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Sapete che sono andato in fissa con una nuova serie televisiva, visibile solamente online?
E avoglia con True Blood o Downton Abbey...
Porcherie.
Questa perla si intitola "La Web-Cam Dell'Asilo di Gabriel, Dove Vedo Mio Figlio e Controllo Ogni Sua Mossa Quando Non è Con Me".
Non la conoscete?
Eh ma è solo sotto invito. Roba esclusiva.
Comunque sí, da quando Stalin va all'asilo e io me ne resto a casa tutta la mattinata ad impazzire di libertà, ho il laptop acceso e lo schermo pieno di bambini di tutti i colori. Poi io, volpe gaia e maledetta, ho anche imparato a vestire il nano in modo che sia facilmente rintracciabile sulla telecamera.
No, cretini, non lo vesto da Barbapapà, però stamattina aveva una felpa a righe grigie e verdi che lo vedevi ad occhi chiusi.

Sono sempre stato dell'avviso che non c'è nulla di male se un maschietto vuol giocare con le bambole...

Vabbè, sarà anche che lui è l'unico che rimette i giocattoli a posto e lo sgami subito. Amore mio.
Solo a casa fai il casino.
La fase dell'inserimento è finita ed ora G va tre volte alla settimana, dalle 9.00 alle 13.30.
Niente più pozze di vomito su cui pattinare o crisi isteriche da sedare.
Oddio, ogni tanto gli vengono le madonne e mi cerca, ma durano poco, giusto il tempo di far piangere anche gli altri bambini.
E le maestre.
Ma son soddisfazioni.... Vederlo fare yoga o danza, mi riempie di commozione e mi fa pensare: "Ecco, a me fai sputare sangue solo per pettinarti e lavarti i denti, e per 'ste quattro sgallettate invece balli pure sulle punte...".
Questo fine settimana però, ho dovuto fare i conti con una realtà ben più dura di quella di un figlio degenere che cresce a vista d'occhio e della conseguente sindrome del nido vuoto.
Ho sbattuto il cranio con la realtà che mi porto sotto pelle.
Tempo fa, grazie a Silvia Tropea e Serena Nobili, sono stato ospite con una intervista da Genitori Crescono, (la trovate di sopra, nel tab 'Interviews'), e mi ero prodigato verbalmente sul tema dell'omosessualità e come spiegarlo ai bambini, toccando anche il tasto della discriminazione ai danni dei bambini 'fuori dagli schemi', tenendo bene a mente che una volta io ero uno di loro.
Sono sempre stato dell'avviso che non c'è nulla di male se un maschietto vuol giocare con le bambole o se una femminuccia vuole giocare a fare il camionista e mi indispettisce come i genitori a volte si dimostrino più tolleranti con la seconda che con il primo. Specialmente i papà.
Eh ma stavo per prendere una bella badilata sui denti. Da bravo papà.



Doveva essersi accorta dei miei occhi grandi come i sottocoppa del bar e mi chiese: "Quale vuoi tesoro?"

Eravamo a far shopping, alla ricerca di qualche outfit comodo per l'asilo ed al momento di attraversare il reparto scarpe, ecco che G si pianta davanti alle scarpe da bambina.
Mica scemo lui.
Il display delle scarpe da maschietto era una pozzanghera di grigio, marrone e blu, una tristezza che davvero ti faceva chiedere chi cavolo fosse il buyer del negozio.
Forse Giovanardi.
La sezione delle bambine invece era un giardino fiorito di rosa, rosso, giallo, verde, turchese che era un piacere solo attraversarla. Ovvio che il mio pupo, di due anni e sette mesi, non ne voleva sapere di sedersi nel reparto depressione maschile.
In più gli si erano 'appiccicate' in mano un paio di scarpette di vernice rossa, piccole piccole e vezzosissime e non c'era verso di fargliele mollare.
"Amore, dai, andiamo a provare le scarpe di là... Lasciamole qui queste che son brutte..."
Niente.
"Amore, vedi? Guarda che belle quelle laggiù... Quelle color... Oddio che colore è... Ehm... Melma....."
Niente.
"Amore, ci guardano tutti, adesso se non ci sbrighiamo la signora ci chiude in negozio... Vero signora?"
"Come? Dice a me?"
"Se vabbè, grazie lo stesso..."
Nada.

