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Sotto alla Corona

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Ovviamente doveva esserci un proseguimento, perchè il bello deve ancora venire.
Ho quotato Bridget Jones nel mio post precedente, e non a caso, perchè anch’io ho conosciuto la mia sacrosanta manica di bastardi.
Certo, nel mio villaggetto in Italia le cose si muovevano pianissimo, le uniche persone ‘ovviamente’ gay erano quelle additate e derise da tutti e grandi abbastanza da poter essere i miei nonni.

Più mi guardavo intorno alla ricerca di un simile, e più vedevo il nulla.
Ma come saranno questi altri gay? Voglio dire, ci sarà pure un’alternativa al tipo ottuagenario in canottiera a rete che cammina sculettando no?
DOVEVA ESSERCI!

Ne voglio ancora!!
Avevo 19 anni, avevo assaggiato le labbra di un altro ragazzo ed adesso non riuscivo a pensare ad altro.
Avete presente quando il vampiro assaggia il sangue umano per la prima volta? Ecco, io stavo morendo di sete e, a peggiorare le cose, stavo morendo di soltudine.

L’innocenza è come un lungo sonno. È una crisalide che ti ripara dal mondo e da te stesso. 
Ti difende dalla tua animalità e dai tuoi desideri. 

Io avevo perso questo guscio ed ero stato buttato all’aperto, come un cane tenuto al guinzaglio per troppo tempo, solo per scoprire che il calore di cui avevo bisogno per ora proveniva solo dalla mia prigione, e che là fuori c’era il vuoto.

Mi dovevo sorbire tutte le amiche e gli amici che amoreggiavano e si cercavano. Mi dovevo sorbire l’estate degli altri mentre io ero bloccato in inverno.
Non avevo la loro libertà. 
Quell’interminabile  bacio mi aveva dato due belle ali, ma ero costretto a tenerle nascoste sotto al cappotto, con tutta la goffaggine che la natura aveva garantito ai miei 19 anni e la frustrazione che nasce dal sapere perfettamente cosa si vuole, ma non poterlo ottenere.

La verità senza coraggio rende schiavi...
Sapete, mettersi a nudo di fronte a noi stessi non ci rende affatto liberi. La verità, quando manca il coraggio per viverla, diventa schiavitù.
Questo mi pesava, non poco.

Ovviamente F. si era dileguato con tutte le sue promesse di salvezza e, nonostante tutte le mie telefonate per chiedergli di uscire insieme, per avere un’introduzione a quel mondo parallelo che sognavo, la cosa non si è mai materializzata. 
Sarà anche stato carino, ma che stronzo... 

Allora ho stretto i denti e mi sono lanciato all’avventura da solo.

Qualcuno mi aveva parlato di una discoteca a Roma chiamata ‘Alibi’, al Testaccio. Beh, un venerdì sera mi sono fatto coraggio, ho raccontato una balla ai miei, ho preso l’ultimo treno per Roma e mi sono messo alla ricerca di questo locale.

Durante il viaggio in treno mi facevo i film in testa, il mio ingresso in discoteca, comprare un drink, fare quattro salti, fare amicizia con qualcuno, magari anche scambiarsi i numeri di telefono. Una bella serata. L’inizio della mia seconda vita, carico di possibilità.

Quanti ricordi...
Armato di mappa e tanta volontà, alla fine trovai il locale.
L’afa di Luglio oscurava le stelle e tra i pini il cielo si tingeva dell’arancio elettrico dell’illuminazione stradale.

Le notti di Roma. 
Sporche, chiassose, intossicanti. 

C’era una lunga fila davanti alla porticina anonima del locale. Un gran viavai di personaggi colorati.
Tanta gente. Tanti bei ragazzi.
Io ero quasi nascosto tra due macchine nel parcheggio, con i miei jeans, le scarpe da tennis e la camicia rossa, non avevo il coraggio di farmi avanti.
A me sembravano tutti belli, sicuri di sè, disinvolti.
Entravano ed uscivano dalle automobili, si chiamavano tra loro, si baciavano per strada.

Io ero paralizzato dal mio senso di inadeguatezza.

