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Sotto alla Corona

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I merli del vecchio castello, Capranica
Sono quasi giunto alla fine della vacanza pasquale romana.
Tutto è iniziato con i migliori presupposti per una permanenza rilassante e rigenerante, condita dall'abbondante cucina di mamma e dal clima mite che invitava ad indossare le maniche corte sebbene la primavera fosse solo agli inizi.
Nel mio cervello avevo pianificato tutto, ma facciamo tutti così prima di partire per le vacanze no?
Invece, oltre alla varicella del Tappo che ci ha fatto 'bruciare' una settimana tra pomatine e sciroppi, ci son stati altri sviluppi di tutt'altra natura (e dei quali vi darò dettagli più in là...) a sconquassare il soggiorno e la psiche del qui presente.
Bizzarro come uno possa re-inventarsi una vita tra sudore, lacrime e sangue, riscoprirsi capace di crescere, cambiare, scoprire e poi avere tutto gettato in aria con giocoso abbandono dal Destino che ti dice "Adesso prova a fare questo..." ed ammicca, come se sapesse già quale sarà l'esito dell'impresa.
Temo che dovrò rimanere sul vago per ora, nulla è certo, nulla è definito, l'unica sicurezza è quella mano che bussa alla porta e non la smette.
Il cambiamento che vuole entrare a tutti i costi, ma che prima o poi si romperà le scatole di bussare e passerà ad un'altra porta.
Il problema nasce qui: apriamo o no?
Ed una volta aperta la porta cosa succederà? In fondo adesso stiamo così comodi nella difficoltà ormai accettata di una situazione che potrebbe senz'altro essere migliore... Stiamo così comodi nella nostra routine che nel suo caos ci è così familiare.....
Insomma, stiamo così bene nel nostro casino.