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Sotto alla Corona

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Signoreddío quanto tempo!
 Per entrare qui ho dovuto spostare ragnatele grosse come liane e scavalcare due pastori tedeschi morti di noia.
Ma non potete capire quanto ho avuto da fare questo mese.
Prima cosa, il lavoretto di Natale per la classe del Tappo: grande successo, ma, come ogni oggetto di un certo livello ( e ricercatezza… e stile… e siamo gay e tocca faie vedé...) che non si riducesse ad un foglio di cartoncino verde da ritagliare a forma di abete con le forbici a punta tonda, ha richiesto un po' di preparazione da casa.
Ho infatti usato la pasta di sale e ne è uscito fuori un bellissimo oggetto da appendere (vedete la foto…) e tutti ne sono stati entusiasti, soprattutto le maestre (fancazziste e balorde, in una scuola privata 'ste cose le dovreste fare voi e mi dovreste chiamare solo per i drink. Berli, non portarli, sia chiaro.)
Pure l'idraulico di passaggio in cucina mi ha fatto i complimenti
"Bellissimi biscotti monsieur!"
Deficiente.
Però carino dai.

È arrivato!

Il periodo pre-natalizio incombe su Parigi.
Vi ho già parlato dell'assedio dei cinesi e delle commesse incotichite dalla nicotina che difendono i bastioni del buon gusto e dell'aplomb francese a colpi di Paco Rabanne spruzzato negli occhi.
Adesso è iniziato l'ecatombe.
Li strappano dalle loro dimore, ancora assonnati di primo mattino , li caricano su degli autotreni a centinaia, a migliaia. Raggiungono la città e li vedi raggruppati per strada, in ogni angolo e crocevia, schiacciati gli uni contro gli altri al freddo, ad un pelo dal traffico isterico di Parigi. Li vedi di tutte le età, di tutte le forme, qualcuno più tondo, qualcun altro più longilineo. Ovviamente alcuni sono più richiesti di altri ed il prezzo dice tutto. La maggioranza è sul metro e settanta, ma ne ho visti di giovanissimi, che ti arrivano appena alla vita, venduti da un banchetto in mezzo al Parvis de La Defense.
Abeti.
Che a me mi fanno una pena! Vederli così, troncati ed infilati dentro qualsiasi cosa: un ciocco di legno, un secchio pieno di ghiaia, un secchio pieno di cemento. Poveri abetelli.
Poi vabbè, tempo che arriva il primo gennaio e li ritrovi tutti per strada, dov'erano prima, ma in vari stati di sbudellamento. Alcuni hanno perso tutti gli aghetti a causa del riscaldamento delle case, altri sono stati colorati e spruzzati di vari colori, di porporina o di neve tipo schiuma da barba. Altri sono stati sommariamente fatti a pezzi ed infilati nel cassonetto traboccante a testa in giù.
Pregate di non reincarnarvi mai in un abete.

Ti sei alzata stamattina, in testa già tutta la giornata come sarà.
Com'è stata ieri.
La casa è tranquilla.
Il tuo corpo ti ha ricordato come ogni mese che sei ancora giovane, un altro crampo, un altro Tampax.
Ti osservi le unghie, più corte e meno curate di un tempo.
Un altro esame di coscienza silenzioso, davanti allo specchio.
Lo stesso specchio che ti ha visto mettere il trucco intorno a quegli occhi pieni di promesse e quel rossetto scarlatto che piaceva tanto a lui.
La sera in cui gli hai detto 'sí'.
Lo stesso specchio che ti ha visto far l'amore sotto la doccia, che ti ha visto misurare il girovita per nove lunghi mesi.
Ti ha visto mentre cercavi un antiemetico alle tre del mattino. Ti ha visto mentre cercavi lo sciroppo per la tosse alla fragola.
L'unico che riesci a dargli senza che faccia storie.
Ti ha visto al telefono con tua sorella, in lacrime. Ha visto tutti i tuoi 'non ce la faccio più'.
Ti ha visto ingoiare pillole per restare a galla. Ti ha visto quel tragico mattino in cui ti sei tagliata i capelli da sola.
Per dispetto.
Adesso sei lí davanti, lo stesso viso, le stesse labbra. Negli occhi niente promesse, ma rassegnazione.
Cerchi di nuovo qualcosa.
In tanti là fuori si chiedono come deve essere per un bambino avere due papà.
Anzi, no, diciamo che, più onestamente, le loro attenzioni (curiosità?) sono rivolte maggiormente verso questa domanda: COME sarà un bambino cresciuto con due papà, o due mamme?
Dicendo 'come', ovviamente intendono 'sarà gay o no?'.
La preoccupazione più grossa è questa.
Io cerco sempre di essere onesto ed obbiettivo e, per amor di trasparenza, vi rendo anche partecipi di un quotidiano che non è esattamente 'perfetto'.
Sí insomma, faccio un sacco di cazzate anch'io come padre.
La stessa domanda quindi me la sono posta pure io.
Come sarà nostro figlio da grande? Ma soprattutto, che tipo di rapporto avremo?
Che sia gay, etero o uno di quelli che si proclamano bisessuali, che poi è solo un sinonimo di 'ingordi', poco mi frega (relativamente parlando), ma che tipo di persona sarà?
Sarà capace di amare? Di essere amato? Sarà onesto, ambizioso, fedele? Sarà sfuggente, anaffettivo, egoista? Sarà generoso, cazzarone, socievole? Chiuso, introverso, rancoroso?
Quante di queste possibilità saranno il diretto risultato della mia influenza di genitore e quante invece sono il frutto di un accostamento di geni di cui io non ho né il controllo, né la responsabilità?
Boh.

Guardate, dicendo 'sta cosa vado contro ogni fibra del mio corpo e metto a dura prova il mio sistema
nervoso, però io li capisco pure 'sti poveri parigini… Ammesso e non concesso che siano esseri umani 'senzienti' come gli altri, in questo periodo di invasione turistica pre-natalizia mi fanno un po' pena.
No dai… Maddeché!
DOVETE PIÀ FOCO!
Il Natale sta esplodendo in ogni dove, e per 'ogni dove' ovviamente intendo in tutti i department store della città.
Si sta concretizzando un vero e proprio assedio di turisti cinesi e giapponesi, numerosi a tal punto che, entrando in Printemps, uno potrebbe avere l'impressione di essere ad Hong Kong o Beijing (senza scatarri per terra o puzza di gatto fritto, grâce à Dieu).
Gli autobus li scaricano dovunque, non parlano una parola inchiodata di francese, non parlano un inglese intellegibile e immaginate dove cristo arrivano col mandarino in una città che fa del suo idioma nazionale l'unico accettabile mezzo di comunicazione, pena la crocefissione.
Eh ma ai mandarini gli frega una sega. Sono determinati ed irremovibili.  Loro DEVONO fare shopping. Non si fermano davanti a niente.
Neanche davanti al rigor mortis delle commesse geriatriche di Galeries Lafayette.

"C'era una volta, tanto tempo fa, un cavaliere. Era un cavaliere speciale. Era il cavaliere più coraggioso che sia mai esistito. Si chiamava Cedric. Cedric crebbe in una povera fattoria, in mezzo ad una grossa piantagione di zucche e quando da bambino giocava a far finta di essere qualcuno, si vestiva di un'armatura di zucche e fingeva di essere un cavaliere. Un giorno, dall'alto di un albero su cui si era arrampicato, Cedric assistette alla rapina di una carrozza che passava. Il coraggioso bambino iniziò a gettare ghiande sul tetto della carrozza ed i banditi, spaventati dall'inspiegabile rumore, se la dettero a gambe levate. Come ricompensa quindi, un famoso cavaliere, decise di aiutare Cedric a trasformare il suo gioco in realtà, allenandolo ed insegnandogli tutto. Dopo qualche anno Cedric, ormai adulto, ricevette l'investitura del titolo di cavaliere e partí alla ricerca di avventure. Dopo un lungo girovagare arrivò ad un castello occupato da uno spaventoso drago. Invece di combattere il drago, Cedric gli dette da mangiare delle zucche piene d'acqua. Il drago ne mangiò così tante che, quando provò a sbuffare fiamme contro Cedric, l'acqua nelle zucche che aveva mangiato aveva spento tutto il fuoco nella pancia!! Cedric quindi liberò i prigionieri: una principessa ed un principe che il drago aveva catturato e li aiutò a ritornare nel loro regno. Durante il viaggio Cedric strinse una profonda amicizia col principe e, una volta tornati a casa, la principessa disse a Cedric che avrebbe voluto sposarlo. Cedric però dichiarò di essersi innamorato del principe e di voler invece sposare lui.

Non so bene cosa sia successo là fuori. Non so se la mia comparsa televisiva abbia destato la curiosità
della gente o se semplicemente qualcuno abbia fatto volantinaggio promozionale per questo blog. Una cosa è certa però, c'è un sacco di movimento ultimamente.
Immaginate la mia sorpresa quando ho ricevuto per posta un bel pacchetto dalla Nintendo.
Pensavo ai soliti press-kit fatti di packaging + stickers colorati + depliant informativo, sí insomma, monnezza.
Invece col cavolo!
Ho squartato il pacchetto con gusto e dentro ci ho trovato la nuova console Nintendo 2DS, che è appena stata lanciata in Italia.
Io sono piuttosto nuovo qui in giro, nel senso che non ho mai fatto marchette.
Che poi a chiamarle marchette uno pensa male, però poi mi sono detto che in 4 anni di scrittura, forse qualche sponsorizzazione non mi ucciderebbe ogni tanto, eppoi è Nintendo, mica Giocattoleria F.lli Schiattacani.

