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Sotto alla Corona

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Come ve lo immaginate voi l'inferno?

Come un luogo di eterni tormenti, con tutte le sfumature dell'ombra e della tenebra, come le acqueforti di Gustave Doré?
È forse un labirinto spaventoso, dove tutto è surreale e la realtà è amplificata e distorta dalla follia e dal terrore, come un incubo di David Lynch?
È forse un abisso di eterne fiamme e lamenti, dove la carne non trova pace in balía di demoni implacabili?
E quanto è lontano questo posto?

E se vi dicessi che il vero inferno è la vostra vita che va a rotoli?
Se vi dicessi che a volte non ci sono demoni, né labirinti, ma solo l'agghiacciante consapevolezza di stare assistendo al disfacimento di tutto ciò per cui avete lottato e lavorato tutta la vita?
E se vi dicessi che l'unico labirinto di follia è quello di un apparato legale che dovrebbe proteggerci, ma ci fa invece a pezzi sotto gli occhi di tutti, in mezzo ad un cerchio di persone sempre più grande e voi al centro, nel panico più totale, che cercate di tenervi stretto tutto ciò che avete di più caro al mondo, e più vi affannate a trattenere i vostri tesori, più questi vi vengono strappati di dosso.



How do you imagine Hell?
As a place of eternal torment, with all the nuances of shadow and darkness, as in the etchings of Gustave Doré?                                                                                                                                                    
Is it a scary maze, where everything is surreal and the reality is amplified and distorted by madness and terror, like a David Lynch nightmare?
It is perhaps an abyss of eternal flames and wailing, where flesh finds not peace at the mercy of ruthless demons? And how far is this place?
And if I told you that the real Hell is your life going down in pieces?
If I told you that sometimes there are no demons, no mazes, but only the chilling awareness to be witnessing the undoing of everything for which you fought and worked all your life?
And if I told you that the only maze of madness is a legal apparatus that should protect us, but instead tears us to pieces before the eyes of all, amid a circle of people, getting bigger and bigger, and you at the center, in a panic, trying to keep close everything you hold dear, and the more you try to hold on to them, the more they get be ripped off your hands.
Scary huh?



Dopo il mio post precedente ed il conseguente embolo a cannone nel cervello, c'è aria di buone notizie, almeno qui in UK. 
Infatti è in programma la legalizzazione del matrimonio (al momento trattasi di unione civile) tra persone dello stesso sesso entro il 2015.
Non uso il termine 'matrimonio gay' perché mi sa di idiota, nel senso, non è che se vado al ristorante ordino un pranzo gay e se vado dal dottore mi prescrive farmaci gay o se faccio una torta è una torta gay.
Certe cose hanno il loro nome che è uguale per tutti e questa si chiama MATRIMONIO e dovrebbe essere alla portata di tutti coloro che hanno la fortuna ed il coraggio di volersi amare per tutta la vita.
(Legittimo poi chiederci perché ci sbattiamo tanto per avere il riconoscimento del matrimonio visto che non si sposa più quasi nessuno... Ma siamo gay, siamo controtendenza per antonomasia... Siamo eccentrici. Fatece sposà che magari riscoprite anche voi quanto è bello trovare quella persona che ti cambia la vita e volerla legare a noi per sempre...)
C'è qualcosa di profondamente malvagio nella volontà di chi vorrebbe opporsi a questo grande passo avanti.
Permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi non è deleterio per nessuno.
Non priva nessuno di nessun diritto.
Non minaccia nessuno.
Ma mi fermo qui, perché far polemica su una questione così trita e ritrita mi invecchia la pelle e mi affloscia la vena artistica.
Quindi passiamo ad altro!


Mi son trovato a fare su Twitter una domanda un paio di giorni fa.... Una domanda aperta a chiunque.
"Una famiglia come la mia, come vivrebbe in Italia?".
Non serve interpellare uno psichiatra per rendersi conto che in questa domanda si celasse una voglia di rassicurazione e di ottimismo, e devo dire che le risposte sono state miste.
Devo dire che alcuni di voi davvero vivono un'Italia tollerante e progressista, tanti andrebbero volentieri al Vaticano a prendere Benedetto a calci in culo, altri ancora si beano di tutti i 'grandi passi' che sono stati fatti verso l'uguaglianza e l'abbattimento delle discriminazioni a sfondo sessista e/o omofobico.
Briciole per i mendicanti.
Purtroppo non siete la maggioranza.
La maggioranza di voi ha semplicemente (ma anche eloquentemente....) detto: STATEVENE IN UK che è meglio.
Ecco.
Mi parte l'embolo.
Grazie agli exploit televisivi del sig. Morandi che, dall'alto.... (o dal basso) dei suoi 134 anni di età, a dispetto del talento che fu e dell'uso sconsiderato che è costretto a fare oggigiorno di tintura per capelli ed iniezioni anti-putrefazione, non fa altro che testimoniare la penuria di sangue nuovo che c'è nella TV Italiana, o forse dell'assenza di aperture verso nuovi talenti, o forse solo della 'bovinità' mentale dello spettatore che se non vede Mike o Celentano o Morandi non si rende neanche conto di stare a guardare la TV invece che il frigorifero, dicevo, grazie agli exploit televisivi del sig. Morandi ho avuto la risposta che dovevo sentire.
...perché fare uno sketch del genere, con due idioti (di nome e di fatto) ed un presentatore che vorrebbe essere inghiottito dal pavimento ogni volta che viene chiamato in questione?






