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Sotto alla Corona

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Lo stereo sparava Lenny Kravitz “Are you gonna go my way” e l’aria della sera entrava turbolenta e calda dai finestrini spalancati, schiaffeggiandoci col fumo delle nostre sigarette.
“Ahò, ma una macchina con l’aria condizionata no eh?” faccio io sfottendo C alla guida
“Ahò, ma una bella camminata invece tu no eh?” risponde lui sorridendo.
Eravamo lì, un’altra delle nostre serate, a sfottersi a vicenda come i due vecchi amici di sempre.
“Ma che hai in quello zainetto? Devi finire di fare i compiti per caso?” C mi chiede
“Beh, ad essere sincero sono compiti per te....” 
“Compiti? Ma non era il mio regalo?” C mi chiede sopprimendo malamente la curiosità
“Senti, ma dove andiamo a cena?” rispondo io evitando la sua domanda
“Boh.... Intanto avviamoci verso il lago, poi scegliamo.... C’è una marea di locali... Pensavo forse pizza, poi un paio di birrette al pub sul lungolago e poi si va a figa...”
C mi fa, tutto sorridente e soddisfatto del suo piano.
‘A figa?’ penso io.... Oh signore.... Un’altra di quelle serate passate a chiacchierare con qualche ragazza sconosciuta ed a me del tutto indifferente mentre C si faceva pomiciare l’anima dei meglio mortacci suoi..... No..... Adesso basta.  
“Ascolta, ma se ci fermiamo da qualche parte a chiacchierare per un po’? Ti va?” propongo guardando fisso fuori dal finestrino al paesaggio che correva via, oscurandosi col calar del sole.





“E dove? Non lo sai che qui intorno ci sono un sacco di coppiette che vengono a pomiciare..... Non vorrai che ci scambiassero per.... Sai....” tentenna lui, cercando di rimangiarsi le parole di fronte al mio imbarazzo.
C conosceva fin troppo bene i miei problemi diciamo ‘sociali’. Queste parole gli erano davvero scappate di bocca.
“Non mi importa...” rispondo io, serio, stringendogli una spalla istintivamente. 
Questo contatto inaspettato, era tinto di un’intimità troppo forte che fece cadere di mano la sigaretta a C. Era lui adesso ad essere imbarazzato, e io avevo capito.
Dovemmo accostare sulla strada di campagna ormai pressochè buia perchè lui potesse raccogliere il mozzicone ancora ardente da dietro al pedale dell’acceleratore.
Senza pensarci due volte io aprii lo sportello e afferrai il mio zainetto 
“Dai, facciamoci una camminata... Da quassù si vede tutto il lago...”
“Ma che cazzo fai? Dai vieni qui...” C protesta ma poi,  senza parlare, chiude la macchina e mi segue, con un po’ di distanza. 
Io camminavo senza avere idea di dove stessi andando o come avrei aperto il discorso. Le occasionali macchine di passaggio ci illuminavano coi loro fari dando qualche colpetto di clackson. Forse solo per avvertirci di stare attenti a camminare su strada al buio, forse per sfotterci come due pervertiti intenti a nascondersi, ma sicuramente facendoci sentire ancora più a disagio di quanto eravamo già.


“No vabbè, senti, questa cosa è ridicola... Dove cazzo andiamo al buio?” C mi grida da dietro “Torniamo in macchina dai, qui ci mettono sotto se non stiamo attenti!”
Ma proprio nel momento in cui mi ero rassegnato ad abbandonare la mia strana idea, da dietro la curva, la strada divenne asfaltata ed un primo piccolo lampione rischiarava l’ambiente.







Era un piccolo slargo, creato forse da tanti automobilisti che lo avevano usato come sosta per fare delle foto, dal momento che il panorama notturno era bellissimo.
Il muretto di pietre ammassate a secco era basso abbastanza da poter essere scavalcato. Così, senza guardarmi indietro, saltai il muretto e  mi misi a sedere sull’erba con la schiena contro le pietre.
La luce del lampione rendeva tutto surreale: un unico spazio illuminato sospeso nel vuoto, e nella distanza, il lungolago che scintillava di luci e fari di macchine e gazebos di ristoranti e bar illuminati dall’interno.
Il vento portava occasionalmente il suono di qualche performer che si esibiva all’aperto.
Era semplicemente perfetto.
Vergognosamente romantico.
“Vuoi fermarti qui? Sul serio?” C mi fa dall’altra parte del muretto con aria incredula.
“Si dai! Fumiamoci una sigaretta.... Ho anche due birre!!!” ammicco io dal basso aprendo lo zainetto per mostrargli il mio bottino.
“Ah! Ma allora la avevi programmata dall’inizio!! Dai a ‘sto punto vado a prendere la macchina e la metto qui così non ci viene a rompere i coglioni nessuno. Dammi cinque minuti..” C mi fa entusiasta, dileguandosi.
I cinque minuti più lunghi della mia vita. ‘Oddio e adesso? Cosa gli dico? E se la prende male? E se pensa che ho cercato di appartarmi con lui per provarci? Ossignore.... Ma che cazzo faccio? No no.... Questa cosa puzza troppo di tranello.... Non vorrei che lui pensasse che io....” 







