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Sotto alla Corona

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Buon anno mamme, papà e ladri di bestiame!
Perdonatemi la lunga pausa, ma ci siamo sentiti tra Twitter, FB ed ora pure Ruzzle (sono una schiappa... Voi vi divertite a crocifiggere me e la mia ignoranza, ma vi amo lo stesso...)
Spero abbiate passato delle buonissime feste e che ora non siate troppo depressi di fronte a lavoro, bollette, stipendio bruciato già da fine dicembre e chili di troppo.
Noi siamo stati in piacevole compagnia di tutta la famiglia, quella italiana e quella inglese.
Un bordello che Malebolge in confronto è Bim Bum Bam.
Sí, era il mio programma preferito.
Ho una certa età, sputatemi.
La sera della vigilia di Natale il vicino di casa si è presentato, come promesso, vestito di tutto punto come Babbo Natale.
Un successone, soprattutto con Nonna Mimí che non la finiva più di abbracciarselo.
"Uh, quanto è alto 'sto Babbo Natale... Uh che occhi azzurri 'sto Babbo Natale.... Uh che spalle larghe 'sto Babbo Natale...."
"Vabbè, mamma tu il tuo Babbo Natale ce l'hai di là..."
"Seeee... Vuoi dire il panettone...."
Una renna invasata. Povero papà.

Bando a ciance comunque, stamattina ho mollato il Tappo all'asilo per la prima volta (escludendo il giorno di prova di tre settimane fa...).
Avevamo già testato il terreno a Londra, ricordate?
Solo che lí eravamo a casa, qui ancora no. Il che rende tutto più difficile. Per me, ovvio.
Certo, il Tappo sembra entusiasta della sua nuova casa, della sua nuova città, ed ha iniziato pure a ripetere il francese.
Quindi siamo a tre lingue alla tenera età di tre anni e mezzo. Non male.
Però siamo ancora in fase di adattamento qui a Parigi. Ogni minima cosa mi destabilizza. Le radici non sono ancora abbastanza profonde.
Chi tra di voi vive la vita di un expat come me, capirà al volo cosa voglio dire.


Insomma stamattina è stata una tranvata.
Sveglia alle 7.00, colazione, pipí, pupú, viso, mani, denti, vestiti e via.
Alle 7.55 eravamo già in taxi.
Troppo organizzati.
"Allora, fai il bravo e chiedi alla maestra se devi andare in bagno.... Poi a pranzo mangia tutto ok? Come l'altra volta... Anche le crocchette di pollo ti sei spazzolato! Sei proprio un bimbo grande ormai!"
"Papà...."
"Sí amore.."
"I cry..."
"No, e perché dovresti piangere? Sei grande, ti divertirai con tutte le attività, le letture i giochi... Vedrai! No che non piangerai..."
"Yes... I cry because I miss you..."
E io due occhi come due cipolle.
Signore o chi per lui, dammi la forza di superare questa fase.
Devo ribaltare i punti di vista che qui sennò non se ne esce senza lacrime. Allora mando giù il cotogno che ho in gola e gli dico sorridendo:
"Ma nooo! Pensa che mentre tu sei lí ad imparare io sono tutto solo! Magari potessi venire anch'io... Cosa faccio io mentre tu ti diverti tantissimo?"
Lui ci pensa un po', aggrottando la fronte.
Poi gli si apre il viso con un sorriso che è il sole, in questa mattina buia da non credere, e mi dice
"GO SHOPPING!!"
Mio figlio mi conosce.
In ogni caso, la separazione non è stata liscia, il Tappo non mi mollava. Non ha fatto grandi scene, ma quando ho abbassato la testa ed ho voltato le spalle per uscire, lo ho sentito gridare il mio nome e la cosa mi ha ammazzato nel profondo.
Mi è tornato in mente il mio primo giorno di asilo, l'immagine di mia madre che letteralmente scappa via, anche lei a testa bassa, asciugandosi gli occhi di nascosto, mentre io urlo e mi dibatto, trattenuto a forza da due suore.

