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Carissimi amici, complici ed amanti,
lo so che vi aspettate un post sul trionfo dell'uguaglianza con la cronaca di tutti i festeggiamenti qui a corte. La verità è che ne ho le palle piene di questa legge sul matrimonio gay, ne ho le palle piene di scriverne e di pensarci. Sono spossato. Diciamo che di fronte all'esito positivo della votazione è come se mi fossi tolto un callo. 
Anzi, un'unghia incarnita. 
Adesso sto da dio. Mi sento leggero.
Giustizia è fatta e ciccia. Era ora. Poi non riuscirei a tornare sull'argomento senza fare della retorica, quindi, andate ad annoiarvi altrove.
Una cosetta la devo dire però.
Sono qui a Roma da ieri e tutti i notiziari della RAI hanno appena toccato l'avvenimento storico. 
Tipo:
CATTURATI I RESPONSABILI DEL MASSACRO DI BOSTON
(coffcoffadessoinfranciasisposanopureifrocicoffcoff)
SCOPPIA UNA TETTA A BELEN
PAPA FRANCESCO SCIOGLIE LA CELLULITE CON L'IMPOSIZIONE DELLE MANI
Ma vabbè, anche loro d'altronde non vogliono che vi mettiate strane idee in testa, tipo che l'uguaglianza sia per tutti.
Gretini.
Questo però vuol essere un post di servizio.
Siete disillusi ed amareggiati dal circo politico italiano? Avete fatto il giro di tutte le vecchie del paese e adesso non sapete più chi scippare per arrivare a fine mese? Volete trasferirvi qui a Parigi e tentare fortuna? Davvero?
Facciamo un gioco!

Allora, chiudete gli occhi. No... Non sul serio, deficienti, sennò come cavolo mi leggete? Dicevo, chiudete gli occhi.
Se vi dico “PARIGI!” cosa vi viene in mente? Di sicuro, al 99.9% di voi apparirà la
Tour Eiffel. A quel misero 0.1% di voi invece salterà in mente una mistura di baguettes messe a tostare sotto l’ascella, mimi col basco e la maglietta a righe orizzontali blu e bianche e Carla Bruni che suona la chitarra imitando i richiami d’amore della nutria marina.
Praticamente l’unica cosa che viene in mente alla maggioranza di voi è proprio il simbolo piú detestato dai parigini, il monumento che per loro meno rappresenta la città.
Non mi credete?
Pensate che negli anni ’60 era stato pianificato il prestito della Torre Eiffel alla città di Montreal, dove avrebbe funzionato da attrazione per l’Universal Expo’67.
A causa del sentimento pubblico nei confronti del monumento però, la compagnia incaricata del ‘trasloco’ rinunciò all’impresa, temendo che l’amministrazione francese, sotto pressione del popolo, avrebbe poi negato alla Torre il rientro a casa.
E con questi non si scherza, chiedete a Maria Antonietta di raccontarvi come finí la storia delle brioches, poraccia. Manco avesse detto 'magnassero pane e sputo'.
Oppure pensate al signor Victor Lustig, venditore di fumo passato alla storia per essersi spacciato da direttore generale del Ministero delle Poste e Telegrafi ed aver venduto la torre al rottamatore Andre Poisson dichiarando che la città di Parigi era stufa di sostenere le spese di mantenimento della struttura. 
Certo, fate presto a dire che il signor Poisson era un imbecille mentecatto con lo stesso quoziente intellettivo di un Tampax per credere ad una tale bufala, ma la Torre non aveva, e tutt’ora non ha, molti fans.
Insomma, trivia a parte, Parigi è molto di piú (o di meno...) di quello che appare nell’iconografia dell’immaginario popolare. 

