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Ci siamo quasi!

Tra qualche giorno è Natale. Siete contenti? Io vi dirò, non sono uno che per le feste si scompiscia più di tanto, cedo al consumismo, al capitalismo ed a tutti gli ismi piú nefandi.
Ad esser sincero, anche da bambino, non ho mai 'sentito' il Natale nel senso cristiano/cattolico del termine. Ero un bambino normale suppongo.
Per me è sempre stato un Saturnalia.
Mi pareva strano che, benché fosse il compleanno di Gesú, i regali li beccassi io.
Vi scrivo mentre mi viene montata la cucina nuova. Abbiamo aspettato solo 4 mesi perché fosse pronta. No, non sghignazzo.
Che ne sapete? Magari è stata fabbricata su Plutone e ci ha messo il tempo che ci ha messo per arrivare.
Magari è stata assemblata alla NASA per resistere all'onda di impatto del meteorite che domattina si schianterà sul pianeta (a proposito, ricordatevi di ritirare i panni dal terrazzino...).
L'importante comunque è che sia qui e che per Natale (Maya permettendo...) avremo una cucina vera, che funziona. Niente più campeggio, niente piú fornelli ad energia solare che cuociono due uova in quattro giorni, niente più attraversare casa con piatti di pasta fumanti per andarsi a sedere in sala da pranzo, 400 metri piú in là.
Tutto sta cadendo al suo posto. Manca solo il meteorite.
No dai, non prima dei saldi dell'autunno/inverno. Cazzo no!
Buona domenica mattina!

Avevo preparato una serie di foto carine, di cosette stuzzicanti...
Grazie a Veronica Benini che voi conoscete come la Spora, la bionda spietata, stronza ma figa, snob ma di cuore, sui tacchi ma coi piedi per terra, ho avuto modo di disegnare e vedere realizzate le mie prime scarpine.
Eccole qui, si chiamano Trianon e Bagatelle, ispirate dal mio amore appassionato per il bel tempo che fu nel 18mo secolo, prima che le teste iniziassero a rotolare qui in Francia grazie alla rivoluzione (n.b. non fate incazzare i francesi, son passati 250 anni dal periodo del Terrore, ma loro sono ancora gli stessi... Solo che adesso invece della ghigliottina, mettono i trattori di traverso sui binari del'Eurostar per creare casino...).
Non voglio sembrare un purciaro, ma vado fiero delle mie bambine e sono stato sommerso di richieste di informazioni, anche dal Giappone!!! Quindi se volete acquistarle (e far schiattare d'invidia le amiche vostre false che vogliono solo rubarvi il marito...) le potete trovare nella magica boutique della Spora da Gennaio.
Accattatav'ill.


 Tutto procede per il meglio qui in casa Queen Father.
Il mio infartuato consorte è stato rimpatriato domenica con tanto di scorta medica (mi aspettavo Dr Gransorco de Dio, invece è un signore di una certa età, ma tanto bellino... Sapete, il tipo sempre abbronzato, col dente bianco-laser, l'occhio sbrilluccicante e l'odore di Aqua Velva... La pomiciata non c'è scappata giusto perché non avevo voglia di ciucciarmi la dentiera, ma se la sarebbe meritata, davvero).
È entrato in casa dietro a Maritone, io avevo già tutta la famiglia su Skype e, notando il viso di mia cognata sullo schermo le fa "Non si preoccupi, suo marito è sano e salvo!"
Ma che te piasse un colpo.
"In realtà è MIO marito..." dico io trattenendo le lacrime di emozione. No dico, ci siamo pure baciati, non è che quando entra in casa riceve questo tipo di benvenuto da qualunque maschio in età fertile presente eh... Gretino.
"Oh... È stato molto fortunato, ma lo abbiamo rimesso a nuovo..." risponde lui sorridendo.
"Adesso assicuratevi di prendervi cura di lui... Ha avuto un brutto colpo."
Quindi siamo qui, come reduci di un naufragio.
Ci sediamo sul divano, non più ognuno sul suo, ma vicini. Appiccicati.
Non parliamo molto di quel che è successo, ma non riusciamo a guardarci in faccia senza commuoverci, e non riusciamo ad abbracciarci stretti, senza che il Tappo si avvinghi anche lui ad una gamba o ad un braccio.
Lui che non ha ben capito cosa sia successo, ma che sa che daddy non può rincorrerlo per casa, né prenderlo in braccio per ora.


Ci siamo ritrovati lí sulla porta, come tante mattine.
Io col Tappo in braccio che sbraita per tuffarsi su daddy e daddy che cerca di uscire di casa senza macchie di marmellata sulla giacca.
"Hai preso tutto?"
"Sí, ti chiamo quando sono all'aeroporto."
Un bacio ed in due secondi era sparito dentro l'ascensore.
Una mattina come tante, un altro lunedì.
Mi barcameno tra commissioni da sbrigare, telefonate da fare ed il piccolo che deve essere intrattenuto, dato che fuori fa un freddo porco e non è il caso che si vada al parco.
Arriva la sera. La routine di bagno, cena, cartoni e nanna. Per tutti e due.
Maritone arriva a Riyadh, in Arabia Saudita e mi chiama come tante volte
"Hey! Sono arrivato! Fa un caldo della madonna! Non vedo l'ora di arrivare in albergo per farmi una doccia!"
"Ok, sentiamoci fra un po' che devo mettere il mostro a nanna..."

Due ore dopo squilla il telefono.
Era lui. Irriconoscibile.
La voce spezzata dall'ansimare, debole, piena di panico.
"Sto...Sto male... Mi duole il petto... Mi fa male il braccio... Mi sa che sto avendo un... Un infarto..."
"ODDIOMIO... CHIAMA SUBITO QUALCUNO! SUBITO!"
La linea si interrompe mentre lo sento che compone il numero della concierge dell'hotel.
Silenzio.
Panico.

Prima o poi doveva succedere.
E meno male.
Prima o poi dovevo soccombere al fascino di questa città, così complicata e così bella. In 15 anni di Londra mi ero dimenticato dell'autunno, della sua dolcezza, della sua gloriosa decadenza.
Lo ho ritrovato qui, tra i rami del ginkgo che fa da padrone un po' ovunque con l'oro delle sue foglie in questo periodo.
È un po' come una seconda fioritura, come un addio sfacciatamente lussuoso... Anzi, un arrivederci.
E la luce! La luce orizzontale dell'autunno che io amo. La sua malinconia e la sua bellezza.
Parigi in autunno splende come mai.
Ok, basta con la lirica, guardatevi le foto che vi racconto il mio nuovo dramma.
Il Tappo ha deciso di regalarci due weekends memorabili. Il primo, due venerdì fa, ci ha fatto correre al pronto soccorso con un testicolo gonfio come un mandarino. La diagnosi estemporanea di Google: testicolo torto. PORCA TROIA! Quando sei nuovo in città e non sai neppure dove andare a comperare il pane, il panico di dover cercare assistenza d'emergenza c'è, ve lo assicuro. Io poi sono uno che dà il meglio di sé nelle crisi.
Ma siamo a Parigi. Figuratevi se potete fare una telefonata, parlare con due persone diverse nello stesso istituto ed avere informazioni coerenti.... (il primo tizio mi aveva addirittura detto che a Parigi il pronto soccorso non esiste.... Povera Lady Diana insomma.)


Sono ancora furioso.

Certe notizie arrivano come bastonate sugli stinchi. Non riesco a pensare ad altro.
Solo forse a quanto sia inutile lo sforzo di tanti come me che si mettono allo scoperto per sensibilizzare, mostrare, far luce su realtà ancora sconosciute, se poi il marcio viene dal basso, dove non puoi arrivare con un blog, dove solo le istituzioni educative potrebbero illuminare un po' le menti.
Ma non lo fanno.
Masse di giovani abbandonati alla pop culture che imperversa ovunque, incastrati tra l'inferno di Lady Gaga e la salvezza di Santa Romana Chiesa.
Non devo aggiungere altro. Non voglio aggiungere altro. Anzi, forse sí.
Quando pensiamo al Terzo Mondo ci vengono in mente immagini di disperazione, miseria e malattia. Ci viene in mente che in certi posti ancora si muore di colera.
Apriamo il nostro cuore alla compassione momentanea che una foto di bimbi malnutriti, postata sull'ennesimo social network, ci provoca.

Ci siamo trasferiti da Londra esattamente 5 mesi fa. A me sembrano 5 anni di già. Chissà perché?
Abbiamo lasciato la nostra bella casetta vittoriana di Chelsea e siamo arrivati in questo palazzo fin-de-siècle appena fuori dal Faubourg St Honoré.
Che non è male, ma non è nemmeno la stessa cosa.
Londra è Londra. Malgrado la pioggia, la pioggia e la pioggia... Ah, e l'estate inesistente e la pioggia.
Londra è la capitale d'Europa. Punto.
Ma anche Parigi ha le sue cosette carine, che, arrivando da Londra, uno non nota subito, dal momento che, purtroppo, a sud della Manica è tutta Africa a livello di organizzazione e servizi. Non ce n'è.
Vero però che pure se siete inchiodati nella savana e non avete internet o ricezione sul cellulare, potete sempre riconsolarvi con la vista dei leoni che trombano al tramonto.
O comunque trovare cose che vi facciano apprezzare le vostre nuove circostanze (visto come vi guarda quella gazzella? La stiriamo con la jeep per alleviare la frustrazione?).
Dai, scherzo.
Qui a Parigi sto facendo proprio questo gioco. 'Cerca le cose che ti fanno sorridere' e le ho trovate.
Come per esempio la famiglia che vive dall'altra parte del cortile, al mio stesso piano. Li vedo arrivare a casa tutti verso le cinque, poi spariscono per un'oretta e riappaiono, mamma, papà, un numero ancora sconosciuto di prole (4 o 5...ma forse anche di più...) tutti in pigiama e vestaglia.