Ma che le odio quelle suore.
Una specialmente, e ne faccio pure il nome: Suor Ester.
Brutta e stronza.
Nostro Signore in fatto di donne non capisce un granché. Si vede. A quella doveva prenderla come cane da guardia, altro che come sposa.
Certe tipe invece di prendere i voti  dovrebbero prendere fuoco.
Mi ricordo che era spietata, senza compassione, senza nessuna morbidezza. Poi aveva un neo sulla guancia grosso come un muffin.
Durante il periodo natalizio portava in giro un Bambin Gesú di coccio grosso come un diciottenne e lo passava in tutte le classi per farlo baciare ai bambini.
Solo agli altri peró, perché io, dopo aver assistito alle abbondanti salivazioni e smoccolamenti dei miei colleghi sulla sacra statua, mi rifiutavo tassativamente.
Grande dramma.
Conseguente punizione.
Io il Gesú sbavato non lo avrei baciato manco se mi aveste minacciato con la graticola di San Lorenzo.
Figuratevi che non bevevo neanche dallo stesso bicchiere di mia madre.
Poi dice perché la maggioranza degli italiani della mia età hanno un rapporto conflittuale con la religione.
AH!
C'era poi un'altra maestra, di cui di nuovo faccio il nome: Antonella.
Era bionda, coi capelli a caschetto e gli stivaloni di pelle nera sopra il ginocchio.
Era una gran bastarda.
Sguaiata come una puttana della Salaria e vestita di conseguenza.
Ma chi le assumeva 'ste sagome?

Ricordo di essermi fermato ad osservarla: il suo trucco vistoso, i suoi modi 'sbarazzini', la sigaretta sempre accesa alla finestra (era il 1980, il fumo aveva valore terapeutico, l'animaccia loro...).
Lei si accorse della mia attenzione e mi disse in un sussurro udibile solo da me "Faccia dimmerda..."
facendomi piangere.
"Prendi questo cucchiaio e vai da Suor Ester... Dille che ci si facesse lo striscio! AHAHAHAHHA!"
Che poi cos'era 'sto striscio?
Avevo 5 anni.
E le domande imbarazzanti sul sesso, in cui io ero ferratissimo, ed i tentativi di mettermi a disagio su argomenti che io non ritenevo 'taboo'.
"Il papà dà i semini alla mamma e la mamma ci fa un bambino..." spiegavo con naturalezza.
E la deficiente lí a sganasciarsi dalle risate.
Povero figlio mio!
Ecco, mi sto torturando da solo.

(5 minuti più tardi...)

È arrivata la provvidenza a sollevarmi da questa pozzanghera di nequizie!
Ho appena ricevuto una mail di benvenuto dalla scuola.
Presenta i nuovi alunni con foto e nome e tra loro c'è anche mio figlio.
Grembiulino blu e colletto bianco, intento a dipingere con un rullo intinto nella vernice azzurra.
Nella foto (fatta ovviamente stamattina) sorride, anche se dagli occhi lo vedo che ha pianto.
Gli piace pasticciare con i colori, ha un grande senso artistico.
La mia tensione passa.

Mi batterò con ogni mezzo perché quel sorriso non venga mai meno e perché lui possa sbocciare in un ambiente sereno e stimolante. La mia esperienza dell'asilo appartiene a trent'anni fa, anche se il trauma della separazione rimane lo stesso.
È una tappa importante per lui e per me. Ha bisogno di confrontarsi con i suoi coetanei, di socializzare e bla bla bla bla...
E io?
Ovvio che ritroverò i miei spazi.
Ovvio che riscoprirò le mie passioni.
Ovvio che riconquisterò la parte di me stesso che ho dimenticato in questi tre anni e mezzo e ribla bla bla.
Ovvio.


Adesso però non vedo l'ora di andarmelo a riprendere.

Tra due ore.



TQF xx




27 comments:

verdeacqua said...

ha ragione tuo figlio: vai a fare shopping subito.

mammamsterdam.net said...

coraggio, è una fase pure questa e lo sai, cospargila di paillettes e semmai chiedi consiglio a Scialba della Zozza, è un' amica mia, di suore sa tutto.

Bimbo cercasi said...

Mamma mia che ricordacci! Io invece non capivo perchè tutti i bambini piangessero il primo giorno di materna, il prima giorno di elementari, in colonia ogni volta che sentivano mamma e papà...io ero sempre felice, dici che dovrei iniziare a ricercarne il motivo!?!

laura75 said...

Ma come ti capisco,quante domande ci facciamo noi genitori,abbiamo una paura folle che possano provare quello che di brutto abbiamo passato noi, è giusto cosi' , bisogna migliorare e continuare sempre piu' a farsi domande, sei un ottima Mamma sai ? In bocca al lupo per tutto !!

Medelea said...

