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Sotto alla Corona

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                                                                               (Read This in English)


Beh? Cosa sono quelle faccette sorprese?
Credevate che avrei lasciato passare la De Nicolò così, senza neanche una bastonata (di Prada!) sugli stinchi, visibilmente unti di margarina?
Ma allora non mi conoscete bene....
No dico, questa è stata anche invitata in TV a parlare del suo universo capovolto dove la disonestà, la cupidigia (ma come parlo?), la zoccolaggine più estrema, diventano virtù. Diventano le chiavi d’oro (di Gucci!) che aprono le sfolgoranti porte del successo, e io dovrei ‘far pippa’ come diciamo a Roma?

Prima digeritevi questo filmato ( ...e notate i suddetti stinchi...), che poi la smontiamo:


E no eh...
A parte il fatto che tutto quello che Terry dice (la chiamo per nome perchè tanto non è che  trattasi di signora rispettabile... Non mi viene di darle del lei, abbiate pazienza...), lo dice con una flemma ed un accento che le darei fuoco ai capelli con la fiamma ossidrica (di Chanel!), giusto per scuoterla un po’, ma la cosa veramente spaventosa è che parte di quello che dice è vero.
L’Italia gira anche così.
“Con l’onestà non fai grossi numeri...” (maddai!? però dormi bene la notte... Visto che occhiaie che ha la tipa? Di Fendi!)
“La bellezza ha un prezzo e va pagata...” (Verissimo! Lo dicono anche gli allevatori di mucche da concorso quando vanno a vendere alla fiera del bestiame...)
“Una bella donna, deve potersi vendere, se lo vuole fare...” ( leggi: “Una donna con l’indole della puttana, dovrebbe poter mettere in pratica il suo talento...” E qui non ci piove, fai come vuoi, basta che non mi sbatti le tette sul parabrezza della macchina quando ti vedo per strada e che non rompi i coglioni a mio marito...). 
“Qualunque donna per strada, se le chiedi di andare da Silvio ci va anche a piedi... Anche di corsa...” (ovviamente dove abita Terry, sono tutte mignotte che corrono per strada, come tante formiche impazzite, ed a nominar loro Silvio, si mettono in fila e corrono verso Palazzo Grazioli....Può essere no?).

Ma di che bellezza parlavi?

“Se sei racchia, se fai shhhkifo (lei lo dice così...), stattene a casa...” (ovviamente il mondo femminile in Italia è diviso in due: le bellone a fare le puttane e le racchie a casa a pelar patate...).
Non mi soffermo su tutte le cose che ha detto, perchè alla fine non è che abbia parlato di fantascienza. 
Ha esposto quell’universo di veline, champagne, macchine lussuose, corruzione, droga, mazzette e prostituzione che ci entra in casa ogni giorno attraverso la TV.
Dai, in TV non si vede altro che tette, tette, Belen, tette, Belen e tette, veline,veline, Ruby, Silvio e ogni tanto Ratzinger. 
Stanno mettendo le tette pure al televisore per essere sicuri che lo guardiate più a lungo.

Terry ha avuto lo stomaco ( leggi: faccia di culo ) di esporre un tipo di realtà che in Italia ha radici profonde ed estese, attraverso la politica, l’imprenditoria, la religione, la cultura stessa.
Con il suo bel vestito da duemila euro, il flute di champagne, la manicure costosa, i gioielli vistosi, la messa in piega, gli stinchi lucidati col grasso del prosciutto, e tutti i brilluccichini in faccia che neanche la avessero presa a sberle con un albero di Natale (di Dior!), Terry De Nicolò è lucida e consapevole di essere quello che è: una ragazza non del tutto spiacevole agli occhi che ha scelto quale fosse la parte migliore di sè per andare avanti nella vita e fare carriera. 
La ha trovata in mezzo alle gambe e non si è più fermata. 


Fresca...


