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Sotto alla Corona

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Da qualche parte a Londra, in una casa georgiana circondata da un meraviglioso giardino in fiore, sotto un gazebo coperto di glicine, un signore sulla sessantina, elegante e di bella presenza, si accinge a prendere il thé con un giovanotto alto come un corazziere e bello come i principi delle favole. 
Il capello scuro e folto, il viso dolce ma maschile. Avrà sì e no vent’anni.
Indossa jeans e camicia e giocherella col telefonino sul tavolo mentre fa conversazione.
Il signore versa il thé.
‘Metti via quell’affare per favore.... Su, dimmi... Allora? Questa ragazza ce la farai conoscere prima o poi o è cambiata di nuovo?’
‘Lascia perdere va... Ho troppo a cui pensare ultimamente per tener dietro anche alla mia vita sentimentale....’ risponde il giovane.
‘Eeeeh... Quanto la fai lunga.... Basta che dici che la hai mollata per un’altra e via...’
‘Veramente siamo ancora insieme... È quasi un anno!!’ ribatte il giovane
‘E allora? Cos’ha? Tre tette? La coda? Veste in acrilico? Oddio... Non veste in acrilico vero? Quella mi si appiccica al televisore appena ci passa davanti...’
‘E smettila!’ ridacchia il ragazzo, ‘Alice è una persona fantastica.... Solo che... Sai... Non so come la prenderà...’ conclude il giovane guardando verso la casa con apprensione.

Mentre finisco il mio prossimo articolo arrancando tra le poche ore di sonno ed un figlio che ogni giorno diventa sempre più simile a Vlad l'Impalatore, volevo farvi partecipi della mia nuova 'scappatella con articolo' nel web. Questa volta con 'Le Nuove Mamme', un sito ideato e realizzato dalla mia amica Luana Troncanetti. Un punto d'incontro, di confronto e di supporto per tutti noi genitori.
Da notare con piacere la presenza 'en masse' di diversi papà!! Il riscatto è iniziato!
Davvero strabiliante Luana!
Bravissima e grazie di avermi reso partecipe del lancio di 'Le Nuove Mamme'!
E voi?
Ancora qui?
Correte a leggere!

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Una mattina di settembre in un paesino di campagna, nel 1950.

“Rita! Lucia! Ma dove andate?” grida la bambina dal pianerottolo scalcinato di casa
“A scuola!!” rispondono le due bimbe per la strada, accompagnate dalle rispettive mamme.
“Dove?” la bambina chiede con un’espressione interrogativa sul viso
“A scuola!!” è la risposta, gridata di ritorno dalle bimbe ormai sparite in cima alla via.
A scuola.
La bambina ha appena cinque anni ed è mia madre.

Avete mai delle giornate in cui sentite che siete 'voi contro il mondo'? 
No, dico, sul serio.... 
Vi svegliate, arrancate verso il bagno col nano aggrappato ad una gamba, cercando di soffocare la voce insistente che vi grida dal basso perchè vuole il trenino che nottetempo si è portato nel vostro lettone e che vi si è conficcato tra le chiappe tutta la notte, vi guardate allo specchio e notate che avete dei pori grandi come i sottotazza del bar.

Le occhiaie sono munite di maniglia e borchie ed avete i capelli appiccicati al cranio solo da una parte della testa mentre dall’altra sono sparati come se vi foste pettinati coi petardi.
Cercate ovunque ma trovate una sola ciabatta e, una volta di sotto, scoprite di aver lasciato la porta del surgelatore aperta e c’è Venezia in cucina.

Il caffè è finito, la bottiglia del latte è diventata un ricettacolo di flora e fauna e la prima telefonata che ricevete mentre cercate di mandare giù una tazzina di acqua sporca è vostra madre che decide di litigare in diretta telefonica con vostro padre e cerca supporto morale mentre sbraita.

Su Facebook il bullismo virtuale di due 'amici' vi mette al rogo come insensibile ed ignorante.
Poi vi cancellano dalla lista dei contatti e vi fanno le imboscate nella inbox dicendovi quello che dovreste dire e fare per redimervi dalla vostra vergognosa immagine di stronzo.

Son giornate così che mi squoiano vivo.
Son giornate così che mi sento come se mi fossi ustionato al sole e solamente a sfiorarmi mi fate  male e mi fate incazzare.
E tutto mi soffoca, tutto mi sta stretto, tutto mi sembra troppo.
Son giornate così.

Allora, invece di piangermi addosso e cercare di convincere il mondo che non sono una persona cattiva e che ho i miei motivi per quello che dico e per come lo dico, mi riconsolo con i fuochi d'artificio ed aspetto domani.

Tanto le occhiaie non dureranno per sempre ed alcune persone possono sparire dalle nostre vite con un misero click...