Anch’io facevo parte del gruppo di quelli che sognavano una Parigi di café au lait sorseggiati al sole, croissants divini e passanti vestite in nero Chanel dalla testa ai piedi che passeggiano barboncini mentre l’eco de ‘La Vie en Rose’ riempie l’aria come le campane di una chiesa.
Anch’io mi precipitavo a Parigi per lavoro, innamorandomene ogni volta di piú e tornando a casa col cuore grosso, ripetendomi “Diomio, che chic... Che città raffinata... Che bellezza...”.
Ma fatevelo dire, viverci è un altro paio di maniche, e purtroppo non sono di Chanel.
Una volta svanito il fascino della pasticceria (che alla fine poi vabbè, non vale la pena trasferirsi a Parigi pé magnà i cornetti...) e dello shopping di lusso (che potete fare in ogni grande città del mondo oggi come oggi), vi ritrovate a combattere un sistema antiquato, complicato e noioso. Se leggete il mio blog da un po’, conoscerete anche le mie vicissitudini per organizzare cose relativamente semplici, come la consegna di una lampada.
Sbocchi di sangue.
Emorroidi a grappolo.
Pressione ai massimi storici.
Mi uccidono.
Sono del parere che il livello di disonestà in un paese sia direttamente proporzionale alla complessità della sua burocrazia.
Datemi torto se avete coraggio che vi stacco le carotidi a morsi.
I francesi amano le scartoffie, vi sommergono in tonnellate di incartamenti per ogni richiesta e sono tendenzialmente paraculi.
Si vantano di avere il sistema sanitario piú avanzato d’Europa, ed in parte è vero, solo che qui non esiste mutua come in Italia e si paga tutto: la visita dal dottore e le medicine. 
Tutto.
Si ovvia alla cosa richiedendo la Card Vitale, una specie di carta bancomat che racchiude tutte le vostre informazioni e che vi permette di ottenere il rimborso delle spese mediche (parziale e minimo) direttamente sul vostro conto bancario. 
Piccolo problema: per ottenerla, dando per buono il fatto che voi abbiate tutte le carte a posto, che abbiate un conto in banca ed un lavoro in Francia, occorrono dei mesi. 
Noi abbiamo richiesto la nostra a maggio dello scorso anno ed abbiamo ricevuto quella per nostro figlio appena a febbraio.
Nel frattempo ogni volta che è servito il pediatra, abbiamo pagato. Fino a €100.
Le farmacie però, che sono ovunque, sono uno spettacolo ed il personale è molto preparato. 
(se poi avete la sfiga di avere il mio farmacista, avrete pure paura di perdervi la ricetta medica, che lui è uno spaccacoglioni da combattimento, il Tappo è terrorizzato "BAMBINO NON TOCCARE NIENTE!" ma questi sono dettagli...).
Altra cosa, fare la spesa a Parigi costa una sassata. Anzi, di più. 
Costa una lapidazione.
A meno che non vogliate rifugiarvi al discount della banlieue dove buttano i passanti sotto l'affettatrice da salumi e ridurvi a comprare i ravioli di Panda che vanno tanto di moda in Italia ultimamente o i tortellini di cavallo fatti in Polonia, mangiare vi costerà parecchio.

Frutta e verdura fresche abbondano, specialmente nei mercati rionali cosí caratteristici qui in città, ma costano un salasso.
Rispetto a Londra però, dove ho vissuto per 15 anni, almeno la frutta ha il sapore che dovrebbe avere, quindi, personalmente, non mi dispiace pagare.
Poi un giorno vi leggo il poema della gioia di fronte ad un piatto di zucchine lesse che sanno di zucchina. 
Sono triste, lo so.

(To be continued...)



26 comments:

PItipum pala said...

A dire il vero quando penso a Parigi penso alla Vergine delle rocce di Leonardo :)

Un piccolo "rinnovamento", nel caso specifico, relativo all'odiata legge 40 del 2004 (fecondazione e(s)terologa), c'è anche da noi (ma la strada è luuunga e incasinata): anche il tribunale di Firenze rinvia alla Consulta. E' la terza sentenza nel giro di un mese contro il divieto di fecondazione eterologa sancito dalla legge 40: dopo Milano e Catania, anche Firenze rinvia la legge alla Corte Costituzionale per un parere sulla legittimità del divieto.
Adesso speriamo che la Consulta si sbrighi a deliberare!

