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Sotto alla Corona

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Prima o poi doveva succedere.
E meno male.
Prima o poi dovevo soccombere al fascino di questa città, così complicata e così bella. In 15 anni di Londra mi ero dimenticato dell'autunno, della sua dolcezza, della sua gloriosa decadenza.
Lo ho ritrovato qui, tra i rami del ginkgo che fa da padrone un po' ovunque con l'oro delle sue foglie in questo periodo.
È un po' come una seconda fioritura, come un addio sfacciatamente lussuoso... Anzi, un arrivederci.
E la luce! La luce orizzontale dell'autunno che io amo. La sua malinconia e la sua bellezza.
Parigi in autunno splende come mai.
Ok, basta con la lirica, guardatevi le foto che vi racconto il mio nuovo dramma.
Il Tappo ha deciso di regalarci due weekends memorabili. Il primo, due venerdì fa, ci ha fatto correre al pronto soccorso con un testicolo gonfio come un mandarino. La diagnosi estemporanea di Google: testicolo torto. PORCA TROIA! Quando sei nuovo in città e non sai neppure dove andare a comperare il pane, il panico di dover cercare assistenza d'emergenza c'è, ve lo assicuro. Io poi sono uno che dà il meglio di sé nelle crisi.
Ma siamo a Parigi. Figuratevi se potete fare una telefonata, parlare con due persone diverse nello stesso istituto ed avere informazioni coerenti.... (il primo tizio mi aveva addirittura detto che a Parigi il pronto soccorso non esiste.... Povera Lady Diana insomma.)


Sono ancora furioso.

Certe notizie arrivano come bastonate sugli stinchi. Non riesco a pensare ad altro.
Solo forse a quanto sia inutile lo sforzo di tanti come me che si mettono allo scoperto per sensibilizzare, mostrare, far luce su realtà ancora sconosciute, se poi il marcio viene dal basso, dove non puoi arrivare con un blog, dove solo le istituzioni educative potrebbero illuminare un po' le menti.
Ma non lo fanno.
Masse di giovani abbandonati alla pop culture che imperversa ovunque, incastrati tra l'inferno di Lady Gaga e la salvezza di Santa Romana Chiesa.
Non devo aggiungere altro. Non voglio aggiungere altro. Anzi, forse sí.
Quando pensiamo al Terzo Mondo ci vengono in mente immagini di disperazione, miseria e malattia. Ci viene in mente che in certi posti ancora si muore di colera.
Apriamo il nostro cuore alla compassione momentanea che una foto di bimbi malnutriti, postata sull'ennesimo social network, ci provoca.

Ci siamo trasferiti da Londra esattamente 5 mesi fa. A me sembrano 5 anni di già. Chissà perché?
Abbiamo lasciato la nostra bella casetta vittoriana di Chelsea e siamo arrivati in questo palazzo fin-de-siècle appena fuori dal Faubourg St Honoré.
Che non è male, ma non è nemmeno la stessa cosa.
Londra è Londra. Malgrado la pioggia, la pioggia e la pioggia... Ah, e l'estate inesistente e la pioggia.
Londra è la capitale d'Europa. Punto.
Ma anche Parigi ha le sue cosette carine, che, arrivando da Londra, uno non nota subito, dal momento che, purtroppo, a sud della Manica è tutta Africa a livello di organizzazione e servizi. Non ce n'è.
Vero però che pure se siete inchiodati nella savana e non avete internet o ricezione sul cellulare, potete sempre riconsolarvi con la vista dei leoni che trombano al tramonto.
O comunque trovare cose che vi facciano apprezzare le vostre nuove circostanze (visto come vi guarda quella gazzella? La stiriamo con la jeep per alleviare la frustrazione?).
Dai, scherzo.
Qui a Parigi sto facendo proprio questo gioco. 'Cerca le cose che ti fanno sorridere' e le ho trovate.
Come per esempio la famiglia che vive dall'altra parte del cortile, al mio stesso piano. Li vedo arrivare a casa tutti verso le cinque, poi spariscono per un'oretta e riappaiono, mamma, papà, un numero ancora sconosciuto di prole (4 o 5...ma forse anche di più...) tutti in pigiama e vestaglia.



Carissimi!

Visto che sorriso? Sí sono ancora a Parigi. No non prendo antidepressivi. Sono doubleface/schizofrenico per natura.
Amatemi, non internatemi.
Invece di triturarvi i maroni con le mie magagne da parisien parvenu (tanto vi tocca la prossima settimana, 'ndó annate?), questo post vuole aprirvi le porte su un mondo dove tutto é bello, dolce, pieno di amore.
E di calorie. 
Sto parlando della favolosa Cake Boutique di Luca Cipriani. Lui la chiama virtual bakery, ma io sto a Parigi, ho una 'nticchia in più di snobberia e di flemma nel polso, quindi perdonatemi se ci infilo dentro il francesismo a cui sono piú affezionato.
E lo so che le conoscete tutte, intendo le mamme/foodbloggas/entrepreneuses extraordinaires che imperversano online tra polpette di semi di girasole, zuppe di fagioli mungo decorticati ed invettive contro i coloranti usati dall'industria alimentare italiana. Son tutte brave, son tutte belle e piene di motivazione, che in confronto la Moroni è coratella.
Ma Luca é diverso.