto cercando da una settimana di far rinnovare la patente a papà, e sembrava ce l'avessimo fatta, non fosse stato per un certificato del cardiologo che recava la data sbagliata!
"Eh, ma scusi, ora è inutile protestare! Se avesse controllato il documento avremmo potuto rettificare subito senza farle perdere tempo!"
"Eh, ma se adesso io dovessi mettermi a correggere pure i compiti del cardiologo abbiamo chiuso!"
Ribatto io stizzito come Ken quando nota che il lucida labbra rosa sta meglio a Barbie.
Per dire, lo sprofondo.
Senza contare il mio ultimo tentativo di fare la fila all'ufficio postale!
Quella faina di Nonna Mimí mi manda a fare tutte le commissioni del demogno senza specificare i tempi che richiedono: Ufficio Postale di Capranica, primo aprile, primo giorno di pagamento delle pensioni.
Una fila di vecchietti che arrivava fino al confine regionale ed un solo sportello aperto, gestito dal vero ed unico anello mancante tra uomo e cocomero di Latina.
Uno gnu con la faccia da tostapane.
2 ore e mezzo di fila, a cercare di non perdere di vista la vecchietta che aveva il turno subito prima di me, e questa che cambiava posto in fila a secondo delle amiche che riconosceva, o spariva proprio per andare in macelleria o dal fruttivendolo facendosi tenere il posto da chiunque, e io a sudare chiodi per cercare di raccapezzarmi e non perdere il turno, e quella che riappariva mangiando banane, come fosse Carmen Miranda con gli attacchi di bulimia.
"Ahó, io sto prima de te vero?"
"Sí signora, sono il suo segnaposto. Mi dai una banana che c'ho la glicemia sotto ai tacchi?"
E via.
Comunque, tra poco arriva Maritone, che ci viene a trovare per il weekend e poi se ne va nelle sgurgore orientali per dieci giorni di meetings e conferenze,
"Quindi questo fine settimana toccherà apparecchiare con tre bicchieri ciascuno, i piatti doppi e le posate messe bene, pure per mangiare un panino con la golfetta?" chiede Nonna Mimí.
"Secondo te?"
"Secondo me lo hai viziato! Facciamogli la terapia d'urto dai! Apparecchiamo tutto coi piatti ed i bicchieri di carta della Todis! Pure le posate! Alla fine tanto lo sa che ha sposato un contadino..."

No vabbè, ma io non ho parole.


TQF xx

AH!
Che meraviglia tornare nella mia amata Tuscia in questo periodo dell'anno... I castagneti sono
completamente ricoperti di Anemoni Blanda e Ciclamini, da cogliere a mazzi, a mazzi e a mazzi!
Le temperature sono incredibilmente miti (forse anche un tantino più che miti... Ieri eravamo a 25º... Quasi Addis Abeba) ed io continuo a correre ogni mattina che ha fatto il Signòr.
Dal 7 marzo ad oggi ho perso la bellezza di 6kg, continuando a mangiare normalmente, ma facendo attività fisica ogni giorno (da lunedì a venerdì... che il weekend Dio ha detto di santificarlo rimanendo orizzontali a magnà).
La campagna qui intorno è di un bucolico che levate, e io mi lancio in mezzo ai campi di buon'ora, ripercorrendo le stradine polverose, teatro delle mie scorribande di bambino appena 35 anni fa.
Mi dà un senso di conforto trovare gli stessi posti, scampati all'urbanizzazione, esattamente com'erano allora.
Qualche staccionata è stata rinnovata, qualche casale ha cambiato colore e certi vecchi cani non sono più lí ad abbaiare a chi passa davanti al cancello.
Ma c'è ancora tutto.
Anche i profumi.
L'unico neo è un enorme albero, credo sia un cedro del Libano, con un ramo bassissimo che quasi toccava terra (ora supportato da un cavalletto di legno) su cui ci arrampicavamo da piccoli e su cui incidemmo tutte le nostre iniziali con un coltellino da tasca.
Io, Giancarlo, Giuseppe, Fabrizio, Antonio, Alessandro, Gianluca.
Muoio dalla voglia di vedere se le iniziali siano ancora lí, dopo più di 30 anni, ma ahimé, il terreno è stato comprato e recintato con un cancello che manco a Mordor, quindi devo accontentarmi di ficcare il naso tra le sbarre mentre faccio stretching, di osservare quel ramo e di immaginare quella fila di gambette corte in calzini colorati, a ciondolare nella brezza estiva di trent'anni fa, in mezzo ad un mare di cicale.
Credo sia un enorme lusso poter tornare sui luoghi della propria felicissima infanzia e poterli condividere con i propri figli.
Anche se spesso il fascino dell'arrampicata sugli alberi scema di fronte alle ultime prodezze da PlayStation.
Ma vabbè.
Ho anche avuto il dubbio piacere di scambiare due chiacchiere con una mia vecchia conoscenza, anche lei madre di un bellissimo ragazzino che ne è la fotocopia.
Le cose non cambiano per tutti ed ho dovuto constatare che l'ignoranza e la mancanza di tatto sono tra le cose che più tendono a rimanere appiccicate alla persona, come la gomma da masticare sotto alle scarpe in agosto.
"Ma di chi sono i geni?"
"Ma di chi è? Tuo o suo?"
"Ma non chiama 'mamma'?"
"Ma tu gli hai detto dove lo avete preso?"
"Ma non ti fa domande strane?"
"Ma se la natura dice che non si possono avere figli perché insistere?"
"Ma di madre non esiste solo quella biologica?"
"Ma non è naturale essere allevati da una femmina?"
"Ma non lo prendono in giro?"
"Ma non hai paura che cresce coi problemi?"
Io ero troppo occupato ad assicurarmi che il Tappo non si rompesse l'osso del collo giocando a pallone con gli altri bambini per dare troppo peso alle incalzanti domande.
Poi la tipa si è rivolta a suo figlio
"AHÓ! MA CHE ORE SÒ? STO DEFICIENTE MICA ME DICE NIENTE CHE SÒ GIÀ LE CINQUE! TE VOI DÀ 'NA MOSSA? C'HAI ANCORA DA FA I COMPITI E SE NON TE SBRIGHI TU' PADRE STASERA TE SPACCA L'OSSA!"
E niente, allora ho chiuso la bocca, ho spinto gli occhiali da sole su per il naso, ho sorriso a me stesso ed ho deciso che per una volta quelle perle me le sarei tenute in tasca.