"Ahò, voi esse amico mio?"
Poi, come il lupo cattivo nella favola di Cappuccetto Rosso, dall’interno di una delle due auto tra le quali mi nascondevo, un tizio abbassa il finestrino e mi fa:

“Ahò! Voi esse amico mio?” toccandosi in mezzo alle gambe e ammiccando.

Credo di essere arrossito fino alla punta dei piedi.

Così, tutto tirato a lucido come il ragazzo di campagna che ero, con la mappa sotto braccio e lo zainetto, da bravo cagasotto, sono scappato via e quella notte così piena di possibilità, divenne una voragine.

Girai a piedi per Trastevere fino all’alba, fino al primo treno che mi riportasse a casa.

Le notti di Roma.
Voglio tornare a casa da mamma...
Lunghe, vuote, claustrofobiche.

Non riuscivo a smettere di pensare a tutta quella gente.
Ai ragazzotti in canottiera. Alle trans anoressiche super-vestite. Ai bei tipi in giacca e cravatta.
Non riuscivo a togliermi dalla testa il chiasso, le risa e quello che percepivo come un senso di complicità tra di loro che nasceva dall’essere tutti partecipi in qualcosa di ‘alternativo’.... Per non dire losco....
Comunque sia, era decisamente una festa a cui io non ero stato ancora invitato.

Mi veniva da vomitare. 

‘Quel tipo pensava io stessi cercando del sesso? Oddio, avrà pensato che io fossi una marchetta, da solo, lì nel parcheggio, nell’ombra....’
Brividi di disgusto. 
Cosa sarebbe successo a ‘Marco il primo della classe’, a ‘Marco l’orgoglio di mamma e papà’, a ‘Marco il ragazzo d’oro?’

E adesso?
Lo sentivo scivolare via ed ebbi paura. 
Chi mai amerà questo nuovo Marco?

Sul treno per casa piansi come un vitello.
Ogni fermata che mi riportava vicino a casa, era un lento strisciare all’interno della mia vecchia corazza.

Adesso sapevo che da solo non sarei mai riuscito ad infrangere le barriere e che avrei dovuto aspettare che la vita mi mettesse di fianco un complice.
Non un amante, perchè quelli ti ubriacano e ti fanno perdere l’orientamento, ma un secondo pilota con cui affrontare la mischia, con cui dividere l’eccitazione e le delusioni che ogni avventura riserva. 

Ero di ritorno alla stazione del paesello la mattina presto. C’era già la calura estiva ad offuscare il sorgere del sole, ed io ero a piedi, morto di sonno e di amarezza.
La stazione si trova ad un paio di chilometri dal paese, telefonare a casa mi avrebbe presentato il problema di dover dare delle spiegazioni,  così decisi di svegliare il mio migliore amico, C per farmi venire a prendere. Proprio lui, che in genere dormiva fino alle due del pomeriggio per riprendersi dalla nottata passata in discoteca.

Dopo aver imprecato al telefono per qualche minuto, si rese conto che stavo tentando di soffocare le lacrime e che parlavo con una certa difficoltà.
Mezz’ora dopo era lì, nella sua Golf da maschio etero fighetto, con la stampa del cuscino ancora sulla guancia e l’alito che sapeva di dentifricio. Bellissimo.

Apre lo sportello della macchina e mi fa: “Ma che cazzo è successo? Dov’eri ieri sera?”.
Io salgo in macchina in silenzio e mi accendo una sigaretta, la centesima.
“Allora?” lui incalza.
Inizio a piangere un pianto misto al riso, misto alla voglia di parlare ed esporsi e farla finita, malgrado il nodo in gola che mi rendeva difficile anche deglutire. 

“Andiamo a far colazione va...” lui dice, con un’espressione interrogativa sul viso ed un velo di panico negli occhi.

Prima di allora, C non mi aveva mai visto piangere ed io sentivo quelle ali lottare contro i miei vestiti per spiegarsi in tutta la loro grandezza. 
Incontrollabili come il mio pianto. 

Stavo per lasciarmi andare, stavo per espormi e non mi importava minimamente delle conseguenze.
Pregavo solamente che quelle ali fossero forti abbastanza da impedirmi di precipitare.




