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Sotto alla Corona

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Ma che le cicale portano sfiga?
No perché qui mi circondano, e le disavventure anche.
Atterro sabato mattina a Fiumicino, con la camicia incollata alla schiena dal caldo, spingendo il solito circo a rotelle che sono i nostri bagagli e, appena fatto il primo passo in terra natía TRAC! Una storta di Gesú Cristo che neanche avessi indossato un tacco 36.
Lacrime agli occhi. Caviglia grossa come una zampogna e tanta voglia di prendere a morsi qualcuno.
Ok, quest'ultimo aspetto magari è causato dalla prolungata dieta (a proposito, sono a -10 kili.... Un mannequin...). Un sacchetto di piselli surgelati più tardi, ricomincio a camminare.
Però adesso sculetto più di prima.
Ma la botta principale doveva ancora arrivare.
Ieri sera, mentre G si indaffarava a far caciara con il suo nuovo gruppo di amichetti estivi, mi va a cadere di faccia da una macchinina di legno, di quelle che si cavalcano e si spingono con i piedi.
Naso contuso (adesso grazie al livido nero che ci è spuntato sopra, mio figlio sembra uno spazzacamino. Devo resistere alla tentazione di travestirmi da Mary Poppins, ma non garantisco niente...) e un taglio sulla lingua che neanche il macellaio.
Avete presente quanto sanguinino le mucose del cavo orale?
Ecco.