Carissimi!

Visto che sorriso? Sí sono ancora a Parigi. No non prendo antidepressivi. Sono doubleface/schizofrenico per natura.
Amatemi, non internatemi.
Invece di triturarvi i maroni con le mie magagne da parisien parvenu (tanto vi tocca la prossima settimana, 'ndó annate?), questo post vuole aprirvi le porte su un mondo dove tutto é bello, dolce, pieno di amore.
E di calorie. 
Sto parlando della favolosa Cake Boutique di Luca Cipriani. Lui la chiama virtual bakery, ma io sto a Parigi, ho una 'nticchia in più di snobberia e di flemma nel polso, quindi perdonatemi se ci infilo dentro il francesismo a cui sono piú affezionato.
E lo so che le conoscete tutte, intendo le mamme/foodbloggas/entrepreneuses extraordinaires che imperversano online tra polpette di semi di girasole, zuppe di fagioli mungo decorticati ed invettive contro i coloranti usati dall'industria alimentare italiana. Son tutte brave, son tutte belle e piene di motivazione, che in confronto la Moroni è coratella.
Ma Luca é diverso.
Sapete qual é il problema?
Non ti rendi conto, ma fai presto l'abitudine a guardare la vita dall'alto di una situazione familiare appagante, o dall'alto di una relazione stimolante, o dall'alto di una situazione finanziaria tranquilla.
Fai presto l'abitudine a guardare le cose dall'alto.
Dall'alto hai piú controllo, dall'alto vedi piú lontano e ti senti più al sicuro.
Poi da un giorno all'altro ti ritrovi a guardare le cose dal basso, ed é un trauma.
Perché dover ricominciare dal basso é sempre dura.
Perché quando sei in basso ti calpestano più facilmente e facilmente sei ignorato.
Perché la situazione in famiglia é ancora alla ricerca di un equilibrio, perché la tua relazione al momento é solo una patetica imitazione di quello che era appena sei mesi fa, perché i soldi non sono di grande compagnia.
Allora ti avveleni ogni giorno di più, ti emargini ogni giorno di più, ti frustri
ogni giorno di più fino a scoppiare.

Salve cari...

Nessuno ti dice mai fino in fondo a cosa vai incontro quando decidi di diventare genitore e suppongo che in un certo senso il bello sia proprio questo.
Scoprire cosa significa e cosa comporta avere figli e scoprirsi nel frattempo.
Certo, le abbiamo sentite tutte:
"I figli danno soddisfazioni!"
"Ti amano incondizionatamente!"
"Un genitore non sará più solo..."
e svariati altri luoghi comuni che fanno sempre ridere.
Cosa succede però quando le cose vanno storte, vostro figlio sembra pianificare la vostra lenta estinzione, quando sembra odiarti e cogliere ogni occasione per asserire la sua volontá a colpi di crisi isteriche, schiaffi e morsi?
Sta succedendo a me.
Il mio cucciolo é sempre stato 'leggermente' incazzoso e volitivo, lo amo pure per questo, ha un caratterino tutto suo.
Ultimamente però é come avere un sedicenne nel corpo di un treenne.
É tutto un NO, un battere i piedi, un grido, una rivolta.
Non vi nascondo che ne sono profondamente avvilito ed imbarazzato. Non posso fare a meno di pensare che sia colpa mia, in un certo senso lo è. Forse il mio umore ultimamente gli si appiccica addosso.
Aggiungete a questo, la mia difficile relazione con Parigi.... Una cittá bellissima e spietata che si diverte a prendermi in giro, ed avete il quadro.
Non é uno dei miei periodi migliori, né come persona, né come genitore, né come scrittore.
Avete notato quanto ci metto ad aggiornare il blog ultimamente? Una vergogna.


Ma si può vivere cosí?
Sono arrivato al punto di essere terrorizzato dalle cose che ho ordinato per la casa e che devono arrivare....
C'é sempre, e dico SEMPRE, qualche magagna e fino ad ora non c'é stata una consegna che non sia stata seguita da una telefonata (mia) di smadonno col negoziante.
Chiedi bianco, ti mandano beige ("eh ma per la nostra boutique quello È bianco...", cioè, universi paralleli. Uno in ogni bettola che trovi qui a Parigi...), chiedi beige e ti mandano marrone.
Con chiunque io mi lamenti di questo status di cose, la risposta é la stessa "Benvenuto a Parigi!" sorriso ironico ed alzata di spalle.
Benvenuto un cazzo.
Ultimo esempio.
Lampada da pavimento, legno intarsiato color verdigris, paralume in lino grezzo naturale, un gran bel pezzo.
Almeno lo era in negozio.
Oggi pomeriggio il tipo delle consegne ( probabilmente un altro scaricatore di porto sulla sessantina, con la sigaretta saldata all'angolo della bocca e le ascelle al kerosene...) mi molla 'sto pacco sulla soglia di casa grugnendo un "Bonsoir.." che è più un vaffanculo che un buonasera e mia madre, che aveva aperto alla porta, lo accetta senza far domande.
"MAMMA! Dov'é andato il corriere?"
"Boh... A casa sua penso..."
"No, intendo, lo hai mandato via cosí?"
"Perché? Volevi invitarlo a cena? Guarda che non era niente di che, sembrava uno di Ronciglione..."
"Mamma, che cristo dici... Non hai controllato la merce prima di mandarlo via?"
"Perché? É imballata!"
"Ommadonna...."


"Parigi Parigi, che bella cittá, mezz'ora sott'acqua e perfetta sarà..."
Sono le parole del mio prossimo singolo in uscita alla Conad, Leclerc e Dar Purciaro in novembre.
No dai, sul serio.
Ieri ho sbroccato. Di nuovo.
Perché io questo faccio a Parigi. Altro che andare in bicicletta con le baguettes sotto le ascelle.
Io a Parigi sbrocco di continuo.
"Datte 'na calmata!" dite? Leggete qua.
Situazione: domenica pomeriggio, io, il maritone, il Tappo ed i nonni, tutti al parco a prendere il gelato. Parc Monceau, qui dietro. Il parco 'bene' di Parigi. Iddio gli mandi una paralisi.
Quanto puó essere complicato prendersi un gelato con la famiglia? No voglio dire, il massimo dell'imprevisto che uno si possa aspettare é la fila generata da un ordine per 6 persone, o magari l'irritazione del parente vecchietto e un po' sordo che dopo mezz'ora di indecisione tra il cioccolato ed il caffé (manco fossero la stessa cosa...) finisce che ti chiede la fragola, poi vede il cono e ti fa notare che non lo può mangiare sennò i semini gli si infilano sotto alla dentiera facendolo bestemmiare di dolore.
Ma siamo a Parigi.
Le vostre complicazioni qui si perdono sul radar e si sa, a questa città piace sorprendervi, con una trombosi.
Qui é tutto un altro livello e la logica, nonché le leggi della fisica che regolano tutto il creato, sono nulle.
Come Carla Bruni e la sua chitarra.
Dicevo, faccio la fila per il mio turno, tengo bene a memoria l'elenco dei gusti ordinati dalla tribù e mi assicuro che nessuno mi passi avanti (che fanno presto a dire che gli italiani fanno la fila a gomitate... Qui ci prendono una pista.)


No ma scusate il ritardo!
Son passati dieci giorni dal mio ultimo post, che vergogna! Ma ne son successe di cose!
No dai... Esagero...
Ho preso la tonsillite, questo sí, ed ora ho le placche alla gola ed il perenne sapore in bocca di Calippo al gusto di cane bagnato.
Volete un bacio?
Però sto scrivendo su VanityFair.it e ben due dei miei post sono tra i più letti! Quindi chi le sente le tonsille?
E chi ci pensa a baciarvi?
E dite pure "Capirai... Sticazzi non ce li metti?", ma per me è un traguardo, sia a livello personale sia a livello sociale.
Ovvio, c'è stato pure chi mi ha accusato di esibizionismo, senza fermarsi a pensare a quanto sia difficile doversi sempre giustificare e dover sempre spiegare e sempre dimostrare a qualcuno la propria validità, pena la collocazione nell'albo dei mostri.
Vi sento bisbigliare: "...ma che ti frega... Tu sai quanto vali come persona e come genitore...", ma qui casca l'asino! Non serve a niente esser coscienti della propria normalità quando in tanti ti vedono come sbagliato. Se vogliamo il cambiamento non possiamo ignorare il pensiero di chi ce lo nega.
L'ignoranza si combatte con l'informazione, la stupidità con la pazienza e la cattiveria col napalm.
Quindi eccomi qui, spiattellato sul web, raccolgo allori e uova marce (sono più i primi che le seconde in realtà....).
In ogni caso, con la speranza che possa servire a qualche scopo superiore alla gratificazione immediata di uno scrittore dilettante, porgo il fianco volentieri ad ogni tipo di lancia, e ci metto nome e cognome.
Sono una persona in carne ed ossa, mio figlio e mio marito pure, lo giuro, e siamo una famiglia vera con problemi veri, gioie e traguardi veri e speranze vere.
Punto.