Sono consapevole del fatto che ci sono cose che mi porto addosso, grazie alla società in cui sono cresciuto, e che, per quanto me ne voglia sbarazzare, ogni tanto si fanno sentire.

"Gabriel, insomma! Sono scarpe da femmina! Le scarpe da maschio sono quelle lì!" sbottai in tono esasperato, strappandogliele di mano.
E lo feci piangere.

Lo so, lo so... Sono una merdaccia. Mi sento ancora una merdaccia, non infierite.
Steven si avvicinò con la sua selezione di modelli da provare e, una volta spiegatogli l'accaduto, mi fece il cazziatone.
"Bella prova! Perché scatti cosí? Ma lui che ne sa se son da femmina o no? Sono colorate e divertenti. Gli basta questo. Non credi?"
E si prese il nano in braccio per consolarlo un po'.

Gli rimise in mano una delle scarpette rosse e se lo portò nel reparto maschietti ancora singhiozzante.
Era ufficiale: ero il padre-mostro numero uno.
Sinceramente non so cosa mi sia preso lí per lí.
Forse mi son rivisto nei suoi panni, quando camminavo con mia madre per il mercato settimanale del paese e puntualmente mi fermavo a guardare le bambole.
Solo che io non osavo toccarle in presenza di gente, perché in qualche modo sapevo che era sbagliato.
Qualcuno me lo aveva fatto capire.
Qualcun altro me lo ricordava tutti i giorni, a scuola o per strada.
Ricordo la signora, titolare della bancarella, che aveva una selezione di bambole 'Candy Candy'.
Doveva essersi accorta dei miei occhi grandi come i sottocoppa del bar e mi chiese: "Quale vuoi tesoro?"
Ma io scappai a gambe levate raggiungendo mia madre, col cuore che mi usciva dal petto per la vergogna.
Non avrei mai osato farmi vedere in pubblico con una bambola.
Allora mi limitavo a sbavarci sopra con gli occhi e ad immaginare di toccarne i riccioli morbidi ed i vestitini delicati, ignorando i sensi di colpa.
Come uno che fa lo sciopero della fame per qualsivoglia causa e, per caso, passa davanti alla vetrina di una salumeria e ci resta appiccicato.

Siate accorti coi vostri figli, aiutateli a sbocciare ed assicuratevi che tutto il buon lavoro che state facendo in famiglia non venga calpestato dalla società.

In retrospettiva, sono consapevole del fatto che ci sono cose che mi porto addosso, grazie alla società in cui sono cresciuto, e per quanto me ne voglia sbarazzare, ogni tanto si fanno sentire.
Dicono che noi maschi ereditiamo le nostre paranoie e le nostre complessità dalla mamma, ma mia madre non è stata altro che liberale nei miei confronti ed alla fine me la comprò pure la bambola di Candy Candy (per la cronaca, la poveraccia è durata finché non decisi di farle uno shampoo col sapone per i piatti trasformando i morbidi riccioli in stoppa. Con la Barbie non succedeva mai...)

Allora perché mi faccio tutti questi problemi?
Ve lo dico io, perché.
Perché da dove vengo io bastava farsi trovare con una bambola in mano per essere additato come 'frocetto'. Potete fidarvi. È successo a me.
Ecco perché.
E lo so che le cose sono cambiate, che non vivo più all'ombra di quel campanile, che la società è più aperta e tollerante.
Ma io? Io sono cambiato? E se sono ancora pieno di insicurezze di chi è la colpa?
Forse di tutti loro, e non faccio nomi perché c'è chi mi legge anche dal paesello apparentemente, ma sapete chi siete.
Non nutro grossi rancori, ma una cosa fatevela dire.
Siate accorti coi vostri figli, aiutateli a sbocciare ed assicuratevi che tutto il buon lavoro che state facendo in famiglia non venga calpestato dalla società.
Soprattutto ricordatevi che la società siete voi.
Non solo avrete dei figli più felici, sicuri di sé ed equilibrati, ma, un domani, avrete regalato ad un bambino dei genitori migliori.

Comunque, sempre per la cronaca, alla fine siamo usciti da quel negozio con tre paia di scarpe: un paio blu, uno marrone di camoscio ed uno verde militare sempre di camoscio.
Ah... Ed un paio di stivali di gomma.