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                                                                                                  (Continua da qui)

Dopo un’interminabile tragitto in macchina attraverso zone di Londra che non riconoscevo, arrivammo in ‘pizzeria’.
Ovvio che nel frattempo M mi aveva bombardato di sms tutti orbitanti attorno ai miei pantaloni ‘schiacciaculo’ come li definiva lui ed alle svariate conseguenti e ipotetiche conclusioni della mia serata.
M mi vedeva, nell’ordine:

  • drogato e venduto sul mercato degli schiavi in Medio Oriente a qualche sultano obeso e ninfomane;
  • portato dallo ‘sfasciacaròzze’ (sempre usando un logismo di suo conio...), dove avrebbero proceduto ad asportarmi i reni, il fegato ed il cuore per il traffico illegale di organi (‘amò, tutto tranne il culo, quello lo danno alle fabbriche per alimenti per i cani e i pantaloni li bruciano...’ );
  • rinchiuso da Mike in uno sgabuzzino con altre due checche isteriche tutte vestite di poliestere che urlano e si picchiano tra di loro e si scompisciano al punto da riuscire a ‘prender fuoco per sfregamento’.

M rimane una delle persone in assoluto più divertenti che io abbia MAI conosciuto.
Ccisua. Quanto gli voglio bene.
Dicevo, arrivammo in un localino pulciaro con le pareti macchiate di nicotina e due banchetti per sedersi: 
RAJ PIZZA PARLOUR.
Adesso prendetemi a selciate se una pizzeria gestita da indiani è classificabile come ‘pizzeria’. 
Sì, sono uno snob. 
Sputateme.
C’era di tutto: pizza al curry, pizza all’ananas e prosciutto, pizza al pollo piccante, pizza breakfast con uova e bacon. Insomma, era chiaro che il locale era una bettola di quarto se non quinto grado dove ogni pietanza era servita su una pizza anzichè su un piatto, il tutto condito di nicotina e puzza di fritto.
“Vedrai! La pizza con le patatine e le nuggets è strepitosa!” mi fa Mike, tutto sorridente.
Era stupendo quando sorrideva, malgrado tutto.
“Oh... Immagino.... ma mi sa che io prendo una Margherita....” rispondo io guardandomi intorno, immaginando il mio maglioncino di Prada che assorbiva gli effluvi del locale come una spugna.
‘Se lo metto a bagno in acqua calda adesso ci posso fare il brodo’ pensavo tra me e me con disgusto...
“Margherita? Cos’è?” mi fa il tipo dietro il bancone
“Solo pomodoro e mozzarella.... Magari anche un paio di foglioline di basilico?” cerco di spiegare io
“Oh... Ok.... Vediamo.... La mozzarella non ce l’abbiamo, posso metterci del cheddar, che è simile no? Sempre formaggio è....” mi fa il tipo “ niente basilico, ma ci posso mettere delle foglie di curry.... Dovrebbe starci bene....” insomma, Raj di pizza non capiva una ceppa.
“Guarda, mettici solo il pomodoro e due dadini di cheddar allora, grazie...” mi rassegno io.
“Ti piace la roba blanda...” mi risponde Raj sarcasticamente
“No, mi piace la roba commestibile!” protesto io tra i denti, senza farmi sentire.
Mike aveva scelto la pizza con sopra patatine e nuggets di pollo. Una roba che neanche ad inventarsela, ma d’altronde, dopo aver dato una sbirciatina al menù, mi resi conto che un locale che offre come dessert le barrette di Mars fritte dorate (!!!), può rigurgitare di tutto. Anche la pizza ai fondi di lavandino.
Prima sassata in bocca: al momento di pagare Mike si fa avanti e mi dice
“Senti, non te la prendere ma a me non piace pagare per il cibo degli altri, sono fatto così..” (queste parole sono citate alla lettera. Svenite pure se volete. Io lo ho quasi fatto per l’imbarazzo. Per amor di precisione vi dò pure la versione in lingua originale: “Listen, I hope you don’t mind, but I don’t like to pay for anybody’s food but my own. It’s just the way I am.” Provate pure a tradurla in maniera da farla suonare più carina...).
Della serie, chi cazzo ti ha chiesto niente? Ma sorvolai. Di nuovo.
“Ci fermiamo qui a mangiare o preferisci che andiamo da me?” mi fa lui con aria del tutto indifferente.
Ed io pensai ‘Che faccio adesso? Mi siedo sul banchetto unto che di sicuro mi si appiccicherà sotto al sedere e cercherò di mangiare la pizza tenendola in bilico sulle ginocchia, coprendomi di macchie di grasso o me ne vado a casa di un potenziale Norman Bates probabilmente con tanto di mamma mummificata legata alla sedia della cucina?’.
“Andiamo da te!” rispondo istantaneamente.
Nel frattempo aggiorno M via sms sui miei spostamenti.
M- ‘NO! NON ANDARE DA LUI!! MA SEI FUORI?’
Io- ‘M, io eviterei, ma mi ha portato a mangiare in Purgatorio...’
M- ‘PURCIARO! Va a finire che ti fa pure lavare a mano le lenzuola del letto domattina..’
Io- ‘M, stasera io TORNO A CASA! Ma per chi mi hai preso?’
M- ‘Hai ragione... Con quei pantaloni secondo me ti fa pure lavare i piatti e tagliare l’erba in giardino... SE SENTI DELLE URLA PROVENIENTI DALLO SGABUZZINO SONO LE DUE MATTE IN SINTETICO... OMO AVVISATO...’
La casetta era totalmete anonima con garage incorporato e giardinetto davanti e dietro. Una delle 25.000 nella schiera di cui faceva parte.
“Orpo! Quante casette tutte uguali! Scommetto che se non sei astemio, tornare a casa dopo una nottata di bisboccia non è cosa facile...” cerco di fare il simpatico
“Sono astemio..” fa lui secco “... e la mia casa è l’unica senza fiori nel giardino...” 
(Che culo.)
Adesso iniziavano a girarmi le palle.
Sarai pure caruccio, ma figlio mio, sei un pulciaro e c’hai lo stesso senso dell’umorismo dell’abbacchio la mattina di Pasqua.
E ‘ste pizza mi bruciano le mani. E puzzo come il fegato alla veneta. 
All’interno della casa, l’ambiente era spartano a dir poco. Avrei voluto con tutte le mie forze poterlo definire minimalista, ma la verità è che era semplicemente mezzo vuoto. 
E abbastanza freddo.
In compenso però le pareti erano un fottìo di fotografie e ritratti che neanche al Verano.
Ma vabbè.
Io ero disperato di vederlo in mutande. Lo posso confessare?