Ce l'abbiamo fatta!

Siamo entrati a casa nuova appena sabato, milioni di scatole da aprire, miliardi di oggetti da collocare al loro posto ( e io vorrei guardà in faccia la volpe che mi ha imballato gli occhiali da sole con i barattoli di pelati... Sí, mi son portato dietro pure quelli e non mi chiamate purciaro che mi offendo...).
Niente telefono, niente internet, niente TV.
Immaginate il panico di avere il mio primo articolo pubblicato su Vanity Blog (il blog di Vanity Fair) e di non poter controllare né i commenti né le reazioni....
Abbiamo passato tre giorni di fronte ad un Ipad con Dumbo (ma che Iddio lo maledica, lui e tutto il circo dei nani...) e Tinkerbell. Il cellulare che prende solo tra salone, sala da pranzo e libreria, ma dall'altra parte della casa le tacche vanno sotto zero. Del tipo che non è che non hai campo, piuttosto il telefono inizia a succhiarti le onde Teta del cervello nel tentativo di rimanere in vita.
Comunque siamo dentro e siamo strafelici!
Niente vicini molesti, musiche assordanti o vecchiacci putrefatti alla porta. Abbiamo calma, luce e tanto spazio.
Siamo a casa.
Proprio a causa del recente arrivo, sto assaporando le gioie della Francia che lavora: i suoi spedizionieri, i suoi elettricisti, i suoi imbianchini, i suoi tecnici per la connessione telefonica ed i suoi incaricati delle consegne.
Notate il leggero sarcasmo nel mio tono?
Ecco. Domattina vado a comprarmi una pistola sparachiodi da tenere a portata di mano.



Giusto perché il trasloco non mi ha ancora incenerito il Prana, doveva mettercisi pure lo spannolinamento di sua Nanezza Reale a destabilizzare il mio già precario equilibrio psichico... So che forse il momento non è dei più adatti, se mai ne esiste uno, ma all'asilo, se il bimbo non è spannolinato, non lo vogliono neanche vedere.
E lui DEVE andare all'asilo. Non ho scelta. O lui va all'asilo, o io vado in clinica psichiatrica.
Sono letteralmente tra l'incudine ed il martello, o meglio, tra sedere e pannolino, durante una fase di deposito pesante.

Una volta ero schivo.
Cercavo a tutti i costi di evitare la gente nel paese. Evitavo i posti dove i giovani si riunivano: i muretti, i giardini, le panchine.
Per me erano zone minate da evitare per evitare il ridicolo e l'umiliazione.
Sapete, essere il frocetto del paese comporta un certo corredo di complicazioni a livello sociale ed un certo tipo di effetti a livello psicologico.
Adistanza di anni, tornare qui ogni estate in vacanza, mi spinge sempre a fare il confronto tra la mia realtà internazionale, incasinata, eccitante, destabilizzante, euforica, ricca ed a volte spaventosa, con l'immobilità del paese.
Il confronto mi fa sorridere.
Devo dire che però anche qui le cose sono cambiate.
Tanto per cominciare, il progresso è arrivato sgocciolando fin quaggiù. Le vecchie che portavano al collo gli occhiali con la catenella, adesso ci portano il cellulare, che, spesso, suona a ritmo di samba.
Internet imperversa nelle case con risultati più o meno comici (il ripetitore del segnale di Vodafone è alimentato da un generatore a benzina e quando questa finisce, rimane un buco nel web grande quanto il sedere di Nigella finchè qualcuno non si decide a riempire il serbatoio...).
Nei negozi puoi pagare con la carta, poi presenti un'American Express e tidicono che quella no, non la prendono
"Ma... Avete la vetrofania sulla porta!"
"Ah no... Quella è solo una decorazione... Amex qui non la prende nessuno."
Bah.


Pelle di luna, di maiale, testa di moro o nera come una cozza dell'Adriatico?
Quando si parla di abbronzatura ce ne è per tutti i gusti.
Secondo me, la maggior parte dei bagnanti ha perso di vista il senso della decenza dietro al mito della tintarella.
Con risultati disastrosi.
Mi sono preso la briga di dividere i bagnanti in categorie, per divertimento e stronzaggine.
Lo sapete che adoro perculare la gente.

Cat. A 'Pelle di Luna'
Ragazze che, in gruppo, pesano quanto una dodicenne magrebina. Il bikini griffato grande quanto un kleenex, la borsa/sporta di raffia di Ferragamo, il cappello a tesa larga tipo 'se si alza il vento ti scriverò dall'Africa', l'Ipad e gli occhiali a Piadina.
Migrano in clinica all'inizio di ogni estate per farsi asportare la melanina dalla pelle con la cannuccia ed ogni traccia di pelame dal corpo a suon di raggi gamma. Rifuggono il sole come fosse il colera.
Preferiscono starsene all'ombra a leggere Vogue o fare i test di Cosmopolitan ("Sei sicura di aver provato un vero orgasmo?") ed a parlar male di voi. All'ora di pranzo si dividono un pompelmo in 15 e trangugiano ettolitri di Evian. Ce l'hanno solo loro e ce l'hanno messa di traverso che quando aprono le cosce si chiude.
Tiè. Pallide e stronze.
Però fashion.




Ma che le cicale portano sfiga?
No perché qui mi circondano, e le disavventure anche.
Atterro sabato mattina a Fiumicino, con la camicia incollata alla schiena dal caldo, spingendo il solito circo a rotelle che sono i nostri bagagli e, appena fatto il primo passo in terra natía TRAC! Una storta di Gesú Cristo che neanche avessi indossato un tacco 36.
Lacrime agli occhi. Caviglia grossa come una zampogna e tanta voglia di prendere a morsi qualcuno.
Ok, quest'ultimo aspetto magari è causato dalla prolungata dieta (a proposito, sono a -10 kili.... Un mannequin...). Un sacchetto di piselli surgelati più tardi, ricomincio a camminare.
Però adesso sculetto più di prima.
Ma la botta principale doveva ancora arrivare.
Ieri sera, mentre G si indaffarava a far caciara con il suo nuovo gruppo di amichetti estivi, mi va a cadere di faccia da una macchinina di legno, di quelle che si cavalcano e si spingono con i piedi.
Naso contuso (adesso grazie al livido nero che ci è spuntato sopra, mio figlio sembra uno spazzacamino. Devo resistere alla tentazione di travestirmi da Mary Poppins, ma non garantisco niente...) e un taglio sulla lingua che neanche il macellaio.
Avete presente quanto sanguinino le mucose del cavo orale?
Ecco.

Passate le nuvole, la pioggia, le rotazioni testicolari e la depressione. A Parigi è arrivato il sole.
Bello, schietto e secco.
30 gradi e salutami a soreta.
Poi vabbè, ho prenotato il biglietto per venire a Roma e questo ha notevolmente migliorato il mio umore. Cosí come lo shopping forsennato a cui mi sono dedicato con zelo.
Sarò materialista, ma come mi cura un pomeriggio di shopping, manco l'imposizione delle mani di Padre Pio.
Vi avevo detto che ho scoperto il profumo più sublime del creato?
In realtà tutti i profumi di Le Labo sono spettacolari.
Son fatti a mano con ingredienti naturali provenienti da Grasse, capitale del profumo nel sud della Francia, e vengono mescolati di fronte a voi mentre aspettate. Il mio preferito al momento è Fleur d'Oranger 27 che, miracolosamente (e chi si intende di profumi mi capirà al volo..), cattura alla perfezione l'elusivo profumo del fiore d'arancio naturale. In esclusiva da Colette.
E no, non pio 'na lira da nessuno.
Malfidati.
Una chicca ( e io una checca, ma lo sapete già, quindi sorvoliamo..).
Oggi mi gira bene, mi sento positivo e sono giunto ad una conclusione: se non la smetto di auto-sabotarmi la vita qui finisce male.
Quindi eccomi per strada, con gli occhiali da sole e più leggero di 8.5 kg ( grazie alla Dukan che tanto avete schifato, infedeli e pusillanimi....) e Parigi mi sembra un giardino.
Penserete "Ammazza oh... Questo c'ha gli sbalzi di umore che manco uno che sta sotto litio... Lo scorso post se voleva ammazzà, mó va in giro a fa la matta..."
Gretini.


