Seguimi Via Mail!

Sotto alla Corona

My photo
Se avete voglia di parlare o se sentite che qualcosa che scrivo vi tocca da vicino, non siate timidi e mandatemi due righe... Scrivete a thequeenfather@me.com Mi fa sempre piacere!

Blog Archive

Archivio Reale



Giusto perché il trasloco non mi ha ancora incenerito il Prana, doveva mettercisi pure lo spannolinamento di sua Nanezza Reale a destabilizzare il mio già precario equilibrio psichico... So che forse il momento non è dei più adatti, se mai ne esiste uno, ma all'asilo, se il bimbo non è spannolinato, non lo vogliono neanche vedere.
E lui DEVE andare all'asilo. Non ho scelta. O lui va all'asilo, o io vado in clinica psichiatrica.
Sono letteralmente tra l'incudine ed il martello, o meglio, tra sedere e pannolino, durante una fase di deposito pesante.

Una volta ero schivo.
Cercavo a tutti i costi di evitare la gente nel paese. Evitavo i posti dove i giovani si riunivano: i muretti, i giardini, le panchine.
Per me erano zone minate da evitare per evitare il ridicolo e l'umiliazione.
Sapete, essere il frocetto del paese comporta un certo corredo di complicazioni a livello sociale ed un certo tipo di effetti a livello psicologico.
Adistanza di anni, tornare qui ogni estate in vacanza, mi spinge sempre a fare il confronto tra la mia realtà internazionale, incasinata, eccitante, destabilizzante, euforica, ricca ed a volte spaventosa, con l'immobilità del paese.
Il confronto mi fa sorridere.
Devo dire che però anche qui le cose sono cambiate.
Tanto per cominciare, il progresso è arrivato sgocciolando fin quaggiù. Le vecchie che portavano al collo gli occhiali con la catenella, adesso ci portano il cellulare, che, spesso, suona a ritmo di samba.
Internet imperversa nelle case con risultati più o meno comici (il ripetitore del segnale di Vodafone è alimentato da un generatore a benzina e quando questa finisce, rimane un buco nel web grande quanto il sedere di Nigella finchè qualcuno non si decide a riempire il serbatoio...).
Nei negozi puoi pagare con la carta, poi presenti un'American Express e tidicono che quella no, non la prendono
"Ma... Avete la vetrofania sulla porta!"
"Ah no... Quella è solo una decorazione... Amex qui non la prende nessuno."
Bah.


Pelle di luna, di maiale, testa di moro o nera come una cozza dell'Adriatico?
Quando si parla di abbronzatura ce ne è per tutti i gusti.
Secondo me, la maggior parte dei bagnanti ha perso di vista il senso della decenza dietro al mito della tintarella.
Con risultati disastrosi.
Mi sono preso la briga di dividere i bagnanti in categorie, per divertimento e stronzaggine.
Lo sapete che adoro perculare la gente.

Cat. A 'Pelle di Luna'
Ragazze che, in gruppo, pesano quanto una dodicenne magrebina. Il bikini griffato grande quanto un kleenex, la borsa/sporta di raffia di Ferragamo, il cappello a tesa larga tipo 'se si alza il vento ti scriverò dall'Africa', l'Ipad e gli occhiali a Piadina.
Migrano in clinica all'inizio di ogni estate per farsi asportare la melanina dalla pelle con la cannuccia ed ogni traccia di pelame dal corpo a suon di raggi gamma. Rifuggono il sole come fosse il colera.
Preferiscono starsene all'ombra a leggere Vogue o fare i test di Cosmopolitan ("Sei sicura di aver provato un vero orgasmo?") ed a parlar male di voi. All'ora di pranzo si dividono un pompelmo in 15 e trangugiano ettolitri di Evian. Ce l'hanno solo loro e ce l'hanno messa di traverso che quando aprono le cosce si chiude.
Tiè. Pallide e stronze.
Però fashion.




Ma che le cicale portano sfiga?
No perché qui mi circondano, e le disavventure anche.
Atterro sabato mattina a Fiumicino, con la camicia incollata alla schiena dal caldo, spingendo il solito circo a rotelle che sono i nostri bagagli e, appena fatto il primo passo in terra natía TRAC! Una storta di Gesú Cristo che neanche avessi indossato un tacco 36.
Lacrime agli occhi. Caviglia grossa come una zampogna e tanta voglia di prendere a morsi qualcuno.
Ok, quest'ultimo aspetto magari è causato dalla prolungata dieta (a proposito, sono a -10 kili.... Un mannequin...). Un sacchetto di piselli surgelati più tardi, ricomincio a camminare.
Però adesso sculetto più di prima.
Ma la botta principale doveva ancora arrivare.
Ieri sera, mentre G si indaffarava a far caciara con il suo nuovo gruppo di amichetti estivi, mi va a cadere di faccia da una macchinina di legno, di quelle che si cavalcano e si spingono con i piedi.
Naso contuso (adesso grazie al livido nero che ci è spuntato sopra, mio figlio sembra uno spazzacamino. Devo resistere alla tentazione di travestirmi da Mary Poppins, ma non garantisco niente...) e un taglio sulla lingua che neanche il macellaio.
Avete presente quanto sanguinino le mucose del cavo orale?
Ecco.