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Sotto alla Corona

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La nottata passata a camminare e fumare, a stomaco vuoto, mi aveva ridotto uno straccio.
“Ammazza come sei ridotto...” C mi fa notare in tono scherzoso, cercando di rompere il ghiaccio.
La nausea mi torceva lo stomaco ed mi inaridiva la bocca. Aprii il finestrino lasciando che il vento mattutino mi arruffasse i capelli.
Era tutto meraviglioso, il tempo, la campagna, la tranquillità. Il paesaggio di sempre.
Eppure ero convinto che tutto sarebbe cambiato una volta che avessi lasciato esplodere il vulcano che mi ribolliva dentro.
Avevo due opzioni: inventare un’altra cazzata e ritornare lentamente all’interno della mia prigione o aprire bocca, rischiare tutto e sperare per il meglio.
“Insomma? Mi dici che è successo? Tutto bene?” C incalza, approfittando della mia momentanea calma e rovistando tra le stazioni radio per qualcosa da ascoltare..
“Sì.... Abbastanza...” rispondo, in tono evasivo guardando fuori dal finestrino.
“Abbastanza? Cioè, della serie che se stavi ‘appena male’ ti buttavi sotto a un treno? No dico, ma sei fuori? Che cazzo è successo?”  C insiste, evidentemente arrabbiato.
“Niente ti dico... È passata adesso, dai.... Andiamo a fare colazione...” cerco di sviare.
In quel momento C imbruttisce e ferma la macchina di botto in mezzo alla strada, deserta per fortuna.
“SPARISCI PER GIORNI, MI TIRI GIÙ DAL LETTO ALLE 7.00 DI SABATO MATTINA, PIANGI AL TELEFONO COME UN DISGRAZIATO, SEMBRI MEZZO MORTO E MI DICI CHE È PASSATA? MA VAFFANCULO VA.... ESCI... FORZA... VAI!” e così dicendo lancia il mio zainetto dal finestrino e letteralmente mi butta fuori dalla macchina.
“CHIAMAMI QUANDO HAI SMESSO DI FARE IL COGLIONE!” mi grida mentre si allontana a tutto gas.
Io non cerco neanche di fermarlo. Non cerco neanche di farlo ragionare o di chiedere scusa. Ricordo che la faccia mi faceva male perchè mi sforzavo di ridere mentre dagli occhi le lacrime rotolavano giù spudoratamente.
Guardai la macchina sparire dietro la curva in un polverone. Mi ricomposi.
Ero già a metà strada e decisi di farmela  a piedi tantopiù che non c’era un telefono pubblico nel raggio di almeno un chilometro e i telefonini cellulari erano ancora un lusso di ben pochi.
C aveva ragione. Ho sempre abusato della sua comprensione, fin da piccoli. Mi ricordo di aver, in diverse occasioni, inventato cose solamente per attirare la sua attenzione.
Mi è sempre piaciuto sentire che, nella folla di coetanei che mi sfottevano, c’era lui pronto a difendermi, ad interessarsi. Sapevo, anzi, avevo sempre saputo che C mi voleva davvero bene.
Ed io me ne ero innamorato perdutamente.
Ne ero stato silenziosamente innamorato per ben 6 anni.
Ma questa parte non mi interessava più. C era eterosessuale, anzi, era l’eponimo dell’eterosessualità. 
In altre parole, C andava pazzo per le donne.
Questa era un’altra gabbia da cui volevo e dovevo uscire. Intrappolato a fantasticare su un amore impossibile a causa della mancanza di alternative.
Passo dopo passo sulla strada deserta, mi ritrovai a ricordare la nostra infanzia insieme, i dispetti che mi faceva, tutte le volte che mi ha chiesto scusa, tutte le conversazioni serie, le sigarette, le birre, i progetti di fuga dal paese, ridere fino alle lacrime, litigare fino a fare a pugni, le gare di rutti e tutte le volte che a scuola ci avevano mandato fuori dall’ aula perchè facevamo casino. 
Sempre insieme. C e io. Questa amicizia meritava la verità. 
Arrivai a casa mezzo impolverato intorno alle nove. 
“No dico, potevi telefonare a tuo padre no?” mamma mi fa, puntando il dito alle mie scarpe imbiancate dalla strada di campagna.
“Dai, togliti quei jeans e quelle scarpe che li butto in lavatrice... Col sole di oggi si asciugheranno in mezz’ora..... Hai fatto colazione?” 
“No.... Ma non ho fame....” 
“Ok.... C ha chiamato ieri sera, pensavo foste insieme.... Vi siete sentiti?”
“Sì.... Anzi, stasera usciamo.... Non mi contare per cena.... Mi vado a fare la doccia ok?” concludo io baciandola sulla guancia. 
