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Sotto alla Corona

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                                                                                                  (Continua da qui)

Dopo un’interminabile tragitto in macchina attraverso zone di Londra che non riconoscevo, arrivammo in ‘pizzeria’.
Ovvio che nel frattempo M mi aveva bombardato di sms tutti orbitanti attorno ai miei pantaloni ‘schiacciaculo’ come li definiva lui ed alle svariate conseguenti e ipotetiche conclusioni della mia serata.
M mi vedeva, nell’ordine:

  • drogato e venduto sul mercato degli schiavi in Medio Oriente a qualche sultano obeso e ninfomane;
  • portato dallo ‘sfasciacaròzze’ (sempre usando un logismo di suo conio...), dove avrebbero proceduto ad asportarmi i reni, il fegato ed il cuore per il traffico illegale di organi (‘amò, tutto tranne il culo, quello lo danno alle fabbriche per alimenti per i cani e i pantaloni li bruciano...’ );
  • rinchiuso da Mike in uno sgabuzzino con altre due checche isteriche tutte vestite di poliestere che urlano e si picchiano tra di loro e si scompisciano al punto da riuscire a ‘prender fuoco per sfregamento’.

M rimane una delle persone in assoluto più divertenti che io abbia MAI conosciuto.
Ccisua. Quanto gli voglio bene.
Dicevo, arrivammo in un localino pulciaro con le pareti macchiate di nicotina e due banchetti per sedersi: 
RAJ PIZZA PARLOUR.
Adesso prendetemi a selciate se una pizzeria gestita da indiani è classificabile come ‘pizzeria’. 
Sì, sono uno snob. 
Sputateme.
C’era di tutto: pizza al curry, pizza all’ananas e prosciutto, pizza al pollo piccante, pizza breakfast con uova e bacon. Insomma, era chiaro che il locale era una bettola di quarto se non quinto grado dove ogni pietanza era servita su una pizza anzichè su un piatto, il tutto condito di nicotina e puzza di fritto.
“Vedrai! La pizza con le patatine e le nuggets è strepitosa!” mi fa Mike, tutto sorridente.
Era stupendo quando sorrideva, malgrado tutto.
“Oh... Immagino.... ma mi sa che io prendo una Margherita....” rispondo io guardandomi intorno, immaginando il mio maglioncino di Prada che assorbiva gli effluvi del locale come una spugna.
‘Se lo metto a bagno in acqua calda adesso ci posso fare il brodo’ pensavo tra me e me con disgusto...
“Margherita? Cos’è?” mi fa il tipo dietro il bancone
“Solo pomodoro e mozzarella.... Magari anche un paio di foglioline di basilico?” cerco di spiegare io
“Oh... Ok.... Vediamo.... La mozzarella non ce l’abbiamo, posso metterci del cheddar, che è simile no? Sempre formaggio è....” mi fa il tipo “ niente basilico, ma ci posso mettere delle foglie di curry.... Dovrebbe starci bene....” insomma, Raj di pizza non capiva una ceppa.
“Guarda, mettici solo il pomodoro e due dadini di cheddar allora, grazie...” mi rassegno io.
“Ti piace la roba blanda...” mi risponde Raj sarcasticamente
“No, mi piace la roba commestibile!” protesto io tra i denti, senza farmi sentire.
Mike aveva scelto la pizza con sopra patatine e nuggets di pollo. Una roba che neanche ad inventarsela, ma d’altronde, dopo aver dato una sbirciatina al menù, mi resi conto che un locale che offre come dessert le barrette di Mars fritte dorate (!!!), può rigurgitare di tutto. Anche la pizza ai fondi di lavandino.
Prima sassata in bocca: al momento di pagare Mike si fa avanti e mi dice
“Senti, non te la prendere ma a me non piace pagare per il cibo degli altri, sono fatto così..” (queste parole sono citate alla lettera. Svenite pure se volete. Io lo ho quasi fatto per l’imbarazzo. Per amor di precisione vi dò pure la versione in lingua originale: “Listen, I hope you don’t mind, but I don’t like to pay for anybody’s food but my own. It’s just the way I am.” Provate pure a tradurla in maniera da farla suonare più carina...).
Della serie, chi cazzo ti ha chiesto niente? Ma sorvolai. Di nuovo.
“Ci fermiamo qui a mangiare o preferisci che andiamo da me?” mi fa lui con aria del tutto indifferente.
Ed io pensai ‘Che faccio adesso? Mi siedo sul banchetto unto che di sicuro mi si appiccicherà sotto al sedere e cercherò di mangiare la pizza tenendola in bilico sulle ginocchia, coprendomi di macchie di grasso o me ne vado a casa di un potenziale Norman Bates probabilmente con tanto di mamma mummificata legata alla sedia della cucina?’.
“Andiamo da te!” rispondo istantaneamente.
Nel frattempo aggiorno M via sms sui miei spostamenti.
M- ‘NO! NON ANDARE DA LUI!! MA SEI FUORI?’
Io- ‘M, io eviterei, ma mi ha portato a mangiare in Purgatorio...’
M- ‘PURCIARO! Va a finire che ti fa pure lavare a mano le lenzuola del letto domattina..’
Io- ‘M, stasera io TORNO A CASA! Ma per chi mi hai preso?’
M- ‘Hai ragione... Con quei pantaloni secondo me ti fa pure lavare i piatti e tagliare l’erba in giardino... SE SENTI DELLE URLA PROVENIENTI DALLO SGABUZZINO SONO LE DUE MATTE IN SINTETICO... OMO AVVISATO...’
La casetta era totalmete anonima con garage incorporato e giardinetto davanti e dietro. Una delle 25.000 nella schiera di cui faceva parte.
“Orpo! Quante casette tutte uguali! Scommetto che se non sei astemio, tornare a casa dopo una nottata di bisboccia non è cosa facile...” cerco di fare il simpatico
“Sono astemio..” fa lui secco “... e la mia casa è l’unica senza fiori nel giardino...” 
(Che culo.)
Adesso iniziavano a girarmi le palle.
Sarai pure caruccio, ma figlio mio, sei un pulciaro e c’hai lo stesso senso dell’umorismo dell’abbacchio la mattina di Pasqua.
E ‘ste pizza mi bruciano le mani. E puzzo come il fegato alla veneta. 
All’interno della casa, l’ambiente era spartano a dir poco. Avrei voluto con tutte le mie forze poterlo definire minimalista, ma la verità è che era semplicemente mezzo vuoto. 
E abbastanza freddo.
In compenso però le pareti erano un fottìo di fotografie e ritratti che neanche al Verano.
Ma vabbè.