Ci sono giornate in cui la pelle è sensibile a tutto. Diventa elettrica. Solitamente dopo un periodo passato a denti stretti, a raccontarsi balle ed a crederci. A far finta che niente è cambiato, che tutto continua per il meglio, che tutto è esattamente come te lo aspettavi, un periodo passato a voler essere accomodante quando in realtà vorresti prendere il mondo a pugni in faccia.
E non è colpa di nessuno.
Un sabato pomeriggio iniziato con le migliori intenzioni e finito a camminare sotto la pioggia, con un Nano che continua a calciar via la cappottina antipioggia del passeggino ed a strillare.
Un pomeriggio di girovagare senza sapere dove andare, litigando, rimpiangendo, accusando le nostre reciproche mancanze.
Strade sconosciute.
Strade deserte.
Parigi durante il weekend è un cimitero.
Incredibile, ma è cosí.
Lo scenario ideale per girovagare a piedi senza meta ed esplorare.
Invece ci fa sentire ancora più isolati.
Fuggiti da una casa che non ci accoglie per gettarci nelle strade di una città ancora estranea.
Anche l'albergo dove alloggiavamo regolarmente un tempo, durante il nostro amoreggiare spensierato, ci rifiuta un tavolo per un caffè, giusto per uscire dalla pioggia.
"Spiacenti, non c'è posto per un passeggino..."
Ogni locale chiuso per i festeggiamenti del 14 luglio e noi imperterriti a cercare un posto decente dove passare un paio d'ore entriamo in uno Starbucks.
Scalcagnato, disordinato ma accogliente.
Poi, dopo due macchiati ed un muffin alla banana ci rimettiamo per strada a camminare. A familiarizzare con la zona.

Vi chiederete il perché di tutte queste immagini cosí gotiche di Parigi.... Io normalmente sono un tipo abbastanza solare. Al di là del loro fascino romantico che mi auguro apprezzerete, in realtà sono un riflesso del mio umore al momento.
Sapete qual è la cosa più irritante dell'essere nella città piú bella del mondo? Quando sei a dieta.
Beh, la dieta non c'entra un cavolo, ma l'umore in cui mi mette sí.
Umor nero.
Grazie alla Dukan ho perso più di 5 kg in otto giorni ma, all'inizio, ho anche assistito alla trasformazione da Regina sovrappeso a Cagna Rabbiosa Imperiale da Guerra.
Madre Lacrimosa! Altro che il sonno della ragione! È l'astinenza da carboidrati che genera mostri!!
Poi però passa.
Per fortuna.
Nel frattempo però bisognerebbe osservare alcune precauzioni:
-evitare di guidare, giusto per non bloccare ogni rotatoria con la zuffa in cui vi siete buttati (per colpa di quella bastarda sul motorino che vi ha fatto un gesto con la mano, magari poi manco ce l'aveva con voi, salutava un'amica per strada, ma non avete saputo resistere, vi siete fiondati dal finestrino e la avete atterrata come un giocatore di rugby e la avete presa a capocciate fino a spaccarle il casco ed il naso... Il vostro.)
-evitate battibecchi col marito, perché, ve lo dico e ve lo giuro, questi si trasformeranno in piccoli atti di guerriglia urbana in casa, con tanto di vasellame e argenteria (solitamente da taglio...) che vola per aria. Soprattutto evitate di attaccar briga ("Ah! Ti sembra questa l'ora di tornare a casa?" "Ma... Sono appena le sette e mezza... Torno sempre a quest'ora..." " MI STAI DANDO DEL BUGIARDOOOOOO??") avete capito. Prudono le mani? Mettetele a bagno nell'amido di riso.
-non andate a fare la spesa al supermercato se vivete, come me, a Parigi o in qualsiasi altra città dove la gente tende ad essere stronza.


No, vabbè, dovevo cascarci.

Vivo a Parigi da meno di un mese e mi faccio irretire dalla dieta Dukan. Ma è inescapabile... Voglio dire, anche il tassinaro più peloso la sta facendo e parla con una cognizione scientifica sconvolgente delle proprietà 'evacuanti' dell'avena a colazione. Poi vabbè, se considerate che ultimamente vado in giro con lo stesso paio di jeans taglia 34 (gli unici che posseggo, dal momento che quando mi inquarto mi punisco indossando roba stretta e scomoda, per evitare di adagiarmi sui miei allori alla sugna...) martoriati ad un passo dall'osceno e che mi devo fare tre piani a piedi col passeggino a tracolla e le buste della spesa, montando un fiatone che neanche un tricheco con l'enfisema polmonare, vi fate un'idea del bisogno che avevo di buttare giù un po' di lardo. E cosí eccomi qui.
Da lunedí (due giorni fa!!!) ho già cannonato 2.5kg.
La notte mi sogno tutte le sante del paradiso che mi offrono le fettuccine e la torta di cioccolata.
Invece di pregare, queste vengono a rompere le palle a me. Eh ma una volta che ritorno al mio peso ideale (più o meno quanto pesavo 20 anni fa...), infilo i miei jeans taglia 30 e corro giù a Notre Dame a sculettare per farle rosicare.
Tiè. O questo, o muoio di fame, nel qual caso le incontrerò 'di là' e saranno loro a prendere per il culo.
Mi faranno pure il cappottone.
Vi tengo informati.
Ricordate quando vi parlavo di karma? Giusto un post fa, a proposito del Gabriel casinaro che mi abita al piano di sopra... Se non vi ricordate significa che l'arteriosclerosi indotta dal caldo è rampante.
Poracci voi. Mangiatevi un ghiacciolo.
Vabbè, dicevo, parlavo di karma, e per la seconda volta mi è venuto a bussare alla porta.
Nei panni di un altro vicino di casa.


Le Bon Marché
Salve mamme, papà e ladri di bambini...
Mi trovo al parco, il Tappo è in catalessi nel passeggino nuovo (sempre sia lodato...) e io al riparo dalla canicola (oggi ci saranno 30 gradi...) sotto ad un enorme Ginkgo.
Mi guardo intorno.... Dovreste vedere alcune delle mamme qui oggi.... Sembrano uscite dal Country Club, tutte in lino senza una grinza, ballerine, occhiali da sole formato piadina e 15 nannies al guinzaglio a testa.
Magari hanno pure il coraggio di lamentarsi di quanto dura sia la maternità.
Adesso gli tiro il passeggino col Tappo dentro.
E comunque si son date da fare, dal momento che ognuna si scarrozza in media tre pargoli (ce ne è una con cinque!!!) che rappresentano l'augusta e privilegiata gioventù parigina, nei loro calzoncini bianchi, nelle loro polo blu e camicette a righe, nei loro nastrini tra i capelli. Bimbi da catalogo.
In Chelsea era un carnaio di nomi come Toby, Felix, Thomas, Chloe, Pippa (tacete, cretini) e Francesca. Qui invece sono circondato da Philippe, Vadim, Auguste, François ( e fin qui va bene ) poi arrivano le bimbe con nomi come Aline, Aurélia, Celeste e Colombe. Vi sembrerebbe strano chiamare una bimba colomba (picciona!), ieri invece ho conosciuto un fiore di bimba che indossava un abitino in cotone vichy, a piedi nudi nella sabbiera, con una manciata di boccoli biondi che ha spazzato via tutto il pollame.



Ecco, vedete?
Sono in ritardo col post di questa settimana... Maledetto trasloco.... Se continuo così, il mio Klout score andrà sotto zero e ogni volta che accenderò l'Ipad, il vuoto cosmico mi succhierà la faccia contro lo schermo...
Ma che difficile ambientarsi in una nuova città.... Avoglia a farsi seccare la lingua con la erre francese.
La mia prof mi diceva "Devi cantare Rien de Rien fino a esserne stufo per imparare a muovere la lingua correttamente ed evitar che ti si secchi la bocca..."
Professoré, io qua canto fino a farmi venire il sangue dal naso e le emorroidi, ma dopo 5 minuti sputo sabbia.
Che palle.
Parigi è meravigliosa, ma ancora non è casa. Sarà che l'appartamento per ora è una di quelle sistemazioni temporanee super-comfort per famiglie in espatrio, già arredato, completo di posate e lenzuola in cotone egiziano, accappatoi in morbida spugna, wi-fi, TV ultrapiatta ed il tostapane finto retro super tecnologico.
Sarà il servizio di piatti e bicchieri senza personalità e l'odore di parete imbiancata di fresco, sarà che andiamo avanti a DVD e fra un po' Dumbo ce lo bruciamo perché gira a manetta anche tre volte al giorno e ci manca tanto la nostra bella TV britannica, insomma, per ora mi sento ancora ospite.
Uno di quegli ospiti che, a dispetto di quanto vi prodighiate per farlo sentire a casa, soffre ancora di nostalgia.
Se poi aggiungete il fatto che maritone è a 4000 per il nuovo lavoro ed è occupatissimo (adesso quando lo chiamo mi risponde direttamente la sua nuova assistente che già mi sta sul cazzo quando dice "Je vais controler s'il peut prendere le telephone..." e io che in Italiano le ringhio "A stronza, per me la telefonata la prende SEMPRE sennò vengo giú e faccio un casino che al confronto la presa della Bastiglia è la fiera della porchetta di Ariccia!!!" tra i denti, ovvio...), vi fate un'idea.



"Aspettatevi un periodo di transizione.... Sapete, trasferirsi in una nuova città, in un paese che non è il vostro, comporta una certa flessibilità ed un periodo di assestamento che puó essere piú o meno lungo..."