Il tipo aveva dalla sua parte l’aspetto fisico, e per ora potevo passare sopra alla mancanza di humour ed ai gusti schifosi in materia di pizza ed alla strettezza delle sue tasche..
“Togliti le scarpe, il pavimento è pulito...” mi dice lui al momento di entrare.
Io pregavo di aver su un paio di calzini senza buchi.
Le cose precipitarono disastrosamente durante la cena.
Ci sedemmo tête à tête di fronte alle rispettive pizze, niente sottofondo musicale (la musica a cena gli dà fastidio...) niente TV (perchè tanto danno tutte cazzate...). 
Tutto era così silenzioso che potevo sentirlo respirare mentre masticava.
Romantico.
Quasi quanto tagliarsi le unghie dei piedi.
Ebbi modo di guadarlo da vicino.
Mike era innegabilmente attraente, ma c’era qualcosa di strano.
Sarà stato il modo in cui tagliava la pizza, con precisione , come se stesse effettuando un intervento di neurochirurgia, o forse il modo in cui posava il suo bicchiere sul tavolo, esattamente nello stesso punto, anche controllandone ripetutamente l’esattezza.
Tra un sorrisino ed un aneddoto, per rompere il muro di gelo tra noi ed il disagio di cui ero preda, ebbi la sciagurata idea di ‘pizzicargli’ una patatina dalla pizza.
Non lo avessi mai fatto.
“Beh ma allora mangiatela tutta no? Dopo che la hai schifata adesso te la mangi pure?” mi fa lui scattando in piedi, seccatissimo.
Io ero rimasto pietrificato di mortificazione ed avvampavo di imbarazzo.
“Oh.... Scusa.... Era solo per... Niente.... Scusa...” continuavo a dire, ma lui sbotta a ridere come un imbecille (il sorriso stupendo era già sfumato) e mi fa:
“Vedi che ho anch’io un senso dell’umorismo?” e così dicendo afferra una manciata di patatine e me le tira addosso come se fosse la cosa più divertente del creato.
‘Vabbè, questo è bi-polare.... anzi.... tri-polare.... porcogiuda e adesso come ci torno a casa?’ pensai in un lampo.
Ovvio che Mike era single. 
Mike era uno schizzato, tipo i quadri di Pollock, ma più incasinato e senza valore artistico.
Decisi di navigare la serata con cautela, senza perdere d’occhio l’orologio che mi indicava quanto tempo avessi prima dell’ultimo treno della metro che mi riportasse a casa.
Approfittando di un momento in cui sui si era allontanato per prendere delle bibite dal frigo, mi guardai intorno e, guidato dal mio senso estetico, mi capitò di notare due bellissimi vasi gemelli sulla mensola del camino.
Erano splendidi davvero. Forse alabastro, o magari anche onice bianco. Una profusione di fiori e foglie scolpiti in bassorilievo, che sembravano uscire dal nulla. 
“Wow Mike! Questi due vasi sono davvero belli!” dissi alzando il tono della voce perché mi sentisse dalla cucina, ed istintivamente ne presi uno in mano, notando che l’apertura era sigillata.
Quando mi voltai. Mike era lì in piedi con due lattine di Coca.
“Quelli sono mia madre e mio padre..” mi disse in tono grave
“Ah! Bel regalo! E dove vivono i tuoi? Qui vicino?” risposi sbadatamente
“NO! QUELLI SONO MIA MADRE E MIO PADRE! ADESSO RIMETTI MAMMA A POSTO PER FAVORE?” mi grida lui, sbattendo le lattine sul tavolo.
Erano urne cinerarie.
Erano le ceneri dei genitori, e lui se le teneva sul caminetto come fossero due vasetti comprati dal cinese.
Mortacci sua.
Immediatamente posai il vaso sulla mensola, come fosse stato bollente e Mike, con meticolosa furia, si precipitò a lucidarlo con la manica del maglione, bisbigliando qualcosa che grazie a Dio non potevo sentire.
Forse qualcosa tipo ‘Non ti preoccupare madre mia, ti vendicherò, da domani ci sarà un altro vasetto di cenere qui tra voi.... Giusto il tempo di mettergli un po’ di Propofol nella Cocacola ed è fatta....’ .
Passi il senso dell’umorismo da becchino, passino i gusti alimentari da cassonetto e le tasche strette come le narici della Kidman, ma i cadaveri sul caminetto erano troppo.
E non mi frega niente se sono i tuoi genitori o tutti i Sette Nani.
Che modo del cavolo di incontrare il resto della sua famiglia (... o i resti...).
No dai, sul serio, per me era roba da scappare a gambe levate. Ed era lui a farmi più paura. Adesso era tutto sudaticcio e visibilmente irritato. Mi sentivo davvero ‘persona non grata’.
Mike decise che la cena era finita, si limitò a sparecchiare raccogliendo gli avanzi in un sacchetto di plastica, indipendentemente dal fatto che le pizze erano neanche a metà e io stavo ancora morendo di fame.
Il tutto senza guardarmi. Senza proferir parola.
Io non osavo parlare.
‘Ecco, adesso va in cucina, prende la mannaretta che tiene nel cassetto e mi fa a spezzatino...’ immaginavo io ansimando.
Si mise a lavare i piatti, di schiena, sempre in silenzio.
Era troppo.
“Ti dispiace se fumo?” gli chiesi con un filo di voce
“Vai fuori...” mi risponde lui senza girarsi.
Non me lo sono fatto dire due volte.
Afferrai il giubbotto, il telefono, le scarpe e mi fiondai dalla porta. 
Fanculo Mike, fanculo Mary, fanculo la pizza dell’indiano zozzo e fanculo pure i vasi.
Io me ne vado a casa.
Lo lasciai lì, a lavar piatti e me la detti a gambe.
Chiesi al primo passante dov’era la più vicina stazione della metro, finisce che ero a Leytonstone, neanche troppo fuori Londra, ma comunque un postaccio così presi un taxi.
Lo shock mi aspettava sotto casa.
Mike, era già lì, appoggiato alla macchina direttamente davanti alla porta di casa mia.
Aveva in mano la rosa che gli avevo regalato ed un sacchetto di plastica azzurro. Ghignava come uno psicopatico.
Non volevo scendere dal taxi, ma dovetti.
Mi avvicinai, guardandomi intorno per assicurarmi che ci fosse altra gente in giro.
Mi stavo cagando addosso.
“Scusa per prima, ma...” cercai di fare ammenda, ma in una mossa del tutto imprevista lui mi lancia la rosa, gli avanzi della pizza e le lattine vuote di Cocacola.
“ITALIANO DI MERDA!” mi grida sputando per terra e salendo in macchina per poi partire in quarta.