Perchè la bellezza è un bene che non tutti posseggono, ma anche il cervello e il cuore. Per sua sfortuna, Terry si ritrova a dover usare il bene più caduco, e prima o poi, quando nessuno la vorrà più scopare, la sua vita finirà.
Allora si renderà conto di quanto duri siano gli anni della pecora, di quanto sia freddo il mondo senza l’affetto di quelle persone che hai venduto per strada, abbagliata dalle luci di Palazzo Grazioli e soprattutto di quanto la sua vagina sia logora, almeno quanto la sua anima.
Ma quello le si legge già in faccia. 
Devo ammettere che sentirmi sventolare tutte ‘ste osservazioni, come se fossero dogmi sociali, mi ha fatto profondamente schifo.
Soprattutto se penso a quante volte ho letto che in Italia siamo noi omosessuali a rappresentare un attentato alla moralità pubblica.
Scusate, ma di quale moralità stiamo parlando? No perchè con esponenti del calibro di Terry La Zoccola mi sa che da noi froci avete solo da imparare qualcosa.... E guardate che volutamente mi metto così in basso da paragonarmi a lei. Non dovrei ricorrere a questi stratagemmi per risollevare la mia immagine di gay, ma volevo fare il punto della situazione.
La TV censura un intero episodio di ‘Un Ciclone in Convento’ perchè si incentrava su un matrimonio omosessuale, però Terry La Porca viene intervistata e commentata in abbondanza.
Cosa volete che i vostri figli imparino? Che due persone dello stesso sesso hanno il diritto di amarsi, sposarsi ed avere una famiglia, o che una mignotta di lusso possa pontificare e dare spettacolo di se e di tutta la sua bassezza morale?
Chi volete premiare? Chi ama onestamente, o chi guadagna immoralmente?
È dura da decidere dite? Allora mi sa che avete già deciso.
E poveri voi.
QF x


Well? What are those surprised little faces?
Did you really think I would let Ms De Nicolò go without clubbing her in her shins, visibly smeared with margarine?
But then you do not know me well ....
No, I mean, she gets invited on TV to talk about her twisted world where dishonesty, greed and the most extreme sluttiness become virtues, where they become the golden keys that open doors to a dazzling success, and I should just shut up?
No way...
Please watch this video first (and marvel at her glistening shins...), then we’ll bash her a little... Or a lot....



Apart from the fact that everything Terry said, she said with an accent and phlegm that makes me want to set fire to the hair with a blowtorch, just to shake her a little, but what's really frightening it’s that part of what she says it's true.
Italy also rolls this way.


She starts firing the big guns by singing the praise of Mr Tarantini (investigated and jailed for providing prostitutes for Berlusconi's private parties...) as a man that reached the apex of success. Then she carries on touching all the dogmas that compose her collection of values.
"With honesty, you don’t make big business..." ( No really!? But at least you can sleep well at night ... Have you seen this girl’s dark circles? )
"Beauty has a price and must be paid ..." (Gospel! Every cow-breeder out there says this when going to the fair to sell livestock...)
"A beautiful woman must be able to sell herself, if she wants to..." (read: "A woman with the character of a whore, should be able to use her talent ..." And it’s all well and good, do as you want, just don’t slam your tits on my car’s windscreen when I see you on the street and don’t make passes at my husband ...).
"Ask any woman in the street, ask her to go to Silvio and she’ll go even on foot ... Even running... "(obviously where Terry lives, they are all whores who run in the streets, like many crazy ants, and at the word ‘Silvio’, they all line up and run towards Palazzo Grazioli...) .
"If you're ugly, if you’re disgusting, stay at home ..." (obviously the world of women in Italy is divided into two: the pretty ones whoring around and the ugly ones at home, peeling potatoes ...).
I do not want to dwell on all the things she said, because, at the end, it wasn’t science fiction.
She exposed that universe of showgirls, champagne, luxury cars, corruption, drugs, bribery and prostitution that comes into our homes every day through the TV.

