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Sotto alla Corona

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Una volta ero schivo.
Cercavo a tutti i costi di evitare la gente nel paese. Evitavo i posti dove i giovani si riunivano: i muretti, i giardini, le panchine.
Per me erano zone minate da evitare per evitare il ridicolo e l'umiliazione.
Sapete, essere il frocetto del paese comporta un certo corredo di complicazioni a livello sociale ed un certo tipo di effetti a livello psicologico.
Adistanza di anni, tornare qui ogni estate in vacanza, mi spinge sempre a fare il confronto tra la mia realtà internazionale, incasinata, eccitante, destabilizzante, euforica, ricca ed a volte spaventosa, con l'immobilità del paese.
Il confronto mi fa sorridere.
Devo dire che però anche qui le cose sono cambiate.
Tanto per cominciare, il progresso è arrivato sgocciolando fin quaggiù. Le vecchie che portavano al collo gli occhiali con la catenella, adesso ci portano il cellulare, che, spesso, suona a ritmo di samba.
Internet imperversa nelle case con risultati più o meno comici (il ripetitore del segnale di Vodafone è alimentato da un generatore a benzina e quando questa finisce, rimane un buco nel web grande quanto il sedere di Nigella finchè qualcuno non si decide a riempire il serbatoio...).
Nei negozi puoi pagare con la carta, poi presenti un'American Express e tidicono che quella no, non la prendono
"Ma... Avete la vetrofania sulla porta!"
"Ah no... Quella è solo una decorazione... Amex qui non la prende nessuno."
Bah.