Anonymous said...

"Carte Vitale", au passage

Tom

strega dei gatti said...

Adorabile... ecco cosa sei.. la tua descrizione di Parigi che prima era come l'hai descritta e pensavi anche tu .... ahahahaha.... con il sottofondo di La vie en rose... ma come mai che tutti abbiamo quel sottofondo?
Come scartoffie pensavo che noi italiani eravamo il massimo invece vedo che non scherzate neanche voi. Ho i cugini di mio marito che vivono li e sono tutti e due molto soli e depressi qualche cosa deve pur significare, lei mi dice che si fatica ad incontrare gli amici per le distanze e perchè la gente deve sempre correre da una parte all'altra della città... quindi si ho sempre pensato ok la turista a parigi ma non viverci.

Medelea said...

Ma in Italia, con il Vaticano, quando passerebbe un progetto di legge del genere? La France et Paris pour toujours !!! J'adore, bien que je vive en banlieue parisienne et que je travaille à Paris. P.S.: La carte vitale l'ho avuta dopo 6 mesi. Certo, una procedura lunghetta, ma la burocrazia da queste parti è "uno zucchero" rispetto all'Italia (e a Roma).

thebrunette said...

Per la spesa prova al Franprix è un pò come il Lidl in Italia...
Sì, vivere a Paris...è tutta un'altra storia...coraggio!!!

lacasasullaScogliera said...

Cavolo, hai distrutto un mito!!! Ma allora, tanto vale restare in Italia? E io che adoravo il lato GHIGLIOTTINESCO dei francesi!
Comunque, i croissants sono buonissimi anche a Palermo, e li chiamano brioscia.
Baci
Elli

Fra said...

i ravioli di panda e i tortellini di cavallo mi hanno fatto scappare una risata ad alta voce, che ha destato il cane che mi dorme addosso! :)

The Queen Father said...

Oh Tom... Perdona l'anglicismo... 15 anni a Londra si insinuano nei meandri del subconscio. Carte Vitale indeed!!! x

eres said...

ahahhaha un pò quando nomini l'italia agli stranieri e loro dicono pizza e mafia? ;)
hai ragione, vivere in un altro paese sembra fantastico quando è solo un sogno, poi in effetti devi scontrarti con la realtà!
Doppia ragione per le verdure che a londra SONO DI PLASTICA! in 3 mesi che ho "vissuto" lì non ho toccato nè frutta nè verdura.
E COMUNQUE spero che un giorno finalmente potremmo dire che "coffcoffadessoinITALIAsisposanopureifrocicoffcoff" Ciao :) Serena

quid76 said...

Bellissime foto a corredo, come al solito. :-)

14, e vai!!

Cristiana Minnierip said...

Un freddo cane a ottobre e un caldo da schiatto a agosto (che in confronto Milano a ferragosto pareva Oslo a Dicembre...). La miglior bistecca e patatine fritte della storia e un inutile foulard made in Italy (!) riportato a casa come souvenir (sí, lo so... leggere le etichette no???). Non proprio una Parigi da cartolina... :D
PS-Nonostante il nome non sono un'infiltrata del Vaticano su questo blog, giuro!:P

Mariella said...

A me istantaneamente appare l'immagine dell'orto botanico. Distese infinite di roseti...
La cosa più bella che ricordo di Parigi.
Per il resto non ho dubbi, se avessi la possibilità di vivere all'estero sarebbe NYC. Mi accontento vero?

Francesca said...

io avrei voluto vivere a Parigi negli anni 20 quando era davvero il centro mondiale dell'arte e sedito ad un caffè potevi incontrare Picasso, Fizzgerald o Hemingway......

neveverde said...

sarò decadente ma io adoro il Pere Lachaise, dove li trovo tanti personaggi nello stesso luogo e nello stesso tempo, peccato non sia una medium altrimenti avrei potuto scambiare due parole
elo

Wonderland said...

Che dirti... bellissima, ma anche io l'ho avvertita più complicata e un po' antiquata di Londra. per questo l'ho sentita tanto più europea.