Terry has had the stomach to expose a kind of reality that has deep roots in Italy and that extends through politics, business, religion and culture itself.
With her beautiful dress worth two thousand euros, the flute of champagne, the expensive manicure and her greased up legs, she has showed herself for what she is: a girl not entirely devoid of beauty, that chose what was the best part of her to get ahead in life and make a career.
She found this part to be between her legs and never looked back.
Beauty is indeed an asset that not everyone possesses, as much as brains and a kind heart. Unfortunately for her, Terry finds herself having to rely on the most unreliable of the three, and sooner or later, when no one will want to use her ‘services’ anymore, her life will end.
Then she will realize how hard are those ‘years of the sheep’ as she calls them, how cold is the world without the affection of the people you sold on the streets, blinded by the lights of Palazzo Grazioli and realize especially how worn out her vagina is, at least as much as her soul.
But that we can already see this in her face, in spite of all her makeup.
I must admit, I was profoundly disgusted at her waving around her ‘truths’ as they were social dogmas, especially when I think of how many times I read that in Italy it’s us homosexuals that represent an attack on public morality.
Sorry, but what morality are we are talking about? No, because with representatives such as Terry, I know that you would only learn from us faggots.... 
And I knowingly put myself so low as to compare myself to her. I should not use these tricks to raise my image of gay, but I wanted to take stock of the situation.
The TV censors an entire episode of 'Bringing in the Convent' because it focused on a same-sex marriage, but Terry is interviewed and commented in abundance.
What do you want your children to learn? That two persons of the same sex have the right to love, marry and have a family, or that a heartless whore can pontificate on morality and make a spectacle of herself and all her baseness?
Who do you want to reward? Those who love honestly, or those who earn immorally?
It's hard to choose you say? 
Then, I guess, in your indecision you've already chosen.
And poor you.
QF x

Rullo di tamburi!
Vi presento la mia nuova creazione! "Galline"! Un universo pollino di mamme, papà, papà gay e tipi strani ispirato da alcuni di voi... Vi riconoscete?  :0)
QF x





Gallinatattoo e Bogogallina
Gallogaio

                                                                             
                                                                             (Read This in English)


Quanto mi piace la cameretta di Gabriel...

È un luogo così sereno. Oggi ci ho passato del tempo, a spolverare e mettere via tutte le sue cosette stirate. Così, tra un pantaloncino ed una magliettina, ho anche avuto modo di riflettere su quanto segue, e perdonatemi se vi ammorbo o se pensate che le foto non c'entrano un cavolo col post. C'entrano perché ero lì ok? 
E vedrete che non ero neanche solo in quella stanzetta azzurra. Ma ci arriveremo.

Finalmente qualcuno ha avuto le palle di chiamare le cose col loro nome. 

Quant’è vero che Cicciolina è una porca, io un sodomita e Berlusconi un figlio di puttana, ecco che finalmente il Papa è accusato di crimini contro l’umanità.
Come lo chiamiamo? 
Che ne dite di ‘corrotto’? 

(Mi limito a questo termine perchè sto facendo uno sforzo a non usare parolacce quando scrivo, e ne ho già sparate 2).
No perchè come lo definireste uno che insabbierebbe pure Giuda Iscariota con tanto di cappio ed albero, se mai fosse stato un prete cattolico anzichè un apostolo ebreo di quel tipo di Nazareth che fece tanto scalpore?


Dai su, abbassate le croci ed i rosari, non sono posseduto (credo... anche se ogni tanto vomito verde...), nè tantomeno infedele. 
Anzi, se proprio ve lo devo dire, ho il sangue che mi esce a fiotti dal naso ogni volta che Ratzy ne combina una delle sue, proprio perchè mi sento tradito. 
Proprio perchè ho fede.
Badate bene, non fede nella ‘chiesa, una santa cattolica apostolica, professo un solo battesimo per il perdono dei peccati...’ e chi più ne inventa, più ne inserisca dopo i puntini.
No. Io credo in Dio.
Ci credo da sempre.