Sapete quando dicono che tutti i bambini sono belli? Ecco, è come dire che la cacca dei bambini non fa schifo perché è appunto dei bambini.
Stronzate.
Esistono bambini brutti da toglierti il sonno e l’appetito, cosí come da che mondo è mondo la cacca è cacca. È un concetto assoluto.
Premesso questo, fatemi sottolineare che sicuramente un aspetto dell’avere bambini che non mi ha mai preoccupato è il cambio del pannolino. Non sono mai stato preda dell’illusione che dal sederino di mio figlio potesse uscire dell’olio essenziale di tuberosa o una spruzzata di gelsomino, ma ho abbracciato la paternità con gusto e senza storcere il naso.
Ho anche avuto subito le idee chiare in materia di pannolini: non avrei mai usato i lavabili “...avrai una lavatrice che manteca cacca come il Bimby per i primi due anni...” mi diceva mia cugina.
Pannolino classico. Grazie.
“Uh, pensa che io non riuscivo a cambiare un pannolino senza avere i conati di vomito” mi rassicurava invece mia cognata, madre di una ormai 17 enne “ e spesso dovevo chiedere a mio marito di farlo, giusto per evitare di vomitare sulla bambina...”

Giorni fa ho accompagnato il Tappo in gita... Oddio, 'gita' mi sembra una parolona, diciamo che si è trattato più di una passeggiata 'fuori porta'.
Siamo andati a Gailly, vicino Versailles, in una fattoria dove i bambini possono fare la 'cueillette' e raccogliere dei prodotti agricoli che variano a secondo della stagione: dalle mele, ai pomodori, alle prugne, agli agrumi.
A noi son toccate le mele.
Delle melette piccole e brutte come la fame, ma taaanto dolci e, soprattutto, biologiche.
Dovevate vederle le parigine in preda allo scompiscio da campagna, manco non avessero mai colto delle mele dall'albero. Poi prendono per il culo l'amica mia sciagurata, Maria Antonietta, che giocava a fare la pastorella al Petit Trianon.
Dementi porcoddue.
"Oh, Marie! Regarde! C'est directement du pommier! Ça fait du bien!" cioè "Maria guarda! (cogliamo le mele) Direttamente dall'albero!  È tutta salute!".
Sí insomma, magari Marie pensava che le mele crescessero sotto terra come le patate, e forse non si rendeva conto che coglierle dall'albero è di sicuro più salutare. Toccava dirglielo.
Poi ho ascoltato la stessa cosa diecimila volte:
"Ça fait du bien!" parlando dell'aria opprimente di un campo fangoso di mele a dieci metri dall'autostrada
"Ça fait du bien!" indicando le patate in una cassetta, ancora sporche di terra.
"Ça fait du bien!" inalando a pieni polmoni l'odore dello stabbio.
"Ça fait du bien!" chiudendo gli occhi e facendosi bagnare il viso dall'irrigatore a spruzzo poco distante.
Ma 'ste scoppiate stanno tutte sotto litio perdío?
Io ero un po' meno che entusiasta e procedevo a 'due passi e otto bestemmie' col fango fin sotto alle ascelle, e queste invece facevano le hippy quasi abbracciando gli alberi.
Ma vabbè, ad ognuno il suo paradiso.
Mi butto di faccia sulla polemica del momento, come faccio davanti ad un bel piatto di bucatini.
Guido Barilla.
Sapete il resto.
Se mi seguite sui social, saprete anche che io NON boicotterò la pasta Barilla, che continuo ad usare, insieme a tante altre marche anche più buone, se vogliamo dirla tutta.
Non mi interessa la diatriba legata alla presunta tossicità degli spaghetti, o alla presunta bassa qualità del grano usato (dicono che venga coltivato nelle favelas brasiliane e concimato con pezzi di cadavere...).
Il signor Barilla ha esercitato il proprio diritto (ancora supportato dalla legge italiana peraltro) di ribadire che l'immagine del suo brand è inestricabilmente legata all'immagine della famiglia tradizionale, di quella famiglia che tutti ricorderete.
Quella dove la bambina deficiente perde l'autobus e, invece di aspettare il papà all'uscita di scuola o chiedere di fare una telefonata, se ne torna a casa saltellando sotto al diluvio universale e fa tardi.
In tutto ciò nessuno la va a cercare.
I genitori, a casa, si limitano a guardare l'orologio (il papà realisticamente rientra a casa dal lavoro per pranzo. Che lavoro fa? Il portiere del palazzo?), ma nessuno si azzarda ad uscir di casa con un ombrello per vedere se 'sta poraccia sia stata spianata da una macchina o rapita dai pedofili.
Alla fine (quando il minestrone è pronto) 'sta piccola infame si presenta a casa tutta fradicia con in più un gattino randagio. Che io ce la avrei presa a sberle col gatto. E vissero felici e contenti.
Perché dove c'è Barilla c'è casa.
Le favole del marketing.
Abituatevici.
La scorsa settimana ho brevemente accennato alla nuova idea del cazz trovata di mio marito: i pesci rossi.
- Sí perché alla fine ce li abbiamo avuti tutti.
- Tutti i bambini dovrebbero avere i pesci rossi.
- È molto educativo prendersi cura regolarmente di un piccolo animale. Insegna il senso di responsabilità e di dovere.
- Vuoi mettere quanto è rilassante osservare dei pesci che nuotano in un acquario limpido e cristallino, in perfetto silenzio, con l'elegante ondeggiare delle piante acquatiche ed il sommesso mormorío del filtro e la luce al LED che tremola sul fondale?
- Senza contare che fanno Feng-Shui da morire.
Tre settimane fa quindi siamo andati in questo negozio "Oisellerie du Pont Neuf", che è, apparentemente, uno dei più quotati negozi di animali del Purgatorio. E voi mi dite pure "Perché siete andati a cercare dei pesci in un'uccelleria?"
E che cazzo ne so? Quello conoscevamo.
Fatto sta che ce li avevano.
Il Tappo schizzato al punto da cercare di entrare in un acquario per scegliersi da solo il pesce. Entusiasmo a 3000.
Io un po' meno, dal momento che in questa famiglia l'equazione animali+domestici=serva+spalettamerda mi calza sempre alla perfezione ed ho due gatti grossi come capybara a testimonianza di questo fatto.


Già conoscete il dramma che stiamo vivendo in seguito alla dipartita di entrambe i nostri pesci rossi (bastardi
incapaci, manco buoni a sopravvivere ad un po' di nitrati velenosi nell'acqua...) dopo appena una settimana. Cioè, scoppiati proprio, ma vi racconto tutto nel prossimo post, che voi pensate che basta che ti compri una bagnarola con quattro sassi e due piantine di polipropilene e hai fatto.
Poveri dementi.
Allevare pesci rossi è roba da bio ingegneria.
Parliamo di altro.
Allora, una mattina, due settimane fa, mi sveglio con un mal di testa che mi faceva lacrimare gli occhi. Avete presente quel dolore che in una scala da 'zero' ad 'amputazione delle gambe senza anestesia' spacca il muro del suono?
Ecco, quello.
Un attimo dopo era passato.
Sollievo.
Unico problema, mi guardo allo specchio il giorno seguente e noto che mi è venuto l'occhio come Cesara Buonamici.
Anzi, come Malocchio Moody di Harry Potter. Uno normale, il sinistro sbarrato.
Panico.


Non potevo esimermi dalla polemica legata all'ennesimo tentativo italiano di guardare in faccia la nuova società. Mi riferisco alla proposta della consigliera del Comune di Venezia Camilla Seibezzi, delegata ai Diritti Civili ed alle Politiche contro le Discriminazioni.
Proprio sua infatti è la proposta di eliminare dai formulari per le iscrizioni a scuola ed asilo le denominazioni 'padre' e 'madre' a favore, secondo i giornali, di un più democratico (anche se asettico) 'genitore 1' e 'genitore 2'.
A gettare benzina sul fuoco arriva Cécile 'Rimannatelaincongo' Kyenge, una donna che ha il difficile compito di essere nera in un paese cattolico la domenica e razzista/omofobo il resto della settimana, dichiarandosi favorevole alla proposta: "Mi sono sempre battuta per le pari opportunità, se questa è una proposta che le rafforza, mi trova d'accordo" sono le parole del Ministro.
Adesso, rimettete la Bibbia nel cassetto, perché "Rimannatelaincongo' è un nomignolo affettuoso che le ho dato sulla scia di tutte le cattiverie che leggo OVUNQUE nei commenti ai vari articoli che hanno il Ministro Kyenge come protagonista.
Siete voi a dovervi vergognare!
Eccomi!

