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Sotto alla Corona

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Lo stereo sparava Lenny Kravitz “Are you gonna go my way” e l’aria della sera entrava turbolenta e calda dai finestrini spalancati, schiaffeggiandoci col fumo delle nostre sigarette.
“Ahò, ma una macchina con l’aria condizionata no eh?” faccio io sfottendo C alla guida
“Ahò, ma una bella camminata invece tu no eh?” risponde lui sorridendo.
Eravamo lì, un’altra delle nostre serate, a sfottersi a vicenda come i due vecchi amici di sempre.
“Ma che hai in quello zainetto? Devi finire di fare i compiti per caso?” C mi chiede
“Beh, ad essere sincero sono compiti per te....” 
“Compiti? Ma non era il mio regalo?” C mi chiede sopprimendo malamente la curiosità
“Senti, ma dove andiamo a cena?” rispondo io evitando la sua domanda
“Boh.... Intanto avviamoci verso il lago, poi scegliamo.... C’è una marea di locali... Pensavo forse pizza, poi un paio di birrette al pub sul lungolago e poi si va a figa...”
C mi fa, tutto sorridente e soddisfatto del suo piano.
‘A figa?’ penso io.... Oh signore.... Un’altra di quelle serate passate a chiacchierare con qualche ragazza sconosciuta ed a me del tutto indifferente mentre C si faceva pomiciare l’anima dei meglio mortacci suoi..... No..... Adesso basta.  
“Ascolta, ma se ci fermiamo da qualche parte a chiacchierare per un po’? Ti va?” propongo guardando fisso fuori dal finestrino al paesaggio che correva via, oscurandosi col calar del sole.





“E dove? Non lo sai che qui intorno ci sono un sacco di coppiette che vengono a pomiciare..... Non vorrai che ci scambiassero per.... Sai....” tentenna lui, cercando di rimangiarsi le parole di fronte al mio imbarazzo.
C conosceva fin troppo bene i miei problemi diciamo ‘sociali’. Queste parole gli erano davvero scappate di bocca.
“Non mi importa...” rispondo io, serio, stringendogli una spalla istintivamente. 
Questo contatto inaspettato, era tinto di un’intimità troppo forte che fece cadere di mano la sigaretta a C. Era lui adesso ad essere imbarazzato, e io avevo capito.
Dovemmo accostare sulla strada di campagna ormai pressochè buia perchè lui potesse raccogliere il mozzicone ancora ardente da dietro al pedale dell’acceleratore.
Senza pensarci due volte io aprii lo sportello e afferrai il mio zainetto 
“Dai, facciamoci una camminata... Da quassù si vede tutto il lago...”
“Ma che cazzo fai? Dai vieni qui...” C protesta ma poi,  senza parlare, chiude la macchina e mi segue, con un po’ di distanza. 
Io camminavo senza avere idea di dove stessi andando o come avrei aperto il discorso. Le occasionali macchine di passaggio ci illuminavano coi loro fari dando qualche colpetto di clackson. Forse solo per avvertirci di stare attenti a camminare su strada al buio, forse per sfotterci come due pervertiti intenti a nascondersi, ma sicuramente facendoci sentire ancora più a disagio di quanto eravamo già.


“No vabbè, senti, questa cosa è ridicola... Dove cazzo andiamo al buio?” C mi grida da dietro “Torniamo in macchina dai, qui ci mettono sotto se non stiamo attenti!”
Ma proprio nel momento in cui mi ero rassegnato ad abbandonare la mia strana idea, da dietro la curva, la strada divenne asfaltata ed un primo piccolo lampione rischiarava l’ambiente.