A differenza di quanti pensano che un omosessuale crede solo in Dolce e Gabbana, nei bibitoni di proteine post-workout e nei bonazzi palestrati che si porterebbe a letto, io vi dico, dalla stanza tutta rosa dell' omosessualità stereotipata, io credo.
Purtroppo tutte le preghiere che io abbia mai conosciuto appartengono alla fede cattolica, insegnatemi da mio padre, quando ci coricavamo insieme, mentre mamma finiva di lavare i piatti della cena, io un bimbo di appena tre  quattro anni.
L’unica cosa che mio padre mi abbia mai insegnato. 
Le preghiere.
Forse è per questo fatto, per questo loro carattere di quasi ‘eredità’, che io mi sia ostinato fino ad un po' di tempo fa, a ripeterle tutte le sere, dentro di me, ad occhi chiusi, poco prima di cedere al sonno.
Forse è per questo che doverle rinnegare di fronte alla grande ipocrisia ecclesiastica, di fronte alla vergogna, all’insulto, all’oltraggio, mi è costato tanto.

Ed è stato come tradire non un solo padre, ma due. 

Io non credo in una chiesa santa cattolica vattelapesca. Non ha nulla di santo.
Io non credo nell’immacolata concezione. (Decretata a tavolino nell‘800...)
Io non credo nel concetto di uno e trino o ‘tre per uno’ che fa tanto supermercato.
Io non credo nell’autorità arrogata del Papa, nè in quella del clero.
Io non credo nella gerarchia della spiritualità, perchè penso ci sia più santità negli occhi di un bambino che in tutti i testi sacri del mondo.
A cosa credo?
Credo in quello che non vedo, ma che sento. Credo nell’amore per mio figlio, nell’amore per il mio compagno, nell’amore che ci unisce, che ci fa funzionare e che rimane l’unica arma a nostra disposizione contro i riti, i dogmi, le gerarchie, il sangue, i chiodi, le spine, il peccato, la dannazione, i vangeli, i comandamenti ed il rogo ideologico che brucia da sempre in Piazza San Pietro.

L’amore.
L’amore che spazza via la fede?
Ma cos’ è la fede se non amore?
Come l’amore, la fede è qualcosa di intangibile che sfugge alla gabbia della razionalità, eppure si sente.
Come l’amore, la fede tende a mettere i paraocchi e ad imprigionare se non la si riceve con la mente lucida.
Come l’amore, la fede può smuovere le montagne, divenire il movente dei crimini più efferati ed ispirare le menti più brillanti.
Però come l’amore, la fede non dovrebbe essere imposta, perchè non decidiamo mai di chi innamorarci, eppure raramente decidiamo a cosa credere.
Ce lo ritroviamo tra capo e collo, eredità di famiglia, simbolo di tradizione ed ignoranza. Frutto dell’inerzia e non dell’ispirazione.
E poi, quando capita che qualcuno come me inizia a farsi tante domande, a trovare tante risposte ed a tirare le somme, ecco che la Chiesa grida alla crisi.
Non esiste più la fede, i banchi alla domenica sono semivuoti. 
Nessuno vuol più farsi prete, la vocazione è in declino.

Dio è morto.
No.
Dall’alto dei vostri altari incensati, dei vostri baldacchini dorati, dei vostri balconi di marmo ascoltate ed abbiate paura.
Dio non è morto. 
Quella che sta morendo è la vostra visione di Lui. La vostra idea di quello che Lui potesse volere per l’umanità. 
Quello che sta morendo è l’inutile castello di carte che avete costruito in nome Suo. 
La presunzione.
La morte di una religione forse rappresenta l’unica liberazione della divinità dalle grinfie degli uomini.
Hanno preso Dio, Gesù e compagnia bella e ne hanno creato un immenso macchinario di porpora e d’oro. Un club esclusivo. Un partito politico. Un’entità dalle ricchezze quasi incalcolabili.