Pensavate mi fossi annegato nella Senna vero? Capirai, fa così schifo che in confronto Fukushima è

 riserva naturale. Della serie l'acqua è cosí inquinata che mi butto ed esco come una sirena.
A causa delle radiazioni.
Ma sogno.
Come state tutti? L'abbronzatura tiene ancora o siete passati direttamente al lucido da scarpe testa di moro? (Ricordate di sfumarlo bene sotto al collo ed intorno alle orecchie che sennò si vede che è un trucco...)
Vi siente inquartati quanto me in vacanza? O siete di quelli che "Ah, io vado in vacanza e mangio come un condannato a morte ma non ingrasso... Anzi, dimagrisco... Sarà tutto il correre che faccio in spiaggia con i bambini..."
Ma quanto cazzo corrono 'ste creature? Só tutti etiopi per caso? Vi fate tutto il litorale adriatico dopo i pasti giocando a racchettoni?
No perché io ho fatto giardinaggio, ho messo a posto 4 metri di legna da ardere, sono andato in bicicletta ogni mattina che ha fatto Crishto, ho sguazzato come un leone di mare con le crisi epilettiche EPPURE mi sono portato a casa 3 kili di porcaggine in più.
Siete bugiardi, falsi e avete venduto l'anima al diavolo come Demi Moore.
Ecco.
No, per dire, io sono ancora in vacanza... Cioè, ero in vacanza fino a due giorni fa, adesso sono di
nuovo in Purgatoire.
Scrivo questo post di corsa perché oggi pomeriggio scappiamo al Musée Rodin visto che fuori sembra novembre.
Do' vai a Parigi quando piove? Al museo.
Sì, esatto, dopo un anno due palle così.
L'Italia è stata un balsamo per l'anima, ho ancora il rumore delle cicale nelle orecchie ed i piedi abbronzati.
Dio mio, il trauma più grande è sicuramente infilarsi delle scarpe chiuse dopo due mesi di infradito e sandali.
Una profonda ingiustizia.
Ricordo con commozione le serate Tappo-free che mi hanno visto con un Mojito in mano partendo da 'rilassato' e 'allegro', poi passare a 'briaco' e 'iperattivo', e poi attraversare con orgoglio 'sfranto', 'allucinato' ed in fine approdare a 'in braccio a Cristo'.
Ma oggi non è tutta merda, pioggia, lamentele ed alcolismo, che io i piagnoni alcolizzati li ammazzerei di botte. Ci sono delle buone nuove!
Grazie al vostro indefesso e sconsiderato supporto, completamente ai danni della società e del naturale ordine dell'universo, The Queen Father è stato nominato come miglior blog per Genitori e Bambini
(categoria n.17) ai Macchianera Italian Awards 2013, anche descritti come gli Oscar del mondo bloggarolo.
E sí, io sarei sicuramente Meryl Streep, che tutti battono le mani e dicono 'Meryl quanto sei brava!' poi non vince quasi mai un cazzo.
(3 Oscars per 17 nominations... Poraccia.)
Trovate in alto a destra le due immagini con i links per continuare a votare.
Ci pensate? Un papà gay potrebbe vincere come miglior blog per genitori e bambini in Italia... E magari il premio verrebbe consegnato da Papa Francesco.
Adesso, per amor di onestà, lo devo ammettere, come blog per Genitori e Bambini sono un po' atipico, dal momento che non sto a cercare di vendervi pannolini ecologici fatti di foglie di fico o creme per i capezzoli alla cera d'api, e neanche cerco di darvi consigli su come far addormentare il piccolo rompipalle che gira da 26 ore senza sosta e vi spinge all'alcolismo.
Di consigli da darvi ne ho sempre avuti pochi, forse perché sono io ad averne più bisogno, o forse perché lo scopo di questo blog non è quello di condividere chissà quale conoscenza.
Scrivo di me, di noi, della mia famiglia. Con onestà, con fierezza. Dico un sacco di parolacce, impreco, mi incazzo.  Lo sapete no?
Magari leggendomi non saprete mai se è meglio cantare una ninnananna per far addormentare vostro figlio o mettergli la Vodka nel biberon, ma, si spera, avrete meno paura.
Meno paura del diverso, meno paura di essere diversi, di fare le cose in maniera diversa, di essere una famiglia a modo vostro, di non rientrare negli schemi, di cercare la VOSTRA felicità.
Forse avrete meno paura di ammettere che non esistono schemi e sicurezze, che siamo tutti delle anomalie che si fanno strada nel mondo e che sono i numeri che definiscono la normalità delle cose.
La crema per i capezzoli che minacciano di cascare a terra non la troverete qui e neanche il miglior corso di mandarino per i neonati genialoidi.
Però credo troverete altro da insegnare ai vostri figli.
E non è poco.

TQF xx


P.S.
Grazie a tutti! Essere nominato accanto a dei veri e propri giganti della blogosfera è stata una grossa soddisfazione, e la devo a voi! Adesso cercatemi un Minipony rosa da cavalcare sul palco durante le premiazioni.







Perdonate il titolo ed il tono, ma oggi mi rode il culo.

Mi rode e me lo gratterei volentieri con la faccia di tutti gli oppositori alla legge anti-omofobia. Un altro ragazzo è morto. Un quattordicenne. "Mi uccido perché sono gay e nessuno capisce il mio dramma..." o giù di lí. Il contenuto delle due lettere (una cartacea ed una su un pen drive) lasciate alla famiglia resta avvolto nel riserbo.
E meno male.
Rimane comunque il fatto che qualcuno, con tutta la vita davanti, ha deciso di farla finita perché gay.
Che faccio? Strumentalizzo questa nuova tragedia per fare un po' di lobby?
No.
Però ne devo parlare, ancora. E se volete chiamarla lobby, cazzi vostri. Mi basta che leggiate, che diffondiate, che ne parliate. Mi basta che vi guardiate intorno, soffermandovi su quel ragazzino effeminato, o solo più delicato degli altri maschietti del quartiere. Sí, quello di cui tutti sanno qualcosa nel palazzo. Mi basta che ci parliate, che gli apriate un po' il cuore, perché sentirsi soli e disperati a 14 anni non è solo un grande spreco di vita. È una vergogna per tutti noi.
Porca troia aprite gli occhi!
Poteva essere uno dei nostri figli e si chiamava Roberto.
Squillo di telefono.

"...buongiorno caro!" la voce ancora impastata di sonno del mio migliore amico nonché pseudo-fratello di secoli e secoli fa.
"Buongiorno un cazzo... Sono le cinque e mezza del pomeriggio! Che fine hai fatto oggi?"
"Ah... Sí... Sai ieri sera ho fatto un po' tardi... Ho conosciuto una... Un culo della madonn..."
"Ecco, bravo, risparmiami i soliti dettagli, mi fido"
"AHAHAHAH! Sei geloso? Lo sai che per me sei sempre l'unica... Straordinaria, normalissima. Che fai stasera? Vogliamo fare una cosa tranquilla? Come ai vecchi tempi?"
"'Cosa tranquilla' e 'vecchi tempi' sono due cose diverse. Che hai in mente?"
"Ma niente... Vediamoci per un gelato, ti presento altra gente e poi vediamo..."
"No...Devo sapere cosa hai intenzione di fare... Perché 'poi vediamo' significa sempre 'poi vediamo se riusciamo a tornare a casa'... Tengo prole io."
"E che palle! Sei diventato mia madre perdío! Mettiti carina e basta. Ti fidi di me?"
"Ovvio. NO! E non chiamarmi carina."
"Bravo... Ti passo a prendere alle 22.00... Anzi, no, mi passi a prendere tu che non voglio guidare stasera... Dai, ti faccio pure fare il cavaliere."

Stamattina, dopo una levataccia alle 5.30 ed un po' di strenuo giardinaggio, mi sono concesso la prima colazione in giardino, al fresco, utilizzando la stessa tazza 'storica' con cui facevo colazione ogni mattina da quando avevo otto anni.
Mi son pure comprato un pacco di Krumiri, che ho sempre amato, e mi son ritrovato bambino, alle otto del mattino, come quello che trent'anni fa ciondolava le gambe sotto al tavolo guardando i cartoni di Bim Bum Bam Estate.
Ogni volta che torno qui c'è una parte di me che ritrova una serenità che non esiste da nessun'altra parte del mondo. La serenità di un bambino.
Ho ripensato ad uno spot per la televisione Norvegese in cui mi sono imbattuto tempo fa, che rappresenta gli uomini italiani come mammoni viziati ed infantili, sempre a masticare le forchettate di fettuccine al sugo che mammà cerca di ficcar loro in gola.
Magari mentre sono alle prese con una conference call da oltreoceano con il loro capo.
Sarà vero? Avranno esagerato con la caratterizzazione del personaggio, magari facendo leva proprio sullo stereotipo del maschio italiano che 'si stacca dalle gonne della madre per attaccarsi a quelle della moglie'?

Ciao belli!

Visto che carina la mia nuova casa? Ho deciso di mettere a riposo per un po' il rosa, che poi si vede troppo che sono gay radioattivo. E poi il mio colore preferito in assoluto è il verde!
L'ispirazione è nata dal cocomero e dal suo bellissimo verde striato. Ah, e dall'Oriente.
Perché il cocomero è originario della Cina.
No, anzi, è originario dell'Africa, ma la Cina mi ispirava di più.
Poi Cina o Africa... È uguale. Tanto non ci andrete mai che non c'avete 'na lira.
Che palle.
Quindi poi, da cosa nasce cosa e sono visionario, e gay, e faccio un casino pure su Photoshop, e questo è il risultato. Spero vi piaccia!
Sono qui a Roma da appena una settimana e mi sono svaccato alla grande. Indosso solo infradito e pantaloncini.
Il Tappo è bello dorato come un piccolo dio greco e io sono bello ustionato. Come il guanciale che sfrigola in padella.
Maritone ancora è al lavoro, ma ci raggiungerà a metà Agosto.
Sopravvivo grazie ad una dieta a base di pomodori 'Cuore di Bue', olio di oliva ultravergine e pane.
Ho il cervello in fase di atterraggio, quindi perdonatemi se questo vuol solo essere un post di benvenuto nel nuovo blog. Ce ne saranno di cose da raccontarvi.