Scatto in piedi di botto, deciso a tornare indietro, deciso a mandare a monte tutto, ma trovo C che stava già parcheggiando la macchina e da dietro al volante mi sorrideva facendomi il segno ‘aspetta un attimo’ con la mano. 
Poi sparì per un paio di minuti sotto al cruscotto, emergendone trionfante con una paffuta canna in mano.
“Beh, anche io avevo i miei programmi per stasera....!!! Tah-dah! Io, tu, due birre e Mariuccia Mentuccia! Giusto per farci venire appetito!”.
‘Speriamo sia roba forte’ penso io, accovacciandomi di nuovo addosso al muretto. ‘Dio solo sa se ne avrai bisogno...’
Eravamo lì, soli, a chiacchierare come sempre. Il fumo ci aveva notevolmente rilassato e la conversazione oziava intorno a cose di nessuna importanza. 
Ma C stava aspettando.
Io trangugiai dalla bottiglia l’ultimo sorso di birra rimasto, strinsi le metaforiche chiappe e mi feci avanti
“Questo è il regalo che ti avevo promesso”  e porsi a C il mio zainetto
Senza guardarmi e senza parlare, C iniziò a tirar fuori i miei vecchi diari di scuola, che conosceva fin troppo bene.
Aveva sul viso un’espressione interrogativa.
“Ma.... Perchè me li vorresti regalare? Un tempo ci tenevi ai tuoi diari e a tutti i loro segreti e misteri....” C mi fa in tono derisorio







“Perchè son sempre appartenuti a te....” rispondo io, le parole che mi rotolavano dalla bocca come se avessero aspettato troppo tempo ed ora erano inarrestabili nella loro fuga.
“Dai.... Sfoglia.... Leggi....” aggiungo in fretta, accendendomi un’altra sigaretta.
La successiva ora trascorse pressochè in silenzio. Solo il rumore di qualche macchina di passaggio sulla strada deserta e lo sfogliare delle pagine.
La luce gialla del lampione ci permetteva di leggere ogni cosa senza difficoltà.
Ad un certo punto, da qualche parte a metà strada tra il quarto liceo ed il quinto, C si mise a leggere a voce alta quello che era stato scritto su diverse pagine, dentro una cornicetta di fiori e foglie disegnate con la biro:

MERIDIANO:
Quando il cuore si addormenta, sogna.
Dove la sabbia incontra il mare, in un abbraccio di schiuma e sale, muoiono le ultime stelle della notte, come teneri fiori sotto il sandalo dell’aurora.
Per tutta la notte il  corpo e’ stato preda degli scogli taglienti, delle onde crudeli che si sono divertite a spingermi verso le stelle per poi precipitarmi negli oscuri baratri del mare.
 Il vento beffardo mi ha gridato negli orecchi “lascialo andare, lascialo andare, non ti appartiene…”
Le braccia hanno abbandonato la lotta per trovare un appiglio che potesse salvarmi da questo naufragio ed hanno finalmente ceduto all’eterno movimento delle correnti.
Il mare, silenzioso, mi ha trascinato sotto le stelle per lunghe distanze e nel viaggio ho perso tutto, anche il mio odore.
Il mare mi ha trascinato per lunghe distanze e mi ha gettato di nuovo tra le tue braccia.
Sono giunto qui, nell’ora  che  fa impallidire il cielo, esanime, sconfitto.
Tutto e’ immobile;  l’indaco slavato della notte scolorisce all’orizzonte.
I nostri cuori, come diamanti in mezzo alla sabbia,  come due stelle gemelle in una galassia di frammenti , brillano preziosi l’uno accanto all’altro.
Non ho piu’ poesie da offrirti, mio impossibile amore, non ho piu’ versi da cantare per farti sognare…
Il mare ha annegato le muse del mio cuore, la mia cetra si e’ infranta sugli scogli crudeli della realta’, la mia canzone e’ stanca.
Rimango comunque qui, tra le tue braccia, poiche’ se non c’e’ piu’ luce per me nel mondo,  c’e’ ancora quella dei tuoi occhi, se non c’e’ piu’ un luogo segreto dove il mio capo riposa, c’e’ ancora il tuo petto, se non c’e’ piu’ primavera per me da cantare, c’e’ ancora l’eterna dolcissima stagione del tuo sorriso.
Non lasciarmi andare ancora, tienimi sospeso su questa spiaggia ai margini della mia anima, lontano dai rigori della morale e della logica, lontano dale risa crudeli della realta’. Resta ancora un po’ con me a sognare di relitti e di sirene a cantare le nostre vecchie canzoni, a bere il vino leggero del nostro amore…
Resta e sogna con me, ignorando il sole.
Si innalzera’ spietato, gettando luce sulle nostre illusioni e su di noi, allora mi vedrai con occhi diversi e non ci saranno poesie per salvarmi.
Allora davanti ai tuoi occhi saro’ come sabbia sulla sabbia, come sabbia tra le tue braccia, come sabbia sulla tua pelle e sulle tue labbra.
Te ne andrai, lontano, via da me, via da questo luogo che ho costruito con gli slanci del mio cuore ed io spariro’ come sabbia sulla sabbia.
Un giorno te ne andrai, mio dolce amore, portando via con te l’ultima mia poesia.
Sepolto nel mio cuore il desiderio, che dovunque la vita ti porti, troverai sempre un po’ di sabbia in fondo alle tasche e in fondo al cuore, quella sabbia che non se ne va mai, che si rimescola continuamente, scintillando, quella sabbia che ti ricordera’, quando meno te lo aspetti, di questa spiaggia dove hai tenuto il mio cuore tra le mani e che ti ricordera’ quanto ti ho amato.
Marco ”
Non saprò mai se era l’effetto del fumo o se C aveva finalmente capito tutto, ma alla fine della lettura, aveva il viso sconvolto.








Finsi di non farci caso, per paura di infrangere chissà quale limite, chissà quale segreto, ma mi alzai di scatto, fissando un punto indistinto all’orizzonte.
Il suo silenzio pesava come una lastra di piombo calata sulla notte. Avevo un disperato bisogno di una reazione.
‘Buttami di sotto’ pensavo, ‘Prendimi a cazzotti.... Chiamami frocio.... Quello che ti pare, ma dimmi qualcosa....’ la mia mente si affollava di possibili scenari.
Poi la voce di C uscì dall’ombra come la fiamma di una candela per chi vaga perso nel buio.
“Non credevo mi amassi così tanto...” C esordì, facendomi inghiottire l’aria tra i denti, “Non credevo fosse possibile amare così tanto in silenzio.... Ho sempre pensato....  Sperato che fosse per qualcuno in grado di poterti amare come meriti...  Non so che...” C iniziò a dire, guardando per terra, la testa tra le mani, alla ricerca di qualche parola che gli sfuggiva,
“Non sai il peso che mi hai messo sulle spalle..... Mi vergogno.... Non so che dire... Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di te che nascondevi.... Ho sempre sospettato cosa fosse e mi sono sempre rifiutato di crederci fino in fondo perchè sarebbe stato troppo orribile riconoscere cosa hai dovuto affrontare da solo tutti questi anni... Cosa ti ho fatto passare... Potrei trovare una scusa e dirti che non sapevo niente.... Che ero ignaro del fatto di farti soffrire ogni volta che ti raccontavo di questa ragazza o di quell’altra.... Ma la verità è che lo sapevo.... Sotto sotto lo sapevo... Avevo capito che era l’unica cosa che avesse senso.... Quello che non conoscevo era tutta questa intensità.... Tutta questa bellezza.....” C era visibilmente scosso.
Le sue parole sono tutt’ora tatuate nel mio cervello.
“La bellezza del dolore” aggiungo io, ancora fissando l’orizzonte, il viso slavato dalla paura, bagnato di lacrime,
“Questi versi ti appartengono, parte di quello che sono ti appartiene. Adesso sai chi sono, e non sto chiedendoti di amarmi, ma di accettare la mia scelta di averti amato. E poi so che a modo tuo, mi hai amato anche tu...” la voce mi tremava e minacciava di spezzarsi ad ogni momento, ma continuai,
“ Non posso andare avanti così... Non posso continuare a mentire, ho bisogno di vivere.... HO BISOGNO DI VIVERE!” grido io, il pianto ormai divenuto un singhiozzare ed un tremare incontrollabili.


