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Sotto alla Corona

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Stamattina, dopo una levataccia alle 5.30 ed un po' di strenuo giardinaggio, mi sono concesso la prima colazione in giardino, al fresco, utilizzando la stessa tazza 'storica' con cui facevo colazione ogni mattina da quando avevo otto anni.
Mi son pure comprato un pacco di Krumiri, che ho sempre amato, e mi son ritrovato bambino, alle otto del mattino, come quello che trent'anni fa ciondolava le gambe sotto al tavolo guardando i cartoni di Bim Bum Bam Estate.
Ogni volta che torno qui c'è una parte di me che ritrova una serenità che non esiste da nessun'altra parte del mondo. La serenità di un bambino.
Ho ripensato ad uno spot per la televisione Norvegese in cui mi sono imbattuto tempo fa, che rappresenta gli uomini italiani come mammoni viziati ed infantili, sempre a masticare le forchettate di fettuccine al sugo che mammà cerca di ficcar loro in gola.
Magari mentre sono alle prese con una conference call da oltreoceano con il loro capo.
Sarà vero? Avranno esagerato con la caratterizzazione del personaggio, magari facendo leva proprio sullo stereotipo del maschio italiano che 'si stacca dalle gonne della madre per attaccarsi a quelle della moglie'?

Ciao belli!

Visto che carina la mia nuova casa? Ho deciso di mettere a riposo per un po' il rosa, che poi si vede troppo che sono gay radioattivo. E poi il mio colore preferito in assoluto è il verde!
L'ispirazione è nata dal cocomero e dal suo bellissimo verde striato. Ah, e dall'Oriente.
Perché il cocomero è originario della Cina.
No, anzi, è originario dell'Africa, ma la Cina mi ispirava di più.
Poi Cina o Africa... È uguale. Tanto non ci andrete mai che non c'avete 'na lira.
Che palle.
Quindi poi, da cosa nasce cosa e sono visionario, e gay, e faccio un casino pure su Photoshop, e questo è il risultato. Spero vi piaccia!
Sono qui a Roma da appena una settimana e mi sono svaccato alla grande. Indosso solo infradito e pantaloncini.
Il Tappo è bello dorato come un piccolo dio greco e io sono bello ustionato. Come il guanciale che sfrigola in padella.
Maritone ancora è al lavoro, ma ci raggiungerà a metà Agosto.
Sopravvivo grazie ad una dieta a base di pomodori 'Cuore di Bue', olio di oliva ultravergine e pane.
Ho il cervello in fase di atterraggio, quindi perdonatemi se questo vuol solo essere un post di benvenuto nel nuovo blog. Ce ne saranno di cose da raccontarvi.

Ci sentiamo fra breve... Tanti abbracci sudaticci a voi.

Vado a farmi una doccia. La terza. Poi mi metto ad impastare la pizza, perché io invito i parenti a cena e cucino pure.

Mortacci loro.


TQF xx




Mentre mi affanno a chiudere le valigie in una Parigi che, a causa del clima rovente, ha ormai poco a che fare col Purgatorio e molto con l'Inferno, vi propongo la versione integrale e 'non proprio politically correct' del mio ultimo articolo su Vanity. Perché certe cose le devo dire come le sento, sennò non vale. Eppoi a guera è guera.

Mi sono imbattuto in un vecchio articolo su Il Foglio, datato 2 luglio, in cui l’autrice si abbandona ad un vero e proprio attacco di diarrea verbale intrisa di filosofia da quarto liceo, per dimostrare che in Italia non serve una legge contro l’omofobia.
Perché si parla di ‘omofobia’ e non di ‘grassofobia’ o di ‘bruttofobia’?” si chiede lei, dal momento che anche i brutti ed i grassi vengono discriminati.
Verissimo. 
Io a ‘sto punto aggiungerei per giusta misura pure la ‘poverofobia’ e la ‘quattrocchifobia’, che pure queste sono categorie discriminate spesso nella vita di tutti i giorni.
Ah, anche la ‘poliesterefobia’, che certi tessuti dovrebbero essere davvero criminalizzati.
L’unica cosa che all’autrice sfugge è il fatto che ci sia più probabilità che qualcuno venga torturato o malmenato o arso vivo in quanto omosessuale, piuttosto che in quanto grasso, o brutto, o povero, o portatore di occhiali, o perché va in giro con una camicetta di plastica del cinese in pieno agosto.

Giusto stamattina mi chiedevo quanto tempo fosse passato dal mio ultimo post...

Lo sapete che non mi piace trascurarvi, che poi pensate che me la tiro. Ma sono stato consumato tra i nonni e Vanity Fair (dai sí, me la tiro...).
Non so se avete letto il mio ultimo articolo. Roba pesantuccia, ma necessaria. Poi, ovvio, i veri mattoni attraverso le finestra sono arrivati grazie ai commenti.
Lungi da me l'impedire a chiunque di esprimere il proprio dissenso, ringrazio comunque Penelope G che mi ha dato una bella scossa e mi ha fatto capire perché scrivo e mi 'sputtano' settimanalmente.
Perché c'è ancora tanta gente che dice che non va bene, che non siamo uguali, che siamo sfruttatori, che siamo bugiardi e pervertiti, che vendiamo fumo, che mascheriamo dietro alla voglia di una famiglia tutte le nostre manie di grandezza.
Scrivo perché forse, una volta che io abbia risposto a tutte le domande inopportune, a tutti i commenti insolenti, a tutte le parole pesanti, mio figlio forse non dovrà farlo.
Non cerco di incantare nessuno, espongo la mia verità. Una verità sostanziata dalla quotidianità e che non cambierà mai solo perché qualcuno dice che non va bene o che è ingiusta e deformata.
Ricordatevi che non sono solo i bambini ad aver bisogno di sentirsi inclusi, parte del sociale, integrati.
Anche i genitori hanno questo bisogno.
Doveva succedere.

Voglio dire, se fai parte di una minoranza che ancora viene, in diverse misure, discriminata e che, in diverse misure, protesta e che, in diverse misure, si radicalizza, quante possibilità hai di trovarti vittima di fuoco amico?
Svariate.
In occasione della stagione dei Gay Pride in tutto il mondo, io devo sempre togliermi una spina dal fianco.
No, non è il Pride in sé, la cui esistenza e sacrosanta ragione di essere io approvo, sostengo ed ammiro (in fondo è il risultato di anni di oppressione, che vi aspettate?), bensì mi dolgo di alcuni aspetti delle varie manifestazioni che poco hanno a che fare con la richiesta di uguali diritti.
Secondo me.
Ovvio.
Vi rimando a questo mio vecchio post, dove la dico tutta come me la sento.
Leggete e poi tornate.
Allora, che cosa avrò mai detto di così offensivo?
Eppure, dopo aver re-twittato il vecchio link, sono stato inondato (INONDATO) di emails da parte di gente che, seppure dicendo di non seguire il mio blog, si è sentita in dovere di dirmene quattro.
Ma anche otto e sedici.
Il consensus generale è che io soffro di 'omofobia interiorizzata' e che io sia 'eteronormativo' ed 'eterosessista' nel mio vedere le cose.
Cioè, in soldoni (parlamo come magnamo) io sto cercando di omologarmi ad una società e ad un certo 'modus vivendi' che è tutto etero.
E dall'alto (???) della mia posizione di finta mamma della Famiglia Cuore, sparo a zero sui gay e sul loro lifestyle.
Ma annateveneaffanculo.
Detto col cuore e con le presine rosa a fiorellini.