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Sotto alla Corona

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"Il nostro percorso non sarà ultimato finché i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come gli altri di fronte alla legge. Perché se è vero che siamo creati tutti uguali, allora l'amore con cui decidiamo di legarci l'uno all'altro deve per forza essere lo stesso."

Queste le parole di Barack Obama durante il discorso di ieri per l'inaugurazione del secondo mandato.
Mi hanno riempito di gioia e sollievo.
Forse le cose si stanno davvero muovendo verso l'uguaglianza e la parità di diritti.
Il riconoscimento delle unioni omosessuali forse non riuscirà a cancellare l'omofobia, ma di sicuro aiuterà tante coppie e famiglie ad ottenere la cosa di cui più hanno bisogno: rispetto e protezione, ottime radici per un futuro di uguaglianza e condivisione sociale.
Non riesco ad evitare però un altro sentimento, che in questo caso cammina mano nella mano con la gioia.
È la frustrazione.
Sí, perché noi gay non siamo creature di questo secolo, non siamo il prodotto di un esperimento sfuggito di mano a qualcuno.
Noi gay, cosí come i nostri bisogni e le nostre aspirazioni, esistiamo da sempre.

I nostri figli esistono da decenni, le nostre famiglie esistono da secoli. Misconosciute, derise, nascoste, accusate.
Eppure sí, esistiamo da un bel po'.
Ci siamo fatti largo a gomitate, schivando le randellate della polizia e le accuse del clero, sfidando la dannazione ed il carcere. Pagando il prezzo della diversità con la tortura, l'imprigionamento, l'isolamento sociale, la violenza, l'abbandono.
Abbiamo alzato la voce, abbiamo alzato i pugni e siamo arrivati fin qui.
Siamo arrivati qui, dopo anni, decenni e secoli di lotte. Dapprima piccoli focolai, tenuti a bada dal braccio violento della legge, poi via via il vociare si è fatto frastuono e sempre più voci si uniscono al coro.
Passando per Stonewall siamo arrivati qui, ad ascoltare UN uomo che parla in TV ed ammette che l'amore che lega due persone dello stesso sesso è lo stesso che lega un uomo ed una donna.
Quell'uomo, che fa parte di un gruppo etnico tra i meno fortunati storicamente, è ora il Presidente degli Stati Uniti.
E come al solito ci metto la faccia. Sono io, Gay and Proud.
Quell'uomo che è un nero; nero come gli schiavi deportati in America per lavorare nelle piantagioni secoli fa. Nero come le vittime del Klu Klux Klan. Nero come James Hood, che appena 50 anni fa si vedeva sbarrato l'ingresso all'università 'tutta bianca' dell'Alabama da George Wallace, il governatore.
Nero come il soggetto di tanti accesi dibattiti tra naturalisti e politici di appena 150 anni fa "I neri hanno un'anima?".
Apparentemente ce l'hanno.

Per quanto le parole di Obama suonino come una riscoperta dell'acqua calda, sono contento che sia lui a dirle. A volte l'acqua calda va riscoperta, anche solo per apprezzarla di più.
Voglio pensare che dall'alto del suo podio di presidente afroamericano Mr Obama capisca cosa significhi discriminazione e che i diritti dei gay gli stiano davvero a cuore.
Voglio pensare che il suo cambiamento di opinione sulle unioni omosessuali sia stato dettato dalla vita stessa e non da manovre politiche.
Poi, se in Italia, in Francia e negli Stati Uniti la questione gay fosse davvero strumentalizzata solo come diversivo per distogliere l'attenzione del pubblico dalla crisi economica, poco male.
Vorrà dire che per una volta hanno preferito parlare seriamente dei nostri problemi invece che di quelli dei panda, o delle balene...
Perché oggi mi sento un po' così, mi sento come una specie da proteggere e la cosa mi fa piacere, ma mi fa anche tanto rabbia.

Perché è difficile dimenticare di essere una specie quando tutto ciò che si vuole è uguaglianza.


TQF xx






15 comments:

Ale [Tredici] said...

Mi sento uguale a te. Forse perché appartengo alla stessa specie (quella... umana?)

In Italia, dove sembra contare più il chi dice una cosa e non la cosa stessa, c'è un gran bisogno che vengano trasmessi questi messaggi pronunciati da persone di una certa importanza. Ieri sera guardavo il tg di La7 e hanno fatto vedere quel microsecondo in cui Obama ha detto queste parole, spero lo abbiano fatto anche negli altri tg.

Il mondo piano piano sta cambiando. L'Italia è indietro, come al solito, ma io ci credo che sia pronta. Dai :)

Marina said...

condivido ogni virgola!
e quando sento discorsi politici in senso contrario resto colpita dalla cecità e ottusità che dimostrano, li sento stridere con quello che è l'evidenza, la vita reale.

Ila79 said...

in un mondo perfetto non ci sarebbe nemmeno bisogno di chiedere uguali diritti per chi ha orientamenti sessuali diversi. Ma poi,(come citava un film recente) diversi da chi?
Io sono diversa da te, sono donna, amo un uomo e anche tu potresti discriminarmi no?
Sarebbe bello ogni tanto poter girare il mondo al contrario per far capire a qualche testa dura cosa significa sentirsi davvero emarginati.
W Obama!
bacio

francesca r. said...

condivido in pieno. per questo sono contraria al registro delle coppie di fatto o a tutti quegli espedienti legislativi di serie B che si vogliono creare per legalizzare le unioni gay. Di strumenti legislativi ce ne sono già: uno si chiama matrimonio e dovrebbero potervi accedere tutte le persone che si amano, indipendentemente dal loro sesso, dalle loro opinioni, dalla loro religione eccetera, con tutti i diritti e i doveri che ne conseguono. stop.

divinaringhio said...