Ci sentiamo fra breve... Tanti abbracci sudaticci a voi.

Vado a farmi una doccia. La terza. Poi mi metto ad impastare la pizza, perché io invito i parenti a cena e cucino pure.

Mortacci loro.


TQF xx




Mentre mi affanno a chiudere le valigie in una Parigi che, a causa del clima rovente, ha ormai poco a che fare col Purgatorio e molto con l'Inferno, vi propongo la versione integrale e 'non proprio politically correct' del mio ultimo articolo su Vanity. Perché certe cose le devo dire come le sento, sennò non vale. Eppoi a guera è guera.

Mi sono imbattuto in un vecchio articolo su Il Foglio, datato 2 luglio, in cui l’autrice si abbandona ad un vero e proprio attacco di diarrea verbale intrisa di filosofia da quarto liceo, per dimostrare che in Italia non serve una legge contro l’omofobia.
Perché si parla di ‘omofobia’ e non di ‘grassofobia’ o di ‘bruttofobia’?” si chiede lei, dal momento che anche i brutti ed i grassi vengono discriminati.
Verissimo. 
Io a ‘sto punto aggiungerei per giusta misura pure la ‘poverofobia’ e la ‘quattrocchifobia’, che pure queste sono categorie discriminate spesso nella vita di tutti i giorni.
Ah, anche la ‘poliesterefobia’, che certi tessuti dovrebbero essere davvero criminalizzati.
L’unica cosa che all’autrice sfugge è il fatto che ci sia più probabilità che qualcuno venga torturato o malmenato o arso vivo in quanto omosessuale, piuttosto che in quanto grasso, o brutto, o povero, o portatore di occhiali, o perché va in giro con una camicetta di plastica del cinese in pieno agosto.

Giusto stamattina mi chiedevo quanto tempo fosse passato dal mio ultimo post...

Lo sapete che non mi piace trascurarvi, che poi pensate che me la tiro. Ma sono stato consumato tra i nonni e Vanity Fair (dai sí, me la tiro...).
Non so se avete letto il mio ultimo articolo. Roba pesantuccia, ma necessaria. Poi, ovvio, i veri mattoni attraverso le finestra sono arrivati grazie ai commenti.
Lungi da me l'impedire a chiunque di esprimere il proprio dissenso, ringrazio comunque Penelope G che mi ha dato una bella scossa e mi ha fatto capire perché scrivo e mi 'sputtano' settimanalmente.
Perché c'è ancora tanta gente che dice che non va bene, che non siamo uguali, che siamo sfruttatori, che siamo bugiardi e pervertiti, che vendiamo fumo, che mascheriamo dietro alla voglia di una famiglia tutte le nostre manie di grandezza.
Scrivo perché forse, una volta che io abbia risposto a tutte le domande inopportune, a tutti i commenti insolenti, a tutte le parole pesanti, mio figlio forse non dovrà farlo.
Non cerco di incantare nessuno, espongo la mia verità. Una verità sostanziata dalla quotidianità e che non cambierà mai solo perché qualcuno dice che non va bene o che è ingiusta e deformata.
Ricordatevi che non sono solo i bambini ad aver bisogno di sentirsi inclusi, parte del sociale, integrati.
Anche i genitori hanno questo bisogno.
Doveva succedere.

Voglio dire, se fai parte di una minoranza che ancora viene, in diverse misure, discriminata e che, in diverse misure, protesta e che, in diverse misure, si radicalizza, quante possibilità hai di trovarti vittima di fuoco amico?
Svariate.
In occasione della stagione dei Gay Pride in tutto il mondo, io devo sempre togliermi una spina dal fianco.
No, non è il Pride in sé, la cui esistenza e sacrosanta ragione di essere io approvo, sostengo ed ammiro (in fondo è il risultato di anni di oppressione, che vi aspettate?), bensì mi dolgo di alcuni aspetti delle varie manifestazioni che poco hanno a che fare con la richiesta di uguali diritti.
Secondo me.
Ovvio.
Vi rimando a questo mio vecchio post, dove la dico tutta come me la sento.
Leggete e poi tornate.
Allora, che cosa avrò mai detto di così offensivo?
Eppure, dopo aver re-twittato il vecchio link, sono stato inondato (INONDATO) di emails da parte di gente che, seppure dicendo di non seguire il mio blog, si è sentita in dovere di dirmene quattro.
Ma anche otto e sedici.
Il consensus generale è che io soffro di 'omofobia interiorizzata' e che io sia 'eteronormativo' ed 'eterosessista' nel mio vedere le cose.
Cioè, in soldoni (parlamo come magnamo) io sto cercando di omologarmi ad una società e ad un certo 'modus vivendi' che è tutto etero.
E dall'alto (???) della mia posizione di finta mamma della Famiglia Cuore, sparo a zero sui gay e sul loro lifestyle.
Ma annateveneaffanculo.
Detto col cuore e con le presine rosa a fiorellini.
La Texana.
La conoscete già, una delle mamme con cui vado molto d'accordo, conosciuta a scuola del Tappo.
Quest'anno torna a Houston, suo marito ha terminato il suo work-assignment ed ora può rientrare negli States, dopo appena due anni di Purgatorio.
La mia invidia si è materializzata ed ha preso la forma di una piccola scimmia verde che mi sta sulla spalla.
È brutta, mezza cieca e sputa a tutti.
Mi mancherà tanto la Texana.
Che poi si chiama Karen.
"In Texas siamo tutte Karen... Da non credere. Una noia mortale..."
Mi racconta un giorno, il famoso giorno della gita scolastica.
Karen è altissima ed è bionda da far paura.
Karen è la classica donna che ferma il traffico per strada, solo con le tette.
Ve ne ho parlato vero?
Ha due zucche che sembrano quelle di Margot in Lupin III.
Sí signori maschietti! Proprio quelle protuberanze che vi hanno provocato i primi irrefrenabili gonfiori nel basso ventre.
A me no.
Per quelli c'era Anthony di Candy Candy... Brutta fine poraccio.
Insomma, Karen è tanta, ed ha una personalità altrettanto tanta. È solare, ride facilmente, ed ha i piedi per terra.
"Come se avessi scelta... Con queste dove vado? In aria?" dice lei guardandosi le bambine (le tette...).
"Ma sono vere o sono finte?" chiedo io, all'ombra di un gigantesco albero, mentre i bambini giocano sulle altalene e noi ci sbevazziamo una limonata 'macchiata' di tequila.
"Dai, che domande... Ovvio che sono finte!" mi risponde lei, con naturalezza
"Senti qua..." mi afferra le mani, ma prima fare la fine di San Tommaso, io scatto i piedi
"NONONONO! Ti credo!" e ridiamo come due adolescenti cretini.

C'era una volta una scuola.

Una scuola come ce ne sono tante, una di quelle con le figurine di carta, ritagliate ed attaccate ai vetri delle finestre, con il cortile impiastricciato di disegni fatti con gessi colorati, con i tricicli lasciati all'ombra dei vecchi alberi, pronti per la ricreazione.
Una scuola con un giardinetto curato e pieno di fiori e con un grande cancello che si apre solo la mattina ed il pomeriggio, ed il suo guardiano, un omino piccolo così, che dice buongiorno a tutti e conosce i nomi di tutti i bambini che entrano.
Una scuola piena di storie e di voci.
Un bel giorno in questa scuola arrivò un bambino. Un bambino come gli altri, né più alto, né più basso, né più rumoroso degli altri. Negli occhi aveva la stessa luce, la stessa speranza, lo stesso timore e le stesse insicurezze di iniziare una scuola nuova.
C'era una differenza però.
Mentre tutti gli altri bambini portavano a scuola una copertina rossa, lui ne aveva una verde.
Dovete sapere che tutti i bambini portavano a scuola una copertina. In realtà, portavano una copertina dovunque andassero: a scuola, in biblioteca, al parco, a casa dell'amichetto del cuore ed in vacanza.
Ed era rossa.
Non gialla, non blu.
Rossa.
Certo, non tutte le copertine erano uguali: alcune erano più piccole di altre, alcune erano vecchie, sdrucite, sporche. Altre erano bucate, rammendate e scolorite.
Ma erano tutte rosse.

Grazie a mesi di osservazione antropologica eseguita ai cancelli della scuola del Tappo ed al parchetto dopo le lezioni, sono giunto a questa classificazione dei genitori, cosí come li vedo io. Poi vabbè, che sono stronzo lo sappiamo tutti, quindi è un po' un divertissement e non ha nessun valore sociologico.
Per forza di cose, sono più mamme che papà, anche se qualcuno c'è.

- I fighi: dotati ancora di bella presenza, non necessariamente impeccabili nel vestiario, ma quando sei figo, che te frega. Pure con una giacca di poliestere, un paio di jeans sfondati e delle trainers buone solo per fare il brodo, fai la tua porca figura.
Tamponatevi la bava. Sono tutti sposati.
Con altri fighi.