“Ti chiedo solo due cose: discrezione e amicizia....” aggiungo ricomponendomi “ Sono le uniche due cose di cui ho veramente bisogno adesso....” continuo, sempre senza guardarlo, “E se per qualche motivo ti senti in imbarazzo e preferisci mantenere le distanze da ora in poi, io ti giuro che capisco... Forse lo farei anch’io... In quel caso mantieni almeno la discrezione... Pensa ai miei genitori.....” concludo in tono distaccato e freddo, da vero schizofrenico.





Chiusi gli occhi, li strizzai forte per spremere via la rimanenza delle lacrime e restai lì in piedi, a guardare il vuoto, con lo stesso orrore che provavo nel contemplare il mio futuro, altrettanto buio ed incerto.
Era come se nulla nella mia vita fosse successo prima di quel momento. Non riuscivo a focalizzare la mia attenzione su nient’altro a parte la montagna di incertezza che mi sovrastava.
Mi ero sbarazzato di un peso enorme, ma nello strapparmelo di dosso, avevo strappato via anche la mia pelle, il mio odore e la mia identità.
Dovevo ricominciare da zero.
Dovevo ricostruire tutto ed iniziare a vivere di nuovo. Almeno così pensavo.
Illudendomi del fatto di dover dimenticare tutto quello che ero per far spazio al ‘nuovo’ Marco.
L’aria era immobile, appiccicosa e calda ed all’improvviso, a scuotermi dalla mia trance arrivarono le braccia di C da dietro, a stringermi forte, come non aveva mai fatto in vita sua. Qualsiasi cosa si fosse stretta attorno a noi in quel momento non era amicizia, non era amore, era qualcosa che non saprò mai definire.
Il suo viso sulla mia spalla, guancia a guancia, entrambi a fissare il vuoto.
Io avvampai di imbarazzo e quasi smisi di respirare, pietrificato in quell’abbraccio inaspettato.
“Sono onorato di essere stato amato così tanto, da una persona così speciale...” C mi sussurra, con le labbra così vicine alle mie da non sembrare quasi linguaggio, “Se tu fossi una ragazza, saresti stato la donna della mia vita.... Ma  in questa di vita, dovremo accontentarci di essere migliori amici... E non credere di essere l’unico a pensare che è un peccato... Fortunato sarà il ragazzo che avrà il tuo amore, così intenso, così puro.... Ma non sarò io... E mi ci rode sai.... Io per te ci sarò sempre e voglio che tu ci sia sempre per me, così come sei, perchè sei perfetto così come sei. Ed hai ragione, a modo mio, anch’io ti ho amato.... A modo mio ti amo ancora....” 







Il disagio che stavo provando mi spinse a divincolarmi goffamente dal suo abbraccio e nel movimento, le labbra di C finirono per sfiorare l’angolo della mia bocca.
Ed era tutto lì.... 
In quel distratto, furtivo, accidentale mezzo bacio.... Era tutto lì, il distillato più puro di tutti i miei anni di dolore. 
Giornate passate a versare fiumi di inchiostro, a riempire pagine di versi.
Notti  solitarie, popolate di sogni e desideri. 
Tutto si era concentrato in quel momento.
Ma anche le pagine più sporche della storia di ognuno meritano di essere chiuse a dovere e messe via, al sicuro, e io non avevo intenzione di lasciare in giro questo mio libro, aperto, ad impolverarsi di dubbi, di finte possibilità e di frustrazione. 
Avevo bisogno di chiusura. Un mezzo bacio era solo un mezzo lucchetto per un libro pieno di segreti.
Così, sopraffatto da un impulso che nasceva più dalla disperazione che dal desiderio, afferrai il volto di C, e lo baciai.

Lo baciai come fosse stato l’ultimo bacio sulla terra. Come fosse stato un bacio d’addio. Come se stessi baciando le ultime vestigia del vecchio Marco.... Lo baciai tenendogli il viso tra le mani.... Quel viso a me tanto familiare quanto lo era il mio.... 