E che cambiamento sia...
Che si possa davvero non stupirsi più dell'acqua calda.

L'importante è lottare insieme, per difendere i diritti di tutti alla genitorialità, alla gioia, alla libertà di poter vivere la propria vita alla luce calda del sole. Senza nascondersi dalla pruderie di chi non capisce, non vuole capire e non vuole tollerare.

Io sono qui per affetto. E anche per dirti che lotto con te. Tutti i giorni.
Baci


supermambanana said...

Marco, i neri esistono da sempre, le donne esistono da sempre. Siamo sempre li'. Le quote rosa mi danno lo stesso retrogusto del salviamo i panda ma che dobbiamo fa'? Prendiamo quel che passa il convento per buono, aspettarsi che ce lo passino pure per convinzione e non per carita' e' stare a contare il grasso che cola, e io c'ho altro da fare.

Fra said...

Anche io ho pensato qualcosa del tipo "ha scoperto l'acqua calda" (non in senso dispregiativo, piuttosto amaro)... però poi mi sono detta, almeno lui l'ha scoperta... ci sono posti (compresa, purtroppo, l'Italia) dove questa acqua calda non vogliono nemmeno riconoscere che esiste...
Che amarezza!

quid76 said...


certa gente è come i sassi in tasca... ti trascina a fondo nell'acqua fredda

Moky said...

Bravo Bravo TQF, bravo come sempre! Il progresso civile e' fatto da sempre di scoperte di acqua calda. Sempre. Ma l'acqua calda va riscoperta perche' per milioni di uomini, purtroppo spesso quelli che abbiamo eletto per governarci, continuano a ripetere che l'acqua non e' calda, anzi non e' nemmeno acqua. Non e' quello che "passa il convento" perché gli oppressi al convento non hanno mai mangiato alla tavola, ma hanno sempre vissuto nascosti dentro gli armadi, facendo finta di essere quello che non sono, o coperti da veli, o a servire... l'esperienza "del convento" di chi e' oppresso per il suo orientamento sessuale e' ben diversa da chi e' eterosessuale, anche se noi siamo contro al convento stesso. Come donna eterosessuale caucasica, non potro' mai sapere cosa voglia dire essere una minoranza ritenuta da sempre sub-umana, one' potro' mai sapere cosa significhi essere gay in questo "convento". Tu Marco lo sai ma ieri il discorso fatto da Obama all'inaugurazione del secondo termine, mica ad una cena LGBT, mi ha dato i brividi. Un passo alla volta, perche' la resistenza e' dura, e organizzata da secoli, si va avanti. Unstoppable now.

Anonymous said...

Io aspetto sempre il momento in cui non si dovrà parlare di diritti dei gay o delle donne, ma delle persone. Quello sarà il momento in cui potrò dire e pensare che finalmente abbiamo scoperto l'acqua calda.

Cristina said...

Bel post! Io come ti ho scritto su twitter ti regalo il mio.. http://udinelamiacittaenonnapina.blogspot.it/2013/01/dal-diario-di-lei-educare-al-rispetto.html
Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa perchè credo che il cambiamento sia possibile prima o poi, ma cercare di educare fin da piccoli al rispetto per l'altro fa sì che quel poi sia possibile prima..Scusa il bisticcio di parole..

Millyray said...

Sì il tuo post non fa una piega e le parole di Obama sono fantastiche (la mia stima nei suoi confronti cresce sempre di più).
Nel mondo le cose stanno cambiando, finalmente si cominciano ad aprire un po' gli occhi... be' tranne l' Italia che ogni giorno che passa mi delude sempre di più (e potrei stare qui a fare un elenco di tutte le cose che non vanno bene e che mi danno fastidio ma rischierei di denigrare il paese in cui vivo e non ci farei una bella figura, perciò lasciamo stare ^^).

P.S. seguo il tuo blog da poco e questo è il primo commento che lascio... ci tenevo a dirti che è fantastico, è un ottimo passatempo dopo una giornata piena e stancante e mi è di molta ispirazione... ho letto anche alcuni post vecchi (in realtà li ho letti quasi tutti, sì, anche quelli in inglese e sì, sono matta ma questo servirà per il mio futuro da traduttrice ^^).
Ok, ora non ti rompo più, spero di leggere presto qualcos'altro.
Un bacio : )
Milly.

Fenice said...

Sai sempre parlare in modo egregio.
Riesci ad arrivare con parole semplici, ma mai banali.
Ogni giorno che ti leggo, ti apprezzo di più.

Saretta

ugainthesky said...

Da noi ci sono politici che si farebbero castrare chimicamente piuttosto che dire una cosa del genere in mondovisione! Nn sia mai che qualcuno pensi male!
Obama quanto meno dovrebbe sapere cosa significa essere ghettizzati.
In Italia dovremmo iniziare a prenderci più cura nei nostri vecchi ed evitare che finiscano in case di cura o al governo. E insegnare ai nostri giovani che nn esiste un modo giusto o sbagliato per amarsi!

Deshna Francesca said...

Barak come me fa parte della minoranza delle minoranze, cioè essere figlio di coppia mista. E'¡ talmente paradossale che si ricevono discriminazioni da entrambe le etnie dei genitori.

Mi pare ovvio e giusto che quindi sia più sensibile ai problemi della discriminazione e delle minoranze