- I brutti ma ricchissimi: e ridete e perculate pure che c'hanno il doppio mento, il culone, i capelli di saggina, il naso di cartapesta e la faccia di Donatella Versace quando si alza la mattina perché sono sempre da qualche parte al sole. Intanto loro vanno a Maui 4 volte l'anno e voi a Cecina a casa di vostra cognata.
Quando vi parlate.

- Gli sportivi/dinamici/arrivodecorsa/menevòdecorsa:
sempre in tuta, o shorts o pantacollant. Sempre a parlare di palestre, zumba, pilates, aquarobics ed i migliori posti per fare jogging fino a farsi scoppiare un'arteria polmonare.
Sí, esatto, 'fanculo.

No, ma voglio dire, questa mancava.
Un emerito scrittore, saggista, ultras della destra militante, grande pensatore, filosofo ed esponente dell'intelligentia tutta Rive Gauche francese, si è suicidato ieri pomeriggio nella cattedrale di Nôtre Dame, qui a Parigi.
Era proprio Dominique Venner.
Ecco, appunto.
Neanche io.
Il renegade di 78 anni, si fa saltare le capsule con una revolverata in bocca poco dopo le 16.00 di fronte ad un pubblico di 1500 persone, che, dopo una prima evacuazione del sacro edificio, sono ritornate come niente fosse a proseguire la visita turistica, mentre i paramedici cercavano di raccogliere gli schizzi di cervello con paletta e secchiello dal pavimento.
Alcuni di loro non si sono neppure resi conto di cosa fosse successo.
Benedetti giapponesi e la loro quiete zen. Vi siete persi l'unica cosa che valeva la pena di fotografare.
Da alcune lettere che aveva lasciato sull'altare dove spiegava il suo gesto (non avrà voluto passare per matto...), salta fuori che il poveretto era così indispettito per la nuova legge che permette ai gay di sposarsi ed era così amareggiato di fronte alla pesante immigrazione di nordafricani, magrebini ed islamici in generale, che ha deciso di farsi una pomiciata con una calibro 38.
Un gesto che, senza dubbio, mira a risvegliare le coscienze dei francesi ed a destarle di fronte al disfacimento morale della società e di fronte al pericolo di un'egemonia tutta islamica nel loro bel paese.
Poi vabbè, il fatto che il motto nazionale sia Liberté, Egalité, Fraternité e che la Francia vanti un glorioso passato di 'colonizzatrice' di paesi (o razze inferiori secondo Jules Ferry) anche islamici, sono dettagli.
Sí, insomma, a questo gli stanno sulle palle i froci e i maomettani, poi però decide di copiare quelli che fanno i risentiti perché hanno costruito un salumificio accanto alla moschea e si danno fuoco in piazza.
L'unica cosa che mi viene da dire è che se si fosse trattato di un ventenne nel fiore degli anni, uno avrebbe sicuramente lamentato lo spreco di gioventù in questo gesto efferato di estremismo di destra, ma si trattava di un 78enne.
Non che la sua vita valga meno della mia, per carità, rimettetevi le mutande e smettetela di sbraitare.
Deficienti.
Solo che lo stato si risparmia una pensione, la destra ha il suo martire da incensare, la sinistra ha il suo scandalo da vituperare, i froci hanno un rompipalle in meno con cui fare i conti, i musulmani pure, insomma, vinciamo tutti.
Vi pare poco?
Ovviamente Marine Le Pen, altra portabandiera della destra francese, nonché presidente del Front National, si è precipitata su twitter a mostrare il suo rispetto per un tale gesto "eminentemente politico, mirato a risvegliare la Francia".
Ma allora, signora Le Pen, perché non andare un po' oltre la retorica e suggerire a tutti gli oppositori di prendere esempio da quest'uomo?
Invece di scendere in piazza questa domenica 26 maggio, festa della mamma, per fare protesta contro una legge ORMAI IN VIGORE (primo matrimonio gay programmato per il 29 maggio a Montpellier!! Auguri e figli tolleranti!), che si facessero saltare le cervella in nome del loro ideale.
Dai.
Fatemi vedere quanto ci tenete a questa cosa! O siete buoni solo a parlare? Tutto io vi devo dire.
Il vecchio ha alzato gli standard. Adesso se non vi tirate una pistolettata tra gli occhi, chi volete vi prenda sul serio? Nient'altro fa marketing quanto un gesto di autentica e motivata disperazione.
Pensate a Britney che si rapa a zero...
Ho capito che c'è crisi, comperare un'arma e delle munizioni costa soldi. Senza parlare del porto d'armi.
Esistono però delle soluzioni purciaro-friendly.
Tipo buttarsi sotto ad un autobus.
Saltare giù da un cavalcavia.
Affogarsi nella Senna.
O, se siete a Parigi, morire di noia.
Se poi proprio non vi va nemmeno di uscire di casa, attaccatevi alla canna del gas, oppure fatevi la permanente col microonde.
Insomma, fate come volete, ma immolatevi. Dai che ne vale la pena.
Gretini.
Poi, se vi servisse un altro piccolo incentivo per premere quel grilletto, o per spingere il pulsante 'fast cook' del microonde, pensate a me, che me ne sto qui, in mutande rosa e boa di struzzo a pianificare la distruzione della civiltà occidentale, adottando un bambino alla volta, e ad organizzare la coalizione tra il Taliban e Stonewall.

Coriandoli.


TQF xx









Ci sono attimi irripetibili nel corso di una giornata. Sono momenti, sensazioni, che trovano una spiegazione solo sulla pelle, solo dentro agli occhi.
La luce trasversale di settembre, un attimo d'ombra nella canicola di luglio, il profumo inaspettato dell'acacia durante una passeggiata notturna in pieno centro.
Sono tante piccole perle sparse intorno.
Ma cosa succede quando non si tratta di attimi, ma di luoghi?
Cosa succede quando non è più un fugace momento, ma un intero pomeriggio?
Cosa accade quando non è piú l'accenno ad una sensazione, ma un profondo e definito sentimento?
Se siete dei visionari come me avrete già capito cosa intendo e se, come me, subite il fascino del passato, vi ritroverete in questo mio piccolo viaggio all'interno del Petit Trianon, all'interno dei giardini della Reggia di Versailles.

Disegnato da Ange Jacques Gabriel e concepito come regalo da parte di Luigi XV alla sua favorita, Madame de Pompadour, (zoccola quanto volete, ma soprattutto una grandissima intellettuale a cui dobbiamo molteplici invenzioni, tra cui il filtrino del thé fino ad allora usato solo in foglie...), Petit Trianon è completato solo nel 1768, quattro anni dopo la morte della marchesa.
Viene in seguito occupato dalla successiva 'maitresse en titre' del re, Madame Du Barry (sí, quella stronzissima che vi ricordate in Lady Oscar, solo che in realtà non era così stronza, anzi, era molto generosa. Era di basse origini sí, piuttosto rozza nei modi, un po' oca, capricciosa e molto, molto bella... Pensate che aveva gli occhi viola come Liz Taylor!).

Ho appena finito di stirare quelle quattro cosette che mi son portato dietro per questa vacanza romana e tra breve inizierò a riempire le valige.
In questa famiglia vengono utilizzate un po' troppe camicie.
Fuori dalla finestra, Maggio, il mese delle rose, sta riscoprendo la sua adolescenziale vena goth e si è travestito da Novembre, mese dei morti.
Piove ininterrottamente da ieri mattina, il cielo è grigio-Mordor e Nonna Mimí va in giro per casa vestita da Saruman, borbottando improperi.
No dai.
Non borbotta improperi.
Però che sfiga imperiale! Ho visto solo tre e dico TRE giornate di sole decenti in due settimane.
Comunque, negatività a parte, questo mio piccolo break italiano è stato piacevolissimo e rilassatissimo.
Ho passato il tempo con tutte le persone che amo e non ho fatto altro.
No, non è vero.
Ho pure magnato a quattro palmenti.
Ieri al secondo compleanno di un cuginetto del Tappo sono praticamente rimasto davanti al buffet, svergognato, spudorato, senza fondo, avevo sempre la bocca troppo piena per fare conversazione con chicchessia.
"Hey! Chi si vede! Quando sei arrivato da Parigi?"
"MGHHFmGHGH... OFGHOGHOGni... Bbonestepizzette...."
Vi fate un'idea.
Eppoi la cucina di mamma, signore iddio, non mi basta mai. Mi ha pure fatto fare la confettura di fragole da portarmi a Parigi che il Maritone se la mette nello yogurt a colazione e la carbonara con la salsiccia nostrana, che per i puristi è blasfema, invece per gli sprocedati come me è semplicemente BBONA.
Quella invece è stata consumata sur place.
Ovviamente riparto con un trolley extra che è praticamente una pizzicheria a rotelle, ma non posso andarmene senza l'olio di oliva di mio zio.
Cioè, è succo di frutta. Delizioso, un profumo delizioso ed un sapore spettacolare.
5 litri.
L'immancabile blocco di Grana Padano (2 chili) e qualche decina di metri di salsicce.


