25.8.14

Riso Amaro


Non potevo non dedicare un post alla questione 'Inserto di Barzellette gay su Visto' che sta ancora popolando dibattiti e scontri in rete.
Mi sono attaccato in particolare ad un tweet scritto da Selvaggia Lucarelli, che voi conoscerete senz'altro più di me. Su detto tweet, la tipa fa questa considerazione: perché noi gay ci inalberiamo tanto per una raccolta di barzellette sui gay, mentre i carabinieri (anch'essi bersaglio del pubblico ludibrio) no?
Segue una tsunami di commenti, retweets, insulti e messe nere. La comunità LGBT si incazza. La gente si incazza perché la comunità LGBT si incazza. La gente si incazza perché c'è chi si incazza contro la comunità LGBT che si incazza.
Il bordello.
C'è gente che dice che è sacrosanto indignarsi davanti all'affronto di pubblicare certa roba, altri che si  meravigliano del fatto che tanti gay (io incluso) la stiano facendo così lunga per una raccolta di barzellette vecchie e neanche tanto divertenti.
Ci intimano di far leva sulla nostra famigerata autoironia "Ma fatevi un risata!" ci suggeriscono "La normalità passa anche per questo!", ci ricordano "Allora cosa dovrebbero dire i carabinieri, gli ebrei, i neri e le donne?".
Cercano di rassicurarci e di scrollarci intimandoci di smetterla di comportarci come una categoria protetta.
La Lucarelli in particolare va avanti, in un post 'delucidatorio' su Facebook (giusto perché non era chiaro abbastanza in 140 caratteri…) come segue:

" L'ironia sdogana. L'ironia richiede autoironia. L'ironia livella e ci mette tutti sullo stesso piano. I gay non sono una specie da proteggere. Non sono inermi, indifesi, diversi. Non sono di cristallo. I gay non sono bambini down, non sono gli ebrei deportati, non sono malati terminali. Subiscono, ancora oggi, delle discriminazioni da gente involuta, è vero, ma questo tocca pure alle donne e a tante altre categorie che non per questo reputano offensiva una barzelletta su di loro. A fare ironia sul mondo gay non si deve passare neppure per politicamente scorretti. Al contrario. Chi ha la naturalezza nel fare ironia sui loro vizi, sui loro limiti, sulle loro debolezze, probabilmente ha anche l'intelligenza per riconoscerne le virtù. 
E io sono certa che i gay intelligenti questo lo sanno bene."

2.8.14

The Gaza Show: sinossi di una tragedia


Questo è un post un po' lungo e non ha nulla di divertente. 

Recentemente ho postato un mio pensiero su twitter in cui lamentavo l'uso che molti fanno di immagini di bambini trucidati in Gaza per attrarre l'attenzione e polarizzare le opinioni del pubblico sulla questione. Ho sottolineato il fatto che, secondo me, certe immagini non aiutano nessuno, ma contribuiscono solamente alla desensibilizzazione già in atto nelle nostre società di fronte alla violenza. Lo sostengo davvero. Se abbiamo bisogno di arrogarci il diritto di spiattellare online le foto dei figli di qualcuno, trucidati per strada, per attirare l'attenzione delle masse e fare 'informazione', allora tra 20 anni (forse meno) avremo bisogno dei loro cadaveri sulla soglia di casa. 
"Meglio che se ne parli piuttosto che il contrario!" ed avete ragione da vendere, ma fate un gioco pericoloso a prender di sotto gamba certe tecniche sensazionalistiche che trattano argomenti di tragica attualità come notizie 'alla moda' da sbattere nel dimenticatoio appena l'indice di ascolto diminuisce.
Che poi è la triste condotta di quotidiani e notiziari televisivi.
Questo è un conflitto che infuria da più di 70 anni.
È parte delle nostre vite ed ha fatto da sottofondo (seppure lontano e soffocato) alla nostra infanzia, ai nostri studi ed ora alla nostra vita di adulti. Io personalmente non ho bisogno di immagini shock per comprendere cosa stia succedendo (preferisco abbassare il capo con deferenza e rispetto di fronte a tanto scempio di vite…), però trovo più edificante ed importante capire PERCHÉ e COME si sia arrivati a queste atrocità, cosciente del fatto che è ormai impossibile schierarsi dall'una o dall'altra parte e del fatto che NESSUNO dall'esterno, indipendentemente dal livello della sua indignazione, potrà MAI risolvere un conflitto che è stato definito "il più intrattabile della storia". 
29.7.14

Cartoline dal diluvio...