Io ero disperato di vederlo in mutande. Lo posso confessare?
Il tipo aveva dalla sua parte l’aspetto fisico, e per ora potevo passare sopra alla mancanza di humour ed ai gusti schifosi in materia di pizza ed alla strettezza delle sue tasche..
“Togliti le scarpe, il pavimento è pulito...” mi dice lui al momento di entrare.
Io pregavo di aver su un paio di calzini senza buchi.
Le cose precipitarono disastrosamente durante la cena.
Ci sedemmo tête à tête di fronte alle rispettive pizze, niente sottofondo musicale (la musica a cena gli dà fastidio...) niente TV (perchè tanto danno tutte cazzate...). 
Tutto era così silenzioso che potevo sentirlo respirare mentre masticava.
Romantico.
Quasi quanto tagliarsi le unghie dei piedi.
Ebbi modo di guadarlo da vicino.
Mike era innegabilmente attraente, ma c’era qualcosa di strano.
Sarà stato il modo in cui tagliava la pizza, con precisione , come se stesse effettuando un intervento di neurochirurgia, o forse il modo in cui posava il suo bicchiere sul tavolo, esattamente nello stesso punto, anche controllandone ripetutamente l’esattezza.
Tra un sorrisino ed un aneddoto, per rompere il muro di gelo tra noi ed il disagio di cui ero preda, ebbi la sciagurata idea di ‘pizzicargli’ una patatina dalla pizza.
Non lo avessi mai fatto.
“Beh ma allora mangiatela tutta no? Dopo che la hai schifata adesso te la mangi pure?” mi fa lui scattando in piedi, seccatissimo.
Io ero rimasto pietrificato di mortificazione ed avvampavo di imbarazzo.
“Oh.... Scusa.... Era solo per... Niente.... Scusa...” continuavo a dire, ma lui sbotta a ridere come un imbecille (il sorriso stupendo era già sfumato) e mi fa:
“Vedi che ho anch’io un senso dell’umorismo?” e così dicendo afferra una manciata di patatine e me le tira addosso come se fosse la cosa più divertente del creato.
‘Vabbè, questo è bi-polare.... anzi.... tri-polare.... porcogiuda e adesso come ci torno a casa?’ pensai in un lampo.
Ovvio che Mike era single. 
Mike era uno schizzato, tipo i quadri di Pollock, ma più incasinato e senza valore artistico.
Decisi di navigare la serata con cautela, senza perdere d’occhio l’orologio che mi indicava quanto tempo avessi prima dell’ultimo treno della metro che mi riportasse a casa.
Approfittando di un momento in cui sui si era allontanato per prendere delle bibite dal frigo, mi guardai intorno e, guidato dal mio senso estetico, mi capitò di notare due bellissimi vasi gemelli sulla mensola del camino.
Erano splendidi davvero. Forse alabastro, o magari anche onice bianco. Una profusione di fiori e foglie scolpiti in bassorilievo, che sembravano uscire dal nulla. 
“Wow Mike! Questi due vasi sono davvero belli!” dissi alzando il tono della voce perché mi sentisse dalla cucina, ed istintivamente ne presi uno in mano, notando che l’apertura era sigillata.
Quando mi voltai. Mike era lì in piedi con due lattine di Coca.
“Quelli sono mia madre e mio padre..” mi disse in tono grave
“Ah! Bel regalo! E dove vivono i tuoi? Qui vicino?” risposi sbadatamente
“NO! QUELLI SONO MIA MADRE E MIO PADRE! ADESSO RIMETTI MAMMA A POSTO PER FAVORE?” mi grida lui, sbattendo le lattine sul tavolo.
Erano urne cinerarie.
Erano le ceneri dei genitori, e lui se le teneva sul caminetto come fossero due vasetti comprati dal cinese.
Mortacci sua.
Immediatamente posai il vaso sulla mensola, come fosse stato bollente e Mike, con meticolosa furia, si precipitò a lucidarlo con la manica del maglione, bisbigliando qualcosa che grazie a Dio non potevo sentire.
Forse qualcosa tipo ‘Non ti preoccupare madre mia, ti vendicherò, da domani ci sarà un altro vasetto di cenere qui tra voi.... Giusto il tempo di mettergli un po’ di Propofol nella Cocacola ed è fatta....’ .
Passi il senso dell’umorismo da becchino, passino i gusti alimentari da cassonetto e le tasche strette come le narici della Kidman, ma i cadaveri sul caminetto erano troppo.
E non mi frega niente se sono i tuoi genitori o tutti i Sette Nani.
Che modo del cavolo di incontrare il resto della sua famiglia (... o i resti...).
No dai, sul serio, per me era roba da scappare a gambe levate. Ed era lui a farmi più paura. Adesso era tutto sudaticcio e visibilmente irritato. Mi sentivo davvero ‘persona non grata’.
Mike decise che la cena era finita, si limitò a sparecchiare raccogliendo gli avanzi in un sacchetto di plastica, indipendentemente dal fatto che le pizze erano neanche a metà e io stavo ancora morendo di fame.
Il tutto senza guardarmi. Senza proferir parola.
Io non osavo parlare.
‘Ecco, adesso va in cucina, prende la mannaretta che tiene nel cassetto e mi fa a spezzatino...’ immaginavo io ansimando.
Si mise a lavare i piatti, di schiena, sempre in silenzio.
Era troppo.
“Ti dispiace se fumo?” gli chiesi con un filo di voce
“Vai fuori...” mi risponde lui senza girarsi.
Non me lo sono fatto dire due volte.
Afferrai il giubbotto, il telefono, le scarpe e mi fiondai dalla porta. 
Fanculo Mike, fanculo Mary, fanculo la pizza dell’indiano zozzo e fanculo pure i vasi.
Io me ne vado a casa.
Lo lasciai lì, a lavar piatti e me la detti a gambe.
Chiesi al primo passante dov’era la più vicina stazione della metro, finisce che ero a Leytonstone, neanche troppo fuori Londra, ma comunque un postaccio così presi un taxi.
Lo shock mi aspettava sotto casa.
Mike, era già lì, appoggiato alla macchina direttamente davanti alla porta di casa mia.
Aveva in mano la rosa che gli avevo regalato ed un sacchetto di plastica azzurro. Ghignava come uno psicopatico.
Non volevo scendere dal taxi, ma dovetti.
Mi avvicinai, guardandomi intorno per assicurarmi che ci fosse altra gente in giro.
Mi stavo cagando addosso.
“Scusa per prima, ma...” cercai di fare ammenda, ma in una mossa del tutto imprevista lui mi lancia la rosa, gli avanzi della pizza e le lattine vuote di Cocacola.
“ITALIANO DI MERDA!” mi grida sputando per terra e salendo in macchina per poi partire in quarta.