Per quanto riguarda le abitazioni, Parigi ‘intra muros’ è inaccessibile ai piú e la maggior parte della gente che viene a Parigi a lavorare, finisce con il fare il pendolare.
Quando dico 'intra muros' intendo la porzione di città racchiusa dalla périférique, la strada che racchiude la città ad anello, oltre la quale si dice si estenda una landa desolata, squallida ed inerte, popolata di esseri bipedi parlanti un idioma incomprensibile: la Banlieue. 
Dove Parigi è il mio purgatorio, la Banlieue è decisamente l'inferno dei parigini.
É cosa risaputa che in Banlieue non ci si va, o ci si va senza ammetterlo. Se proprio si deve attraversare, lo si fa in fretta e senza dare confidenza agli indigeni, oppure si evita, restando in centro, rinnegando il fatto che possa esserci civiltà, o anche forme di vita, oltre la periferique.
Nonostante l'atteggiamento del cazzo dei parigini nei confronti di tutti gli sfigati i meno abbienti che non possono vantare un indirizzo cittadino, molta gente vive fuori, ad appena mezz’ora di treno dal centro. 
Certo, non avranno la comodità di scendere a prendere un caffé nel bistrot fin de siècle sotto casa, forse dovranno correre come le gazzelle ogni mattina per evitare di venire sbranati dalla fauna locale alla fermata dell'autobus, ma almeno non vedono i tre quarti del loro stipendio succhiato via dall’affitto.
Per abitare in centro e vivere il sogno parigino che molti sognano anche a causa dei luoghi comuni di cui cinema e televisione ci abbuffano, uno deve raggiungere un certo livello economico. 


Carissimi amici, complici ed amanti,
lo so che vi aspettate un post sul trionfo dell'uguaglianza con la cronaca di tutti i festeggiamenti qui a corte. La verità è che ne ho le palle piene di questa legge sul matrimonio gay, ne ho le palle piene di scriverne e di pensarci. Sono spossato. Diciamo che di fronte all'esito positivo della votazione è come se mi fossi tolto un callo. 
Anzi, un'unghia incarnita. 
Adesso sto da dio. Mi sento leggero.
Giustizia è fatta e ciccia. Era ora. Poi non riuscirei a tornare sull'argomento senza fare della retorica, quindi, andate ad annoiarvi altrove.
Una cosetta la devo dire però.
Sono qui a Roma da ieri e tutti i notiziari della RAI hanno appena toccato l'avvenimento storico. 
Tipo:
CATTURATI I RESPONSABILI DEL MASSACRO DI BOSTON
(coffcoffadessoinfranciasisposanopureifrocicoffcoff)
SCOPPIA UNA TETTA A BELEN
PAPA FRANCESCO SCIOGLIE LA CELLULITE CON L'IMPOSIZIONE DELLE MANI
Ma vabbè, anche loro d'altronde non vogliono che vi mettiate strane idee in testa, tipo che l'uguaglianza sia per tutti.
Gretini.
Questo però vuol essere un post di servizio.
Siete disillusi ed amareggiati dal circo politico italiano? Avete fatto il giro di tutte le vecchie del paese e adesso non sapete più chi scippare per arrivare a fine mese? Volete trasferirvi qui a Parigi e tentare fortuna? Davvero?
Facciamo un gioco!

Pulizie primaverili.
 Mica come le fate voi. Voi vi rimboccate le maniche, vi ciucciate mezzo cartone di Tavernello e iniziate a passare l'aspirapolvere cantando a squarciagola "QUEST'AMOOORE È UNA CAAAMERA A GAAAAS...." per poi smettere a metà perché siete ubriache cieche ed avete la protezione civile alla porta.
Io no. Ovvio.
Io sò Regina.
Io le pulizie le faccio a livello astrale.
Altra idea del cazzo.
Grazie alla mia amica texana, quella con le tette a Venus di Mazinga ed il palato profondo, ho conosciuto una vera Shamana indiana.
Voglio dire, sarete fighe voi che conoscete lo Yogi del paese e la perpetua, nonché la moglie del sindaco. Qui se non hai almeno una Shamana tra le conoscenze non sei nessuno.
Ho rimediato subito.
"Mi ha aiutato ad eliminare tutte le energie negative di casa.... Ultimamente ne soffrivo tantissimo.."
Mi dice la mia amica davanti ad una tazza di acquazzozza che qui rifilano come café au lait.
"Avevo sempre l'emicrania, l'ansia, le paranoie..."
"Vabbè, per l'ansia e le paranoie basta che ti sfasci di alcohol..." rispondo io sfottendola
"No no! Lo shamanesimo è una parte molto importante della mia cultura... Io sono mezza pellerossa.."

Ah! La caccia alle uova di cioccolato organizzata (da me alla fine...) per la classe del Tappo è stata un
successone!
Mi sono presentato come promesso la mattina di giovedì scorso con un quarto della produzione mondiale di uova della Kinder (cortesia di Maritone, megalomane nella sua generosità come al solito... Alla fine qualcuno ci dovrà pensare a fa' magnà 'ste creature...).
Ero l'unico presente.
Vigliacche bastarde delle altre mamme si erano date alla macchia.
Vabbè.
"Ciao! Meno male che sei qui!" mi fa l'insegnante
"Queste sono le uova... Ah... E anche queste.... Abbiamo deciso di utilizzare l'area giochi con gli scivoli e le altalene per la caccia alle uova. Puoi iniziare a nasconderle ora... Noi tra 15 minuti siamo pronti ad uscire."
"No... Vuoi che mi metto a nascondere le uova in un parcheggio deserto? Tipo, le poso per terra qui e lí a mucchietti, come se una gallina avesse avuto un improvviso attacco di ovodiarrea ed avesse lasciato uova ovunque a caso? Che caccia è? Sono treenni, mica deficienti..."
"AHAHAHAH! You are funny!" responde lei.
"Ok. Vado..." mi rassegno
"Adesso dove cazzo li nascondo 6 quintali di ovetti kinder? Non c'è un filo d'erba, non c'è un cespuglio...
Allora, mezza busta dietro la panchina, una manciata ad ogni angolo del parchegg dell'area giochi.
Aspetta! Anche sulle altalene, poi vabbè, se tira vento sticazzi... Vorrà dire che rincorreranno le uova in giro per il parche  il cortile.
Qualcuna la metto pure sugli scivoli, giusto per rendere la cosa un po' più difficile. Ecco, pure qui sotto va..."

Poi ditemi che non sono democratico che mi tolgo la corona e vi ci prendo a sberle.
Esistono dei motivi validissimi che meritano di essere presi in considerazione, no perché alla fine non è nemmeno divertente starsene sul balcone a declamare una cosa senza prestare attenzione ai suoi detrattori.
Cioè, pure loro sono esseri pensanti, non è che improvvisamente siete intelligenti solo voi.
Omosimpatizzanti e superbi (all'inferno voi c'avete pure l'armadietto col nome...).
No cari, anche gli omofo quelli contro l'uguaglianza hanno il loro pensiero.
Anche loro hanno dei motivi.
Quindi, per amor di prendere per il c correttezza, vi espongo qui sotto i 10 motivi principali per cui non è solo umano e giusto, ma LOGICO opporsi al matrimonio gay.
Pronti?

1 - Essere gay non è naturale. Una società integra e moralmente ineccepibile rifiuta sempre cose innaturali, come gli occhiali da vista, le lenti a contatto, il poliestere e l'aria condizionata.

2 - Il matrimonio gay incoraggerebbe la gente ad essere gay, soprattutto i bambini. Allo stesso modo in cui frequentare gente alta 2 metri vi renderebbe più alti. Voglio dire, siete cretini.

3 - Legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso porterebbe ad ogni tipo di comportamento bizzarro, tipo sposare il proprio cane, che, è risaputo, ha dei diritti legali e può firmare il contratto di matrimonio di sua spontanea volontà. (Potete sempre insegnarglielo o corromperlo con un ossobuco).

4 - Il matrimonio tradizionale come istituzione esiste da sempre e non è mai cambiato. Così come tanti dei principi su cui il nostro mondo occidentale fu fondato: le donne sono ancora proprietà del marito, i neri non possono sposare i bianchi ed il divorzio è ancora illegale (l'amica vostra, quella che si è sposata il marocchino... Denunciatela!).

5 - Il matrimonio tradizionale perderebbe di significato e di valore se i gay fossero autorizzati a sposarsi. La santità dei matrimoni di Britney Spears, Berlusconi e Kim Kardashian sarebbe distrutta.

6 - Gli unici matrimoni validi sono quelli che producono bambini. Coppie gay, coppie sterili e coppie anziane non dovrebbero essere autorizzate a sposarsi, perché gli orfanotrofi non sono ancora pieni ed il mondo ha bisogno di altri bambini soli.

7 - Ovviamente, genitori gay crescerebbero figli gay, cosí come i genitori etero crescono figli etero. Ma qui ci arrivate da soli si spera.

8 - Il matrimonio gay non è supportato dalla religione. In una società teocratica come la nostra, i valori di una sola religione sono imposti a tappeto su ogni aspetto della vita quotidiana. Ecco perché esiste solo una religione al mondo. Un solo dogma. Una sola verità. No, non è la vostra. Cretini e supponenti.

9 - I bambini non riuscirebbero mai a crescere in maniera sana ed equilibrata senza una figura maschile ed una femminile come genitori. Ecco perché noi, come società, proibiamo espressamente che genitori single possano allevare figli.

10 - Il matrimonio gay cambierebbe le fondamenta della società in maniera irreparabile. Non riusciremmo mai ad adattarci alle nuove norme sociali. Così come non siamo riusciti ad adattarci alla presenza di automobili, telecomunicazioni e all'allungamento della vita media.