Eccomi!

Regina snaturata che lascia sul blog un buco di quasi due mesi che in confronto quello nell'ozono è casa di Topo Gigio. Ho avuto un monte da fare… Maritone col nuovo lavoro sta viaggiando tantissimo (ora è in Asia) e mi sono trovato in una spirale di playdates, pic-nics e compleanni (che poi cazzo, ma tutti a giugno/luglio 'sti figli li fate nascere?).
Inoltre ho avuto i lavori in casa per più di un mese e sono estatico nel poter dire che la cucina è finita, sempre quella, maledetta bastarda di cucina che se fosse una donna sarebbe la Santanché come minimo, tanto è stata riadattata, ripezzata e ricucita, è finita! A differenza della Santanché però, non sembra una battona da Grand Hotel ed è venuta proprio bene.
Malgrado la latitanza bloggarola, ho postato diversi updates sulla pagina TQF di Facebook, anzi, vorrei ringraziarvi tutti per essere così numerosi!!!
Ci siamo scannati sui vaccini (i pro, i contro e i chissenefregatantodovemomorí), e ancora ricevo email recriminatorie, perché io apparentemente non posso essere parziale e non posso vittimizzare nessuno.
11.6.14

Le mani nei capelli

Margherita ha sette anni, è una bambina vivace ed intelligente.
È naturalmente curiosa ed esuberante, ma sempre corretta ed educata.
Margherita va a scuola, perché deve, anche se ne farebbe volentieri a meno.
La legge glielo consente, perché deve, anche se ne farebbe volentieri a meno.
Il suo colore preferito è il verde, colore che si intona perfettamente ai suoi capelli.
I capelli di Margherita rappresentano l'unica cosa che la poverina dovrà soffrire per tutta la vita.
Sono rossi.
Margherita è infatti nata da una coppia di genitori che, contrariamente ai dettami della legge ormai in vigore e della morale, hanno entrambe i capelli rossi.
E le lentiggini.
La mamma di Margherita si chiama Elena, ha 32 anni, insegna inglese ai ragazzi del Liceo Scientifico ed ha i capelli rossi come il rame.
Il papà di Margherita vive in Italia da 15 anni, si chiama Sean ed è irlandese. Lavora per una multinazionale americana, ha 37 anni e, pure lui, ha i capelli rossi, ma più chiari di Elena.
3.6.14

Di Zigomi e di Corna

Uh, allora, da dove incomincio?
Ah sí, dalle vacanze del tappo. Un' intera settimana con papà suo, a far casino in giro per Londra.
Che uno dice "Portateli ai musei 'sti regazzini che così crescono infarinati di bello e di cultura.." ma anche no.
Soprattutto quando si tratta di un cinquenne col senso dell'umorismo di Lucifero che si nasconde al British Museum e ti fa collassare dall'ansia.
Niente di che, era a tre metri di distanza da me, dietro al sarcofago di granito nero al piano terra e io già mi vedevo sulla BBC in cardigan e perle a piagne il fritto in diretta "Ridatemi mio figliuuuoohohohoooohooo!"
La cazziata che ha preso è stata immortalata in un bassorilievo ora esposto nella sala dei Babilonesi.
Ho anche avuto modo di confermare, con una certa soddisfazione, la sempiterna imbecillità di certe donne che, vedendomi col Tappo, non si fermano al complimento di routine al pargolo, ma incalzano con domande a cazzo.
Le mie preferite?
"Che bello, è suo? Non le somiglia per niente.."
"Quanto sei bello! Mamma dov'è?"
A quel punto io divento cagna imperiale da guerra e le faccio rimanere di merda
"Si è suicidata…"
"Sta in galera…"
"È in fin di vita all'ospedale…"
"È stata rapita dagli alieni e quando è tornata sembrava Barbapapà."

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