La scoperta dell'acqua calda.
Tutte le persone con cui stiamo lavorando al momento, dalla relocation agency all'agenzia immobiliare, dalla fioraia al ragazzotto del negozio di elettrodomestici, sembrano essere d'accordo su questo punto.
Flessibilità.
Io peró, che non sono una cannuccia, né tantomeno riesco più a toccarmi la punta dei piedi dal 1982, ho un limite e ieri sera lo ho superato abbondantemente.
Come vi dicevo nel mio post precedente, per ora viviamo in un appartamento temporaneo appena fuori dagli Champs Elysées. Sembra quasi impossibile che un tale carnaio sia appena dietro l'angolo, con il suo continuo andirivieni di gente, quando la nostra strada è cosí tranquilla....
L'appartamento si trova in un bellissimo palazzetto della metà dell'800 con cortile a sampietrini e cancello in ferro battuto, è tranquillo, pieno di luce e dotato di ogni comfort ( anche l'acqua calda, basta accendere lo scaldabagno.....).
L'unico problema è che siamo capitati proprio sotto all'appartamento di un figlio di papà ( i genitori sono i proprietari del palazzo...), che si sta dando alla pazza gioia da ieri sera a colpi di techno/house sparata a cannone da due speakers sicuramente poggiati sul pavimento immediatamente sopra ad una delle nostre camere da letto.
Primo: chi cazzo la ascolta piú la techno/house?
Secondo: adesso salgo, ti strappo le carotidi a morsi e ti ci frusto.
Terzo: vedi secondo.
Dopo aver tentato invano di bussare sul soffitto con il manico della scopa, quasi fino al punto di farci il buco, siamo stati costretti a spostare i letti nella seconda camera che, fortunatamente, è una tomba.
Il tutto alle una del mattino (si dice così? 'Le una' del mattino? Boh....)




Salve! Anzi, bonjour à tous! 

Siamo appena arrivati a Parigi: nuova casa, nuova città, dodicimila valigie, due adulti sudati come la mortadella lasciata al sole ed un treenne posseduto dal demonio.
Scarpinata fino al Monoprix sugli Champs Elysées con 28 gradi (eh già, TQF vive appena fuori dall'avenue, anche se temporaneamente... È un continuo bordello di gente, ma come esordio parigino non c'è male....), disfatto le valigie, cucinato un piatto di pasta e, dulcis in fundo, niente acqua calda stasera e aspettiamo il tecnico per domattina.
Quindi, bollito le pentole d'acqua sui fornelli come si faceva ai tempi di Maria Antonietta (che mi starebbe pure bene per amor di teatro, ma sono una creatura del 23mo secolo io...) ed eccomi qui. Pulito ed esausto.
Vi lascio con questo post fotografico un po' anomalo.
La prima parte raffigura la mia ultima giornata a zonzo per Londra, mi sono concesso una passeggiata al Brompton's Cemetery, che ho sempre voluto visitare.
Lo trovo stupendo.
Rappresenta forse la fine di un periodo nella mia vita, magari è per questo che le immagini sono cupe e gotiche, ma trovo nascondano un grande romanticismo.... Che ne dite?

La seconda parte invece rappresenta il mio arrivo a Parigi, le prime cose che ho visto e fotografato. La mia casetta e tutta la malinconia che ancora mi tormenta.
Sono stanchissimo, quindi vi saluto e  mi metto a nanna che domani festeggiamo (per la seconda volta...) il terzo compleanno del Tappo.
In questo periodo di transizione sarete la mia ancora! 

Bisous!

TQF xx
Ore 08.30.

Mi trovo seduto sul treno Eurostar con direzione Parigi. Fuori c'è un sole splendido ed il caffè di fronte a me dondola e ammicca nella tazzina.
Sono sfranto dal sonno, giusto ieri sera G ha deciso di avere gli incubi e di svegliare tutti ogni 15 minuti. Poi la sveglia alle 6.00 del mattino è stata una mazzata sugli stinchi.
Comunque eccoci qui, il nano con i nonni a Londra e io col maritozzo a fare un giro di ricognizione nella nostra nuova città.
Oggi ci danno l'appartamento temporaneo, quello in cui staremo finché la casa di Londra sará affittata e noi potremo cercare un appartamento definitivo di 12.000 metri quadrati con piscina, campo di fave, mulino a vento e canile.
Dal momento che gli animali non sono ammessi nell'appartamento provvisorio, ieri ho finalizzato la pensione per i miei due gatti, Rocco e Lily, che dovranno rimanere a Londra finché la nostra sistemazione Parigina diventi definitiva, quindi si faranno un paio di mesi in quello che è l'equivalente del Four Seasons per felini.
Mortacci loro. Alla fine del trasloco pure i gatti arriveranno a Parigi totalmente rilassati e io saró una montagnola di sterco in ciavatte.
Mi guardo intorno nel vagone di prima classe ( perché da vera regina io cosí viaggio, o in prima o mi portate a spalla...).
Alla mia destra ci sono due tipi business in completo grigio, col laptop aperto ed il telefonino che squilla fino a perdere la voce, ma stanno giocando a Tetris.
Il vero spettacolo è di fronte a me.

Sapete, un individuo nelle mie vergognose condizioni di omosessuale ne sente di tutti i colori. Un po' per quieto vivere e un po' per sopravvivere scelgo di ignorare tante delle sboronate in cui mi imbatto, però ho un limite pure io.
Arrivo ad un certo punto e mi frantumo le palle. La tolleranza inizia a sfuggirmi, come il mio punto vita, vedo rosso e parto di capoccia.
Succede sempre a me.
Mi imbatto in messaggi lasciati su bacheche di Facebook di amici, e non posso fare a meno di commentare.
Ma partiamo da questo video, che già da solo merita un aneurisma con embolo a scoppio.


Vabbè, l'accento del sud statunitense è un po' complicato da capire per i novellini, quindi (senza voler peccare di superbia) vi riassumo io il concetto che questo 'uomo di spirito' sta così ferventemente comunicando dall'altare: mettete tutti i gay e tutte le lesbiche in due recinti separati, di circa 100/150 miglia l'uno e lasciateli morire. Questa è l'unica soluzione contro la piaga dell'omosessualità.
Parola più, parola meno.

Voi non avete idea del bordello che è questo periodo. Penserete "Ci credo, con il trasloco per Parigi alle porte starai uscendo fuori di brocca...", invece no.
Adesso ho a casa il marito ogni giorno e, insieme al figlio, sono un team devoto alla distruzione ed all'annullamento di qualsiasi vestigia di ordine in questa povera morammazzata di casa (che DEVE essere in ordine per le varie visite degli agenti immobiliari).
Stasera ho trovato dei lego anche nel cassetto più basso del surgelatore e se per quello bassetto basta una cucchiarella, per l'altro ci vogliono le legnate sulla schiena. Ma io dico quanto ci vuole a capire?
Uomini, che casinari che siete, l'animaccia vostra! Per di più, stiamo combattendo una brutta infezione all'orecchio del pupo, con tanto di corsa al pronto soccorso alle 3 del mattino e febbrone a 41.
Poi G è in un'altra fase 'non mangio una fava' e tra lo stress delle cose a cui pensare, gente che entra ed esce da casa ed il telefono che squilla fino a sanguinare, io ho sempre un embolo pronto a partire.
Ma bando a frivolezze!

Ho chiesto aiuto a voi lettrici buongustaie sottoponendovi questo quesito (che poi quesito non è, in quanto privo di punto interrogativo...): 3 cose che amo delle donne, 3 cose che odio delle donne.
Intanto grazie per la vagonata di emails, ci ho messo due giorni a catalogare le vostre risposte.
Grafomani.
Ne è venuto fuori un quadretto molto interessante.
Al primo posto tra le cose che odiate delle vostre colleghe, con una presenza allarmante in quasi tutte le vostre emails è lei: LA STRONZAGGINE verso le altre donne (da voi anche chiamata falsità, invidia, competitività e gelosia)
Al secondo posto, c'è IL VOTO AL SACRIFICIO apparentemente innato in alcune di voi (da voi anche chiamato 'annientarsi per figli e famiglia', 'sparire dietro al tuo uomo', 'cercare il proprio valore in una relazione o nella maternità come se da sola una donna non contasse nulla' [cit] )
Al terzo posto c'è L'OSSESSIONE CON L'ASPETTO FISICO (che voi chiamate anche 'ocaggine', 'sindrome della tronista', 'tendenza a guardarsi allo specchio con gli occhi di un uomo', 'devi essere per forza delicata e carina e dolce perché sennò non sei neanche femmina' fino a 'il profumo da baldracca alle nove del mattino' [cit.])



