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Doveva succedere.

Voglio dire, se fai parte di una minoranza che ancora viene, in diverse misure, discriminata e che, in diverse misure, protesta e che, in diverse misure, si radicalizza, quante possibilità hai di trovarti vittima di fuoco amico?
Svariate.
In occasione della stagione dei Gay Pride in tutto il mondo, io devo sempre togliermi una spina dal fianco.
No, non è il Pride in sé, la cui esistenza e sacrosanta ragione di essere io approvo, sostengo ed ammiro (in fondo è il risultato di anni di oppressione, che vi aspettate?), bensì mi dolgo di alcuni aspetti delle varie manifestazioni che poco hanno a che fare con la richiesta di uguali diritti.
Secondo me.
Ovvio.
Vi rimando a questo mio vecchio post, dove la dico tutta come me la sento.
Leggete e poi tornate.
Allora, che cosa avrò mai detto di così offensivo?
Eppure, dopo aver re-twittato il vecchio link, sono stato inondato (INONDATO) di emails da parte di gente che, seppure dicendo di non seguire il mio blog, si è sentita in dovere di dirmene quattro.
Ma anche otto e sedici.
Il consensus generale è che io soffro di 'omofobia interiorizzata' e che io sia 'eteronormativo' ed 'eterosessista' nel mio vedere le cose.
Cioè, in soldoni (parlamo come magnamo) io sto cercando di omologarmi ad una società e ad un certo 'modus vivendi' che è tutto etero.
E dall'alto (???) della mia posizione di finta mamma della Famiglia Cuore, sparo a zero sui gay e sul loro lifestyle.
Ma annateveneaffanculo.
Detto col cuore e con le presine rosa a fiorellini.

Io lo ribadisco, non attacco la validità di manifestazioni come il Gay Pride. Sono fin troppo cosciente del fatto che sia ancora necessario per la comunità LGBT scendere in strada e farsi sentire, ma credo sia più produttivo farlo con intelligenza e gusto tenendo ben presente che la nostra immagine pubblica sarà, per anni a venire, la copertina di un libro che in molti non leggeranno, fermandosi all'immagine in superficie, ma che commenteranno abbondantemente.
L'abito non fa il monaco, ma non avrete mai una seconda chance di dare una prima impressione.
Lo ripeterò fino allo stordimento (fino a farmi cadere i bigodini).
Mi spiego.
Nella vita di tutti i giorni, se vi trovaste a dover andare in banca a chiedere un mutuo, o un prestito di cui avete disperato bisogno, ci andreste ubriachi ciechi e mezzi nudi o cerchereste di presentarvi come persone serie ed affidabili?
Allo stesso modo, se vi trovaste a dover chiedere uguali diritti in termini di adozione e matrimonio, vi presentereste come cittadini affidabili e responsabili, o come gente che vive tra la discoteca e la spiaggia nudista di Fregene?
E qui è scoppiato il putiferio.
"Bacchettone!"
"Omofobo!"
"Eterosessista!"
Lo so che solo una minima parte di ogni Gay Pride è 'iconografica' nel suo display di Bears, Leatherheads, Vinyl Studs, Drag Queens e Go-Go Boys in perizoma rosa.
Lo so che la maggior parte del corteo è popolato di gente comune e che l'atmosfera è calda, serena e positiva. Lo so che è solo della sana voglia di divertirsi e che certi pezzi di Marcantonio con la tartaruga, i pettorali e le chiappe di travertino sono patrimonio mondiale protetto dalla UNESCO.
Cristo, non sono un bacchettone.
Però quelli che ci rendono la vita difficile si aggrappano proprio a quella minoranza 'colorita' per convalidare la loro omofobia ed il loro pregiudizio.
Il risultato è che di fronte a titoli come "Voi affidereste un bambino a questa coppia?" a caratteri cubitali sopra all'immagine di due panciuti signori di mezza età in perizoma di leopardo e copricapezzoli di paillettes, io non so cosa rispondere.
Anzi sí.
Lo saprei.
Risponderei 'CORCAZZO!'
E non perché io soffra di 'omofobia interiorizzata', brutti gretini recidivi, ma perché, in quanto padre, ho l'istinto di proteggere mio figlio, o qualunque bambino, da questo tipo di situazione.
Voi no?
Poi va a finire che in realtà entrambe i signori sono due persone eccezionali, cittadini modello e che io non sono riuscito a guardare oltre la panza, i peli e l'ancheggiare.
Mio limite.
Ma quando penso ai bambini penso alle pareti di una cameretta con le nuvole dipinte sopra, non alla Cage aux Folles.
Abbiate pazienza.
"Alcuni di noi sono effeminati! Fattene una ragione e smetti di giudicare!" mi dice un altro da Londra.
E lo dici proprio a me che vado in giro con la crema per le mani ed il burro di cacao in borsa e che faccio un uso sconsiderato di copriocchiaie? Eddaie regazzí, vatte a vestí che hai preso una cantonata.
Avete tutti preso una grossa cantonata.
Guardate, le chiacchiere stanno a zero.
Io scrivo questo blog e da oggi mi trovate anche qui, su Vanity Fair ogni settimana, e parlo di omogenitorialità, vita di coppia, vita di famiglia, vita in generale.
Ci metto la faccia, la famiglia, il nome ed il cognome.
È il mio Pride virtuale di gay, marito, papà ed essere umano e di sottofondo non c'è Gloria Gaynor, ma Peppa Pig.
Porgo il fianco a qualsiasi tipo di commento e critica in nome della causa.
In nome dell'uguaglianza.
Vi spiattello i miei drammi, le mie vittorie e non prendo una lira da nessuno, non c'è neanche un bannerino piccolo piccolo che cerca di vendervi pannolini. Visto?
La mia ricompensa per ora sono tutte le email di ringraziamento che ricevo ogni settimana alle quali cerco sempre di rispondere.
Anch'io combatto.
Non mi potete rompere i coglioni perché vi chiedo di coprirvi il sedere quando scendete in strada a rappresentare tutti noi.
Perché quello fate. Parlate per una comunità ed avete una responsabilità nei suoi confronti.
Se non volete riconoscere questa responsabilità, rimanete a casa.
I luoghi comuni che alimentate con la vostra condotta sono i limiti di cui tutti dovremo soffrire. Anche i nostri figli.
Dite quello che volete, fate quello che volete e agghindatevi come volete, ma non perdete di vista a chi state chiedendo diritti.
Non è il nemico, non deve essere schiacciato sotto ad una montagna di paillettes.
La comunità LGBT sta cambiando, si sta diversificando.
GAY oggi come oggi non vuol dire più SESSO, SESSUALITÀ, TRASGRESSIONE, ma vuol dire anche MATRIMONIO, FAMIGLIA e FIGLI.
O per lo meno vorremmo che significasse anche questo.
Considerando che abbiamo già il diritto di scoparci chi vogliamo (entro i limiti del legale, ovvio), in qualsiasi travestimento vogliamo e che non abbiamo inventato niente in termini di fetish, non sarebbe il caso ora di concentrarci sugli aspetti che ancora mancano?
Non quelli che ci separano dagli altri, perché gli oppositori ne troveranno sempre, ma quelli che ci accomunano agli altri?
E sarà il caso di mostrarci adeguatamente in questa nostra battaglia?
Recriminate quanto volete che il mondo è superficiale ed ipocrita perché giudica dalle apparenze ed un po' di nudità e di paillettes sui genitali non dovebbe essere una discriminante a danno di nessuno, ma sapete che non è così.
Lo sapete.
Sapete che non funziona così, quindi mi piacerebbe che certi aspetti dell'omosessualità (ma di ogni sessualità alla fine) ritrovassero la strada della camera da letto e lasciassero le piazze a chi ha qualcosa da dire.
Volete che il mondo si adegui, che vi riconosca e vi accolga ad ogni livello ed è sacrosanto, ma cercate di mostrare un po' di rispetto per chi preferirebbe ascoltarvi parlare piuttosto che cercare di capire cosa avete da dire in mezzo a tutto il casino.
Abbiate considerazione di chi vi preferisce ancora vestiti in pubblico.