Rimasi lì, col cuore che mi batteva a tremila e le gambe che mi tremavano. Mi veniva da piangere per l’imbarazzo.
Mike era spostato di brutto ed ero stato un coglione a buttarmi a capo fitto in una blind-date del genere. 
Ero coperto di macchie di pomodoro. Bel modo di concludere un incontro galante.
Porca troia.
Trovai M che era pronto per uscire e, vedendomi di ritorno così presto ed in quello stato, mi fece una lavata di capo memorabile, ed aveva ragione.
Lunedì Mary la dovevo appiccicare al muro, anche se la colpa era tutta mia.
In realtà lei si mostrò altrettanto scioccata. Ma che ci volete fare? 
Le sue intenzioni erano buone, e la via per l’inferno, si sa,  è lastricata di buone intenzioni. 
Ok, in questo caso la strada era più uno snodo autostradale e l'inferno era una pizzeria intonacata con grasso animale, con due miseri banchetti appiccicosi su cui sedersi a mangiare monnezza, ma vabbè.
Lezione imparata.
In ogni caso, secondo M, l’unica cosa sicura era che io sono 'cretino come La Marini':
“ Eppoi scusa eh, più chiaro di così? Mike si è dimostrato totalmente refrattario ai tuoi pantaloni schiacciaculo, e già lí dovevi capire che non andava... Cioè, pure te sei de coccio amó...”
Bastarda serva.
Io ed i miei amici ancora ci ridiamo, ma in privato, quando ci ripenso, mi vengono i brividi.
Ripeto, mortacci sua!
TQF xx