Ma Gesù era il figlio di un falegname. 

Come si arriva, in duemila anni di storia, da quella grotta da qualche parte a Betlemme, con gli spifferi, gli animali e la povertà più squallida, alle grandiose stanze dorate del Vaticano?
Come ci siamo fatti irretire dall’illusione che queste due realtà abbiano delle fondamenta in comune?

Ecco che mi esce di nuovo il sangue dal naso.
Corro a mettere due tampax. Un attimo.
Dai, lasciamo stare.
Per ora fatemi pregare quel Dio che so che mi ama ed approva, mi appoggia nelle mie scelte e ride delle mie battute, come ogni padre premuroso farebbe con suo figlio.

Sapete, quando metto Gabriel a nanna il pomeriggio, ed abbasso le tapparelle, e tutto diventa silenzioso ed ovattato, nella penombra della sua stanzetta, vi assicuro che Dio c’è.
Vi assicuro che è lì. Io credo in Lui.
QF x

Finally someone had the balls to call a spade a spade. 
As true and clear as the fact that Cicciolina is a slut, I am a sodomite and Berlusconi is a son of a bitch,  finally the Pope is accused of crimes against humanity.
How can we call him?
How about 'corrupt'? 
(I limit myself to this term because I'm making a conscious effort not to use profanities when I write, and I've already shot 2).
I mean, how would you would call someone that would cover up even Judas Iscariot, his noose and hanging tree, if he ever had been a Catholic priest, instead of a jewish apostle to that guy from Nazareth who caused such a stir?
Come on, put down the crosses and rosaries. I’m not possessed (albeit occasionally I do puke green stuff...), nor am I an infidel.
In fact, if you must know,  I get blood gushing out from my nose every time Popey Guy gets in the headlines, because I feel betrayed.
Because I have faith.
Mind you, not faith in the 'one holy catholic apostolic Church, I acknowledge one baptism for the forgiveness of sins ...' and so on, and the more you invent, the more you can add after the dots.
No. I believe in God
I’ve always believed.
Unfortunately all the prayers I have ever known belong to the Catholic faith.
They were taught to me by my father, when we used to tuck ourselves in bed together, while mom finished washing the dinner dishes, and I was a child of just three or four years of age.
The only thing my father ever taught me.
Prayers.
Maybe it's because of this, for this character of almost 'inheritance', that I stubbornly insisted with repeating them every night, inside me, eyes closed, just before falling asleep. Until a while ago.
Maybe that's why having to give them up in front of the great ecclesiastical hypocrisy, in the face of shame, insult, outrage, it cost me so much.
It felt like betraying not one, but two fathers.
I do not believe in one holy catholic church whatever. There is nothing holy in it.
I do not believe in the Immaculate Conception. (Established in the 19th century by vote...)
I do not believe in the concept of a 'three for one' that spells so much ‘supermarket’.
I do not believe in the authority of the Pope, nor in that of the clergy.
I do not believe in the hierarchy of spirituality, because I think there is more sanctity in the eyes of a child that in all the sacred texts of the whole world.
What do I believe in?
I believe in what I can’t see, but I can feel. I believe in my love for my son, my partner, my family, that love that unites us, makes us strong and that remains the only weapon available to us against  all the rituals, the dogmas, the hierarchies, the blood, the nails, the thorns, the sin, the damnation, the the Gospels, the Commandments and the ideological  pyre that is always burning in St Peter’s Square.
Love.
Love that sweeps away Faith?
But what is faith if not love?
Like love, faith is something intangible that escapes the cage of rationality, yet we feel it.
Like love, faith tends to put the blinders and imprison us, unless it is received with a clear head.
Like love, faith can move mountains, can become the motive of the most heinous crimes and inspire the brightest minds.
But like love, faith should not be imposed, because we do not choose who to fall in love with, but we rarely choose what to believe in.
It gets given to us, between head and neck, as a family legacy, a symbol of tradition and ignorance. 
The result of inaction and not of inspiration.
And then, when it happens that someone like me starts to ask so many questions, to find many answers and sum it all up, here is that the Church cries to the crisis.
There is no longer faith, the pews on Sunday are half-empty.
No longer wants to become a priest, vocation is in decline.
God is dead.
No.
From the top of your lauded altars, canopies of gold and marble balconies, listen and be afraid.
God is not dead. What is dying is your vision of Him.
Your idea of what He might want for humanity.
What is dying is the unnecessary house of cards that you have built in His name.
With presumption, not knowledge. 
The death of religion is perhaps the only liberation of divinity from the clutches of man.
They took God, Jesus and company, and have created a vast machinery of purple and gold out of it.
An members club.
A political party.
An entity of almost incalculable wealth.
But Jesus was the son of a carpenter.
How did we get there in two thousand years of history? 
From a cave somewhere in Bethlehem, with drafts, animals and the most squalid poverty, to the great gilded rooms of the Vatican?
How did we get ensnared by the illusion that these two realities have a basis in common?
Here again I get a nosebleed.
I need to put two tampons in. Wait a minute.
Never mind. I shall say no more.
For now, let me pray to the God who loves me and I know that approves and supports me in my choices, like any loving father would do with his son.
And when I put Gabriel to bed in the afternoon, and I lower the blinds, and everything gets quiet and muffled, into the soft, cool shade of his room, I assure you that God exists.
I assure you He is there. I believe in Him.
QF x
     