Rossi.

TQF xx












28 comments:

Waiting said...

1) è vero quelle scarpette rosse sono adorabili
2) gli stivali sono fantastici molto meglio di quelli rosa con winnie the Pooh
3) mia figlia ha un sacco di macchinini
4) ha gli attrezzi per giocare all'aggiustatutto
5) adora dinosauri, ragni e serpenti
6) oggi fa la sua prima lezione di danza classica (è nel programma scolastico) e ieri sera abbiamo giocato a fare goal (si è costruita anche la porta)
7) io avevo tutti i giochi da maschio e in caso l'unico nato "maschio" è mio padre. Tanto per dire anche il cane è femmina in casa di mia madre

Fra said...

Certo che le scarpette rosse sono deliziose, come non capire Gabriel?! :)
Mi fai morire dalle risate! (oltre che riflettere)
color... melma?! :))

Non so se ti ho già detto che il nuovo "vestito" del blog mi piace moltissimo.

Buona giornata! :)

Mammachetesta said...

Beh...da ammazzare il venditore però eh! Ma di scarpe belle e colorate da maschio ce ne sono a iosa!
Io devo limitare invece mio marito: fosse per lui le comprerebbe scarpe marroni, grigie, ecc...
Ama sua figlia, ci si diverte tanto ma sotto sotto il figlio maschio, l'identità comune gli manca.
E pensa che io sono una mamma che sì, mi piace vedere Ida vestita "da femmina" ma le compra schiere di jeans e pantaloni di velluto a coste, scarponcini modello trekking (ma con i lacci dorati :-D) e giacche a vento basta-che-siano-calde.
E le insegno che le femmine fanno quello che vogliono, e le faccio vedere che sono un falegname e un montatore di mobili nato. E infatti lei ha il suo banco da falegname personale.
Ma poi ho la nonna che le dice "che brava donnina che aiuti la mamma a sparecchiare" e mi devo incazzare (soprattutto perchè mio marito e mio suocero in casa aiutano eccome!) e passare per quella che è strana.
Insomma, penso che per voi gli stereotipi siano più dolorosi, ma cerco di dirti che ce ne sono per tutti i gusti di cazzate in giro.
Non sentirti troppo in colpa, uno scivolone lo si fa tutti. E se tuo marito rompe chiedigli se lui è sempre Mr. Perfettino o se ogni tanto un errore lo fa anche lui eccheccazzo!
Poi è ovvio che dei codici nella società ci sono comunque. Non penso che tu vada in giro in minigonna e tacchi a spillo. Però uno stivale rosso è un buon compromesso.
E poi guarda qui http://www.zalando.it/scarpe-bambini/_rosso/?gender=9

Parola di Laura said...

ciao, aspettavo con ansia il nuovo post e non mi hai deluso.
Mi piace questo tuo modo di far riflettere mentre si ride, è un modo leggero ma molto incisivo.
difficile essere genitori eh? sai qual'è la mia paura più grande? non riuscire a capire le inclinazioni dei miei figli e non riuscire ad aiutarli nel seguire la loro strada. Tu sei e sarai un padre fantastico e ti aiuterà aver avuto qualcuno che ti faceva scappare davanti a candy candy perchè avrai tante cose da insegnare e saprai come farlo.
a presto Laura

ilmiomondonuovo said...

Buongiorno!
A me ha inquietato un pochino la storia delle webcam nell'asilo: secondo me la scuola è un tagliare il cordone ombelicale sia da parte dei bambini che dei genitori. Non sono solo loro a doversi staccare da noi ma anche il contrario: e se vedere tutte le loro mosse e i loro comportamenti sul pc può essere divertente e rassicurante, non aiuta nel processo di distacco.
Poi chissà, se anche qui ci fosse questo sistema, me ne starei davanti al monitor pure io :-)

Silvia gc said...