Era un piccolo slargo, creato forse da tanti automobilisti che lo avevano usato come sosta per fare delle foto, dal momento che il panorama notturno era bellissimo.
Il muretto di pietre ammassate a secco era basso abbastanza da poter essere scavalcato. Così, senza guardarmi indietro, saltai il muretto e  mi misi a sedere sull’erba con la schiena contro le pietre.
La luce del lampione rendeva tutto surreale: un unico spazio illuminato sospeso nel vuoto, e nella distanza, il lungolago che scintillava di luci e fari di macchine e gazebos di ristoranti e bar illuminati dall’interno.
Il vento portava occasionalmente il suono di qualche performer che si esibiva all’aperto.
Era semplicemente perfetto.
Vergognosamente romantico.
“Vuoi fermarti qui? Sul serio?” C mi fa dall’altra parte del muretto con aria incredula.
“Si dai! Fumiamoci una sigaretta.... Ho anche due birre!!!” ammicco io dal basso aprendo lo zainetto per mostrargli il mio bottino.
“Ah! Ma allora la avevi programmata dall’inizio!! Dai a ‘sto punto vado a prendere la macchina e la metto qui così non ci viene a rompere i coglioni nessuno. Dammi cinque minuti..” C mi fa entusiasta, dileguandosi.
I cinque minuti più lunghi della mia vita. ‘Oddio e adesso? Cosa gli dico? E se la prende male? E se pensa che ho cercato di appartarmi con lui per provarci? Ossignore.... Ma che cazzo faccio? No no.... Questa cosa puzza troppo di tranello.... Non vorrei che lui pensasse che io....” 







Scatto in piedi di botto, deciso a tornare indietro, deciso a mandare a monte tutto, ma trovo C che stava già parcheggiando la macchina e da dietro al volante mi sorrideva facendomi il segno ‘aspetta un attimo’ con la mano. 
Poi sparì per un paio di minuti sotto al cruscotto, emergendone trionfante con una paffuta canna in mano.
“Beh, anche io avevo i miei programmi per stasera....!!! Tah-dah! Io, tu, due birre e Mariuccia Mentuccia! Giusto per farci venire appetito!”.
‘Speriamo sia roba forte’ penso io, accovacciandomi di nuovo addosso al muretto. ‘Dio solo sa se ne avrai bisogno...’
Eravamo lì, soli, a chiacchierare come sempre. Il fumo ci aveva notevolmente rilassato e la conversazione oziava intorno a cose di nessuna importanza. 
Ma C stava aspettando.
Io trangugiai dalla bottiglia l’ultimo sorso di birra rimasto, strinsi le metaforiche chiappe e mi feci avanti
“Questo è il regalo che ti avevo promesso”  e porsi a C il mio zainetto
Senza guardarmi e senza parlare, C iniziò a tirar fuori i miei vecchi diari di scuola, che conosceva fin troppo bene.
Aveva sul viso un’espressione interrogativa.
“Ma.... Perchè me li vorresti regalare? Un tempo ci tenevi ai tuoi diari e a tutti i loro segreti e misteri....” C mi fa in tono derisorio







“Perchè son sempre appartenuti a te....” rispondo io, le parole che mi rotolavano dalla bocca come se avessero aspettato troppo tempo ed ora erano inarrestabili nella loro fuga.
“Dai.... Sfoglia.... Leggi....” aggiungo in fretta, accendendomi un’altra sigaretta.
La successiva ora trascorse pressochè in silenzio. Solo il rumore di qualche macchina di passaggio sulla strada deserta e lo sfogliare delle pagine.
La luce gialla del lampione ci permetteva di leggere ogni cosa senza difficoltà.
Ad un certo punto, da qualche parte a metà strada tra il quarto liceo ed il quinto, C si mise a leggere a voce alta quello che era stato scritto su diverse pagine, dentro una cornicetta di fiori e foglie disegnate con la biro:

MERIDIANO:
Quando il cuore si addormenta, sogna.
Dove la sabbia incontra il mare, in un abbraccio di schiuma e sale, muoiono le ultime stelle della notte, come teneri fiori sotto il sandalo dell’aurora.
Per tutta la notte il  corpo e’ stato preda degli scogli taglienti, delle onde crudeli che si sono divertite a spingermi verso le stelle per poi precipitarmi negli oscuri baratri del mare.
 Il vento beffardo mi ha gridato negli orecchi “lascialo andare, lascialo andare, non ti appartiene…”
Le braccia hanno abbandonato la lotta per trovare un appiglio che potesse salvarmi da questo naufragio ed hanno finalmente ceduto all’eterno movimento delle correnti.
Il mare, silenzioso, mi ha trascinato sotto le stelle per lunghe distanze e nel viaggio ho perso tutto, anche il mio odore.
Il mare mi ha trascinato per lunghe distanze e mi ha gettato di nuovo tra le tue braccia.
Sono giunto qui, nell’ora  che  fa impallidire il cielo, esanime, sconfitto.
Tutto e’ immobile;  l’indaco slavato della notte scolorisce all’orizzonte.
I nostri cuori, come diamanti in mezzo alla sabbia,  come due stelle gemelle in una galassia di frammenti , brillano preziosi l’uno accanto all’altro.
Non ho piu’ poesie da offrirti, mio impossibile amore, non ho piu’ versi da cantare per farti sognare…
Il mare ha annegato le muse del mio cuore, la mia cetra si e’ infranta sugli scogli crudeli della realta’, la mia canzone e’ stanca.
Rimango comunque qui, tra le tue braccia, poiche’ se non c’e’ piu’ luce per me nel mondo,  c’e’ ancora quella dei tuoi occhi, se non c’e’ piu’ un luogo segreto dove il mio capo riposa, c’e’ ancora il tuo petto, se non c’e’ piu’ primavera per me da cantare, c’e’ ancora l’eterna dolcissima stagione del tuo sorriso.
Non lasciarmi andare ancora, tienimi sospeso su questa spiaggia ai margini della mia anima, lontano dai rigori della morale e della logica, lontano dale risa crudeli della realta’. Resta ancora un po’ con me a sognare di relitti e di sirene a cantare le nostre vecchie canzoni, a bere il vino leggero del nostro amore…
Resta e sogna con me, ignorando il sole.
Si innalzera’ spietato, gettando luce sulle nostre illusioni e su di noi, allora mi vedrai con occhi diversi e non ci saranno poesie per salvarmi.
Allora davanti ai tuoi occhi saro’ come sabbia sulla sabbia, come sabbia tra le tue braccia, come sabbia sulla tua pelle e sulle tue labbra.
Te ne andrai, lontano, via da me, via da questo luogo che ho costruito con gli slanci del mio cuore ed io spariro’ come sabbia sulla sabbia.
Un giorno te ne andrai, mio dolce amore, portando via con te l’ultima mia poesia.
Sepolto nel mio cuore il desiderio, che dovunque la vita ti porti, troverai sempre un po’ di sabbia in fondo alle tasche e in fondo al cuore, quella sabbia che non se ne va mai, che si rimescola continuamente, scintillando, quella sabbia che ti ricordera’, quando meno te lo aspetti, di questa spiaggia dove hai tenuto il mio cuore tra le mani e che ti ricordera’ quanto ti ho amato.
Marco ”
Non saprò mai se era l’effetto del fumo o se C aveva finalmente capito tutto, ma alla fine della lettura, aveva il viso sconvolto.