P.S.
Giusto per la cronaca, i miei pantaloni erano fighissimi e ancora ce li ho nell'armadio. Ahimé, le patacche di grasso 'post-date' sono ancora lì... Indelebili, così come il ghigno di Mike...





Anni fa, prima che Steven mi rendesse un uomo onesto, ero single, arrapato e sempre in giro. Nel senso, una volta, due taglie in meno ed un bel po' di sfacciataggine in più, il tutto condito dal metabolismo veloce e dall'incoscienza della gioventù, rincorrevo i piaceri edonistici ogni fine settimana e non mi vergogno di dirlo: mi sono divertito come pochi....
Adesso risparmiatemi le battutacce sceme sul dover mettere la testa a posto perchè quando si diventa genitori non è più opportuno abbandonarsi a certe frivolezze. Stiamo parlando di 12 anni fa.
No dico, non è che io sia nato con prole già attaccata alla schiena come quel mammifero tropicale di cui mi sfugge il nome che sembra una pantegana.
Insomma, preamboli a parte, ero sempre a caccia (perchè l’uomo è cacciatore e l’omo pure, solo che si veste meglio per l’occasione...). Ma d’altronde cosa vi aspettereste da un ventiduenne fresco fresco dalla fabbrica del cattolicesimo militante che è l’Italia, appena approdato a Londra ed a briglia sciolta?
Ecco. Vi siete fatti un’idea.
Nella mia ricerca di ‘avventure’ ed ‘esperienze’, ma anche e soprattutto di ‘amore’, mi è capitato di uscire con la maggior parte dei mentecatti in giro per la città.
No, sul serio, doveva esserci un botteghino per strada da qualche parte a Londra dove distribuivano i miei dettagli personali agli instabili in cerca di amore.
Li attraevo come il miele attrae Winnie the Poo.
Per farvi dei brevi esempi, uno dei miei spasimanti è finito in galera la sera stessa che lo aspettavo a casa per cena. Dopo aver sgobbato sui fornelli tutto il giorno lui non si presenta. 
Scomparso.
Mi informa dieci giorni dopo per telefono che era dentro. 
Io lo avevo dato per morto. L' unica scusa valida per avermi dato buca. 
Sfortunatamente invece (lui era un infermiere), si era fatto beccare a falsificare una ricetta medica per ottenere steroidi anabolizzanti per la palestra. Che coglione. 
Avesse almeno tentato una rapina a mano armata a quest'ora potrei starmene a contare i pippi, altro che fare le ore piccole a scrivere 'sto blog.....
Ancora rido. Un altro, incontrato dietro insistenza di un’amica in comune che giurava avremmo fatto faville, aveva l’alito che sapeva di salame ed una scucchia (per i non-romani, leggi ‘mento pronunciato’) che sembrava un cassetto del comò lasciato mezzo aperto. 
Collezionava biglietti del cinema di film che non aveva visto (no, non li raccattava dalle pattumiere dell’Odeon, lui pagava il biglietto ma non entrava. Un genio.)
Un altro ancora, dopo tutta una serata passata a farci gli occhi dolci ed a parlare con doppi sensi che neanche in un film di Alvaro Vitali, se ne esce dicendo che era 'più etero che gay' (???) e voleva solo ‘provare’ cosa significasse flirtare con un uomo. 
Poi perché non lo saprò mai, ma avrei avuto più rispetto per lui se mi avesse detto chiaro e tondo che non ero il suo tipo.
Poi ho incontrato Michael.
Michael incorpora l’essenza delle psicosi alla ‘Baby Jane’ e dietro un’apparenza pressochè perfetta si annidavano, comodamente seduti l’uno di fianco all’altro: Barbablù, Hannibal Lechter, Franco e Ciccio e Moira Orfei.
No, voglio dire, era fuori come i terrazzini.
Iniziò tutto grazie alla sua ex coinquilina Mary con la quale lavoravo da Prada.
“Ah, è come mio fratello! Dovresti conoscerlo! Andreste così d’accordo!”
“È così attraente e dolce! Ora vive da solo! Non riesce a trovare l’anima gemella...” (ccitua, e te credo.....) 
“Secondo me fareste faville!” (giusto se provasse a darmi fuoco...)
Insomma, la tizia era del tutto convinta che io e Michael saremmo diventati gli Angelina e Brad della comunità gay.
Ero titubante, l’idea di un’altra blind-date fallimentare non mi allettava per niente, ma poi Mary produsse dal suo portafogli una foto del fratellone e mi convinsi subito.
Sì, sono superficiale. Ma scusate, e qui mi rivolgo ai maschietti, voi potete fare le classifiche su chi è più 'fattibile' in base alla misura del reggiseno e io no?
Ambè.

