Seguimi Via Mail!

Sotto alla Corona

My photo
Se avete voglia di parlare o se sentite che qualcosa che scrivo vi tocca da vicino, non siate timidi e mandatemi due righe... Scrivete a thequeenfather@me.com Mi fa sempre piacere!

Blog Archive

Archivio Reale



Tanto perchè rompo sempre le palle col tempo di Londra (eh ma ‘sta pioggia, eh ma ‘ste nuvole, eh ma che grigio, eh che noia che barba, che barba che noia....), il Signore Onnipotente, dotato di un senso dell’umorismo che poi un giorno me dovrà spiegà, ha deciso di trasformare Londra in una frazione di Nuova Delhi, con temperature che arrivano ai 30ºC... 
Bah, magari mi vuole preparare per il caldo che mi aspetta una volta che io sia passato a peggior vita.... Bah.
In ogni caso, con un caldo così, è ovvio che mi carico il mostricino e me lo porto al parco. Il nostro preferito: Holland Park.
Un vasto parco costellato di deliziosi giardini, archi carichi di glicine in fiore,  fontane gorgoglianti e i richiami di innumerevoli pavoni in pompa magna. 
È semplicemente stupendo! 
C’è anche il miglior parco-giochi per bambini al di sotto dei 5 anni di Londra, munito di sabbiera ed attrezzature varie.
Manca solo un cocktail-bar per i genitori che sentono il bisogno di un mojito ghiacciato (o 15...) mentre i piccoli si scornano al sole.




Devo ammettere, è abbastanza intimidatorio entrare in un centro ricreativo per bimbi 'sotto i 5 anni' quando c’è il sole.
Il posto è pieno zeppo di passeggini e carrozzine di ogni tipo, giacche e scarpe si trovano un po’ ovunque così come bicchieri d'acqua e giocattoli. 
Il fattore di intimidazione è il fatto che io sono quasi sempre l’unico papà presente. 
Attiro per lo più gli sguardi dei bambini. 
Si chiedessero mica se io non avessi niente di meglio da fare che insabbiarmi fin dentro le mutande con mio figlio invece di andare al lavoro?
Sì, perché essere un genitore a tempo pieno è da sfigati, vero? 
Ccivostra... Benedetta innocenza....
Ma d’altronde, trattandosi  dei rampolli di famiglie benestanti di Chelsea, il 90% di questi sono accompagnati dalle loro nannies, tutte attaccate ai loro telefonini, mentre i bambini si macellano a vicenda.... 
I genitori sono al lavoro.  
Spesso mi viene posta la domanda: 
"Allora, quando hai intenzione di tornare a lavorare?", alla quale io rispondo 
"Non lo so ancora... Vedremo...".
Questo genera non poche occhiate strane, come se fosse incredibile che io avessi scelto di abbandonare la mia carriera per dedicarmi a tirare su mio figlio a tempo pieno.
Ma poi mi guardo intorno e capisco. 
Tutti i miei amici  e amiche si sono 'precipitati' al lavoro dopo sei mesi, nove o dodici di congedo di maternità. Hanno di solito assunto le loro posizioni originali e ripreso la loro attività. 
È vero che tutto ciò che guadagnano va a pagare il nido o la nanny, che a Londra, nella migliore delle ipotesi, costa una selciata in bocca (qui a Chelsea, la tariffa  media per un giorno intero alla scuola materna è tra £ 75 a £ 100!), ma hanno deciso comunque di tornare a lavorare per una questione di 'preservazione della salute mentale'. 





Come li capisco!

Purtroppo, non ho mai avuto la possibilità di tornare a lavorare visto che le leggi che regolano il congedo pagato di paternità qui in UK decretano che  il massimo che si può ottenere sono 2 settimane.
Ci pensate?
Considerate che ci sono volute 3 settimane solo per portare a casa Gabriel dagli Stati Uniti! 
Ovvio che con due settimane mi ci sarei pulito il c  non sarebbero bastate.
Ho quindi dovuto dare le dimissioni, come già pianificato ad ogni modo, senza rancore, ma essere un papà nell’UK non è un letto di rose, legalmente parlando .... 
Stavo cercando di spiegare questa cosa a mia mamma. È una donna appartenente ad un tempo in cui essere madre e casalinga era la massima aspirazione di molte, moltissime ragazze.
Lei stenta a capire come una donna possa partorire e poi correre al lavoro. 
"Mamma, le fai sembrare come se scappassero dalla sala parto con la valigetta in mano e il cordone ombelicale ancora penzoloni tra le gambe, per arrivare in ufficio in tempo per la riunione delle 08:00...." rido io, 
"Oh, tesoro! Andiamo ... Il posto di una madre è con i suoi figli....", risponde lei, inflessibile.
"Ma, mamma, le donne hanno un sacco di altre responsabilità al giorno d'oggi. Non sono più a ricamare in casa in attesa di diventare spose sai?"