Io aspetto il giorno in cui verrai da me, con la curiosità di sempre, e mi chiederai

"Papà, cos'è l'amore?"
"L'amore è un cavallo nero e selvaggio senza briglie né sella. Non dà garanzie, non vuole esser domato e non conosce padrone. Tutto quello che puoi fare è decidere se saltargli in groppa, afferrare un pugno della sua criniera e tenerti aggrappato con tutte le tue forze, rischiando comunque di venirne sbalzato e calpestato, o se farti da parte per vedertelo sfrecciare accanto e continuare a vivere pensando a come avrebbe potuto essere, inseguire l'orizzonte a rotta di collo, col vento in faccia che ti toglie il respiro e la luce negli occhi."
Mi guarderai con un grande interrogativo sul viso e l'aria di chi ha più domande di prima:
"Ma... E poi, una volta a cavallo.... Che succede? Cosa c'è dietro all'orizzonte?"
"Nessuno te lo può dire.... Nessuno lo sa... Niente è certo. So di uomini che hanno trovato la felicità più completa. Altri che si son persi per strada e non sono mai arrivati a scoprire cosa si celi oltre il visibile... Altri ancora che hanno fatto del loro viaggio il motore della loro ispirazione e lo scopo principale dell'impresa. Alcuni che hanno trovato la parte migliore di se stessi, altri invece che sono rimasti inorriditi da quello che l'amore li ha portati a trovare. Parti di se stessi che non conoscevano, né volevano affrontare."
"Perché lasciare che il cavallo decida dove andare allora? Se è così pericoloso di certo ci sarà un modo per assicurarsi che nessuno si faccia male... Giusto?" protesterai.
"Certo che c'è! Basta lasciarsi trascinare invece che cavalcarlo, e poi mollare la presa quando ci si scopre troppo lontani da casa, o troppo impauriti, o troppo stanchi. Ma non è la stessa cosa. Viaggiando così, amando solo a metà, si viaggia nell'ombra e nella polvere.... Senza vento tra i capelli e senza luce negli occhi... Diventa un viaggio di sopportazione che sfinisce, non di scoperta che arricchisce..."
 ...essere amati comporta un livello di responsabilità che non può e non deve mai essere sottovalutato, perché è l'unica cosa che ci rende davvero meritevoli di quell'amore...
"Che vuoi dire? Scoperta di che?"
"La scoperta di cosa siamo davvero capaci. Di quello che sappiamo costruire, di quello che sappiamo dare e ricevere... Perché non credere, ricevere amore è la parte più difficile. È la parte che fa appello al nostro onore, al nostro altruismo ed al nostro rispetto per gli altri. Voglio dire che amare significa accettare la sofferenza che l'amore può portare e tirarsi indietro da questa realtà significa non amare fino in fondo. Voglio dire che essere amati comporta un livello di responsabilità che non può e non deve mai essere sottovalutato, perché è l'unica cosa che ci rende davvero meritevoli di quell'amore..."
"E allora qualcuno dovrebbe insegnare come si ama... Dovresti insegnarmi... Puoi insegnarmi ad amare senza fare errori? Senza soffrire?"
Ti guarderò con occhi limpidi, illuminandomi della tua innocenza
"Non si può insegnare ad un uomo come amare, né ad un pesce come nuotare. È parte della sua natura. Io ti auguro solo di avere sempre l'appetito, la curiosità, il coraggio e l'incoscienza necessaria per scoprirlo da solo. Una raccomandazione devo fartela però, l'unica che mi concedo. Guardati sempre da tutti coloro che hanno rinunciato a cavalcare quel cavallo nero, perché saranno i primi a volerti insegnare come farlo e, solitamente, ti porteranno al loro stesso fallimento. Guardati da chi ne è stato travolto e calpestato, perché vorrà di sicuro dissuaderti dall'impresa. Fidati invece di chi ti dice che, a prescindere da quel che troverai al di là dell'orizzonte, il viaggio è quel che conta, perché è durante il viaggio, non alla fine, che noi troviamo noi stessi.... Hai capito ora cos'è l'amore?"
"No... Ma non vedo l'ora di scoprirlo..."


