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Sotto alla Corona

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Ci siamo ritrovati lí sulla porta, come tante mattine.
Io col Tappo in braccio che sbraita per tuffarsi su daddy e daddy che cerca di uscire di casa senza macchie di marmellata sulla giacca.
"Hai preso tutto?"
"Sí, ti chiamo quando sono all'aeroporto."
Un bacio ed in due secondi era sparito dentro l'ascensore.
Una mattina come tante, un altro lunedì.
Mi barcameno tra commissioni da sbrigare, telefonate da fare ed il piccolo che deve essere intrattenuto, dato che fuori fa un freddo porco e non è il caso che si vada al parco.
Arriva la sera. La routine di bagno, cena, cartoni e nanna. Per tutti e due.
Maritone arriva a Riyadh, in Arabia Saudita e mi chiama come tante volte
"Hey! Sono arrivato! Fa un caldo della madonna! Non vedo l'ora di arrivare in albergo per farmi una doccia!"
"Ok, sentiamoci fra un po' che devo mettere il mostro a nanna..."

Due ore dopo squilla il telefono.
Era lui. Irriconoscibile.
La voce spezzata dall'ansimare, debole, piena di panico.
"Sto...Sto male... Mi duole il petto... Mi fa male il braccio... Mi sa che sto avendo un... Un infarto..."
"ODDIOMIO... CHIAMA SUBITO QUALCUNO! SUBITO!"
La linea si interrompe mentre lo sento che compone il numero della concierge dell'hotel.
Silenzio.
Panico.