Ad Andrea ho sempre comprato roba colorata... orrendamente colorata direi... ma a lui piaceva.
Ora che sceglie da solo punta vestiti che, se visti da un certo punto di vista (che non è il mio), li potremmo definire tranquillamente "da frocetto". Solo che io non penso proprio che comprandosi un paio di jeans skinny color arancio, da portare col giubbotto nero si orientino i gusti sessuali. Ecco, questa cosa qui proprio non mi entra in testa: ma possibile che se un ragazzino di 8 anni si sceglie un paio di pantaloni o una bambola (ma ovviamente a 8 anni anche senza condizionamenti familiari ci penserebbe due volte a giocare con una bambola, che il condizionamento è bello che definito), sta esprimendo la sua sessualità? Ma non è che a noi ci ha rovinati tutti quel paranoico di Freud? Quello sceglie i jeans arancio perchè sono molto più fighi di quelli blu, che ne ha già una armadio pieno. E le scarpette rosse sono rosse, che è molto più allegro che marrone.
E poi io volevo le astronavi Lego, da piccola, e la bambola di Candy Candy la trovavo orrenda...

seya said...

Buongiorno! Caro G che alla fine ha avuto le sue scarpe rosse! Molto molto belle...
E comunque non credere che il mondo sia piu` tolerante verso le bambine che giocano con i camion. Te lo dico perche` ero una di quelle...Vero, mio padre non ha mai avuto molto da ridire ma in compenso mia nonna piu` di una volta di scoccato di quelle frasi e di quelle manate perche` giocavo con le macchinine o aiutavo mio padre a smontare la lavatrice o riparare l'auto che ancora mi fanno male al pensiero..
In ogni caso e` passato e io non ne risento piu` di tanto..
E comunque, non farti troppe colpe. E` normale che quello che hai vissuto "indirizzi" alcuni tuoi comportamenti. Questo non significa essere un cattivo padre. Un cattivo padre non si sarebbe accorto dell'errore..tu l'hai capito immediatamente! Sei un ottimo padre per G..e vanne sempre fiero..
Ma, per favore, promettimi che non metterai al piccolo una felpa giallo canarino per poterlo rintracciare meglio alla webcam..(lo dico di nuovo perche` ci sono passata secoli fa..) XDXD
Buona Giornata

Seya

andrà tutto bene said...

caro qf, stamattina per leggere il tuo post mentre andavo a piedi in ufficio mi si è congelata una mano...ma non riuscivo a mettere via il telefono, ero rapita :)
è un pò che ti seguo e penso che tu sia un padre M.E.R.A.V.G.L.I.O.S.O.
chissà quanto è difficile fare il papà e come si dice da dove arrivo io: nessuno nasce imparato (si abbiamo dei problemi con le coniugazioni verbali, si sa).
io comunque da piccola giocavo sia con barbie che con trenini e macchinine e vado in moto da sempre. e sono ancora qua. felice e senza squilibri (credo :)).
un abbraccio. andrà
ps: ma lui lo sa che lo spii quando è lontano? è un pò inquietante questa cosa della webcam all'asilo :)

la tina said...

qf, è potente questa cosa che tu, nel tuo ruolo di papà e di uomo gay, sia andato in leggero panico per le scarpette rosse da bambina.
è un segno che davvero certe cose ti restano appiccicate addosso, per quanti chilometri (fisici e psicologici) si facciano per allontanarsi.
come dice seya, ti sei subito accorto dell' "errore", del disagio di tuo figlio. questo dimostra che il tuo voler essere un buon padre per lui va oltre le tue esperienze passate.
continua così! e fallo sentire sempre fiero di ciò che è.
ps: questa cosa della web cam all'asilo è fichissima :D

ugainthesky said...

Sei un tesoro! Un po' inquietante la web ma Vabbè nn si può essere perfetti!
Guarda il tipico scambio di battute tra me e mio marito è (rivolti alla nana 3 mesi la prox settimana") : " se tua madre nn la conosci pensi sia simpatica!" e io : "se tuo padre nn lo conosci pensi sia finocchio!".. Dici che la confondiamo???
La verità è che io sono un maschiaccio e lui si commuove anche davanti le pubblicita!
Lui è sempre stato la figlia femmina che la madre voleva e io sono tutta mio padre.. Baffi compresi!!
Xo ci siamo trovati e di sicuro siamo parecchio assortiti!
E mi ha giurato che nn sono una copertura! Anche se qnd fa la checca isterica i dubbi mi vengono!!!
E ora un po' di serietà !!
Sei uno splendido padre e il ruolo della regina cattiva è più simpatico! Le principesse buone fanno venire il diabete e basta!
Ogni genitore ha paura che il proprio vissuto influenzi la vita di suo figlio.. Te lo dice una donna diversamente magra che spera di cambiare le proprie abitudini prima che la nana smetta di avere la memoria di una scimmia scema e si ricordi i bagordi alimentari della madre! Certo dopo 33 anni di vita dissoluta con la testa nel frigo la vedo dura!
E poi sarebbe ora che anche gli uomini si ribellino alle tonalità piatte e si aprano al colore!
Xo nn ti dirò cosa dice il trio medusa sulle scarpe rosse !