Per quanto riguarda il rapporto da espatriati con le nuove realtà:
In 1954, the American anthropologist, Kalervo Oberg invented the term Culture Shock. He wanted to describe the common feelings of a visitor to a new country. Oberg said that there were four common stages. Many people experience these stages when they arrive in a new country.
Stage one: tourist

This happens at the beginning of your trip. You feel nervous but happy about the new culture. Maybe you think the food is better, the people are nicer and the customs are more interesting than at home.

Stage two: shock

In this stage, you begin to feel strange. You feel lonely and are sadder than before. You feel like a foreigner, and are sometimes angry with the new culture. Things are more expensive or more dangerous than at home.

Stage three: adjustment

Culture shock doesn't last forever. Things get better, little by little. You are happier. You are learning to live in a different way.

Stage four: acceptance

You are now living in the new culture and you aren't angry, or lonely or sad. Things aren't better or worse, only different.

In più, stai sereno, visto che puoi muoverti in taxi e non in RER (e te lo dice un'espatriata senza soldi).

Per quanto riguarda il pupo...coraggio. Ammirevole il lasciarlo andare a scuola per socializzare, nonostante (mi sembra di capire) potreste evitare.

Bonne année 2013 remplie de joie, santé, bonheur ! ;-)

Chiara said...

Rispolvero per te questo vecchio post: http://yenibelqis.wordpress.com/2012/09/19/piccolo-canguro-una-favola-per-linserimento/
In bocca al lupo, papà canguro!

patama' said...

Mi è venuta in mente una compagna delle elementari, lunghi capelli biondi. Da grande sosteneva avrebbe fatto la principessa e diceva che sua madre di lavoro faceva shopping. Mi hai fatto anche venire in mente suore con i baffi e una suora morta che ho dovuto baciare ( e tu ti lamenti di un Gesù di coccio! ).
Prendi un bel respiro e goditi il tuo tempo!

Ale [Tredici] said...

(lo staff di Ale Tredici si scusa ma il principale è troppo impegnato a commuoversi per poter commentare)

Claudia Pierantoni said...

il primo anno del mio grande all'asilo iniziava a piangere e buttarsi in terra al momento della sveglia, 1 ora prima di uscire di casa. lo dovevo trascinare di peso in bagno, spogliarlo, vestirlo, figuriamoci se faceva colazione, trascinarlo di peso a scuola e lasciarlo con due maestre che se lo tenevano e cercavano di portarselod entro alla classe mentre lui si aggrappava a qualsiasi cosa trovasse, piangendo disperato ed urlando "maaaaammaaaaaaaa non miii lasciiiaaaareeeeeeeeeee". i pianti che mi sono fatta... ma al lavoro ci dovevo andare, che dovevo fare?
dopo un paio di settimane ha iniziato a fare scene simili anche al pomeriggio, ma per tornare a casa, perchè voleva giocare ancora.
allora ho capito che al 90% era scena. per colpire dove sapeva che mi faceva più male.
'sto disgraziato.
però a vedere come è ora, come è contento di andare a scuola per giocare con gli amici, a sentirlo raccontare di quello che fa, dico che ne è valsa la pena.
e mi preparo per rifarlo col piccoletto.

Claudia Pierantoni said...

ah, per la cronaca: di suore che si occupano con passione dei bambini non ho ancora mai sentito parlare. sono sempre più convinta che c'entri il voto di castità.
se non lo mandi dalle suore hai buone probabilità che si trovi molto meglio di te.
e non dimenticare che i tempi sono cambiati, e le leggi pure. oggi se un bimbo tornasse a casa raccontando che la maestra gli ha detto "faccia di merda" non so come ne uscirebbe, la maestra...

Biancume said...

mia figlia è specializzata nel senso di colpa a posteriore lei di solito dopo scuola mi diceva "ho pianto tanto". E Perchè? "Volevo te"
le suore popolano anche i miei incubi infantili, terribili le cap e pezz!

sononera said...

In bocca al lupo a lui. In bocca al lupo a te. :-)

Anonymous said...

La suora dell'asilo mi dava della "schifosa pervertita" perchè giocavo a pallone con i bambini.. mia madre l'ha gonfiata talmente tanto che l'hanno dovuta trasferire XD Ma il tappo di parla in inglese anche se tu parli italiano?

Rabb-it said...