Finsi di non farci caso, per paura di infrangere chissà quale limite, chissà quale segreto, ma mi alzai di scatto, fissando un punto indistinto all’orizzonte.
Il suo silenzio pesava come una lastra di piombo calata sulla notte. Avevo un disperato bisogno di una reazione.
‘Buttami di sotto’ pensavo, ‘Prendimi a cazzotti.... Chiamami frocio.... Quello che ti pare, ma dimmi qualcosa....’ la mia mente si affollava di possibili scenari.
Poi la voce di C uscì dall’ombra come la fiamma di una candela per chi vaga perso nel buio.
“Non credevo mi amassi così tanto...” C esordì, facendomi inghiottire l’aria tra i denti, “Non credevo fosse possibile amare così tanto in silenzio.... Ho sempre pensato....  Sperato che fosse per qualcuno in grado di poterti amare come meriti...  Non so che...” C iniziò a dire, guardando per terra, la testa tra le mani, alla ricerca di qualche parola che gli sfuggiva,
“Non sai il peso che mi hai messo sulle spalle..... Mi vergogno.... Non so che dire... Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di te che nascondevi.... Ho sempre sospettato cosa fosse e mi sono sempre rifiutato di crederci fino in fondo perchè sarebbe stato troppo orribile riconoscere cosa hai dovuto affrontare da solo tutti questi anni... Cosa ti ho fatto passare... Potrei trovare una scusa e dirti che non sapevo niente.... Che ero ignaro del fatto di farti soffrire ogni volta che ti raccontavo di questa ragazza o di quell’altra.... Ma la verità è che lo sapevo.... Sotto sotto lo sapevo... Avevo capito che era l’unica cosa che avesse senso.... Quello che non conoscevo era tutta questa intensità.... Tutta questa bellezza.....” C era visibilmente scosso.
Le sue parole sono tutt’ora tatuate nel mio cervello.
“La bellezza del dolore” aggiungo io, ancora fissando l’orizzonte, il viso slavato dalla paura, bagnato di lacrime,
“Questi versi ti appartengono, parte di quello che sono ti appartiene. Adesso sai chi sono, e non sto chiedendoti di amarmi, ma di accettare la mia scelta di averti amato. E poi so che a modo tuo, mi hai amato anche tu...” la voce mi tremava e minacciava di spezzarsi ad ogni momento, ma continuai,
“ Non posso andare avanti così... Non posso continuare a mentire, ho bisogno di vivere.... HO BISOGNO DI VIVERE!” grido io, il pianto ormai divenuto un singhiozzare ed un tremare incontrollabili.


“Ti chiedo solo due cose: discrezione e amicizia....” aggiungo ricomponendomi “ Sono le uniche due cose di cui ho veramente bisogno adesso....” continuo, sempre senza guardarlo, “E se per qualche motivo ti senti in imbarazzo e preferisci mantenere le distanze da ora in poi, io ti giuro che capisco... Forse lo farei anch’io... In quel caso mantieni almeno la discrezione... Pensa ai miei genitori.....” concludo in tono distaccato e freddo, da vero schizofrenico.





Chiusi gli occhi, li strizzai forte per spremere via la rimanenza delle lacrime e restai lì in piedi, a guardare il vuoto, con lo stesso orrore che provavo nel contemplare il mio futuro, altrettanto buio ed incerto.
Era come se nulla nella mia vita fosse successo prima di quel momento. Non riuscivo a focalizzare la mia attenzione su nient’altro a parte la montagna di incertezza che mi sovrastava.
Mi ero sbarazzato di un peso enorme, ma nello strapparmelo di dosso, avevo strappato via anche la mia pelle, il mio odore e la mia identità.
Dovevo ricominciare da zero.
Dovevo ricostruire tutto ed iniziare a vivere di nuovo. Almeno così pensavo.
Illudendomi del fatto di dover dimenticare tutto quello che ero per far spazio al ‘nuovo’ Marco.
L’aria era immobile, appiccicosa e calda ed all’improvviso, a scuotermi dalla mia trance arrivarono le braccia di C da dietro, a stringermi forte, come non aveva mai fatto in vita sua. Qualsiasi cosa si fosse stretta attorno a noi in quel momento non era amicizia, non era amore, era qualcosa che non saprò mai definire.
Il suo viso sulla mia spalla, guancia a guancia, entrambi a fissare il vuoto.
Io avvampai di imbarazzo e quasi smisi di respirare, pietrificato in quell’abbraccio inaspettato.
“Sono onorato di essere stato amato così tanto, da una persona così speciale...” C mi sussurra, con le labbra così vicine alle mie da non sembrare quasi linguaggio, “Se tu fossi una ragazza, saresti stato la donna della mia vita.... Ma  in questa di vita, dovremo accontentarci di essere migliori amici... E non credere di essere l’unico a pensare che è un peccato... Fortunato sarà il ragazzo che avrà il tuo amore, così intenso, così puro.... Ma non sarò io... E mi ci rode sai.... Io per te ci sarò sempre e voglio che tu ci sia sempre per me, così come sei, perchè sei perfetto così come sei. Ed hai ragione, a modo mio, anch’io ti ho amato.... A modo mio ti amo ancora....” 