Anonymous said...

Ma non hai capito che il tuo G. ha scelto le scarpe rosse per rendersi più facilmente individuabile mentre è a scuola??!! Evidentemente ti conosce meglio di quanto immagini ed ha voluto semplificarti il lavoro di padre spione!! Ma insomma QF, lascia giocare in pace quella creatura. La scuola materna serve per darsi un po’ di respiro, per staccare quel cordone che ci tiene legati ai nostri figli, per riappropriarsi dei propri spazi e dei propri interessi. Fossi io in G. andrei a scuola con un pacchetto di gomme da masticare e ne appiccicherei una su ogni web cam , e penserei : “a’ papà, ma anche qui scassi!...e fammi godere i miei amichetti in santa pace, se no quando esco cosa ho da raccontarti se tu hai già visto tutto?!!”……Ma bando ad un po’ di ironia. Il fatto è che siamo noi genitori ad aver bisogno dei nostri figli, siamo noi a sentirci abbandonati quando ci viene chiusa la porta delle loro aule e dobbiamo tornare a casa ritrovandoci in quel silenzio, in quegli spazi che eravamo abituati a condividere in ogni nostro respiro…. e patiamo terribilmente la sindrome del nido vuoto.Per quanto riguarda i giochi, invece, lascia che scelga quello che vuole. Cancella le tue paure ataviche e le antiche credenze popolari che porti nel tuo inconscio. Sei un papà meraviglioso e attento e, grazie al cielo, fai parte di quella buona società moderna che sa fare dei suoi figli “dei figli migliori”.
Ti voglio bene, Lu

Biancume said...

Come sempre mi fai ammazzare dal ridere e riflettere allo stesso tempo. Anche io sto lavorando sull'abbattimento mentale del gioco per genere, mia figlia ama i dinosauri, adora le macchinine più di ogni altra cosa e quando mio marito monta una qualsiasi cosa lei è li che mette in ordine gli attrezzi, gli passa le viti ecc. Ieri papomarito è tornato a casa con il banco degli attrezzi e io, ammetto, ho storto un pò il naso, l'ho pensato (si l'ho pensato) -è un gioco da maschi- ma non ho espresso alcun parere e mi sono limitata a guardarli giocare insieme. Alla fine il banco attrezzi è assai brutto da vedere, rimarrà un pò defilato perchè nella stanzetta un pò "stona" ma alla fine ho ripensato alle tue parole e chi se ne frega se il banco degli attrezzi è verde e grigio, si mescolerà comunque al rosa e viola dominante.

patama' said...

Stessa scena sei anni fa! Ero a comprare le scarpe con il mio grande (ancora unico).Si impalla subito davanti a delle scarpe da ginnastica strapiene di fiori e farfalle e sberluccicanti di brillantini. Per qualche secondo sono stata anche lì lì per comprarle, insomma erano fantastiche. Poi ho pensato ai suoi compagni, soprattutto quelli più grandi, che spadroneggiavano nel cortile con il grembiule slacciato e le maniche arrotolate (fichissimi). E non gliele ho prese, gli ho spiegato che probabilmente lo avrebbero preso in giro perchè erano scarpe da femmina. E lui mi ha fatto LA domanda "perchè, cosa piace alle femmine?"...."hemmm, i fiori, il rosa, i brillantini..." "e allora ai maschi cosa piace?"....panico..." il blu, il grigio, il marrone...oh, guarda che belle quelle!". Salvata dall'ennesimo paio di all stars rosse. Ogni anno mio figlio ha il suo paio di scarpe rosse. E in estate si mette i caftani e ne va pure molto fiero. L'allegria e il gusto per l'insolito non devono mica essere esclusivo appannaggio omosessuale ( lui non parrebbe proprio esserlo, e se lo è o lo diventerà non sarà certo per delle scarpe rosse o un caftano)

francesca rossi said...