Che alla fine poi a negare al maiale il suo giusto nutrimento gli si fa pure torto.


Baci belli!

TQF xx



Perché siamo cosí fissati sulla modalità in cui un bambino viene concepito, piuttosto che su come viene educato?
Perché reputiamo più importante assicurarsi che ogni bambino sia frutto di una copulazione all'interno del sacro vincolo del matrimonio, tra uomo e donna, piuttosto che assicurarsi che migliaia di genitori non siano costretti a portare la carta igienica a scuola ed a fare le pulizie in aula una volta a settimana?
Perché ci adoperiamo perché un bambino non abbia il diritto di avere entrambe i suoi genitori riconosciuti dalla legge invece che adoperarci perché OGNI bambino possa avere una famiglia?
Stiamo facendo carte false per dare aiuti ai rifugiati ed ai loro figli, ci si stringe il cuore di fronte alle crude immagini di tante piccole vite annientate dall'ingiustizia, dal sopruso e dal distacco di tanti paesi...
Ma rendiamoci conto che una legge che esclude chiunque dal diritto, esercita la stessa violenza e crea un altro tipo di profughi, di paria, di esclusi. 
La protezione giuridica di una famiglia e la sua validazione di fronte alla legge è un bene importantissimo in ogni società civile. I figli, tutti i figli, SONO I FIGLI DELL'ITALIA, i futuri adulti. Cosa vogliamo insegnar loro? Che tipo di mondo stiamo creando per loro? Un mondo pronto ad escluderli e perseguitarli sulla base delle loro future preferenze sessuali? Sulla base della loro capacità di riprodursi tradizionalmente?
No perché a volte è come se l'Italia agisse come se non ci saranno più omosessuali o coppie non fertili in futuro, come se le famiglie omogenitoriali ed i loro figli fossero un fenomeno destinato a morire, così come ogni sessualità o iter riproduttivo che esulino da quelli omologati da Santa Romana Chiesa.
Parlano tanto di diritto poi!
Se avere figli sia un diritto.
AVERE FIGLI È UN DIRITTO!
Andatelo a raccontare in Cina, dove lo stato VIETA alle famiglie di mettere al mondo più di un bambino (fino a qualche settimana fa) ed ogni anno vengono abortite centinaia di bambine, meno desiderabili di primogeniti di sesso maschile.
AVERE FIGLI È UN DIRITTO UMANO!
Moltiplicarsi, riprodursi è un diritto umano!
Dicono che fare figli non sia un atto di egoismo.
FARE FIGLI È UN ATTO DI EGOISMO PER TUTTI, perché parte dalla volontà dell'individuo o della coppia. Non ci riproduciamo per gemmazione spontanea.
Non siamo i Gremlins che basta che prendiamo un po' di pioggia e ci moltiplichiamo a cannone senza volerlo.
Decidere di metter su famiglia come atto d'amore e di impegno all'interno di qualsiasi coppia, parte da un atto volontario. Da un desiderio PERSONALE.
È una decisione.
"Vogliamo un figlio!"
Non spetta a nessuno sindacare sui moventi di tale decisione, né soprattutto basare il proprio giudizio della legittimità di una coppia di metter su famiglia, sull'iter che questa sceglie di seguire per poter concepire.
Un figlio generato da un rapporto sessuale etero non ha più legittimità di stare al mondo e di essere amato e rispettato di un bambino nato da una provetta o grazie alla maternità surrogata.
Un bambino è un bambino.
Ci sono bambini che nascono per sbaglio, per ripicca, per ricatto, per consolidare rapporti naufragati, per ottenere benefici fiscali.
Bambini nascono da stupri, da violenze, da sveltine con sconosciuti.
Succede ogni giorno!
Idealmente tutti vorremmo poter dire "Sei stato concepito sotto ad un cielo stellato in una calda notte di luglio", la realtà però è un'altra e la vera fortuna sta nel poter dire "Sei nato per amore! Per amore di te, perché ti amavamo ancor prima di averti concepito!" invece che per sbaglio.
Non perdiamo di vista cosa è più importante: quello che succede DOPO che un bambino viene al mondo.
Un DOPO fatto di amore, cura, stabilità, ma anche di strutture che non discriminano, servizi che non escludono e leggi che non imbarazzano nessuno.
Quello che succede dopo non è un diritto, ma UN DOVERE.
Un dovere per la famiglia e per lo Stato.
Quelli che vedono egoismo nel concepimento di un figlio, SOLAMENTE quando si tratta di coppie omosessuali, non hanno a cuore il bambino.
Infatti non gliene frega un cazzo del bambino al punto da attaccare la sua famiglia, la sua stabilità, i suoi genitori.
A loro sta più a cuore la crociata anti LGBT,  contro l'assurda pretesa di diritti della comunità omosessuale e contro la minaccia finanziaria che l'estensione di certi privilegi potrebbe rappresentare.
Per questi motivi dico che il Family Day non è un giorno dedicato alla famiglia.
Non lo è, altrimenti saremmo tutti lí insieme a fare il girotondo intorno ad Adinolfi (il girotondo più lungo del mondo).

