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Sotto alla Corona

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Ci siamo quasi!

Tra qualche giorno è Natale. Siete contenti? Io vi dirò, non sono uno che per le feste si scompiscia più di tanto, cedo al consumismo, al capitalismo ed a tutti gli ismi piú nefandi.
Ad esser sincero, anche da bambino, non ho mai 'sentito' il Natale nel senso cristiano/cattolico del termine. Ero un bambino normale suppongo.
Per me è sempre stato un Saturnalia.
Mi pareva strano che, benché fosse il compleanno di Gesú, i regali li beccassi io.
Vi scrivo mentre mi viene montata la cucina nuova. Abbiamo aspettato solo 4 mesi perché fosse pronta. No, non sghignazzo.
Che ne sapete? Magari è stata fabbricata su Plutone e ci ha messo il tempo che ci ha messo per arrivare.
Magari è stata assemblata alla NASA per resistere all'onda di impatto del meteorite che domattina si schianterà sul pianeta (a proposito, ricordatevi di ritirare i panni dal terrazzino...).
L'importante comunque è che sia qui e che per Natale (Maya permettendo...) avremo una cucina vera, che funziona. Niente più campeggio, niente piú fornelli ad energia solare che cuociono due uova in quattro giorni, niente più attraversare casa con piatti di pasta fumanti per andarsi a sedere in sala da pranzo, 400 metri piú in là.
Tutto sta cadendo al suo posto. Manca solo il meteorite.
No dai, non prima dei saldi dell'autunno/inverno. Cazzo no!
Buona domenica mattina!

Avevo preparato una serie di foto carine, di cosette stuzzicanti...
Grazie a Veronica Benini che voi conoscete come la Spora, la bionda spietata, stronza ma figa, snob ma di cuore, sui tacchi ma coi piedi per terra, ho avuto modo di disegnare e vedere realizzate le mie prime scarpine.
Eccole qui, si chiamano Trianon e Bagatelle, ispirate dal mio amore appassionato per il bel tempo che fu nel 18mo secolo, prima che le teste iniziassero a rotolare qui in Francia grazie alla rivoluzione (n.b. non fate incazzare i francesi, son passati 250 anni dal periodo del Terrore, ma loro sono ancora gli stessi... Solo che adesso invece della ghigliottina, mettono i trattori di traverso sui binari del'Eurostar per creare casino...).
Non voglio sembrare un purciaro, ma vado fiero delle mie bambine e sono stato sommerso di richieste di informazioni, anche dal Giappone!!! Quindi se volete acquistarle (e far schiattare d'invidia le amiche vostre false che vogliono solo rubarvi il marito...) le potete trovare nella magica boutique della Spora da Gennaio.
Accattatav'ill.


 Tutto procede per il meglio qui in casa Queen Father.
Il mio infartuato consorte è stato rimpatriato domenica con tanto di scorta medica (mi aspettavo Dr Gransorco de Dio, invece è un signore di una certa età, ma tanto bellino... Sapete, il tipo sempre abbronzato, col dente bianco-laser, l'occhio sbrilluccicante e l'odore di Aqua Velva... La pomiciata non c'è scappata giusto perché non avevo voglia di ciucciarmi la dentiera, ma se la sarebbe meritata, davvero).
È entrato in casa dietro a Maritone, io avevo già tutta la famiglia su Skype e, notando il viso di mia cognata sullo schermo le fa "Non si preoccupi, suo marito è sano e salvo!"
Ma che te piasse un colpo.
"In realtà è MIO marito..." dico io trattenendo le lacrime di emozione. No dico, ci siamo pure baciati, non è che quando entra in casa riceve questo tipo di benvenuto da qualunque maschio in età fertile presente eh... Gretino.
"Oh... È stato molto fortunato, ma lo abbiamo rimesso a nuovo..." risponde lui sorridendo.
"Adesso assicuratevi di prendervi cura di lui... Ha avuto un brutto colpo."
Quindi siamo qui, come reduci di un naufragio.
Ci sediamo sul divano, non più ognuno sul suo, ma vicini. Appiccicati.
Non parliamo molto di quel che è successo, ma non riusciamo a guardarci in faccia senza commuoverci, e non riusciamo ad abbracciarci stretti, senza che il Tappo si avvinghi anche lui ad una gamba o ad un braccio.
Lui che non ha ben capito cosa sia successo, ma che sa che daddy non può rincorrerlo per casa, né prenderlo in braccio per ora.


Ci siamo ritrovati lí sulla porta, come tante mattine.
Io col Tappo in braccio che sbraita per tuffarsi su daddy e daddy che cerca di uscire di casa senza macchie di marmellata sulla giacca.
"Hai preso tutto?"
"Sí, ti chiamo quando sono all'aeroporto."
Un bacio ed in due secondi era sparito dentro l'ascensore.
Una mattina come tante, un altro lunedì.
Mi barcameno tra commissioni da sbrigare, telefonate da fare ed il piccolo che deve essere intrattenuto, dato che fuori fa un freddo porco e non è il caso che si vada al parco.
Arriva la sera. La routine di bagno, cena, cartoni e nanna. Per tutti e due.
Maritone arriva a Riyadh, in Arabia Saudita e mi chiama come tante volte
"Hey! Sono arrivato! Fa un caldo della madonna! Non vedo l'ora di arrivare in albergo per farmi una doccia!"
"Ok, sentiamoci fra un po' che devo mettere il mostro a nanna..."

Due ore dopo squilla il telefono.
Era lui. Irriconoscibile.
La voce spezzata dall'ansimare, debole, piena di panico.
"Sto...Sto male... Mi duole il petto... Mi fa male il braccio... Mi sa che sto avendo un... Un infarto..."
"ODDIOMIO... CHIAMA SUBITO QUALCUNO! SUBITO!"
La linea si interrompe mentre lo sento che compone il numero della concierge dell'hotel.
Silenzio.
Panico.