Il disagio che stavo provando mi spinse a divincolarmi goffamente dal suo abbraccio e nel movimento, le labbra di C finirono per sfiorare l’angolo della mia bocca.
Ed era tutto lì.... 
In quel distratto, furtivo, accidentale mezzo bacio.... Era tutto lì, il distillato più puro di tutti i miei anni di dolore. 
Giornate passate a versare fiumi di inchiostro, a riempire pagine di versi.
Notti  solitarie, popolate di sogni e desideri. 
Tutto si era concentrato in quel momento.
Ma anche le pagine più sporche della storia di ognuno meritano di essere chiuse a dovere e messe via, al sicuro, e io non avevo intenzione di lasciare in giro questo mio libro, aperto, ad impolverarsi di dubbi, di finte possibilità e di frustrazione. 
Avevo bisogno di chiusura. Un mezzo bacio era solo un mezzo lucchetto per un libro pieno di segreti.
Così, sopraffatto da un impulso che nasceva più dalla disperazione che dal desiderio, afferrai il volto di C, e lo baciai.

Lo baciai come fosse stato l’ultimo bacio sulla terra. Come fosse stato un bacio d’addio. Come se stessi baciando le ultime vestigia del vecchio Marco.... Lo baciai tenendogli il viso tra le mani.... Quel viso a me tanto familiare quanto lo era il mio.... 







Lo baciai ad occhi chiusi, ad occhi strizzati, preparandomi al peggio. 
Sospeso in un momento interminabile.
Quando mi decisi ad aprirli, C mi guardava perplesso.
Poi,  scuotendo la testa mi disse con un sorriso
“Davvero un gran bel coraggio... Andiamo a cena va....”  e mi porse la mano per scavalcare il muretto.
“Adesso io dove la trovo una ragazza come te?” mi dice in tono volutamente derisorio
“...non sono una ragazza...” protesto io, imbarazzatissimo
“Esatto, sappi che questo è l’unico problema...” C conclude alzando gli occhi al cielo.
Non ne abbiamo mai più parlato, ma da quella sera non sono più la stessa persona.
Galleggiavo nelle tiepide acque del consenso.
Un primo bacio mi aveva buttato in alto mare, in preda ai miei desideri e nuove paure.
Un altro bacio mi aveva salvato e riportato a riva, al sicuro.
Non era niente di fisico, non lo era mai stato.
Era più semplicemente amore. 
Amore aveva stretto le sue braccia intorno a me quella sera, permettendomi di trasformare anni di frustrazione e dolore, in qualcosa di bellissimo da portare dentro di noi per il resto della nostra vita.
C rimane il mio migliore amico e di sicuro finirò col disegnare l'abito da sposa della fidanzata. 


Lo ha chiesto lei.



QFx





The stereo blasted Lenny Kravitz "Are you gonna go my way" , the warm, turbulent air of the evening came rolling into the car windows, slapping our faces with the smoke of our cigarettes.
"Hey, cheapskate, what about a car with air conditioning?" I say, teasing C at the drive
"Hey, cheapskate, what about a good walk tonight?" He retorted, smiling.
We were there, another one of our evenings, teasing each other like two old friends.
"And what do you have in your backpack? Do you have to finish your homework or something?" C asks me
"Well, to be honest it’s your homework..."
"Mine? But was it not supposed to be my gift? "C asks me, trying to hide his curiosity
"Where are we going for dinner then??" I reply, avoiding his question
"Dunno.... Meanwhile let’s go towards the lake, then choose .... There is a lot of places there ... I thought maybe pizza first, then a couple of beers at the pub on the lake and then we go looking for the ladies... "
C concluded all smiling and happy with his plan.
'The ladies?' I think .... Oh lord .... Another one of those evenings spent chatting with some random girl, completely indifferent to me, while C gets his face snogged one inch from murder.... No. .... Enough is enough.
"Listen, but what about we stop somewhere here to chat for a while? What do you think?” I propose gazing out the window to the landscape that ran away with the darkening dusk.