È il festival della supremazia etero-catto-fascista italiana, il festival di chi può far figli senza inciampare nell'accusa di capriccio, di chi può concepire semplicemente facendo sesso (non necessariamente col marito...) e di chi è convinto che il bene primario nella vita di un bambino sia rientrare negli schemi, tutti gli schemi, invece che abbatterli e creare una società più giusta, a misura di tutti, in cui ogni bambino possa essere ORGOGLIOSO del proprio contribuito, della propria storia e della propria famiglia.


Cominciamo a chiamare le cose col proprio nome.

Sarebbe già un bel passo avanti nella comprensione di cosa c'è veramente in gioco.




TQF xx
Ieri mi sono trovato a commentare il post di una mamma americana alle prese con la ormai vetusta battaglia tra chi allatta al seno e lo fa in ogni dove e chi invece non ne vuole sapere di vedere tette in giro e punta il dito.
Vabbè, l'ho semplificata, ma avete capito.
Non ho mai avuto problemi del genere, dal momento che, in quanto maschio, la natura non mi ha dotato di ghiandole mammarie atte all'approvvigionamento caseario degli infanti, ed il mio è cresciuto benissimo con il biberon, ma posso immaginare il giramento di culo che in tante provano quando, nel bel mezzo di una poppata soddisfacente per mamma e bebè, ti arriva il tipo che ti chiede:
a) Di coprirti
b) Di andartene
c) Di farglielo assaggiare

Fuori diluvia e tira un vento fortissimo.
 Dicono che una tempesta stia per abbattersi sull'Inghilterra.
Sto aspettando al cancello della scuola che mio figlio esca.
Non so quando sia stato l'ultimo giorno di scuola dei vostri figli.
O l'ultimo letto caldo in cui abbiano dormito.
Non vedo l'ora di tornare a casa, prima che inizi la bufera, accendere un po' i termosifoni, indossare qualcosa di comodo e fare merenda con lui davanti ai cartoni animati mentre fuori si fa buio.
Mio marito è ancora lontano per lavoro.
Siamo di nuovo soli.

Non so quando sia stato l'ultimo giorno che voi abbiate lavorato, o l'ultima volta che abbiate mangiato intorno al tavolo di casa. 
Adesso siete senza terra. Gente al vento.
Non ne parlo mai, ma contemplo ogni giorno quello che in 20 anni questo paese mi ha permesso di fare della mia vita, quello che mi ha permesso di costruire.
Impensabile nel mio paese d'origine. Mi sento fortunato e pieno di gratitudine.
Alla TV ancora ci bombardano con le ultime notizie sulla strage di Parigi.
Non so quando sia stata l'ultima volta che avete seguito un telegiornale in TV, o l'ultima volta che vi siete seduti davanti alla TV con i vostri figli. Adesso riempite ogni pagina di giornale, ma forse non li leggete più. 
Quello che in me, due giorni fa, urlava, oggi non ha più voce.
È come se fossi pieno di ovatta e le grida da dentro venissero soffocate.
Sarà che il tempo sbiadisce anche il colore del sangue.
Sarà che niente ci fa più effetto a lungo.