                                                                                           (Read This In English)



Chi ha detto che la Philadelphia con la marmellata vanno da Dio? 
Ecco, fatela mangiare a lui allora, perché a me fa schifo.
Giusto una cosa che ho provato poco fa con sommo disgusto. Ma senza divagare, lasciatemi affondare fino alle ginocchia nel mio post di questa settimana.
Come accennavo nel mio post precedente, oltre alle due settimane romane, ci siamo fatti anche un paio di giorni a Disneyland. Io sinceramente mi sarei risparmiato la fatica, d’altronde G ha appena due anni e non è che gliene freghi molto della differenza tra Disneyland e casa.
No vabbè, questa è una cazzata. 
La verità è che cercavo di evitare a tutti costi di andare da qualsiasi parte che non offrisse la possibilità di cucinare per G, dal momento che è un bambino dai gusti difficili in fatto di mangiare e non lo accontenti con un pezzo di pizza o un panino.
Ma ho ceduto alle pressioni del mio coniuge.

“Eddai! Vedrai che ci divertiremo! Che sarà mai una notte in albergo? Mica andiamo all'inferno... È un albergo a cinque stelle!!” mi fa,
“Ma gliela posso fare un po’ di minestrina in albergo? Secondo te mi mettono un fornello da campo in camera e mi passano pure le pentoline di latta? No perchè in quel caso siamo a cavallo...” rispondo io sarcasticamente.
Ovviamente il risultato della nostra conversazione è stato il seguente: io sono paranoico e impedisco alla famiglia di passare due giornate indimenticabili a Disneyland. 
Sono egoista, manco di immaginazione e di spirito di avventura. Due giorni in albergo non sono la fine del mondo, due giorni senza pasti cucinati da me forse a G farebbero bene, giusto per dargli modo di provare cose nuove.
Io sono una checca isterica e devo morì.... 
No, vabbè, questa l’ho aggiunta io, ma ci saremmo arrivati.
Quindi sono filato a fare le valigie col cuore in bocca e l’intenzione di portarmi dietro anche la cucina, giusto per sicurezza.
Mio figlio Gabriel è un tesoro, è vispo, intelligentissimo e affettuoso, ma in fatto di mangiare mi fa cagare sangue. Mangia, sí, ma a quale prezzo!
Solitamente il momento del pranzo o della cena a casa nostra vede la tavola apparecchiata, Gabriel seduto tutto sorridente col bavaglino ed il piattino davanti, Steven seduto, senza bavaglino e col piattone davanti ed io con le galosce, l’impermeabile, il lanciafiamme, i nanetti equilibristi, i funamboli, le donne barbute, la frusta ed il cucchiaino in mano pieno di pappa.
“Amore! Amore guarda papà! Guarda come faccio..... Ooooops!” .... Niente.
“Amore! Amoretto, guarda che carino Thomas il trenino... Apri ‘sta cazzo de bocca..... AAAmmmmmmm....” ... Niente.
“Amore, guarda! Papà si cosparge di kerosene e si da fuoco! Guarda amore! Guarda che fiammata eh! WWWHOOOOOMMMMM!!! Apri la bocca...... Braaaaavo!”. 