Michael era un gran bel pezzo di marcantonio.
Altissimo, con le spalle che sembravano un divano a due posti e la faccia da bravo ragazzo. 
Il capello castano chiaro, gli occhi azzurri e poi la riga da una parte e la camicetta sotto al maglioncino a girocollo che facevano così Ivy League... 

Niente mascellone a tagliola per orsi bruni in vista o punti neri da unire dall’1 al 96....
“Ma gli puzza mica l’alito di salame? I piedi? Le ascelle?” chiesi a Mary
“No... perchè?” mi risponde lei attonita
“Niente va.... Dammi il suo numero!” 
“Eh no.... Prima mi dai una tua foto da fargli vedere, poi se anche a lui piaci, combino io la telefonata...” conclude lei.
Ah stronza! Guarda che mi sei venuta tu a cercare mica viceversa! Ma come ti permetti? Se gli piaccio? Ah bella! Guarda che a me mi vengono dietro tutti i casi clinici di Londra sa... Che neanche fossi la Madonna delle Grazie in processione...  
“Una fototessera va bene?” faccio io con voce tremula.
Il giorno dopo Mary era euforica:

“Oh darling! Mike è al settimo cielo! Dice che sei carinissimo e si chiedeva addirittura se ci fosse qualche motivo particolare per cui tu non avessi già il ragazzo.... Anche lui sospettoso!! Vedi che siete uguali?” (mavaff...)
Durante la pausa pranzo ricevetti la telefonata di Mike.
Una voce che avrebbe squagliato l’Antartide. Ero già in fissa. Era simpatico, aveva la risata facile e sembrava incarnare alla perfezione il fantomatico ed agognato ‘Uomo Profiteroles’: dolce ma con le palle.
Ad ogni risata telefonica io immaginavo due file perfette di denti bianchissimi, incorniciate da due labbroni formato Würstel Vismara e la barbetta di tre giorni.
Un bono da zompo e da scavalco. E voleva uscire con me! 
Ricordo il senso di anticipazione per quel sabato sera. Tutta la settimana passata a scambiarsi sms carini, senza voler sembrare troppo disperati, ma lasciando comunque intendere che ero ben disposto all’incontro (...o che annaspavo, travolto da una tsunami di ormoni..).
Poi il sabato arrivò e mi ritrovai alle 20.00 sotto casa, tutto tirato a lucido a fumare come i condannati a morte ed a giocherellare con la rosa rossa che gli avevo comprato e che tenevo in mano. 

"Ecco con 'sta rosa sembri proprio la Fata Turchese..." mi disse M, il mio migliore amico e coinquilino guardandomi dalla finestra "...e porti pure quei pantaloni che ti fanno il culo basso... Stasera secondo me ti scarica sulla tangenziale e mi tocca venirti a cercare con la protezione civile....".
M era preoccupato, come al solito, che io non mi ficcassi in qualche casino. Lui è stato sempre contrario alle blind-dates. Vede troppi film dell'orrore.
"Smettila carogna... Ti messaggio durante la serata così chiami la polizia ok?" scherzo io.
Mike aveva insistito per venirmi a prendere in macchina.
“Ma non arriva.... Mi ha dato buca.... Era troppo bello per essere vero.... Ecco... ha capito che non sono alto 1.90... Ecco, lo sapevo.... Eh ma lunedì Mary la sdereno....” 
"Sono quei pantaloni! Brutti che portano male pure a chi ti guarda il culo... AHAHAHA!" M continua dalla finestra
"C'hai il culo di Medusa! Ti pietrifica all'istante! AHAHAHAHAHA!" si sganascia lui dalla finestra.
"Ahò, ma te ne vai? Mo' te tiro i zoccoli!" rispondo io ridendo e ciucciandomi via 12.000 sigarette al minuto.
"Dai, sto attento..." lo rassicuro io.
Poi da dietro l’angolo arrivò questa BMW nera luccicante e dal finestrino che si abbassava silenziosamente spuntò il viso sorridente del mio principe azzurro.
Era venuto!
Era altissimo, giacca di velluto a coste blu e jeans. Profumava di dopobarba ed aveva i capelli leccati all’indietro da fighetto.
E lo era.
Un figone. 
Sentii un "YUUUUHUUU!!" che era di sicuro quella serva di M che faceva lo scemo da dietro la finestra, ma quando mi girai per fargli gli occhiacci, era già sparito.