Trascorsi il resto della giornata in uno stato di pseudo-ipnosi. Gli occhi fissi su un punto indefinito a mezz’aria, la mente affollata da flashbacks che illustravano la mia vita passata di gay non dichiarato, sfottuto e isolato. Immagini dell’Alibi e della folla coloratissima alla porta.
Dovevo esorcizzare il mio passato, dovevo dire la verità.
Tutta però e senza riserve.
Avevo deciso. 
Rovistando tra le mie cose ero riuscito a trovare i miei vecchi diari del liceo, dove scrivevo poesie e versi mielosi e tragici dedicati a qualche ‘ragazza’ misteriosa che nessuno conosceva. 
Voi dite che Gianna Nannini scrive le canzoni in ‘neutro’? Io ci ho vissuto per anni in neutro. 
Non ho mai mentito apertamente  riferendomi ad una ragazza, forse per non perdere lo spirito delle mie emozioni, o forse perchè anche l’ipocrisia ha un limite, ma sapevo che non avrei neanche mai potuto specificare il sesso dell’oggetto dei miei languori. 
Parlavo di ‘essere’, ‘creatura’, ‘angelo’, ‘anima gemella’..... 
Ero di una pesantezza tutta D’Annunziana, con i miei ‘ismi’ ed i miei riferimenti ad un passato monumentale che andava adorato e custodito... Ero tutto preso dalla difesa del mio dolore che non mi ero neanche reso conto della Cattedrale che gli avevo costruito, in anni di silenzio, soffocando gli ormoni ed i sentimenti puri del primo amore.... Ero un po’ stranuccio rispetto ai tipi della mia età. Lo ammetto.
Ma che volete farci? 
Quando tutto quello che hai è la tua insoddisfazione e il tuo dolore e la tua vergogna, la cosa più spontanea per me da fare fu erigerne un monumento dove andare a pregare ogni tanto. Dove bruciare le mie offerte votive, dove versare le mie lacrime.
Ricordo C che mi sfotteva “Ahò, ma che scrivi tutta ‘sta prosa? Te c’hai bisogno solo di una cosa...” scrisse una volta con la penna rossa sotto ad una poesiola che non sapeva fosse in verità dedicata a lui.
Tutto infatti era dedicato a lui. La mia intera vita da adolescente era stata dedicata a lui, così come gli slanci del mio cuore e le mie depressioni.
Povero C, alle prese col suo migliore amico, ogni giorno più strano, del tutto ignaro di essere la causa dei suoi malori...
“C, scusa per prima...... Se stasera non hai altri impegni ti va di andare a cena?” gli chiedo io per telefono “Ho qualcosa da raccontarti...” aggiungo 
“Passata la fase del coglione?” mi sfotte lui dall’altra parte, la voce appena udibile contro gli U2 che urlavano dal suo stereo “ Ti vengo a prendere alle 7.00 ok? Fatti trovare pronto...”
“Sono pronto.... Sarò pronto.... “ rispondo io, accarezzando la pila di vecchi diari accanto al telefono.
Mi sentivo su di giri. Non ero per niente impaurito e, cosa ancora più importante, non ero più innamorato di C.
Analizzando col senno di poi (ed il sapore delle labbra di un altro ragazzo ancora in bocca....) non penso neanche si sia mai trattato di amore.
Era qualcosa di diverso. Non meno importante, non meno struggente. Era privo di  corpo, era solo anima.
Qualunque cosa fosse stato, mi aveva occupato la mente per 6 anni e mi aveva aiutato a salire la china ed a raggiungere quel fatidico bacio. 
Era stata la zavorra che alla fine ero riuscito a buttare in mare, provando a me stesso che il mio cuore poteva aspirare a ben altro che ad un rapporto unilaterale vissuto nella totale segretezza del mio cervello.
Tutte quelle parole, quei versi, erano come le erbacce che crescono all’ombra, frutto della tristezza e della frustrazione di un adolescente.
Strapparle non sarebbe stato sufficiente, dovevo metterle al sole, il sole della verità.
Alle sette in punto C suonò il citofono e io uscii, chiudendomi la porta alle spalle.
Jeans e camicia blu, col mio zainetto pieno di vecchi diari scolastici.
“Hey! Ti ho portato un regalo.... Giusto per fare la pace.... Stronzo!” gli dico io togliendogli la sigaretta di bocca per rubare un tiro, spavaldo.
“Ah beh.... Se è per farti perdonare spero sia qualcosa di costoso...” mi fa lui in tono scherzoso salendo in macchina “me la ridai la sigaretta o no?”.
“Costoso dici? Diciamo che alla fine della serata saprò dirti quanto mi è costato farti questo regalo.... Dove ti va di andare?” dico io in tono evasivo, inghiottendo il fumo della sigaretta come fosse un uovo sodo.