Giusto sei mesi fa scrivevo questo postsfottendo i Maya e le loro predizioni catastrofiche sul nuovo anno e la fine dei giochi prevista per il 21 Dicembre 2012.
Recentemente però ho dovuto constatare che per la mia famiglia un profondo cambiamento invece ci sarà sul serio, il mondo vecchio lascerà posto al nuovo e niente sarà mai più come prima.
Non mi riferisco a disastri di natura ambientale, ma ad un cambiamento netto della nostra vita, trasferendoci a Parigi dietro ad un  nuovo lavoro, forse nuovi amici ed una nuova lingua da usare.
Insomma, non vedo inondazioni, invasioni di locuste o pioggia di escrementi all'orizzonte, ma il cambiamento ci sarà e sta già prendendo piede.
La cosa mi piace assai.
Poi se mi guardo attorno è una bella notizia dopo l'altra: in Francia M. Hollande, che è socialista e pro-gay e appoggia la causa del matrimonio tra omosessuali, ha soppiantato il nanetto Swarowsky e Carlà, in USA Obama fa il suo bel coming-out dichiarando di aver finalmente digerito la questione del matrimonio gay e di schierarsi a favore.
Ma che palle! Che ti vuoi digerire? Ma se si sposassero i gay cosa cambierebbe a casa degli etero sposati? A casa degli etero non sposati? Degli etero bigotti? Degli etero rompicoglioni? Cosa cavolo cambierebbe?
Sapere che tanti omosessuali possano costruirsi una famiglia è una cosa così intollerabile? E siete tutti cristiani? Specialmente in America dove il matrimonio non rappresenta più un cavolo, dove Kim Kardashian ci guadagna un pacco di milioni di dollari in pubblicità e poi divorzia dopo 72 giorni, o dove Britney Spears si sposa per 55 ore giusto per divertimento? Americani, parlate di santità del matrimonio?
Ma andate a cagare.



Eh sí! La notizia è finalmente ufficiale! Ci trasferiamo a Parigi!
Il primo istinto è stato quello di telefonare al mio amico del cuore M che ci ha vissuto per due anni.

"È fatta! Ci trasferiamo!"
"NO! Giura! Ma lo sai che son tutti stronzissimi a Parigi?"
"Oddio no... Non mi dire... Quantifica... Quanto stronzi?"
"Come te la quantifico la stronzaggine scusa?"
"Boh... In una scala da uno a dieci... Onestamente però dai..."
"Mmmhhhh.... Sono parecchio fastidiosi..."
"Fastidiosi come? Come un mal di testa?"
"No, di più..."
"Come la piorrea?"
"Forse più come una colica renale...!"
"CAZZO! Ma ci hai vissuto per quasi due anni..."
"I due anni più miserabili della mia vita... Che non ti ricordi? Vivevo con Melina-nome-der-cazzo e le carline..."
"Oddio... AHAHAHA!! È vero! La schizzata con le cagnette brutte come la Versace... Come si chiamavano?"
"Boh... Io le chiamavo Tapy e Mesky... Corto per Tapina e Meschina... Ma che gliele avrei buttate nella Senna per dispetto guarda..."
I parigini mica saranno davvero così stronzi...
Oddio, ditemi che non sono così stronzi.
(Eh ma sapessero che cancro si stanno mettendo in corpo....)
Comunque la notizia del trasferimento è arrivata come una vera e propria liberazione. Alcune di voi sanno che c'era la possibilità di trasferirsi ad Hong Kong (Silvia mi ha pure messo sul treno quel pomeriggio, dopo la 'telefonata che voleva cambiare una vita' e ricorderà che faccia avevo...) e sanno pure che io ero nel panico più totale, perché io in un paese dove c'è bisogno di affiggere cartelli col divieto di sputare per terra non ci voglio vivere.



Il mio post della scorsa settimana (sí, quello sulla grondaia...), oltre che a diventare il più letto e commentato (al momento ha raggiunto quasi 3000 visualizzazioni, il che mi fa pensare che forse avrei dovuto impostare tutto il blog in chiave ginecologico/ostetrica e ora forse avrei il mio divanetto rosa su Canale 5), mi ha aperto gli occhi su una cosa.
Accanto a molte delle lettrici che si sono divertite leggendo (e questo era l'unico scopo del post) ed hanno saputo apprezzare la componente informativa del contenuto (perché accanto all'umorismo c'è anche informazione), ci sono state diverse signore che si son fatte rodere l'utero di fronte a quello che è stato definito maschilismo.
Un maschilismo ostentato nel voler trattare di un così delicato argomento, in chiave umoristica, pur essendo uomo.
Adesso, prima che chiunque si riconosca in queste parole si faccia venire di nuovo gli sturbi, lasciate che vi tranquillizzi: so che si trattava di parole scherzose senza malizia, non mi sono offeso un granché, ma le posizioni prese da alcune sono reali ed eccole qui.
"Questo è territorio femminile".
"Questo non è uno spazio in cui la tua presenza è opportuna".
"Non hai la vagina, quindi taci".
(Ma io mica parlo con la vagina.... Perché voi sí?)
Al di là della mia opinione riguardo la libertà di parola ed il sacrosanto diritto di poter scrivere quel che mi pare (senza deliberatamente offendere o sminuire nessuno e sempre cercando di supportare i miei sproloqui con un minimo di documentazione), queste considerazioni, oltre che a lasciarmi un vago sapore amarognolo in bocca, hanno innescato un processo mentale.
C'è un confine ben preciso tra l'uomo e la donna, un confine da cui non possiamo prescindere.
Sconvolti dalla mia scoperta? Ci credo.
Dovevate esserci quando ho scoperto l'acqua calda.
Grande festa.
No dai, sul serio.

Ma che vi pare?
Adesso perché uno è uomo dovrebbe abbassare il capo con deferenza di fronte a tematiche tipicamente femminili? No, cioè, IO che per socializzare con altri genitori (in genere si è sempre trattato di genitrici...) bloccati a casa con prole dispotica, mi son sorbito ore di conversazioni su capezzoli doloranti, spaccati, purulenti, capezzoli mancanti, invertiti e dispari.
Da indossare al collo...
IO che ho dovuto assistere a dibattiti sulla presunta 'mancanza di tono', durante il rapporto, delle pareti vaginali post-partum e i vari discorsi conseguenti:
Femmina A: "Mio marito non sente più niente!"
Femmina B: "Ok, ma tu senti qualcosa?"
Femmina A: "No, io in genere dormo.."
IO che durante l'ora della pappa al play-group ho assistito con dignità e compostezza (e non mi faccio chiamare Queen per niente...) all'apparizione simultanea di dodicimila tette bianchicce e rigate di vene bluastre come il gorgonzola e con capezzoli ridotti come fichi secchi, e IO lí col biberon, lottando contro il mio senso di inadeguatezza e la voglia di sbirciare tutte quelle mammelle pendule....
Insomma, quando tutte le mie amichette fanno comunella e parlano di trucchi, tette, reggiseni, coito interrotto, orgasmi da schizofrenica, frustate, scambi di coppia e rapine a mano armata, io non mi tiro mai indietro.
Cerco di partecipare.
Perché?
Come perché? Brutti molliconi, ma perché sono un femminista e sono curioso!
Eppoi perché l'universo femminile è molto più vasto, complesso ed interessante di quello maschile.
A noi ci intortano con una cravatta e del dopobarba ogni Natale.
Due coglioni da circo.



I merli del vecchio castello, Capranica
Sono quasi giunto alla fine della vacanza pasquale romana.
Tutto è iniziato con i migliori presupposti per una permanenza rilassante e rigenerante, condita dall'abbondante cucina di mamma e dal clima mite che invitava ad indossare le maniche corte sebbene la primavera fosse solo agli inizi.
Nel mio cervello avevo pianificato tutto, ma facciamo tutti così prima di partire per le vacanze no?
Invece, oltre alla varicella del Tappo che ci ha fatto 'bruciare' una settimana tra pomatine e sciroppi, ci son stati altri sviluppi di tutt'altra natura (e dei quali vi darò dettagli più in là...) a sconquassare il soggiorno e la psiche del qui presente.
Bizzarro come uno possa re-inventarsi una vita tra sudore, lacrime e sangue, riscoprirsi capace di crescere, cambiare, scoprire e poi avere tutto gettato in aria con giocoso abbandono dal Destino che ti dice "Adesso prova a fare questo..." ed ammicca, come se sapesse già quale sarà l'esito dell'impresa.
Temo che dovrò rimanere sul vago per ora, nulla è certo, nulla è definito, l'unica sicurezza è quella mano che bussa alla porta e non la smette.
Il cambiamento che vuole entrare a tutti i costi, ma che prima o poi si romperà le scatole di bussare e passerà ad un'altra porta.
Il problema nasce qui: apriamo o no?
Ed una volta aperta la porta cosa succederà? In fondo adesso stiamo così comodi nella difficoltà ormai accettata di una situazione che potrebbe senz'altro essere migliore... Stiamo così comodi nella nostra routine che nel suo caos ci è così familiare.....
Insomma, stiamo così bene nel nostro casino.



Salve gente!

Pensavate che fossi schiattato sotto una valanga di uova di cioccolata vero? O forse calpestato a sangue da una mandria di agnellini inferociti?
Ammazza che stronzi. Ne avete di fantasia...
E a proposito di fantasia, mentre lavoro al post vero e proprio che racchiude le mie ultime scoperte e perplessità, nonché illuminazioni sulla mia condizione umana, vi lascio questa chicca.
Una delle favole di nonna Maria. 
Mia madre non mi ha mai rifilato storielle prefabbricate in franchising di Cappuccetti Rossi, Pollicini o simili. Lei è una alternativa.
Le favole le inventava e le inventa ancora per mio figlio.
Certo, i risultati son quelli che sono e i riferimenti a personaggi realmente (o irrealmente...) esistiti non è affatto casuale, ma che vi devo dire?
Signor Perrault, ci faccia causa, tanto lei è morto e noi non c'avemo 'na lira.