Mi infilai in macchina sorridendo come lo Stregatto di Alice nel Paese delle meraviglie e gli porsi la rosa.
“Per te!” sorrisi
“Mettila lì dietro per favore” fu la risposta di Mike.
Non la guardò neanche, ma decisi che era perchè aveva occhi solo per me, o forse faceva troppo il maschio duro, e buttai la rosa sul sedile posteriore.
“Dovresti smetterla di fumare... Baciare un fumatore è come leccare un portacenere sporco...” mi fa lui serio, forse nascondendo intenzionalmente il tono ironico. 
O forse no.
‘Ammazza, cominciamo bene...’ penso io buttandomi in bocca 15 Vigorsol gusto 'Menta Artica', abbastanza da farsi venire la piorrea.
Ci avviammo in mezzo al traffico cittadino del sabato sera.
Parlammo di niente, chiacchiere di circostanza tra quasi-sconosciuti. 
Lui aspirante avvocato, appassionato di canoa e campeggio.
Io aspirante fashion designer, e ovviamente interessatissimo a canoa e campeggio.
“Ti va di mangiare qualcosa?” chiede lui
“Certo, con piacere.... Dove andiamo?” 
“Se ti piace la pizza conosco un posticino vicino casa mia che è fantastico!” fa lui
“Ok! Ma sappi che in fatto di pizza, in quanto italiano, sono molto esigente!” rispondo io scherzando
“Perchè? Non credi che il posto sia buono? Adesso la pizza buona esiste solo in Italia?” mi fa lui serio
“No dai.. Scherzavo...” arrossisco, imbarazzato ( il suo senso dell'umorismo è stato ovviamente espulso alla nascita con la placenta...).
“Ah, ok...” risponde lui continuando a guidare e facendo una risata forzata, come se avesse finalmente afferrato l’ironia che gli era passata vicino a 300 Km all’ora.
‘Che fregna moscia questo...’ continuo a pensare sollevando un sopracciglio e guardando fuori dal finestrino ‘se continua così qui finisco davvero in cinque piccole valigie sparpagliate sull’autostrada....’
Arriva il primo SMS di M: 'Se le cose si mettono male, girati di culo che lo pietrifichi! LOL :0D'

"Oh Signore... " penso io guardando l'orologio. "Questa sarà una lunga serata."





Un paio di posts fa parlavo del fatto che io creda al soprannaturale.
Credo in una dimensione in cui chi non è più con noi continua a vivere una vita simile a quella terrena, ma con il bonus aggiunto di poter ancora ficcanasare nelle nostre vite, guidandoci ed proteggendoci affinché le cose vadano per il verso giusto (se trattasi di persona cara e rimpianta) o trascinandoci dai nostri letti nel mezzo della notte per riempirci di mazzate (se invece si tratta di un morammazzato per la cui morte avete festeggiato con tutto il condominio... VERGOGNA!).







Qualche anno fa , nel 2003, abbiamo affrontato la perdita della mamma di Steven. Marlene non ha avuto il lusso di una morte istantanea ed indolore. La malattia si era protratta per mesi ed alla fine è stato come se il corpo avesse deciso di smettere di combattere, esausto.
Sono stati momenti terribili, per lui, per me, per noi come coppia. La perdita di un amore così assoluto come quello di una madre ci aveva spinto alla quasi separazione. Steven non riusciva a trovare conforto in niente, perché niente poteva riempire la voragine di dolore che gli si era aperta dentro e che lui riusciva a mala pena a sfuggire buttandosi a capofitto nel lavoro dopo appena una settimana dal funerale.

Mi parlava in lacrime del freddo che sentiva venirgli da dentro, un freddo che non conosce fuoco, o abbraccio, o amplesso amoroso.
Una parte della sua anima era morta insieme a sua madre e non c’era nulla che io potessi fare per trattenerla, per riscaldarla e riportarla alla vita.
Siamo comunque riusciti a superare quel difficilissimo momento, ed è verissimo quando dicono che quello che non ti distrugge ti rafforza.