Ed in macchina ci avviammo nell’aria afosa della sera estiva.
QF x

13 comments:

Pentapata said...

magari qualche adolescente che sta vivendo le stesse cose legge la tua saga e vede che alla fine le cose possono andare a posto e avere una vita bellissima piena di affetti nonostante alle volte sembri una montagna invalicabile.
Sei un grande papà e secondo me puoi dare una mano a tanti che in quell'età annaspano.

Semplicemente Mamma said...

noooooooooooooooooooooooooo non mi puoi lasciare cosìììììììì io adesso devo sapere la fine...ecchecavolo....dai non mi puoi lasciare così a queen....io poi parto per le vacanze e se non riesco a leggere la fine?! brutto disgraziato...mo mi mandi una mail con la fine della storia sennò ti pisto!!!!ecco!!!!

Nuvole Gialle said...

Se il tuo passato era di una pesantezza D'Annnunziana, l'hai brillantemente superato! Scrivi magnificamente e muoio dalla voglia di leggere il seguito!

kiara said...

...m'associo a Semplicemente Mamma!!! Il tuo modo di raccontarti è qualcosa di fenomenale, la tua storia, beh, pure...e insomma mi ritrovo GLUED allo schermo più curiosa di una scimmia nana di conoscere la III parte...

ma una cosa è indubbia: "Essere Marco"...è una gran cosa!

Un abbraccio e un arrivederci!

Kiara-koala

BNC said...

cara Queen mi sono innamorata di te
blogghescamente parlando
i tuoi ultimi due post sono i più belli letti girovagando tra un blog e l'altro
Potresti tranquillamente scrivere un libro saresti un faro per tanti adolenscenti che provano adesso quello che tu hai affrontato allora e saresti una lettura bella ed emozionante per tutti gli altri. Il tuo travaglio te lo sei fatto ed è venuta fuori una splendida persona e sono sicura anche un papà eccezionale.

The Queen Father said...

Ragazze, ma volete davvero che mi monti la testa ( un po' di più dell'attuale....)? Grazie infinite!! Mi piacerebbe poter dire di aver dato speranza ad un adolescente in crisi.... Magari qualcuno mi legge già.....
Kiara e BNC: ma siete troppo carine.... Dimostratemi un po' di amore e portatemi a 100 followers.... 'Sto 98 mi sta proprio sullo stomaco... Ahò, io avrò pure un passato tormentato, ma ho pure una gran faccia da q.... ;0) Seriamente, il vostro feedback conta più di ogni altra cosa! GRAZIEEE!