ciao!
è da poco che ti seguo ed è la prima volta che commento: innanzitutto ti volevo fare i complimenti per il blog, bellissimo, e poi volevo dirti che secondo me non devi preoccuparti... tutti indirizziamo (o quantomeno cerchiamo di indirizzare) i comportamenti dei nostri figli in base ai nostri gusti o al nostro vissuto, la tua reazione al negozio di scarpe è perfettamente normale e non fa certo di te un cattivo padre... purtroppo gli stereotipi sono duri a morire e ingabbiano i bambini già da piccoli (pensa tu a quelle povere bambine costrette a vestirsi di rosa confetto perchè non ci sono alternative... e pensa tu che io a ventotto anni fatico a trovare magliette o jeans che non abbiano paillette o strass appiccicati sopra). Non è detto che uno però non riesca col tempo a "liberarsi" dei nomignoli e delle etichette che gli hanno affibbiato da piccolo o a farsi apprezzare (anche dai cosiddetti "bambini normali") a dispetto di quelle... forse la vera sfida, per lui e per loro, sta proprio lì...

ps. questa cosa delle webcam all'asilo è veramente tremenda... ma non tanto per i bambini, che magari non se ne accorgono neppure, quanto per le maestre!! io mi sentirei male, a lavorare con puntati addosso gli occhi apprensivi e ipercritici di tutte le mamme e i babbi!!

Murasaki said...

Caro QF, è vero che in un certo senso siamo tutti un po' condizionati, ma meglio così, piuttosto che fare come quella coppia inglese (non so se ne avessi già parlato) che per non condizionare il figlioletto lo vestiva un giorno da maschio e un altro da femmina!!
Quanto a me, ho cercato di non condizionare il nostro ormai cinquenne, scegliendo i giocattoli in base ai suoi interessi (seppure all'inizio contro il parere di mio marito), perché spero che in questo modo potrà essere un adulto migliore.
Ed è per questo che lui ha un bambolotto (che ha usato soprattutto nel periodo in cui la sorellina aveva pochi mesi), ha tre barbie, i pirati e i pompieri playmobil e la caserma dei pompieri dei lego, ma gioca anche con la piccola cucina di sua sorella!!
Però non ho potuto accontentarlo quando a tre anni chiedeva vestiti sbrilluccicanti, o chiedeva di uscire con una borsetta come mamma, ma per il resto cerco di fare del mio meglio...
§-_-§

The Queen Father said...

Vedete che meraviglia? C'è gente che abita insieme e parla la stessa lingua senza capirsi, poi ci son persone che non hai mai neanche incontrato, che abitano in mondi diversi e parlano magari lingue diverse, eppure ti capiscono profondamente.... Ecco il bello.
Al di là dei drammi della nostra infanzia, e dei rancori e delle insicurezze, c'è sempre la speranza di incontrarsi di nuovo, nel futuro, e riconoscere quello che non siamo stati capaci di vedere prima... Riconoscere che sentiamo le stesse cose, vogliamo le stesse cose, abbiamo paura delle stesse cose.
Tutti noi, quelli che giocavano a pallone e si divertivano a tormentare i più deboli, e quelli come me che giocavano con le barbie di nascosto per evitare di esser tormentati.... Approfittiamo di essere tutti genitori per rettificare le cose che abbiamo fatto male ed assicuriamoci che i nostri figli non facciano gli stessi errori o paghino lo stesso prezzo per l'ignoranza altrui.
Poi la cosa della Web Cam è davvero una figata. Ed il minimo che mi aspetto da una maestra di un asilo che mi costa un occhio della testa è proprio che scatti sull'attenti quando entro in aula. Bell'esempio di trasparenza dare la possibilità ai genitori di osservare cosa succede tra le pareti dell'asilo. E saprete anche voi che se ne sentono di tutti i colori.
TQF x

The Queen Father said...