TQF xx


P.S.
Grazie di cuore a Monica che ha ispirato questo post e che da oltreoceano mi abbraccia spesso e mi tiene al corrente dei passi avanti che siamo facendo negli USA in termini di uguaglianza per tante coppie omosessuali e grazie a tutti voi che state diventando sempre più numerosi.

Prima vennero per i neri e io non dissi nulla, perché non sono nero...
Poi vennero per gli ebrei e io non dissi nulla perché non sono ebreo...
Tornarono per gli omosessuali e io non dissi nulla perché non sono omosessuale...
Alla fine vennero per me e non era rimasto nessuno che dicesse qualcosa.


Ma voi ci siete, e non sapete quanto ve ne sono grato. 





Freddo porco qui a Parigi, capitale del Purgatorio.
Stamattina sono arrivato a scuola col pupo che sembravo truccato da regina delle nevi, invece era il risultato delle lacrime e del moccolo spalmati dal vento gelido e cristallizzati sulla mia faccia paralizzata.
Provate anche voi il look! Andate in giro col glitter che esce dagli angoli degli occhi e dal naso, con un'espressione stupita, come se aveste trovato il cervello di Flavia Vento.
Stavo ripensando alla grossa manifestazione di domenica, quella contro il matrimonio gay. Ne avrete sicuramente letto sui giornali o visto dei clip sui notiziari.
Non mi capacito come in tanti decidano di manifestare affinché dei diritti NON vengano concessi.
Ma non si manifestava per ottenerli i diritti?
Sconvolti dal fatto che la legge a favore delle unioni omosessuali sia passata in senato, dove verrà valutata a partire dal 4 aprile, quelli contro hanno deciso di riapparire 'en masse' per le strade per far di nuovo sentire il loro NO conciso.
Solo che, per assicurarsi un seguito importante, hanno pensato bene di andare off topic invitando alla manifestazione tutti i mali che affliggono la Francia di oggi: crisi economica (....zzzzz....), disoccupazione, riforma della sanità.
Insomma, avete qualcosa di cui lamentarvi? Qualcosa che proprio non vi va giù? Unitevi al coro, noi neanche a farlo apposta oggi si va a protestare contro i froci. Dai, io porto il bazooka.


Primo caffè ufficiale con le altre ien... ehm... mamme dell'asilo del Tappo.
Stamattina.
"'Azzo mi metto?"
"Vacci come vai di solito...." dice Maritone, ovviamente molto più interessato al nodo della sua cravatta.
"Vieni qui dai... Hai fatto un nodo vergognoso che sembra che hai perso una scommessa..."
"Dai, sul serio.... Che mi metto?"
"Ti dico, vai come al solito... Sii te stesso..."
"Ecco vedi? Mi sei inutile in una crisi. Questi son parigini... Come minimo si presentano con Coco Chanel morta a tracolla e due levrieri grigio cenere al guinzaglio...."
"Dai che faccio tardi, ti ameranno comunque tu vada. Bacio..."
Ok. Ce la posso fare.
Alla fine opto per il classico 'guarda che ho un figlio e non ho tempo, ma sono sempre di uno chic che te saluto, e spostatevi grazie".
Scarpa nera stringata.
Pantalone skinny nero.
Maglioncino a V testa di moro, camicia bianca.
Cappotto nero di 13 anni fa che tiene l'anima coi denti. Anzi con le gengive. Ma è Gucci di Tom Ford. Quelle sono signore gengive.
Borsa marrone, quella intrecciata che vi piace tanto.
Scafandri alle orecchie. Quelli sono la mia signature.
"Che dici amore? Vado bene così? Sembro un genitore perbene?" chiedo al Führer
"I want daddy.."
"Ok, ciao pure a te."

Ieri sera abbiamo cenato davanti alla TV, perché io, in preda a non so che tipo di euforia, non volevo perdermi l'apparizione sul balcone del nuovo papa.
Ho pure scotto la pasta, perché tra salone e cucina ci sono 15 minuti a piedi (2 in motorino, ma cerco di essere verde) e non mi sono staccato dalla diretta in tempo.
Non mi sono perso nulla però e quando Papa Francesco è apparso ero lí davanti, che mi ciucciavo gli spaghetti al sugo con mio figlio e mio marito, i nostri visi illuminati dalla luce bluastra della televisione.
"He seems nicer than the previous one..." sottolinea Maritone, "do you think he is going to make changes?"
"Non lo so."
Sono solo riuscito a dire "Non lo so".
La mia espressione seria, quasi grave (mi ero precipitato a leggere su Wikipedia chi fosse il nuovo prescelto, da notare l'enorme differenza tra la quantità ed accuratezza delle informazioni contenute in Wiki in italiano e Wiki in inglese...).
Poi la valanga di tweets e messaggi e emails di tutti voi lettori e lettrici, che in qualche modo avete capito che la mia relazione col papato e la chiesa in generale è piuttosto conflittuale.
"Non illuderti..."
"Questo è peggio del precedente..."
"Odia i gay ed il matrimonio tra persone dello stesso sesso..."
"È invischiato in faccende poco chiare, tipo il supporto del regime dittatoriale in Argentina ecc ecc..."
"Ha chiuso un occhio di fronte al rapimento e tortura di due gesuiti..."
Insomma, nell'arco di un quarto d'ora avete fatto di un Papa, un altro Torquemada (Cit. Pentapata).
"Papà, who's that man?"chiede mio figlio
"Amore, quello è il nuovo papa.."
"Papa... You are papa..." mi risponde ridendo, il viso impiastricciato di sugo.
"Sí, amore, ma è questione di accenti... È il nuovo pontefice... Il nuovo pastore..."
"Pastore.... Shepherd!"
"Bravo amore! Shepherd!"
"So... He has sheeps?"
"Sí... Ha tante tante pecore..."
"Where are they?"
"Amore, le pecore siamo noi."
"I AM NOT A SHEEP! I AM A BOY!" protesta lui alzando la voce. Un caratterino.
"Ecco, non dimenticartelo mai amore..." gli dico, baciandogli il capo.

E se solo tutti si rendessero conto che non siamo pecore, ma esseri umani, forse le cose potrebbero davvero iniziare a cambiare.
Ma dall'esterno, perché la chiesa, non dimentichiamocelo, siamo noi.

TQF xx


Sono sopravvissuto. Ho ancora la fedina penale pulita e delle ottime credenziali da genitore.
Le vacanze scolastiche del Tappo sono finite e ora capisco perché entrate tutti nel panico quando sapete che vi ritroverete la prole a casa ogni giorno, tutto il giorno per due settimane.
Dio quanto si fa presto l'abitudine ad un po' di tranquillità, ad un po' di televisione, ad un po' di tempo da dedicare alla lettura.
Gli orecchi si abituano subito all'assenza di urla e fracasso di giocattoli che franano. La mente si abitua subito ad un pranzo che è 'piacere' oltre che 'alimentazione', un pranzo privo di esercizi di convinzione "Dai che i broccoli sono esattamente come le patatine... No, il gelato te lo do dopo.... No il sugo non ha pezzettini dentro, te lo ho passato alla centrifuga molecolare della CERN stamattina. Magna!".
Genitore degenere che sono.
Invece di strapparmi i capelli come facevo all'inizio dell'asilo, in preda alla sindrome da nido vuoto, adesso lo porto a scuola per il primo giorno dopo le vacanze, con la bottiglia di champagne in borsa da ciucciarmi in autobus sulla via del ritorno ed un sacchetto di coriandoli.
Ragazzi, con tutto l'amore del mondo, ultimamente la paternità mi ha sdraiato.
In queste due settimane abbiamo fatto i conti con due infezioni all'orecchio, diverse svomitazzate in ordine sparso, un attacco di gastrite da campionati mondiali del Conato (è ufficiale, io vomito come i gatti: faccio le palle di pelo, un male assurdo), una fontana di merda apparsa nel lavandino del bagno degli ospiti ed ora il mio cimurro.
Buongiorno cari!

Vi lascio qui i links alla mia intervista su Radiocittà Fujiko, una radio indipendente di Bologna che ha voluto ospitare la mia storia ed il mio punto di vista.
È divisa in Parte Prima e Parte Seconda, come ogni saga che si rispetti. Volevo fare la trilogia, ma purtroppo per la parte Terza son finiti i soldi, ma vissero tutti felici e contenti.
Fidatevi.
Ringrazio Annalisa di Sabatino per l'ospitalità e tutti voi per il supporto e l'ascolto che prestate alla mia voce.
Soprattutto perché lo sapete che, risate a parte, sono una persona seria, pure quando c'ho i bigodini in testa.

TQFxx
Oddio, da dove comincio?
Allora, lasciando da parte le famose elezioni ed il loro esito a dir poco risibile (e non vi offendete, ma l'Italia sarà pure bella, avrà pure un bel clima e del buon cibo, ma è un circo ed ora lo sanno davvero tutti...) vi racconto la mia giornata di ieri.
Mi auguro voi siate a stomaco vuoto, altrimenti lo sarete tra breve.
Ieri mattina mi alzo come al solito con i calci in faccia di mio figlio che, sebbene ormai dorma nel suo letto, trova sempre il modo di materializzarsi nel mio al mattino.
"Ok, ok... Mi alzo! Cavolo sei in vacanza e mi tiri giú alle sette...."
Parcheggio il Tappo, Dumbo e Monkey (i suoi amichetti della nanna) sul divano e mi dirigo verso la cucina per preparare la colazione (solo per lui, io purtroppo son quattro giorni che ho una gastrite che le si può dar del lei... Non riesco a mangiar nulla.)
Passando davanti al bagno degli ospiti avverto un certo odorino di latrina di Stazione Termini in agosto e mi si gela il sangue.
"Che cacchio è successo adesso..."