Lo baciai ad occhi chiusi, ad occhi strizzati, preparandomi al peggio. 
Sospeso in un momento interminabile.
Quando mi decisi ad aprirli, C mi guardava perplesso.
Poi,  scuotendo la testa mi disse con un sorriso
“Davvero un gran bel coraggio... Andiamo a cena va....”  e mi porse la mano per scavalcare il muretto.
“Adesso io dove la trovo una ragazza come te?” mi dice in tono volutamente derisorio
“...non sono una ragazza...” protesto io, imbarazzatissimo
“Esatto, sappi che questo è l’unico problema...” C conclude alzando gli occhi al cielo.
Non ne abbiamo mai più parlato, ma da quella sera non sono più la stessa persona.
Galleggiavo nelle tiepide acque del consenso.
Un primo bacio mi aveva buttato in alto mare, in preda ai miei desideri e nuove paure.
Un altro bacio mi aveva salvato e riportato a riva, al sicuro.
Non era niente di fisico, non lo era mai stato.
Era più semplicemente amore. 
Amore aveva stretto le sue braccia intorno a me quella sera, permettendomi di trasformare anni di frustrazione e dolore, in qualcosa di bellissimo da portare dentro di noi per il resto della nostra vita.
C rimane il mio migliore amico e di sicuro finirò col disegnare l'abito da sposa della fidanzata. 


Lo ha chiesto lei.



QFx

17 comments:

mywhisper80 said...

Non riesco a spiegarti le emozioni che sei riuscito a scatenare in me nel leggere questo post.
Ho pianto , mi sono sentita stringere il cuore.
Sei una persona speciale e l'avevo capito dai primi commenti lasciati sul blog di nina.
Poi piano piano leggendo i tuoi post ho imparato a "conoscerti" un pò di più e ne ho avuto la conferma.
Grazie per aver condiviso questo momento così importante con noi.
<3
lizzina

Nora said...

E' bello sapere che C. è rimasto il tuo migliore amico e che abbia compreso sin dall'inizio che sei una persona speciale.

E' bello sapere che questa persona speciale sia diventato genitore.

Sono un po' invidiosa di questa fidanzata, io mi sono già sposata e ormai non posso chiederti di disegnarmi l'abito ;-)

la tina said...

oh queenfather! che dire? tu mi ispiri, con il coraggio che hai avuto in passato e hai ogni giorno... e con la tua storia, che in questo momento si intreccia alla mia in modo così inaspettato. grazie!!!

Silvia said...

Ho da dire 3 cose:
1)Come ho già detto su FB, hai davvero 2 palle quadrate! Nella stessa serata ti sei giocato a dadi per ben 2 volte il tuo migliore amico... Io non ho mai avuto il coraggio di far leggere al mio C. nè le poesie che gli ho scritto e nemmeno sono mai riuscita a strappargli un bacio,tanta era la paura di perderlo per sempre...
2)Ora ho la conferma: hai una prosa spettacolare DA SEMPRE! Meridiano è un capolavoro... e il modo in cui hai raccontato questa saga [soprattutto questa ultima parte] leva il fiato.
3)Rifarò le nomination del Macchianera Awards e farò una pubblicità ESTENUANTE affinchè questo sia votato come MIGLIOR POST.
comincio da qui: http://www.macchianera.net/2011/07/18/mba-macchianera-blog-awards-2011-1-il-red-carpet/

The Queen Father said...

Silviaaaa! Sei tornata tra noi!!! Raccontare il mio coming out è stata un'esperienza spossante!!!!! Cos'è sto Macchianera Awards? Ne ho già sentito parlare, ma non ho mai approfondito.... Sei sempre la mia 'seguace' più accanita... Ti darei un bacio guarda...!!!

Intanto te li lascio qui: xxxxxxxxxxx!!
Tornando al tuo commento, la cosa strana è che non ho mai seriamente pensato di poterlo perdere. Dentro di me sapevo che la nostra amicizia ( ci siamo conosciuti all'asilo, pensa tu...) sarebbe sopravvissuta. È stato più che altro un volerla arricchire ( in modo del tutto spericolato e incosciente, da vero 19enne disperato....) di tutte le tessere mancanti e stare a guardare il risultato.... Sono stato molto fortunato comunque.

QF xxx

Silvia said...

Caro Marco io sono SEMPRE fra voi [non ti libererai facilmente di me! MUHAHAHAHAHA] anche se non commento, perchè magari sono a casa di un amico o in università e non posso monopolizzare il pc, ti leggo sempre.