QF

15 comments:

Semplicemente Mamma said...

mamma mia....ho i brividi...che emozione leggerti teso...di prima mattina poi....si inzia la giornata con una carica diversa...sono conetnta che tutte quelle lacrime adesso si siano trasformate in qualcosa di bello...tutta la felicità del mondo...te la meriti!!!!

Seavessi said...

io una volta ho fatto la parte del tuo migliore amico. Ero piccola avevo... boh, 21 anni. Mi ricordo che pregavo e speravo, convulsamente, di essere abbastanza, di saper dire la cosa giusta. Ancora oggi non so quale fosse la cosa giusta da dire.
E' bellissimo Marco leggere la tua storia e sapere che oggi sei felice.

la tina said...

oh dear, tu dai ai momenti + tragici/amari/disfatti un'aria meravigliosa, tingi le cose di un colore nuovo per me. se passare attraverso tutto questo ti ha fatto diventare l'uomo che sei, beh, allora si vede che la tua strada l'hai percorsa bene.
e ora goditi la felicità. è lì, è tua.

dabogirl said...

niente, troppo bravo, ma soprattutto emozionante. Ma quando dici "intossicante" intendi che ti fa male o che ti inebria (intoxicating)? E' da stamattina che ci penso e penso siano vere entrambe le letture.

mafalda1980 said...

Sono appena arrivata sul tuo blog e mi hai fatto commuovere :)
Tu lo chiami co-pilota, io compagno di viaggio, la vita è tutta qui. A presto.

The Queen Father said...

@Mafalda, benvenuta tra noi! Grazie di aver dedicato un po' del tuo tempo a queste pagine.... Vedi? Alla fine siamo tutti piloti di diverse astronavi con una meta in comune....

QF xxx

Ele said...

ti lascio un saluto....ti leggo da un po' ma senza averti mai lasciato una traccia del mio passaggio...grazie per il modo sincero e vero in cui ti racconti...

Nuvole Gialle said...

Caro Marco, ti seguo da poco, ma ogni volta è un'emozione. Quello che hai vissuto ti rende quello che sei, una bella persona molto saggia. Mi sembrava di essere lì con te, su quel treno.

Chiara said...

Non riesco a scrivere altro che: meraviglioso modo di raccontare una nascita dolorosa, io aspetto il seguito. E comunque ne sei venuto fuori alla grandissima, eri solo un ragazzino!

mammadisastro said...

ODDIO MI VIENE UN PO' DA PIANGERE!!!!

Ilaria Pedra said...

mammammamia porcapaletta quanto deve essere stata dura!! ti scrivo una mailina
xxxx Sandra

Cinzia said...

semplicemente stupendo! Pero' mo' so' curiosa e voglio sapè l'amico come l'ha presa....se sei riuscito a dirglielo!
Spero davvero nn abbia fatto lo stronzo e si sia dileguato :-(

Complimenti, è dura ma quando si trova la persona giusta si affrontano meglio le "fatiche" dei pregiudizi ;-)

kiara said...

ohhhh...nulla, sto lacrimando a mo' di vitello(a) da latte eppure non riesco a non abbozzare un sorriso, perchè il tuo stile è proprio come te: unico , speciale, bellissimo! in un'altar vita, avrei voluto essere l'amico su quella golf, ecco!


em...sì...vabbeh...ma tu magari no, oh oh oh...

;-)

The Queen Father said...

Cinzia e Kiara, siete nuove da queste parti.... Benvenute! Grazie delle parole, significano moltissimo per me!!! Cinzia, porta pazienza, venerdí arriva il seguito... Kiara, magari potrai essere quell'amico per qualcuno che hai accanto... Che ne sai? Sei dolcissima, grazie!

QF x

kiara said...

QF, grazieee! E' vero...mi sono imbattuta in questa tua paginetta per caso...e ne sono già completamente, perdutamente ADDICTED: ué, ma è grave?!

Corro a fagocitarmi la 2° (ma non ultima:argg...) parte; e se ad agosto, on holidays, sarò in crisi di astinenza da post golosi saprò a chi imputarlo:-)

Un grande, grande abbraccio taurinense

Kiara aka
http://koalainnamorato.iobloggo.com