QF xxx

Asa_Ashel said...

nel post precedente avevo scritto un commento fiume che poi blogspot si è mangiato nel casino della richiesta password, poco male, ho deciso che aspetterò la fine del racconto per commentare come si deve.
Un racconto come questo, e lo dico soprattutto per i tuoi lettori, è utile a tutte le persone che hanno un'idea stereotipata dei gay anche senza volerlo, perché mancano di confronti soprattutto verso il versante emotivo. Tutti noi in qualche modo siamo stati testimoni degli sconvolgimenti ormonali di amici o amiche, condividendone anche le parti più intime. Gli adolescenti gay quasi mai riescono ad esprimersi da questo punto di vista, ma il desiderio di condivisione sociale in quel momento specifico della vita è così forte ed essenziale che l'unico modo per esprimerlo è sublimandolo sotto varie forme, dalla poesia al disegno passando per varie espressioni "artistiche" fino, purtroppo, all'agressività fisica e verbale. Come giustamente scrive Marco si diventa talmente abili nel manipolare le parole per rimanere su un piano neutro da non provare sensi di colpa perché si ha la consapevolezza di non mentire, ma ci sono momenti nella vita in cui si ha necessità di chiamare le cose per nome, e quando non ci si riesce, per vari motivi, il peso che si prova dentro e il senso di isolamento diventano terribilmente opprimenti.
Tutte le persone hanno il loro bagaglio di dolori che la vita gli riserva, gli adolescenti gay pagano un surplus maggiore perché il più delle volte non hanno possibilità di confrontarsi alla pari per scoprire, attraverso il confronto, l'essenza della loro identità anche in relazione agli altri. E' un passaggio delicato questo perché condizionerà per sempre la loro capacità di relazionarsi. Spero di non risultare pesante con questo intervento, sono convinto che le persone che commentano siano intelligenti, attente e sensibili alla cosa, ma proprio per questo la sottolineo, Marco ha avuto un percorso difficoltoso che ha trovato però uno sbocco positivo, potrebbe esserci qualcuno accanto a voi che prova le stesse cose e non riesce ad esprimerle, un amico, un familiare, un collega di lavoro o di studio.
Ecco, ho scritto troppo e sono uscito dal tema, vedi tu Marco, se vuoi cancellare fai pure.

P.S. è sempre sorprendente notare quanto simili siano certe esperienze pur nella differenza della loro unicità, hai usato parole e raccontato dettagli che sembrano ritagliati, pari pari, dalla mia vita.

BNC said...

queen io follow ma siamo ancora a 99...su...su su

The Queen Father said...

Asa, cancellare il tuo commento? Ma staremo scherzando!!! Grazie per le tue parole cariche di saggezza e di 'vissuto'.... Sono contento di sapere che le mie esperienze siano cosí simili alle tue e, sospetto, simili a tanti altri che hanno dovuto soffrire in silenzio.
Vorrei tanto avere la consapevolezza di star aiutando anche solo un adolescente in crisi... Io non ne conosco. Lascio, col cuore aperto, il compito di fare passaparola ai miei lettori.
Non mi nascondo dietro un nickname, non lo farò mai. Il mio passato ha definito chi sono, ma non ha di certo condizionato il mio futuro.
La cosa certa è che mio figlio non dovrà MAI affrontare se stesso da solo.

Grazie di continuare a leggere! Amo i tuoi commenti-fiume, perciò keep them coming!

QFx

mafalda1980 said...

Quoto BNC, dovresti scrivere un libro!

la tina said...

oooooh, queenie!!! è come seguira la saga di qualche eroe un po' dannato e spavaldo dal cuore buono... ti aspetto alla prossima, sai, e non metterci troppo!!! ^_^

Maggie said...

Mmmmmm 4 agosto e ancora nessun seguito alla saga...eh no eh...non si fa così ;)
Sei un mito...

Sara L'arcobaleno di Sara said...

ormai sono entrata in un vortice...vengo a leggerti ogni volta che ho tempo libero, scavando nel passato, pescando tra post degli anni scorsi. mi sembra di fare una lunga chiacchierata con un nuovo amico e ad ogni parola di conoscerlo un po' meglio.
Il mio migliore amico è gay...e ricordo ancora il giorno in cui me l'ha detto....è stato un regalo grande, una svolta.
corro a leggere il seguito
ciao
Sara