Rimasi lì, col cuore che mi batteva a tremila e le gambe che mi tremavano. Mi veniva da piangere per l’imbarazzo.
Mike era spostato di brutto ed ero stato un coglione a buttarmi a capo fitto in una blind-date del genere. 
Ero coperto di macchie di pomodoro. Bel modo di concludere un incontro galante.
Porca troia.
Trovai M che era pronto per uscire e, vedendomi di ritorno così presto ed in quello stato, mi fece una lavata di capo memorabile, ed aveva ragione.
Lunedì Mary la dovevo appiccicare al muro, anche se la colpa era tutta mia.
In realtà lei si mostrò altrettanto scioccata. Ma che ci volete fare? 
Le sue intenzioni erano buone, e la via per l’inferno, si sa,  è lastricata di buone intenzioni. 
Ok, in questo caso la strada era più uno snodo autostradale e l'inferno era una pizzeria intonacata con grasso animale, con due miseri banchetti appiccicosi su cui sedersi a mangiare monnezza, ma vabbè.
Lezione imparata.
In ogni caso, secondo M, l’unica cosa sicura era che io sono 'cretino come La Marini':
“ Eppoi scusa eh, più chiaro di così? Mike si è dimostrato totalmente refrattario ai tuoi pantaloni schiacciaculo, e già lí dovevi capire che non andava... Cioè, pure te sei de coccio amó...”
Bastarda serva.
Io ed i miei amici ancora ci ridiamo, ma in privato, quando ci ripenso, mi vengono i brividi.
Ripeto, mortacci sua!
TQF xx



P.S.
Giusto per la cronaca, i miei pantaloni erano fighissimi e ancora ce li ho nell'armadio. Ahimé, le patacche di grasso 'post-date' sono ancora lì... Indelebili, così come il ghigno di Mike...