"Caro Joseph,

Ho appreso giusto ieri la notizia della tua decisione di lasciare la sede pontificia e dimetterti dal tuo incarico.
Non è ancora ben chiaro se siano motivi di salute o qualche cospirazione dal retrogusto Maya che ci vedrà estinti come i dinosauri prima di Pasqua.
Non mi interessa. 
Volevo solo chiarire l'aria tra di noi, dal momento che il nostro rapporto non è mai stato molto salutare per me. Mi scuso per le smarronate che ho postato sui vari social media a tuo discapito, per amore della risata da trenta denari, chi mi conosce bene può confermare che io non sono una persona cattiva. Magari un po' egocentrico e vanitoso, ma mai cattivo.
Sai, grazie ad una mia amica, una persona di una certa intelligenza che, oltre alla mia stima, ha un rapporto molto piú salutare con la Chiesa del mio, mi sono ritrovato a farmi delle domande. Mi ha chiesto infatti, cosí su due piedi, perché io non mi faccia sbattezzare e con me mio figlio. 
Sí, mio figlio è stato battezzato a Londra, nella chiesa cattolica romana di St Peter in Holborn e c'eravamo tutti. 
Io e mio marito lo tenevamo in braccio di fronte alla fonte battesimale mentre Padre Carmelo gli versava l'acqua sulla testolina. Non ha neppure pianto, dal momento che Padre Carmelo aveva intiepidito l'acqua santa nel microonde.
È stato bellissimo, è stato come un abbraccio.
Dicevo, mi è stata chiesta coerenza, e con ragione.



Mattinata da infarto, un altro, qui in casa Queen Father.
Alzo il Tappo alle 7.00 per le grandi manovre da mattinata scolastica (che detta così vi farebbe pensare che vada a lezione di trigonometria... Invece è solo l'asilo... Ma tocca alzarsi comunque).
Maritone ha una visita importantissima dal cardiologo, l'unico che siamo riusciti a trovare che parli un inglese intellegibile.
Saremo snob, ma capire bene se stai per morire o se vivrai fino a tarda età è un po' importante, e lo vogliamo sentire nella nostra lingua.
Quindi siamo tutti e tre nel bagno grande, di fronte allo specchio.
Chi con uno spazzolino in bocca, chi con un pezzo di brioche alla marmellata in mano e chi con una lente a contatto che ha deciso di schizzare dietro l'occhio ed appiccicarsi sul cervello.
Sí, sono io.
"I want Daddy to dress me..."
"Amore, Daddy va di fretta che ha un appuntamento col dottore e poi un treno per Londra... ODDIO 'STA LENTE MI STA A AMMAZZÀ STAMATTINA!"
"NO, I want Daddy..."
"Mangia almeno la brioche dai.... "
"NO Daddy..."
"Amore, Daddy non si mangia..."
"DAAADDY!"
"Dov'è la brioche?"


Uno dice "Dai, manda il bimbo a scuola che così si confronta con i suoi coetanei.... È importante!", e tu lí ad annuire, posponendo in cuor tuo la fatidica data.
Quello che nessuno però evidenzia è l'altro confronto, non meno importante.
Quello che si fa tra genitori.
No perché io mi piango addosso e mi lamento perché il Tappo mi dà filo da torcere, o magari perché i parigini mi danno filo da torcere, o magari perché i vicini di casa mi danno filo da torcere.
Una filanda io proprio. 
Poi ti rendi conto di quanto comune la tua situazione possa essere, specialmente tra famiglie di expats che, tra le cose che devono fare ogni giorno, devono pure cercare di non affondare in questa città.
E ce la mettono tutta.
Come questa mamma texana con cui ho fatto amicizia, che non parla una parola intellegibile di francese manco a cavargliela a selciate, ma ci prova 
"No no! Ti prego, fammi parlare in francese che ne ho bisogno..." insiste
"Ho capito tesò, ma io dovrò pure capí cosa mi stai dicendo... Sennò parli da sola."
"Sai, il mio problema è la pronuncia... La mia insegnante mi ha detto che ho il palato molto profondo."
Ecco, scommetto che l'insegnante è parigina, ti schifa in quanto americana e culturalmente inferiore, e sostiene che il francese può esser parlato correttamente solo da chi annovera tra gli antenati almeno una vittima della ghigliottina ed è dotato del palato perfetto, nonché abitante 'intra muros', dal momento che la banlieue è tutta una favela.


Volevo descrivervi il weekend appena passato, che qui a Parigi è stato coperto di neve. Una meraviglia, ma ho altro da dire, quindi lascio la 'parola' alle foto.
Anzi, una cosa la devo sottolineare: la neve era farinosa e sottile, come l'antrace e non è stato possibile farci niente. Neanche un pupazzo decente. Mi sono accontentato di farne uno 'sui generis', lungo lungo e secco.
Ribattezzato La Cinese Snella delle Nevi.
Io ce l'ho e voi no.
Morale della favola: a Parigi pure la neve deve essere complicata.
E parlando di Parigi, sappiate che è una città piccolissima.
Pensate che in Europa è la trentacinquesima in grandezza. Cioè, città come Sarajevo e Skopje in Macedonia, sono metropoli a confronto.
Il problema è che però Parigi è la quarta in Europa a livello di densità di popolazione.
Siamo un sacco di gente.
Immaginate più di due milioni di abitanti schiacciati in un'area che entrerebbe tranquillamente nella Zona 1 di Londra. Non sei mai a più di dieci metri da un parigino (... a Londra dicono che non sei mai a più di dieci metri da un ratto. A 'sto punto beati loro.)
Il Purgatorio è un carnaio di gente con la erre moscia, le nasali, le baguettes sotto le ascelle ed una generale predisposizione a starti sui coglioni.
Mica solo a me eh.
Chiedete in giro.





"Il nostro percorso non sarà ultimato finché i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come gli altri di fronte alla legge. Perché se è vero che siamo creati tutti uguali, allora l'amore con cui decidiamo di legarci l'uno all'altro deve per forza essere lo stesso."

Queste le parole di Barack Obama durante il discorso di ieri per l'inaugurazione del secondo mandato.
Mi hanno riempito di gioia e sollievo.
Forse le cose si stanno davvero muovendo verso l'uguaglianza e la parità di diritti.
Il riconoscimento delle unioni omosessuali forse non riuscirà a cancellare l'omofobia, ma di sicuro aiuterà tante coppie e famiglie ad ottenere la cosa di cui più hanno bisogno: rispetto e protezione, ottime radici per un futuro di uguaglianza e condivisione sociale.
Non riesco ad evitare però un altro sentimento, che in questo caso cammina mano nella mano con la gioia.
È la frustrazione.
Sí, perché noi gay non siamo creature di questo secolo, non siamo il prodotto di un esperimento sfuggito di mano a qualcuno.
Noi gay, cosí come i nostri bisogni e le nostre aspirazioni, esistiamo da sempre.
Buon anno mamme, papà e ladri di bestiame!
Perdonatemi la lunga pausa, ma ci siamo sentiti tra Twitter, FB ed ora pure Ruzzle (sono una schiappa... Voi vi divertite a crocifiggere me e la mia ignoranza, ma vi amo lo stesso...)
Spero abbiate passato delle buonissime feste e che ora non siate troppo depressi di fronte a lavoro, bollette, stipendio bruciato già da fine dicembre e chili di troppo.
Noi siamo stati in piacevole compagnia di tutta la famiglia, quella italiana e quella inglese.
Un bordello che Malebolge in confronto è Bim Bum Bam.
Sí, era il mio programma preferito.
Ho una certa età, sputatemi.
La sera della vigilia di Natale il vicino di casa si è presentato, come promesso, vestito di tutto punto come Babbo Natale.
Un successone, soprattutto con Nonna Mimí che non la finiva più di abbracciarselo.
"Uh, quanto è alto 'sto Babbo Natale... Uh che occhi azzurri 'sto Babbo Natale.... Uh che spalle larghe 'sto Babbo Natale...."
"Vabbè, mamma tu il tuo Babbo Natale ce l'hai di là..."
"Seeee... Vuoi dire il panettone...."
Una renna invasata. Povero papà.

Bando a ciance comunque, stamattina ho mollato il Tappo all'asilo per la prima volta (escludendo il giorno di prova di tre settimane fa...).
Avevamo già testato il terreno a Londra, ricordate?
Solo che lí eravamo a casa, qui ancora no. Il che rende tutto più difficile. Per me, ovvio.
Certo, il Tappo sembra entusiasta della sua nuova casa, della sua nuova città, ed ha iniziato pure a ripetere il francese.
Quindi siamo a tre lingue alla tenera età di tre anni e mezzo. Non male.
Però siamo ancora in fase di adattamento qui a Parigi. Ogni minima cosa mi destabilizza. Le radici non sono ancora abbastanza profonde.
Chi tra di voi vive la vita di un expat come me, capirà al volo cosa voglio dire.