Riposino pomeridiano di sua nanezza reale, lui sul letto con nonna Maria, io alla scrivania che navigo il web con le lacrime agli occhi dal ridere.


"Dai chicco, nonna ti legge una storia..." e prende il libricino di Thomas il Trenino.
"Ah, ma questo è in inglese... Vabbè, nonna te ne dice una che conosce lei, che con l'inglese mi parte la dentiera..."
Ecco.
Addio.




La Varicella del tappo è in fase di prosciugamento... Le bollicine si son trasformate in crosticine facendomi sperare che forse a breve si potrà giocare al sole.
Grazie anche a tutte le devote lettrici che mi hanno consigliato meraviglie come il Tanno Hermal.
Secca tutto. Chissà se funziona anche con le cognate scassapalle...
Le mie tonsille hanno ceduto alle minacce di gargarismi all'acqua raggia e si sono ridimensionate, così come la febbre che è sparita.
Insomma, sembra che ne stiamo uscendo fuori.
In compenso mi sto godendo un po' l'atmosfera paesana.
Le vecchie dal macellaio che invece di dirti cosa vogliono, ti dicono prima cosa non possono mangiare
"Ah! Che belle sarcicce, peccato che nu le pozzo magnà... C'hai pure la trippa fresca... Peccato che nu la pozzo masticà... C'hai pure er fegato... Peccato che me se ripropone... C'hai pure..."
"SIGNÓ, c'avemo tutto. Che poi magnà?"
"Famme du' fettine de vitella va, ma fine eh... Fiiiiine fiiiine come l'ostia che sò sdentata e se le gnótto (inghiotto ndr) sane m'arivié la gastrite..."
Meraviglia!
Ma a questa chi cazzo la scioglie la mattina?
"Adelina, embè piatele tu e sarcicce che c'hai i denti bboni, guarda che sò belle eh...."
"Ma a me e sarcicce numme piaceno..."
"Embè? Fattele cor sugo che ammazza er sapore de porco no?"
Ma io dico, una si sta a fa i cazzi suoi e questa vuole che ti compri le salsicce e che te le fai col sugo?
Santa Pace.


Ve li ricordate i vostri 16 anni?
Mica il compleanno, intendo vi ricordate com'era averli 16 anni? I primi amori... Le prime avventure.... Gli amici del cuore....
Giusto ieri mattina ficcanasavo tra i miei vecchi diari di scuola... Un'ondata di ricordi...
Tutti quei nomi, quelle dediche, quei numeri di telefono di gente che non vedo ormai da 20 anni...
La catena di carta fatta con gli involucri piegati delle Brooklyn verde scuro, i biglietti del treno per Firenze nelle giornate di 'sega', il pacchetto di cartine Rizla ancora pieno che faceva tanto figo, pure se non sapevi rullare una sigaretta manco a morire.
Kurt Cobain e i Nirvana, i Pearl Jam, il Grunge, Porta Portese e Via Sannio, gli anfibi, le spille da balia sul maglione e la kefiah palestinese rossa e nera (io ce la avevo pure verde!!!), i capelli lunghi e la giacca di renna.
Poi, tra tutti i ricordi, mi è venuta sotto gli occhi una pagina. Sembrava una delle tante, miniate a biro nera e blu, con un motivo di fiori e croci. Doveva essere stato un momento un po' goth della mia adolescenza.
Poi ho letto, tutto d'un fiato.
Ho riletto, facendo delle pause, cercando di ricordare le sensazioni, ed invece di rattristarmi ho sorriso.
Ho ricordato l'intensità che avevo da ragazzo.
Ho ricordato il Barocco dei miei sentimenti.
Il Gotico delle mie desolazioni.
Avevo appena 16 anni, facevo a botte con le pulsioni sessuali che cercavo di reprimere a tutti i costi e mi sfogavo con carta e penna.
In qualche universo parallelo, quel ragazzo è ancora lí... Schiacciato tra quello che sente di essere e quello che deve essere per sopravvivere.
Vorrei poterlo avere qui di fronte a me, adesso, seduto su questo che era il suo letto, ora prepotentemente adibito a scrivania, in questa cameretta, che fu teatro delle sue frustrazioni e dei suoi voli emotivi.
Vorrei potergli dire che, al di là di quanto possa sentirsi sbagliato, al di là di tutto quello che per ora debba inghiottire (per lo più lacrime amare...), le cose cambieranno.
Vorrei avvertirlo di tutti quegli amici che lo tradiranno e lo faranno soffrire, e dirgli che ne incontrerà altri, migliori.
Vorrei potergli dire che quell'amore che tanto sogna e quel primo bacio che tanto desidera, arriveranno, e saranno un fuoco d'artificio di sensazioni che vanno al di là di quello che lui osa sognare.
Gli direi che diventerà papà, che finirà con l'innamorarsi di un uomo che gli cambierà letteralmente la vita. Gli direi che dopo esser fuggito via, finirà col tornare in questo paesello che tanto ha odiato, e che ci tornerà a testa alta, come un leone, come un pavone, non come una pecora.
Lui mi riderebbe in faccia, superbo e diffidente, ma so che continuerebbe a pensare per tutta la vita a quel signore sconosciuto che gli somigliava vagamente e che un giorno gli disse che tutto sarebbe andato bene.



Little Posh Traveller
Siamo arrivati!

Siamo finalmente in terra natía (la mia..) ed ho avuto l'onore e l'immenso piacere di trovare delle sorprese.
La prima: fantastico, ho internet!
Qui! Tra i boschi e le montagne!
Una connessione che spacca il muro del suono.
Sono seduto sul mio lettino in quella che era la mia cameretta, con la finestra spalancata sulla campagna, senza rumore di traffico, sirene della polizia, giamaicani inferociti o stereo a cannone che impazzano dalle varie automobili ferme al semaforo.
Tutto è calmo.
Uccellini che cinguettano, un sole splendido ed una temperatura invidiabile per il mese di Marzo.
Ovvio, secondo la regola implementata a manetta dalla Disney, che detta che per ogni momento 'Biancaneve-Style' di animaletti dolciotti e scenari da idillio debba seguire una serie di vicissitudini atroci a bilanciare il karma di chi pensa che tutto è favoloso, ecco la sorpresa numero due: G ha la varicella.
Dai, raggruppatevi in due file ordinate e cantate "POOOOOORCA TROOOOOIAAAAA".
Esatto.
Noi veniamo qui per goderci un po' il sole e ci sentiamo dire dal dottore che di sole per ora manco la puzza, almeno finché le bollicine non si siano seccate.
Ma la sfiga imperiale che mi ha accompagnato deve morí... A mazzate sui reni proprio.
Vabbè, almeno ho il supporto di nonna e nonno e posso scrivere (ed uscire come ogni altro essere sociale senza i sensi di colpa).
Tutto è iniziato martedì, quando portai G all'asilo.
Al momento di entrare, abbiamo incontrato uno dei suoi amichetti, anche lui italo/inglese che nel vederci ci è subito corso incontro.



La sveglia ci ha scosso alle 4.45 stamattina....
Io con un piccolo braccio intorno al collo ed un agnellino di peluche saldato alla guancia.
Ti ho sentito sgattaiolare dal letto, piano, per non disturbare.
Ti ho sentito sospirare quel sospiro che dice 'ancora un'altro aereo...' ed ho cercato di raggiungerti con la mano, ma eri già in piedi.




Povero Dante...

Trovarsi con le porte delle scuole sbattute in faccia in nome della tolleranza.
E pensare che L'Inferno è sempre stato una mia passione al liceo.... Al punto da farmi seriamente dubitare la necessità di farlo seguire da due schiacciapalle come Il Purgatorio ed Il Paradiso....
Dai, ammetetelo, il primo cantico della Divina Commedia è dove la festa impazza....
Il resto è un'orchestrina di paese che non caga nessuno.
È anche vero però che de gustibus...
E poi 'sta famosa lonza che Dante incontra nella selva oscura, e noi idioti giù con le domande sceme "Ma la lonza non è un salume tipo la bresaola professó?"
Benedetti giovinastri.

Comunque, capisco la perplessità a livello didattico di fronte a certe tematiche affrontate (meglio dire illustrate) dal signor Alighieri, antisemitismo, omofobia, islamofobia.... Quello che non capisco è come ci siano arrivati solo adesso... Voglio dire, La Divina Commedia è stata scritta quasi 800 anni fa, il prodotto di un mondo bianco e cristiano (che tanto doveva alle influenze dell'Islam, soprattutto per quanto riguarda l'innovazione scientifica e la medicina, ma lasciamo stare...) che si riteneva il centro dell'universo e il rappresentante di tutto ciò che esisteva di buono, civile e giusto.
Cosa vi aspettate?
Non è un mistero che allora la chiesa avesse aspirazioni imperialistiche sulle altre culture del mediterraneo (le Crociate sono ancora appena dietro l'angolo...), non è un mistero che si facesse costantemente a capocciate con mori e saraceni sempre alle porte della nostra preziosa Europa, o che migliaia di ebrei fossero stati trucidati in terra santa.