"And where? Don’t you know that around here there are a lot of couples who come to make out ..... You don’t want us to be mistook for .... You know ...." He hesitates, trying to retract his words in front of my embarrassment.
C knew all too well my 'social' problems and these words had literally escaped from his mouth.
"I don’t give a damn..." I say seriously, instinctively squeezing his shoulder.
This unexpected contact was tinged with an intimacy so strong and uncalled for that C dropped his cigarette. He was the embarrassed one now, and I understood why.
We had to pull over in the almost dark country road, so that he could pick up the burning cigarette butt from behind the accelerator pedal.
Without thinking twice I opened the door and grabbed my backpack.
"Come on, let's walk ... From up here you can see across the lake... "
“What the fuck are you doing? Where...” C tries to protest, but then shuts his door and starts following me, maintaining a little distance.
I walked with no idea of where I was going or how I was going to open the ‘coming out’ conversation. The occasional passing cars lit us up with their headlights, beeping their horns at us. Perhaps only to warn us to be careful walking on the road in the dark, perhaps to tease us as two perverts trying to hide, but surely making us feel even more uncomfortable than we were.
“Fuck, oh well, look, this thing is ridiculous ... Where the hell are we going in the dark?" C yells at me from behind " Let’s go back to the car, we’re gonna become someone’s roadkill in here if we are not careful!"
But then, just when I had resigned myself to abandon my strange idea, around the bend, the road was now paved and a small lonely streetlight lit the atmosphere. 







It was a small roadside space, created perhaps by many motorists who had used it as a stop to take pictures, since the night view was beautiful.
The dry-stacked stone wall was low enough to be climbed over. So, without looking back, I jumped over the wall and sat down on the grass, on the other side, with my back against the stones.
The street light made everything look surreal: a single illuminated spot in a  huge dark void, and in the distance, the lake that sparkled with lights, the headlights of cars and the gazebos of restaurants and bars lit from within.
The wind carried the sound of some occasional performer playing in the open.
It was just perfect.
Uncomfortably romantic.
"Do you really want to stop here? Are you serious?" C asks from across the wall
"Come on! Let’s have a cigarette.... I also have two beers!" I wink from the bottom of the wall, opening up my backpack to show him my bounty
"Ah! But then you planned this from the beginning!’ he grins, knowingly “ Give me five minutes, I just go get the car and park it here, so that nobody will bother us..." he concluded, vanishing on the other side of the wall.





The longest five minutes of my life. 'Oh God what now? What do I say? And if he takes it badly? And if he thinks that I tried to find a secluded place to make a move on him? Ohmygoodgod.... What the hell do I do now? I don’t want him to think that I...’ I said onto myself  standing up all of a sudden.
 I was now decided to turn back, determined to abort everything, but C was already parking the car and smiled at me from behind the wheel making the sign of 'wait a minute' with his hand. 
Then he disappeared for a couple of minutes under the dashboard, emerging triumphant with a plump joint in his hand.
"Well, I also had my programs for tonight!!! Tah-dah! Me, you, two beers and Mary Mint! Just to build some appetite."
‘I hope it’s strong stuff ' I think, crouching back against the wall. ' God knows you'll need it...'
And so we were there just chatting as always. The smoke had greatly relaxed us and now we lounged around talking about things of no importance, with no notion of time.
But C was waiting. Waiting what this whole thing was really about. 
I gulped down the last swig from the bottle, clenched my metaphorical butt and stepped forward
"This is the gift I promised you..." I blurt out,  giving him my backpack
Without looking and without speaking, C began to pull out my old school diaries he knew all too well.
A quizzical expression on his face.
"But ... Why would you give them to me? At one time you cared for your diaries, and all their secrets and mysteries...." he says C mockingly
"Because they have always belonged to you ...." I replied, the words tumbling from my mouth as if they had waited too long and now were relentless in their escape.
"Come on.... Browse through the pages.... Read...." I add quickly, lighting another cigarette.