Fino ad ora Gabriel non ha mai mostrato particolare interesse per i giocattoli da femmina.... Voglio dire, li mette sullo stesso piano di quelli più tipicamente da maschio, ma non differenzia 'rosa=femmina o blu=maschio'. Poi vabbè, la casa straripa solo di macchinine e trenini e non di bambole o minipony, per ora.
Sarà che al momento è fissato con 'Cars' e 'Thomas il Trenino'.
Ovvio, se un giorno mi chiedesse di comprargli un bambolotto non mi farei problemi.
@Murasaki, la storia di quella coppia americana che ha scelto di crescere il proprio piccolo 'gender free' è un atto di crudeltà vero e proprio.
Al di là della sessualità e delle inclinazioni di ognuno di noi, nasciamo maschi o femmine. L'essere cresciuto senza un' identità sessuale mi sa di limbo.
Ognuno di noi ha il diritto di sbocciare ed essere quello che la propria natura ha inteso.

Amedeo said...

Questo post mi piace moltissimo. Racconta una storia comune.
Ne parlavo con amici a cena qualche sera fa: i maschi gay, in generale, hanno una storia comune; ognuno con le proprie circostanze, ognuno con le proprie facilità o difficoltà, ma alcune tappe sono come riti.
Credo di conoscere benissimo la tua infanzia/adolescenza: prese in giro lungo i corridoi, vessazioni, urla offensive, non mancano spesso spintoni e robe così. So tutto, ho già visto tutto.
Conosco benissimo, quindi, anche l'educazione sessuata - sessista - che ne deriva - sono cresciuto nella campagna di un paese di 1000 abitanti, c'è altro da dire? :)
Ho avuto anch'io la mia barbie, pure di colore!, me l'ha comprata mia madre; anch'io ero considerato più sensibile, dolce, attento, educato, calmo, pacifico, intelligente, sveglio ed empatico di tutti gli altri maschi d classe. Ed è andato bene a tutti gli adulti che avevo intorno, finché non ho detto che gli altri maschi, proprio tutti, mi piacevano. Strage. Tragedia.
Insomma: che ne pensiamo di lascir crescere sì'sti figli come la loro personalità - perché ce l'abbiamo da sempre, non dimentichiamolo - indica loro?
Siamo tutti connotati socialmente, tutti esprimiamo simboli, tutti siamo condizionati. Come diceva Seya - santa Seya - l'importante è riconoscere i limiti della nostra identità COSTRUITA e allargarli piano piano. Estenderli.
Credo chr tu sia un ottimo padre.

Consiglio per tutt*: leggere i libri di Elena Gianini Belotti.

The Queen Father said...

@Amedeo il Biondo: ma lo sai che mi ci sarei quasi affezionato ai tuoi commenti? Sei l'unico maschietto costante tra queste pagine.... Ma gli altri che fine hanno fatto??
x

Amedeo said...

Grazie per il Biondo. Piccole vanità crescono.

Onorato di essere qui, sul serio.
Gli altri?

- risposta idiota ma che tra froci fa sempre ridere: sono irreparabilmente etero.
- risposta più seria: sono convinto che molti uomini - non tutti, affatto - facciano fatica aporsi domande che sono sempre state onere delle donne. Maternità, sessualità, empatia, educazione, non li ha mai riguardati. Credo che i primi a rimetterci siano stati loro.

Silvia gc said...

Mi hai fatto ripensare alla webcam... No, vabbè, è una roba che dà dipendenza e ansia, dovrebbe essere vietata per la salute mentale dei genitori...

The Queen Father said...

Maddai Silvia... È una tranquillità non indifferente per me.... Almeno son sicuro che non lo usano per fare le collanine che vendono i cinesi a Porta Portese. O peggio... Se semo capiti...

Xx

Robin said...

Ricordo che una volta da bambina ero a casa di un'amica e quando si unì a noi anche il cugino lei mi disse sottovoce "a lui piace giocare con le bambole, ma mi raccomando: non lo dire a nessuno!" O_o
Io non capivo, perchè la mia famiglia era molto aperta da questo punto di vista: io odiavo le bambole e giocavo coi soldatini, ma nessuno aveva mai giudicato i miei gusti.
In ogni caso non credo sia facile scegliere come comportarsi con i figli (e non lo dico solo da non madre): proteggere i propri figli vuol dire anche evitare loro delle situazioni dolorose, come essere preso in giro dai coetanei che sanno essere perfidi a volte. L'equilibrio tra assecondare la personalità dei figli e far in modo che vivano esperienze serene mi sembra difficilissimo da trovare!

Susibita said...

Gli stivaletti rossi sono un must.
E tu, bhè, tu sei fantastico.