Salve omosimpatizzanti!

Qui a Londra è stato un weekend FA-VO-LO-SO... 17 gradi e sole, sole sole.
"Vi siete buttati al parco? Al prato? In riva al Tamigi con le pantegane?" chiederete voi.
No.
Ho passato il weekend in cucina, da bravo casalingo disperato, a cucinare per la tribú che è stata qui a pranzo.
"Ma sempre da te questi vengono a magnà?" legittima domanda.
Inglesi, mica scemi, ovvio che sí.
Ah, ricordo con nostalgia quando vivevo in Italia e questo periodo lo passavo in giardino a prendermi i primi raggi di sole ed a ricoprirmi di lentiggini.
Sí, c'ho pure quelle.
Solitamente ero accompagnato dalla mia migliore amica B che allora aveva la fissa di prendere il sole in topless, anche a Marzo, ma era così refrattaria all'abbronzatura che la avevo soprannominata Zinna Bianca.
Lei diceva solo di essere "Bianca convinta... Come te sei gay tesò... Tu però sei solo gay dichiarato... Ma sei convinto?" e mi mostrava le tette.
Vabbè, una gretina pure lei.
Bei tempi.



Secondo voi io, come gay, marito e padre, come dovrei sentirmi leggendo lo sfacelo di articoli che circolano in rete sui funerali di Lucio Dalla?
Sconvolto?
Amareggiato?
Incazzato nero?
Offeso?
Allora non mi conoscete bene, e vi scuso pure, dal momento che tutto quello che sapete di me lo leggete su queste pagine.
No, in realtà mi son messo a ridere.
Adesso non infierite, non intendo fare commedia di quella che è  una grossa perdita a livello artistico per i più, ed una tragedia a livello umano ed affettivo per i pochi fortunati che vantavano di far parte della famiglia dell'artista bolognese.
Però è una comica.
I gay contro la chiesa.
La chiesa contro i gay.
Ci risiamo. Che palle.
E pensare che Lucio si teneva entrambe i mondi dentro in perfetto equilibrio. Al punto da essere definito un "omosessuale cattolico represso" da alcuni dei suoi illustri colleghi, come Aldo Busi, paladino dell'omosessualità urlante e dissacrante ( e poco elegante, aggiungo io...).
Non sono mai stato un fan di Lucio, conosco a malapena due canzoni, anche se una di queste mi fa letteralmente venire i brividi per il suo profondo lirismo:
"E noi due qui distesi a far l'amore, in mezzo a questo mare di cicale, questo amore piccolo così, ma tanto grande che mi sembra di volare, e più ci penso, più non so aspettare..."



Conoscete quei mattini in cui dovete fare le corse e l'Olimpo, Ade ed i vicini di casa sembrano complottare contro di voi ogni 30 secondi?
E se non è il pargolo che decide di mollare il cacatone del secolo un momento prima di uscire di casa, è il cellulare che vi si nasconde in giro per casa divertendosi al suono delle vostre bestemmie, o anche la cognata che ha un tempismo di merda e decide di chiamarvi con qualcosa di 'urgente' proprio mentre mettete la mano sulla maniglia, o la mamma, che vi telefona esultando "Hey! Ieri ho visto una ricetta a La Prova Del Cuoco e ti ho pensato!"
"E cos'era?"
"Finocchio al gratin..."
"'Fanculo mà... Devo uscire..."
Insomma, avete presente uno di quei mattini dove vi trovate a mettere due piedi nella stessa scarpa ed uscite di casa col viso di un infartato e la sgommata di dentifricio secco sul lato della bocca?
Per me doveva di sicuro essere uno di quegli effervescenti mattini, il giorno in cui mi son fatto fregare dalle telecamere della polizia metropolitana mentre commettevo un'infrazione.
Altrimenti non si spiega come io, la paranoia al volante, io che parcheggio come una suora laureata in geometria e guido come sua sorella cardiopatica, mi sia fatto cogliere in flagrante.
Non si spiega.
Una volta aperta la busta marrone della contravvenzione arrivatami per posta però, la prima reazione è stata
"Ma che cazzo di foto sarebbe questa?"


Do you know those crazy mornings, when the Gods of Olympus, the ones of Hades and your neighbours seem to conspire against you every 30 seconds?
And if it isn't your child that decides to drop the crap of the century in his nappy just seconds before you leave the house, is your mobile that plays hide-and-seek around the house, giggling at your swearing. Or a relative with the same good timing of an attack of diarrhoea that decides to call you with some urgent matter to discuss, or even your mother that jubilates from the other side of the phone:
"Hey! I saw this recipe yesterday on TV and I thought of you...."
"What was it?"
"Fruitcake.."
"Ok, thanks, gotta go now mum..."
In short, do you know those mornings where you find yourselves putting two feet in the same shoe, leave the house with the same face of a stroke victim and the residue of dried up toothpaste at the side of your mouth?
For me it was surely one of those blissful mornings, the day I got caught red-handed by the metropolitan police's CCTV camera in the middle of a box junction.
I have no other explanation.
How is it possible that I, Mr Paranoia on wheels that parks his car like a nun with a degree in geometry and usually drives like her cardiopatic sister, got caught committing an infraction?
Once opened the brown envelope with the penalty notice, my reaction was
"What the fuck is this picture?"
Let me explain.
Here in the UK they don't just send you the contravention by post, but the charge is always equipped with photographic evidence that usually portrays you in the act.
The problem was that said picture was not proving anything: all you could see was my number plate and a little piece of the front wheel.
"BASTARDS!" I immediately thought



Come ve lo immaginate voi l'inferno?

Come un luogo di eterni tormenti, con tutte le sfumature dell'ombra e della tenebra, come le acqueforti di Gustave Doré?
È forse un labirinto spaventoso, dove tutto è surreale e la realtà è amplificata e distorta dalla follia e dal terrore, come un incubo di David Lynch?
È forse un abisso di eterne fiamme e lamenti, dove la carne non trova pace in balía di demoni implacabili?
E quanto è lontano questo posto?

E se vi dicessi che il vero inferno è la vostra vita che va a rotoli?
Se vi dicessi che a volte non ci sono demoni, né labirinti, ma solo l'agghiacciante consapevolezza di stare assistendo al disfacimento di tutto ciò per cui avete lottato e lavorato tutta la vita?
E se vi dicessi che l'unico labirinto di follia è quello di un apparato legale che dovrebbe proteggerci, ma ci fa invece a pezzi sotto gli occhi di tutti, in mezzo ad un cerchio di persone sempre più grande e voi al centro, nel panico più totale, che cercate di tenervi stretto tutto ciò che avete di più caro al mondo, e più vi affannate a trattenere i vostri tesori, più questi vi vengono strappati di dosso.



How do you imagine Hell?
As a place of eternal torment, with all the nuances of shadow and darkness, as in the etchings of Gustave Doré?                                                                                                                                                    
Is it a scary maze, where everything is surreal and the reality is amplified and distorted by madness and terror, like a David Lynch nightmare?
It is perhaps an abyss of eternal flames and wailing, where flesh finds not peace at the mercy of ruthless demons? And how far is this place?
And if I told you that the real Hell is your life going down in pieces?
If I told you that sometimes there are no demons, no mazes, but only the chilling awareness to be witnessing the undoing of everything for which you fought and worked all your life?
And if I told you that the only maze of madness is a legal apparatus that should protect us, but instead tears us to pieces before the eyes of all, amid a circle of people, getting bigger and bigger, and you at the center, in a panic, trying to keep close everything you hold dear, and the more you try to hold on to them, the more they get be ripped off your hands.
Scary huh?



Dopo il mio post precedente ed il conseguente embolo a cannone nel cervello, c'è aria di buone notizie, almeno qui in UK. 
Infatti è in programma la legalizzazione del matrimonio (al momento trattasi di unione civile) tra persone dello stesso sesso entro il 2015.
Non uso il termine 'matrimonio gay' perché mi sa di idiota, nel senso, non è che se vado al ristorante ordino un pranzo gay e se vado dal dottore mi prescrive farmaci gay o se faccio una torta è una torta gay.
Certe cose hanno il loro nome che è uguale per tutti e questa si chiama MATRIMONIO e dovrebbe essere alla portata di tutti coloro che hanno la fortuna ed il coraggio di volersi amare per tutta la vita.
(Legittimo poi chiederci perché ci sbattiamo tanto per avere il riconoscimento del matrimonio visto che non si sposa più quasi nessuno... Ma siamo gay, siamo controtendenza per antonomasia... Siamo eccentrici. Fatece sposà che magari riscoprite anche voi quanto è bello trovare quella persona che ti cambia la vita e volerla legare a noi per sempre...)
C'è qualcosa di profondamente malvagio nella volontà di chi vorrebbe opporsi a questo grande passo avanti.
Permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi non è deleterio per nessuno.
Non priva nessuno di nessun diritto.
Non minaccia nessuno.
Ma mi fermo qui, perché far polemica su una questione così trita e ritrita mi invecchia la pelle e mi affloscia la vena artistica.
Quindi passiamo ad altro!