The next hour passed almost in silence. Only the sound of some passing car on the deserted street and the soft noise of the pages turning.
The yellow light of the street lamp allowed us to see everything without difficulty.
At some point, somewhere midway between the fourth and fifth high school year, C began to read aloud what was written in a frame of leaves and flowers drawn with the pen:

"MERIDIAN:
When the heart falls asleep, it dreams.
Where the sand meets the sea, in an embrace of foam and salt, the last stars of the night die, like flowers crushed under the soft sandals of dawn.
Throughout the night, the body was prey to the sharp rocks, cruel waves that had fun  pushing me to the stars, and then rush me back into the dark depths of the sea.
The wind was mocking me and shouted in my ears "Let him go, let him go, he’s not yours..."
The arms have abandoned the struggle to find a hold that could save me from this disaster and have finally succumbed to the eternal movement of the currents.
The sea, quietly, pulled me under the stars for long distances, and in the travel I lost everything, even my smell.
The sea pulled me over long distances and I was thrown back in your arms.
I have come here in the hour that makes the sky turn pale, I am lifeless, defeated.
Everything lays still, the indigo of the night fades on the horizon.
Our hearts, like diamonds in the sand, like two twin stars in a galaxy of fragments, shine side by side, precious.
I no longer have poems to offer, I cannot love anymore, I have no more verses to sing to make you dream...
The sea has drowned the muses of my heart, my harp has smashed on the cruel rocks  reality, my song grows tired.
I remain here anyway, in your arms, because if there is no more light in the world for me, there still the light of your eyes, if there’s no more secret places where my head can rest, there is still your chest, if there’s no more springtime for me to sing, there’s still the eternal sweet season of your smile.
Do not let go of me yet, keep me suspended on this beach, on the edge of my soul, away from the rigors of morality and logic, far from the cruel laughter of reality. Lay here with me a while longer, to dream of shipwrecks and sirens, to sing our old songs, drinking the light wine of our love...
Stay with me and my dreams, ignoring the sun.
It will raise ruthless, throwing light on my illusions, then you will see me with different eyes, and there will be no poems to save me.
Right before your eyes I will become like sand in the sand, like sand in your arms, like sand on your skin and on your lips.
You’ll go away, away from me, away from this place that I have built with the impulses of my heart and I will disappear like sand in the sand.
One day you will go, my sweet love, taking away my last poem.
Buried in my heart the wish that, wherever life takes you, there will always be some of that sand at the bottom of your pockets, at the bottom of your heart, that sand that never goes away, which is stirred constantly, sparkling, to remind you, when you least expect it, of this beach where you held my heart in your hands.
To remind you of how much I’ve loved you. 
Marco”



I will never know if it was the effect of smoking or if C had finally understood everything, but at the end of the reading, he was shocked.





I pretended not to notice, for fear of breaking some kind of limit, some secret, but I jumped up, staring at the distance.
His silence was as heavy as a sheet of lead covering the night. I was desperate for a reaction.
‘Push me off this cliff.... Call me queer... Punch me.... Anything..... But say something.... COME ON!’ I thought to myself, impatient.
Then, as welcome as candlelight to who wanders lost in the dark, C’s voice arrived to rescue me from myself:
"I never thought you loved me so much..." C began, making me swallow air between my teeth, "I did not think it was possible to love so much in silence.... I had always hoped it was all for someone who could love you as much as you deserve... You don’t know what weight you put on my shoulders..... I am ashamed .... I do not know ... "C began to say, looking at the ground, his head in his hands, looking for some word that escaped him,
"I do not know what to say ... I always thought there was something you were hiding.... I always suspected what it was and I always refused to believe it, because it was too horrible to acknowledge what you had to tackle all these years... What I put you through... I could find an excuse and tell you that I knew nothing about this.... That I was unaware of the hurt I was causing you every time you saw me with this girl or that girl.... But the truth is that I did know... Deep down I knew ... I knew that was the only thing that made sense... But I did not know all this intensity... All this beauty...”
C was visibly shaken.
"The beauty of pain" I add, still staring at the horizon, the face white-washed by fear, bathed in tears, I carried on,
"These verses belong to you, part of me belongs to you. Now you know who I am, and I'm not asking you to love me, but to accept the choice I had made to love you. And I know that, in your way, you loved me too... I can’t go on like this ... I can’t continue to lie, I need to live .... I NEED TO LIVE! " I cried, now overcome by an uncontrollable sobbing and shaking.
"I ask only two things: discretion and friendship ...." I added without looking at him
"they are the only two things I really need right now...." I said regaining control of my emotions, “and if for some reason you feel embarrassed and prefer to keep your distance from now on, I swear that I understand... In that case, keep at least the discretion... Think  about my parents....." I conclude in a detached and cold tone of voice, like a true schizophrenic.