(Dedicato a mio figlio per San Valentino)

TQFxx









Il weekend bianco ha ovviamente lasciato un segno del suo passaggio, tipo la pipí nell'angolo, come un gatto che segna il territorio e io mi ritrovo a casa con G che da tre giorni ha il cimurro come uno spinone.
La neve è infatti arrivata anche qui a Londra, cosí, all'improvviso.
Ha iniziato a scendere sabato nel tardo pomeriggio e la domenica mattina, là fuori era Lapponia.
Bellissima.
Io adoro la neve. Sul serio.
Quando nevica devo per forza aprire tutte le persiane di casa perché mi piace vederla scendere ed il maritone smadonna in inglese perché quassù è anatema lasciare che occhi indiscreti penetrino la privacy di  una casa (ecco perché, se passate per Chelsea e trovate uno alla finestra, quasi sicuramente sono io...).
Poi vabbè, il fatto che siamo al secondo piano e gli unici che mi vedono in mutande sul divano sono i piccioni (per questo evitano il mio davanzale come il colera) mi sa solo di paranoia inglese.
Non la capirò mai.
Andiamo al parco, sulla neve, a piedi. Mica in lettiga portata a spalla dagli schiavi...
Dicevo, la neve è arrivata. Mia madre, che sa quanto mi piace, aveva già fatto un blitz di telefonate durante tutto il sabato con il solo scopo di farmi rosicare, dal momento che al paesello ne sono stati letteralmente sepolti vivi.
"Eh ma porta giù Gabriel... Digli un po' che nonna c'ha la neve e gli fa la polenta... Digli un po' che nonna c'ha il fuoco vero nel caminetto e gli fa le bruschettine con l'olio buono.... Digli un po' che nonna adesso va in giardino e fa un pupazzo di neve grosso cosí.... Digli un po' che nonna lascia le mollichine per i passerotti e li vede mangiare..... Digli un po' che...."
"AHÒ! Ma hai finito con la lista? Diglielo tu no?"
"Eh, ma lui ancora al telefono non ci sa parlare....."
"APPUNTO! Mandagli una cartolina...."
Vigliacca.

Bellino l'ambiente eh?

Sapete che sono andato in fissa con una nuova serie televisiva, visibile solamente online?
E avoglia con True Blood o Downton Abbey...
Porcherie.
Questa perla si intitola "La Web-Cam Dell'Asilo di Gabriel, Dove Vedo Mio Figlio e Controllo Ogni Sua Mossa Quando Non è Con Me".
Non la conoscete?
Eh ma è solo sotto invito. Roba esclusiva.
Comunque sí, da quando Stalin va all'asilo e io me ne resto a casa tutta la mattinata ad impazzire di libertà, ho il laptop acceso e lo schermo pieno di bambini di tutti i colori. Poi io, volpe gaia e maledetta, ho anche imparato a vestire il nano in modo che sia facilmente rintracciabile sulla telecamera.
No, cretini, non lo vesto da Barbapapà, però stamattina aveva una felpa a righe grigie e verdi che lo vedevi ad occhi chiusi.

Sono sempre stato dell'avviso che non c'è nulla di male se un maschietto vuol giocare con le bambole...

Vabbè, sarà anche che lui è l'unico che rimette i giocattoli a posto e lo sgami subito. Amore mio.
Solo a casa fai il casino.
La fase dell'inserimento è finita ed ora G va tre volte alla settimana, dalle 9.00 alle 13.30.
Niente più pozze di vomito su cui pattinare o crisi isteriche da sedare.
Oddio, ogni tanto gli vengono le madonne e mi cerca, ma durano poco, giusto il tempo di far piangere anche gli altri bambini.
E le maestre.
Ma son soddisfazioni.... Vederlo fare yoga o danza, mi riempie di commozione e mi fa pensare: "Ecco, a me fai sputare sangue solo per pettinarti e lavarti i denti, e per 'ste quattro sgallettate invece balli pure sulle punte...".
Questo fine settimana però, ho dovuto fare i conti con una realtà ben più dura di quella di un figlio degenere che cresce a vista d'occhio e della conseguente sindrome del nido vuoto.
Ho sbattuto il cranio con la realtà che mi porto sotto pelle.
Tempo fa, grazie a Silvia Tropea e Serena Nobili, sono stato ospite con una intervista da Genitori Crescono, (la trovate di sopra, nel tab 'Interviews'), e mi ero prodigato verbalmente sul tema dell'omosessualità e come spiegarlo ai bambini, toccando anche il tasto della discriminazione ai danni dei bambini 'fuori dagli schemi', tenendo bene a mente che una volta io ero uno di loro.
Sono sempre stato dell'avviso che non c'è nulla di male se un maschietto vuol giocare con le bambole o se una femminuccia vuole giocare a fare il camionista e mi indispettisce come i genitori a volte si dimostrino più tolleranti con la seconda che con il primo. Specialmente i papà.
Eh ma stavo per prendere una bella badilata sui denti. Da bravo papà.