"Perché? Pensi che io invece stessi aspettando in casa che tuo padre venisse a chiedermi di sposarlo? Ho lavorato da quando avevo 13 anni! Nel momento in cui tuo padre è sbucato fuori ero una governante professionista... Bada bene, io non ho mai creduto che quello fosse il mio scopo ultimo nella vita, ma, ciononostante, ho avuto un lavoro a cui ho dovuto rinunciare per sposarmi e diventare madre ... Ho scelto di vivere come casalinga, ho sentito che il mio posto era a casa, con te ". 
"Bene, ho capito, ma un sacco di donne là fuori non possono permettersi il lusso di rinunciare al loro lavoro per giocare  a ‘famiglia del Mulino Bianco’ .... Forse hanno bisogno di soldi o forse sentono che hanno investito troppi anni della loro vita a costruire una carriera per poi lasciarla semplicemente andare... " rispondo io.
"Mah! - Prosegue lei - Credo che il matrimonio (come istituzione) è in crisi perché le donne hanno dimenticato quale sia il loro posto.... Vogliono le stesse cose che vogliono gli uomini e non c'è più nessuno che vuole fare il lavoro di una donna... A parte tu..." conclude ridendo. Stronza. Benedetta ingenuità.
Nella loro semplicità e arretratezza, queste parole mi hanno fatto pensare. 
Nessuno vuole fare il lavoro di una donna. 
Forse è tutto vero. Forse è per questo che un sacco di persone mi guardano sorpresi quando scoprono che ho deciso di appendere il mio abito di Gucci a stare a casa a coprirmi di pongo, cibo e, occasionalmente, vomito. 
Forse scambiare la frenesia di un lunedì lavorativo di meetings e previsioni di bilancio, con un’ esistenza tranquilla di lavatrici cariche che girano, pavimenti da lucidare e dolci che lievitano nel forno non è percepito come un affare.


































Ecco perché, ogni volta che arrivo al parco giochi con Gabriel, ho un centinaio di paia di 'occhi di nanny filippina' inchiodati sulla mia schiena. 
Vedo quale sia l’anomalia della mia situazione, ma la considero come un risultato dell’ evoluzione naturale. 
Vabbè dai, vi spiego. 
Intanto versatevi un po’ di Falanghina che a quest’ora ci sta bene. Se è prima di pranzo conta sempre come aperitivo ok? Macchè colazione???
Siete comodi? Ok.
Nell'età della pietra, è stato il problema della forza fisica che ha lasciato indietro le donne, nella grotta, a badare al focolare ed alla pelosissima prole. 
Allora, e per diversi millenni successivamente, era il più forte dei due ad essere incaricato della caccia e degli approvvigionamenti.
Non che una donna non sarebbe stata in grado di arrangiarsi con archi e frecce (forse in effetti, le donne sarebbero state più organizzate, dal momento che, a quanto pare, sono tuttora migliori giocatrici di squadra rispetto ai loro colleghi maschi ...), ma quando si considerano le lunghe giornate, le miglia da coprire durante una battuta di caccia e le asperità dell'ambiente, allora probabilmente l'individuo fisicamente più forte si rivelava più adatto al compito. 
Inoltre, le donne possono nutrire i bambini dai loro corpi, così è inutile per un papà rimanere nella grotta se non c'è niente che scorre dai suoi capezzoli, anch’essi pelosissimi.... 
Quasi tutti i compiti importanti che garantivano la sopravvivenza, ruotavano attorno alla forza fisica, ed è stato naturale allora che gli uomini dovessero cacciare, lottare, arare, costruire. 