La cosa che mi piace del tuo "Marco 19enne" è appunto che era sognatore,un sognatore che ha creduto nei suoi sogni anche se sembravano assurdi ed è arrivato a essere prima il professionista affermato e poi il marito e padre splendido che sei diventato.

P.S: mo pure i baci,allora sei TE che vuoi far piange ME... ^^

BNC said...

Letto tutto di un fiato
non male per due pischelli di 19 anni
grande anima e profondo coraggio
E' bello sapervi ancora migliori amici
Ma poi il vestito da sposa ce lo devi far vedere ;-)

The Queen Father said...

BNC, che Dio benefica quei 19 anni irresponsabili e scavezzacollo! Non penso che, alla mia età di 36enne, farei più una cosa simile.... Benedetta l'impulsività, che ci mette nei casini, ma che ci fa vivere!!

QFx

Asa_Ashel said...

Tornerò a commentare più approfonditamente, ora non ce la faccio, leggere questo racconto ha scatenato un vortice di ricordi che avevo accantonato da molto tempo. Ecco, ho fatto anch'io una cosa simile, ma mancava alla base quel legame speciale di un rapporto d'amicizia vissuto a lungo che ci avrebbe permesso almeno di chiarirci, di parlarci veramente. Anche per me è stato un gesto impulsivo, ma era dovuto, come nel tuo caso, alla necessità di chiamare le cose con il loro nome, perché era l'unico modo per decidere di vivere la vita e non di viversi addosso. Non è stata un'esperienza positiva come la tua, ma non me ne sono mai pentito, perché mi sono sentito onesto con me stesso e libero finalmente di esprimermi.
C. è una persona meravigliosa, l'avevo pensato già nel post precedente quando hai scritto che ti ha lasciato in mezzo alla strada, perché ti ha costretto a guardarti dentro e a fare chiarezza. E poi il gesto di abbracciarti che probabilmente ha stupito anche lui ma ha deciso di lasciarsi guidare dall'istinto. E poi il tocco di genio, il gesto che riassume la delicatezza del suo tatto: “Davvero un gran bel coraggio... Andiamo a cena va....” e mi porse la mano per scavalcare il muretto."
Ci sono dei momenti in cui le emozioni sono così tante e forti che le parole diventano d'intralcio ed è quindi preferibile non parlarne.

Nuvole Gialle said...

Ho la pelle d'oca, Marco! Aspettavo la fine della storia, e ha superato le mie aspettative!
Tutti avremmo voluto avere, in adolescenza e non solo, un amico come il tuo C. capace di guardare all'essenza delle persone.
Non aggiungo altro perché sono ancora emozionata!
Grazie!

dabogirl said...

Marco, stupendo come sempre. Ho ancora il cuore in subbuglio.

kiara said...

YOU_ARE_A_STAR! Nulla, non so aggiungere nulla ai complimenti sinceri di chi ha già scritto così bene quassù. Fenomenale Marco, che non smetti di emozionare, e che non finirò di ringarzaire per avermi dischiuso le porte di un universo per me nuovo, ma indiscutibilmente ricco, profondo e bellissimo.

kiara

iviaggidimaya said...

grazie per questa pagina della tua vita che hai condiviso.
il tuo amico è fantastico ed è bello che siate rimasti amici. io penso che della tua vita bisognerebbe fare un film. mammapappa

Laura said...

E' strano come ci si ritrovi a leggere un Post, di notte, con un marito ed un figlio (duenne, proprio come il tuo!) che dormono di là, e si pianga così tanto solo per la bellezza, la BELLEZZA. Bellezza della scrittura, dei sentimenti, dell'Amicizia, dell'Amore, che semplicemente E', con noi, senza di noi, è. Grazie per aver condiviso un momento così puro, così intimo. Grazie per avermi sospeso dai miasmi del quotidiano sopravvivere ed avermi regalato attimi di poesia intensa, vera. Buonanotte.

Anonymous said...

Scoperto da poco. Ti sto leggendo random, tra risate e lacrime.
Tu, Marco, sei un'anima bella. Grazie per quello che ci regali con i tuoi racconti e le tue riflessioni.
DDark

Bimbo cercasi said...

Quante emozioni...

Sara L'arcobaleno di Sara said...

mi è sembrato di star li con te...nella tua testa, nel tuo cuore. sei stato coraggioso e C. meraviglioso.
l'amicizia è una forma d'amore....

Sara