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Sotto alla Corona

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Secondo voi io, come gay, marito e padre, come dovrei sentirmi leggendo lo sfacelo di articoli che circolano in rete sui funerali di Lucio Dalla?
Sconvolto?
Amareggiato?
Incazzato nero?
Offeso?
Allora non mi conoscete bene, e vi scuso pure, dal momento che tutto quello che sapete di me lo leggete su queste pagine.
No, in realtà mi son messo a ridere.
Adesso non infierite, non intendo fare commedia di quella che è  una grossa perdita a livello artistico per i più, ed una tragedia a livello umano ed affettivo per i pochi fortunati che vantavano di far parte della famiglia dell'artista bolognese.
Però è una comica.
I gay contro la chiesa.
La chiesa contro i gay.
Ci risiamo. Che palle.
E pensare che Lucio si teneva entrambe i mondi dentro in perfetto equilibrio. Al punto da essere definito un "omosessuale cattolico represso" da alcuni dei suoi illustri colleghi, come Aldo Busi, paladino dell'omosessualità urlante e dissacrante ( e poco elegante, aggiungo io...).
Non sono mai stato un fan di Lucio, conosco a malapena due canzoni, anche se una di queste mi fa letteralmente venire i brividi per il suo profondo lirismo:
"E noi due qui distesi a far l'amore, in mezzo a questo mare di cicale, questo amore piccolo così, ma tanto grande che mi sembra di volare, e più ci penso, più non so aspettare..."