Susibita

Anonymous said...

Come è vero che con le femmine si è più tolleranti!Io spaziavo, da gionvincella , dal genere maschiaccio a quello civettuolo, senza che nessuno avesse a che ridire. Anzi, la femminilità me la portavo dentro, sottopelle, cosicchè anche in jeans, felpa e anfibi non mi sono mai sentita meno donna. Da questo punto di vista noi donne abbiamo una libertà pressochè sconfinata. Mia figlia invece, tutta femmina nei gusti e nelle inclinazioni, va calmierata un pochettino, che andrebbe a scuola con lo smalto rosso lacca sulle unghie ...bello però..
deb

Antonella said...

Non ti crucciare per questo piccolo incidente, se tuo figlio avesse voluto indossare due scatole invece di due scarpette rosse gli avresti fatto la stessa scena. In realtà il problema è nella nostra testa, questo è da maschi questo è da femmina, ma anche questo è di moda e questo no. Io mi ricordo infinite discussioni coi miei per questioni di abbigliamento, per esempio io volevo sempre infilarmi la maglietta nei jeans e tirarli bene su (tipo Fantozzi per intenderci) e proprio non capivo perchè mia mamma si rifiutasse di farmi uscire in quelle condizioni! XD
Forse avresti potuto dirgli che non si mettono quelle scarpe per andare all'asilo, sono scomode. :)
Un bacio.

Asa_Ashel said...

Il bello dei blog con l'archivio è che se ti perdi l'uscita in diretta di un post lo puoi trovare anche in un secondo momento e goderti appieno ogni parola. Devo rimettermi in pari con gli ultimi che hai scritto, ma su alcuni so già che non riuscirò ad interagire come vorrei perché mi coinvolgono troppo dentro nell'animo.
Ma non posso sfuggire a queste "scarpette rosse" perché mi hai fatto affiorare alla mente un episodio specifico della mia infanzia, il primo giorno di scuola elementare.
Te li ricordi vero quei grembiuli neri che portavamo, che sembravamo dei becchini dove l'unica punta di luce erano i colletti bianchi, qualche bambina ce l'aveva ricamato o all'uncinetto, e la nota di colore era il nastro annodato a fiocco. Di quel tessuto come di finta seta 100% puro naylon.
Uno dei miei colori preferiti è sempre stato il rosso, non il rosa o il giallo o l'arancio, proprio il rosso meglio se nella tonalità vermiglio.
Io volevo mettermi il nastro rosso e non riuscivo ad afferrare il senso delle parole di mia madre che diceva di no perché il rosso era per le bambine e il celeste per i maschietti, per me il rosso era solo un colore non un simbolo di appartenenza di genere. Ma poi te lo ricordi quel celeste? non blu, nemmeno azzurro, proprio un celeste sfacciato che mi ricordava tanto le tute dei metalmeccanici,un colore che ho sempre trovato brutto.
E' finita che nessuno dei due ha voluto cedere e il compromesso è stato andare a scuola senza fiocco. Ma poi sono seguiti anni di colore verde, che non amo particolarmente, dalle lenzuola ai pigiami, perché se il rosso non potevo averlo il celeste non l'avrei proprio accettato. Che poi nemmeno mi interessava vestirmi di rosso, mi piaceva solo il colore e lo trovavo perfetto per i dettagli, un accessorio o, perché no, un fiocco.
Sulle bambole potrei scrivere per ore perché ho concentrato su di loro una tale mole di pensieri, desideri, sfrustrazioni ricordi e legami affettivi che sono diventate, assieme ai libri, uno dei simboli più complessi che rappresentano parte della mia vita. Sembrano cose di poca importanza, ma quegli sguardi di cui scrivi, pieni di desiderio combattuto per la consapevolezza di non poterli godere in modo spontaneo e naturale sono il riflesso di tanti altri condizionamenti mentali che coinvolgono altre sfacettature della nostra vita.

Concordo quanto detto da altri, aver preso consapevolezza del condizionamento del tuo vissuto ti fa una persona e un padre migliore, perché non dai per scontate le cose e prenderne atto può solo aiutarti a migliorarti.

supermambanana said...

no ti prego spegni la webcam, poi parli di "normalita'".... ma e' vero che a londra siete tutti sotto il grande fratello allora, cazzo