Negli anni a seguire la scomparsa di mia suocera, ci sono state occasioni in cui in casa abbiamo avvertito la sua presenza (particolarmente appena dopo sposati): luci che si accendono e spengono da sole, (anche ripetutamente su richiesta), il volume dello stereo che impenna improvvisamente e ritorna ai livelli normali solo quando suonano certe canzoni, le improvvise zaffate del profumo che indossava lei, così, dal nulla, ma cosí intense da lasciarti in lacrime.

Insomma, ci siamo accomodati sul fatto che Marlene è ancora tra di noi, ed un po’ per l’evidenza, un po’ perché ci piace credere che sia così, ogni tanto le parliamo a voce alta, come a voler farla partecipe di quello che succede. Specialmente io, che le parlo solo in italiano dal momento che nell’aldilà capiscono tutte le lingue (io lo spero, sennò immaginate che sòla e che palle che ‘sta poraccia si deve fà ogni volta che attacco la pippa...):
“Ma io dico, un figlio con un po’ più di cervello non lo potevi fare?”
“Senti, stanotte non mi venire a tirare i piedi che quella strillata lui se la meritava e basta!”
“Guarda che se non impara a raccogliersi i calzini dal pavimento poi dico a tutti che lo hai viziato capito? E i calzini li brucio.”
“Lo dovevi massacrà di legnate da piccolo!!” 
“Guarda che bel  nipotino che hai... Scommetto che ti sembra di rivedere Steven da piccolo.... C’ ha la stessa capoccia di tufo...”.



E così via. Tutto in tono bonario ovviamente, non sia mai che mi venisse davvero a buttare dal letto di notte, magari quando Steven viaggia e sono da solo... No no dai....
Insomma, un po’ per gioco un po’ per amore, ecco quello che succede.
Ma ultimamente ci siamo dovuti ricredere ed ammettere che forse è tutto più reale di quanto non pensassimo.
È successo la prima volta un mesetto fa.
Eravamo al cimitero, armati di secchio d’acqua saponata, fiori freschi, spugna e tanta buona volontà.
La luce trasversale di settembre era a dir poco spettacolare tra i vecchi alberi e le lapidi diroccate.
Una folla silenziosa di angeli di pietra dal viso slavato dalla pioggia, con le ali già smangiate di verderame ed il muschio sui piedi.
Nel giro di mezz’ora il granito nero della lapide era pulito e lucido che ti ci potevi specchiare.
Noi non abbiamo ancora affrontato il discorso ‘morte’ con Gabriel. Ovviamente è ancora troppo piccolo anche per far domande a riguardo. 
Semplicemente andiamo al cimitero, facciamo quel che dobbiamo fare mentre G scorrazza tra le lapidi e indica ogni angelo di marmo dicendo ‘Cucù! Cucù!’ (che è il verso che fanno le tortore nel giardino di nonna, quindi l’associazione angelo/pennuto/cucù è pressochè automatica per lui...).





Quel pomeriggio però, al momento di rientrare in macchina, parcheggiata a cinque minuti dalla tomba, G non ne voleva sapere di entrare e sedersi al suo posto.
Voleva invece tornare sulla tomba di Nanny Marlene.
“Amore, ma ci siamo appena stati.... Hai visto che bei fiori che abbiamo lasciato?”
Non c’erano santi. Dovemmo tornare sulla tomba dove scoprimmo, con nostro sommo stupore, che il vaso di fiori era stato rovesciato (dal vento senza dubbio...) e che Gabriel voleva che lo vedessimo.
Indicava il vaso tutto soddisfatto “Eh... Eh...” intimandoci di fare qualcosa.
Ma come faceva lui a sapere che il vaso si era rovesciato?
Il bello venne al momento di andarsene. 
Avevamo fatto forse 50 metri e G di botto si gira verso la tomba in lontananza e fa “Bye bye!” con tanto di manina e sorriso.





Steven aveva gli occhi pieni di lacrime.
Raccolse Gabriel in un grande abbraccio e gli coprì il visetto di baci. Io avevo il cuore in gola e lo sentivo battere quasi come se volesse schizzarmi fuori dalla bocca.
Non ne parlammo per niente, né in macchina, né a casa, ma da quel pomeriggio, G non va a dormire se non dà prima un bacetto alla foto di Nanny Marlene che ha in cameretta.
Giusto la scorsa settimana per gioco gli chiesi
“Amore ma chi è questa signora?” lui mi sorride e abbassa gli occhi
“È Nanny Marlene! È vero?” lui annuisce con la testa con entusiasmo
“Ma dov’è Nanny Marlene?” e Gabriel indica il fondo del letto.
Non gli ho chiesto più niente e da allora evito di fare lo smargiasso con lei in italiano.
Non si sa mai.

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