Secchiata d’acqua per spegnere i capelli ancora in fiamme e si ricomincia.
Coff... Coff...
Insomma, far mangiare Gabriel è un lavoraccio che posso fare a casa mia o a casa dei miei (dove solitamente lascio l’onere a mamma ed al suo circo a vapore....).
Ma mi ci vedete al ristorante di un albergo di lusso a fare ‘ste scene?
E dai.... In ogni caso siamo andati. Per precauzione io avevo anche preparato dei mini sandwiches col prosciuttino e la philadelphia, diversi vasetti di yogurt, dei formaggetti perfetti per essere trasportati e consumati ‘on the go’ e gli immancabili Plasmons. Tutta roba facile da rifilare al pargolo in caso di rifiuto delle pietanze che gli avrei offerto. 
Un airbag alimentare.
Il viaggio di due ore e mezzo in treno neanche mi preoccupava. Non si trattava di un treno Eurostar regolare, pieno di businessmen in giacca e cravatta attaccati al Blackberry che ti danno le occhiatacce ogni volta che il piccolino frigna.
Era un treno Disney! Fatto apposta per Disneyland e zeppo di bambini in vari stati di euforia e scompisciamento.
Per una volta non mi dovevo vergognare.

In generale posso dire di non essermi pentito di aver ceduto. Disneyland è davvero un posto magico, ma l’albergo, fatevelo dire, il Disneyland Hotel si può anche evitare.
Per carità, la struttura è magnifica, le stanze sono sufficientemente lussuose per un cinque stelle, ed è a 10 metri dall’ingresso del parco.
Il servizio però è un altro paio di maniche ed è curioso come in un albergo creato intorno alle fantasie dei bambini (anche la carta da parati è ricoperta di personaggi Disney), la direttrice del check-in sembra una che i bambini li usa come concime.
Snobberie a parte, io dico solo questo: quando io, cliente, chiedo qualcosa e tu mi fai sentire
come se ti rompessi i coglioni, mi sa che tanto 5 stelle non sei. Tutt’al più sei una stronza francese, e le cinque stelle te le puoi mettere nel derrière... 
E merci beaucoup, bastarda.
Siete avvertiti.
Le mie ansie si rivelarono non del tutto infondate, con risultati comici...
La stessa sera a cena, eravamo al ristorante principale dell’albergo, famoso tra i piccoli per la presenza di diversi personaggi Disney in giro tra i tavoli.
Io che faccio i salti mortali per fare mangiare a Gabriel almeno una forchettata di pasta al sugo e tutti i miei tentativi che vengono sabotati a turno da Paperino, poi da Pippo, poi da Topolino e Pluto.... 
Ogni volta che un Cristo di animale era in sala, ecco che dovevo smontare il seggiolone, togliere il bavaglino a G e fargli la foto col personaggio di turno.
Ovvio che alla fine, quando ero quasi riuscito a mettergli in bocca un pezzetto di prosciutto, ecco Cip e Ciop, e io mi faccio uscire dalla bocca “Ahò e che cazzo! Ma tutti qua dovete stà? Mi fate dar da mangiare a ‘sta creatura?” e la signora al tavolo vicino che si piscia dalle risate perchè, ovviamente, era italiana.....
“Eh, ma qua non si vien miga per mangiare!” mi fa lei tutta pimpante, con un bell’accento veneto e due figlie ormai adolescenti ed autonome...
“Vero signò? Io sto qua per fare il circo sa? Che ha capito? La Disney paga pure a me sa? Vuole vedere come mi dò fuoco nel vano tentativo di far mangiare mio figlio? Brutta cazzona impicciona? EEHHH???” 
No, sul serio... Le ho solo sorriso, mandandola affanculo tra i denti. 
Quando sono in ‘feeding-mode’ sono una cagna da battaglia. Lassateme perde. 
E tu, Paperino!! Vaffanculo dall’altra parte della sala che me lo distrai. Ti chiamo io cazzo!!
Ma che ci posso fare? Io se G non mangia non sto tranquillo, è sempre stato così ed il mantenimento di un peso corporeo regolare e sano per la sua età, è il frutto della perseveranza di un papà che gioca a dadi con la sua igiene mentale e perde ogni volta.
E pensare che io da piccolo mi mangiavo pure i sassi.