Questa impostazione è rimasta con noi fino a poco tempo fa, almeno fino alla fine del XIX° secolo e la comparsa delle Suffragette. 
Le donne non devono più rimanere nella grotta a prendersi cura di figli e focolare, perché non hanno più bisogno di un uomo che esca a cacciare. 
Vanno al supermercato a fare la spesa con i soldi che hanno guadagnato con il
loro proprio lavoro. 
Possono pagare qualcuno che badi al focolare, ai piccoli e, a volte purtroppo, anche ai mariti. 
Le donne sono alla pari con gli uomini in un mondo dove la forza fisica non è più una necessità assoluta per la sopravvivenza, ma il denaro e l’intelligenza lo sono. 
Ecco la fine dei ruoli tradizionali dei due sessi. Li abbiamo lasciati nella grotta. 
Ma credete che questi ruoli siano diventati obsoleti?
I sessi sono diventati obsoleti? 
Nella corsa evolutiva verso l'uguaglianza tra i sessi, stiamo forse tutti andando a fonderci in un qualcosa di nuovo ? 
Con sempre più famiglie che rompono lo schema convenzionale di 
'femmina/madre/nutrice/casa' contro 'maschio/padre/aprovvigionatore/lavoro', le generazioni future sarnno finalmente libere dalle debilitanti pressioni sociali legate al ruolo dei sessi? 
Mia madre sembrava pensare il contrario.
Secondo lei la società è destinata a 'morammazzarsi' a causa di questa rivoluzione interiore, ma io per primo credo che questa, lungi dal ledere la società, lasci spazio all’esplorazione del ‘sé’ come essere più completo. 
Lasciate che gli uomini entrino in contatto con quel lato di attenzione ed amorevole cura, che appartiene anche a loro, ma che hanno dovuto soffocare per paura di essere emasculati; lasciate che le donne esercitino l'ambizione e la determinazione che hanno dovuto soffocare per paura di essere lasciate fuori come donne ribelli che rifiutano di obbedire ai mariti. 




O bruciate come streghe. 

Eliminando i ruoli legati al sesso all'interno di una famiglia, creiamo un gruppo che funziona veramente come una squadra, dove uomo e donna sono alla pari e contribuiscono in egual misura. 
Una famiglia dove i bambini non crescono con i concetti prefabbricati di ‘cosa è appropriato per quale sesso’. 
Donne! Parlo con voi!
Avete mai mandato dei fiori ai vostri mariti/fidanzati? 
Ancora più precisamente, se doveste mai inviarne, pensate che ne sarebbero contenti o ne morirebbero di imbarazzo? 
Capite cosa voglio dire? 
Nel mondo in cui viviamo, un uomo non ha nemmeno il lusso di poter accettare dei fiori. Non credo per un secondo che qualsiasi uomo, in ogni livello di istruzione, non sia in grado di apprezzare un mazzo di fiori splendidamente confezionato.
Credo piuttosto che abbiano imparato a trattenersi dallo sbavare per certe frivolezze.
Perchè le palle sono in gioco. 
La situazione è questa: mentre gli uomini ancora si grattano la testa cercando di cogliere il grande cambiamento, le donne hanno figli, cucinano, puliscono la casa, si fanno belle, mettono i figli a letto e hanno la nuova libertà socialmente concessa di guidare la moto, il camion, correre la maratona, dirigere grandi imprese, costruire case e ed attraversare la Manica a nuoto. 














































Beate le donne perchè stanno vivendo il mondo indossando sia la gonna che i pantaloni. 
Questo è esattamente quello che mi auguro che gli uomini imparino a fare, senza timore di pressione sociale. 
UOMINI! Se è vero che questo è un mondo tutto al maschile, allora è anche vero che le sue leggi ora operano contro di voi! 
State perdendo colpi nella corsa all’evoluzione! 
Così eccomi qui ad indossare la metaforica gonna il più delle volte. 
Mi scuso se le mie gambe sono ancora troppo pallide lí sotto, ma dovevo iniziare da qualche parte. 
Una volta arrivati a viverlo, si scopre che il lavoro di una donna è in realtà il lavoro di chiunque ami qualcosa e vuol vederlo crescere. 
"Ma sai... Ahem... La nostra società impone che un uomo..."

ZITTI CRETINI! 
Basta stronzate! 
Basta scuse!
La società siamo noi!
E adesso filate a mettervi la gonna...
QF x