Emy said...

che lavoro facevi, Queen?

Gran bel post!

Anonymous said...

Io ho vissuto sia in UK (per una decina di anni ma non a Londra) che in Francia (non Parigi). Ho amato tante cose della mia vita britannica inclusa una burocrazia molto snella. Mi e' piaciuto meno quando ho avuto a che fare con i dottori e l'NHS. Certo non si paga, ma il servizio e' proprio basic (dal mio GP per l'analisi delle urine non ti davano la classica fialetta da riempire ma un contenitore in carta stagnola, quello dove ci si cucina il fondant au chocolat per intenderci).
Sul fronte della sanita' la Francia vince su UK 10 a 1 hands down: liste di attesa del tutto ragionevoli, servizi impeccabili, ospedali ottimi. Certo il risvolto della medaglia e' una burocrazia pesante, una societa' molto gerarchica e molto elitista. Quando ero piu' giovane non avevo dubbi: UK. Adesso che ho qualche annetto in piu' e qualche acciacco di troppo non ho dubbi: Francia. Io ho avuto la carte vitale in un paio di mesi, la pediatra da cui andiamo prende 30 euro a visita e con la mutuelle tutto ci viene rimborsato sul nostro conto corrente nel giro di una settimana massimo.
Quello che ho scritto non vuole essere una sviolinata per la Francia che e' sicuramente un paese complicato, pesante e non proprio accogliente. Pero' e' un paese in cui si puo' vivere bene, soprattutto in provincia (per chi non lo sapesse tutto quello che non e' Parigi e' provincia).

londonse4 said...

Non so perché, ma quando hai cominciato a citare delusioni, lungaggini burocratiche e scartoffie, mi è venuto in mente quello sfigato del Colonnello Chabert. Ah... Parigi... Balzac... e neanche un "tabac" aperto di domenica!

Claudia xxx

Pier(ef)fect said...

E' bello sapere che i miei pregiudizi, immotivati e ignoranti, siano in qualche modo ripagati! Comunque dai, mi sembra che come sempre, come ovunque, ci sia il risvolto della medaglia...

Misantrophia said...

Io, alla parola "Parigi", penso ai Macarons.
Ma forse perchè io al cibo ci penso sempre!
Ps: ti seguirò!

Ale [Tredici] said...

Tutto sommato penso che Parigi non faccia per me :)

divinaringhio said...

Ah, Parigi val bene una messa...si....al rogo!

Grande, Marco.
Goditi nonna MImì e non ce pensà...

Baci a tappo e maritonebellobello

robedibimbi said...

interessante, mi piacerebbe sapere cosa pensi della vita a Londra. Da quando sono tornata e sono mamma sento opinioni davvero contrastanti e meno idiliache di quella che avevo io.

Shunrei said...
This comment has been removed by the author.
Shunrei said...

"il livello di disonestà in un paese sia direttamente proporzionale alla complessità della sua burocrazia."
Questa è da incidere su marmo, hai scritto una cosa sacrosanta!!

Cappuccino e Baguette said...

un paio di cose:

1)invece di "spossato", ho letto "sposato" (il lapsus la dice lunga sul come vi veda io, al di là dell'approvazione o meno di leggi) ;-).

2) Per la carte vitale io non riesco ancora scriverci un post perché la sua richiesta mi ha traumatizzato (e non è che io provenga da un Paese burocraticamente avanzato). Dico solo che ci ho messo un anno ad averla (e sono fortunata, perché siccome ancora non lavoro e non siamo sposati, non volevano nemmeno darmela)

3)Per le spese sanitarie non coperte dalla Carte Vitale, Mutuelle is the answer. Ovviamente si paga profumatamente pure quella, chettelodicoaffà. Ma il tuo splendido marito, lavorando in Francia, dovrebbe averne una (quasi tutte le aziende francesi sono convenzionate per i propri dipendenti con una mutuelle) e di solito ci si infilano anche figli, mogli, vicini, conoscenti, passanti, ecc...