I closed my eyes, squeezed them tight to push out the remainder of my tears and I was standing there, staring at the void, with the same horror I felt in contemplating my future, just as dark and unseizable.
It was as if nothing had happened in my life before that moment. I couldn’t focus my attention on anything else apart from the mountain of uncertainty over me.
I had got rid of a an emotional ballast, but in ripping it off me, I had also ripped off my skin, my smell and my identity.
I had to start from scratch.
I had to rebuild and start living again. Or so I thought.
Convincing myself of having to forget everything that I was to make way for 'new' Marco.
The air was still, hot and sticky and suddenly, to shake me out of my trance, arrived C’s arms from behind, to hold me tight, as he had never done before in his life.
His face on my shoulder, cheek to cheek, both staring into the empty space below.
I flared up in embarrassment.
"I am honored to have been loved so much, from someone so special..." C whispers with his lips so close to mine that it didn’t seem like language, "If you were a girl, you would have been the love of my life.... But in this life, we must be content to be best friends... And don’t believe to be the only one to think it’s a shame... Everybody dreams of this kind of love.... Lucky is the guy who has your love, so intense, so pure .... But it’s not me... And somehow I’m not happy about it.... I care for you....  I'll be there for you always and I want you to always be there for me, as you are, because you're perfect as you are.
And you're right, in my own way, I have loved you.... As I do today..."





The discomfort I was feeling made me wriggle awkwardly from his arms and in the awkward movement, his lips ended up touching the corner of my mouth.
And it was all there.... 
In this distracted, furtive, half accidental kiss.... It was all there, the purest distillation of all my years of pain.
Days spent pouring rivers of ink to fill pages with verses.
Lonely nights, peopled with dreams and desires.
Everything boiled down to that moment.
But even the dirtier pages in anybody’s history deserve to be closed and put away properly, safely, and I was not going to leave my book lying around, open, to gather the dust of doubt, fake opportunity and frustration.
I needed closure.
A half kiss wasn’t going to seal all those years of longing.
So, overwhelmed by an impulse that was born more out of desperation and desire, I grabbed C’s face, and kissed him. He was so surprised by my actio that he did not struggle. Or perhaps he didn’t want to. 

I kissed him like he was the last kiss on earth. As it was a goodbye kiss. As I was kissing away the last bit of my old self.
 I kissed him holding his face in my hands... That face as familiar as my own.... 
I kissed him with my eyes closed, preparing myself for the worst, suspended in an interminable moment.







But when I opened them, C was looking at me, puzzled.
Then, shaking his head, he said with a smile
"You have guts, I give you that... Let's go to dinner...."and offered me his hand to climb over the wall.
“Now where am I to find a girl like you?” he taunted me
“I’m no girl...” I replied blushing
“Well, that’s the real problem...” he smiled.
We've never spoken about it afterwards, but from that night on,  I was no longer the same person. I was set free. 
I was swimming in the warm waters of acceptance.
‘Go and be yourself, I will always be by your side, loving you for who you are’. 
And I owe everything to him.
I was thrown in the void by the kiss of another boy.
I was rescued back to vibrant life by the kiss of my straight best friend. He was the shoreline I was desperately looking for. 
And it wasn’t lust, it had never been.
It was, more simply, love that wrapped his arms around us both that night and allowed us to transform years of pain into something special we both could carry inside for the rest of our lives.
C is still my best friend and I'll probably end up designing his fiancée's wedding dress.
She asked me for it.
QFx