Non ho ricordi particolari dell'asilo.
Forse i tavoli esagonali della mensa.
Forse la moscacieca; vinta per tre punti, ma di sutura.
Forse la cuoca, sempre stata una buona forchetta io. Buona cuoca mai diventata.
La suora c'era, ma non ha lasciato ricordi particolari.
Forse perché avendone un esemplare in famiglia non mi poteva colpire più di tanto.
O forse ho solo una cattiva memoria.
Rimozione?
Probabile.

Anonymous said...

ci sono in giro suore normali ma anche delle psicopatiche malate di mente!! pero' l'asilo è bello dai!

Cappuccino e Baguette said...

Condivido molto.

Sullo shopping terapeutico, sulla sindrome dell'abbandono (io ce l'ho ancora e l'ho coltivata con cura in questi decenni) e sulle terribili suore. Mia suocera ogni volta che mi sente fare qualche critica alla categoria ecclesiastica mi dice "e sei pure andata dalle orsoline!". Appunto, se conosci la categoria, come solo un bambino di 5 anni può fare, allora le eviti. E un po' le temi pure.

Patalice said...

...ma ruzzle cos'è?

Ostuni Magazine said...

allora non sono la sola che si chiede di Ruzzle....Marco mi hai preparato a cosa toccherà noi il prossimo anno, per ora però penso Santo Asilo!!

thebrunette said...

Anche io sono andata all'asilo dalle suore!
Ed ero sempre in punizione!!!
Mia nipotina era invece in un asilo statale, la mamma l'ha saggiamente cambiata quando durante uno spettacolino di Natale è stata malamente strattonata da una delle maestre solo perchè era...fuori tempo!!!....????...
Ora va a scuola dalle...suore!!!
Ma devono essere cambiate nel frattempo, perchè lei ora è tornata la bimba serena di un tempo!

francesca r. said...

:-) oddio, non mi ci far pensare.
il mio duenne, quando gli dico che a settembre andrà all'asilo e quanto si divertità eccetera eccetera, mi ha chiesto "mamma resta?" e io "amore, mamma resta i primi giorni a farti compagnia, ma poi ci sono i tuoi amichetti e starai con loro..." "noooooo - faccia sgomenta e occhi da lemure - mamma resta..." e io lì con la gola sprofondata giù nel colon... :-(

Wannabe Figa said...

Io farei mille volte cambio: meglio expat che vita in paesello...

marelibera said...

Io sono ancora lontana da quel momento, la vita della mia piccola si conta ancora in mesi.
Non so come reagirò, anche perché il terrore dell'abbandono mi tiene per mano da tanto tempo e il pensiero di intravederne anche solo uno spicchio negli occhi di mia figlia mi paralizza.
Però so che mi piacerebbe comportarmi come hai fatto tu, infondendo calma con i gesti, con parole rassicuranti. Con il tuo amore, semplicemente. Che è l'unico vero antidoto all'ansia da separazione, abbandono e compagnia brutta;)

Bunny said...

sono rimasta ferma a guardare la foto di te e tuo marito. ancora più delle tue parole mi rapisce l'immagine della vostra unione! siete proprio belli assieme :') e sono davvero felice per voi che lui adesso stia bene. Vi faccio i miei migliori auguri.... <3
ah! so cos'è il trauma dell'asilo dalle suore bottane........ l'ho vissuto pure io. dovremmo fondare un comitato, un'associazione, qualcosa... "gli inTimorati di Dio". Un abbraccio

GAB said...

ecco, io nel mio blog l'avevo scritto: ci vuole un corso di inserimento anche per i genitori...io il suo primo giorno ho pianto (senza farmi vedere), e lei...ehmmm...ogni tanto ci da'ancora dentro con le lacrime! e io...vado via con un masso sul cuore, anche se son contenta dei miei spazi

mari marimeri said...

Per me lasciarla all'asilo è stato straziante ma ha fatto molto presto a inserirsi, anche il tuo piccolo lo farà: ha le spalle coperte e una casa piena di amore..e questo fa tanto. le foto sono da giù di testa

mammadisastro said...

tremenda la maestra!!Anch'io ho il ricordo ancora vivo di una maestra tremenda...era un po' sullo stile della tua!!BRRRRR.....

Nina Cerca said...

Oddio saranno gli ormoni...sarà che adesso certe cose le sento in modo più profondo...mannaggiattè m'hai fatto piagne. Snifffffff
State crescendo insieme, è meraviglioso.

p.s. ricordi atroci dalle suore anche io. Messi nel dimenticatoio.