Ah! Benedetti quei genitori che tirano su i figli a monnezza! Pizza, patatine, cioccolata, caramelle.... Io per voler essere puntiglioso e fare le cose per bene mi sono dato la trebbiatrice sui piedi.
La prossima vita col cavolo che mi faccio fregà.

Lamentele a parte (sto sempre a rompere le palle, scusate...), il resto della permanenza è stato una baraonda di giostre, code allucinanti e shopping sfrenato, ma anche nella mischia più fitta (tipo la sera per la parata...) l’atmosfera spensierata e festosa non è mai venuta meno di fronte allo stress, e la cosa più evidente in questa esperienza è che i bambini più belli, più sorridenti e più capricciosi a Disneyland sono proprio gli adulti.
Ho visto mamme litigare con le figlie perchè queste ultime erano sfrante dalla stanchezza di gironzolare e fare la fila, ma le mamme erano ancora gasatissime e volevano andare a tutti i costi sulle montagne russe di Indiana Jones, o a prendere il thè nella ‘Capanna di Cenerentola’, o andare alla ‘Taverna di Mangiafuoco’ a vedere lo spogliarello di tutti i principi azzurri della Disney.
No dai, questa è una bugia.... Ma ci starebbe bene...
E poi di fuori, mentre fai la fila, passerebbe Crudelia Demon (altra alcoolizzata ormai dall’altra parte della cirrosi epatica che non dà segni di voler tornare), con vassoi carichi di cocktails....
E poi il sole... La musica di innumerevoli caroselli carichi di bambini, il profumo dello zucchero filato e gli angoli appartati e tranquilli, dove sedersi e guardare tutto dall’esterno, come fosse un gigantesco caleidoscopio sempre in movimento.
Disneyland, a parte il mio scetticismo e la paranoia da genitore iperprotettivo, ha vinto, ed ha lasciato un po’ di polvere di stelle sui miei capelli. O ciò che ne resta (dei capelli intendo...).
Tra un mini-panino ed un vasetto di yogurt comunque ce la siamo cavati e, dopo due giorni, siamo tornati a casa carichi di tutti i personaggi concepiti da Walt Disney, tazze, magliette, peluches, giocattoli. 
Praticamente ora potrei aprire una piccola succursale di Disneyland qui a Chelsea, dove l’unica attrazione sarei io. 
“L’uomo che ti lega al seggiolone e si dà fuoco per farti mangiare”. 
Praticamente un lungo tunnel dell’orrore. Mi finanziate?
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TQF x