Questo atteggiamento direbbe molto di più su chi siete veramente di quanto potrebbe mai fare un boa di struzzo.



TQF xx



46 comments:

Ale [Tredici] said...

IO CONDIVIDO QUESTO POST NELLE LETTERE, NEI NUMERI, NEI SEGNI DI INTERPUNZIONE E NEGLI SPAZI TRA UNA PAROLA E L'ALTRA.

ANCHE NELL'INTERLINEA.

Adesso elaboro anche un commento intelligente, giuro.

Anonymous said...

Ti adoro! Concordo al 100%!!!
Stefania

Ale [Tredici] said...

Dunque, vorrei riacquistare un po' di dignità fabbricando un commento che non sappia di fomentatore folle. Scusami Queen, e scusatemi tutti, per la verve, ma proprio recentemente ho avuto varie discussioni proprio su questo motivo, quindi sento la questione in maniera particolarmente accesa.

Hai già detto tutto tu, non devo aggiungere granché. Vorrei sottolineare, come hai già sottolineato tu più volte, che io NON sono contrario al Pride. Perché è una manifestazione che serve, oltre che per chiedere a gran voce i nostri diritti, anche per sentirci in tanti. Abbiamo bisogno di non sentirci soli a combattere, a volte. (lo scrissi qui, l'anno scorso: http://alessandrobianchi.blogspot.com/2012/06/orgoglio.html ).

Quindi, non sono contrario al Pride, e nemmeno all'atmosfera di festa, che è unica e molto bella, e rappresenta molto della nostra cultura.

Sono stato accusato di volere un Pride sessuofobico. Dio santo, IO sarei sessuofobico?! Tra la sessuofobia e la volgarità (passatemi il termine) ci sono milioni di sfumature ragionate.

Purtroppo siamo in un mondo in cui conta tanto l'immagine. E contano tanto i media. Curiosamente i media scelgono di far passare solo le immagini di gente a culo all'aria (o similari). Sono d'accordo che è una minima parte della manifestazione, sono d'accordo che è un problema mediatico, ma non fa differenza: abbiamo il dovere di pensare che quell'immagine che passa potrebbe non essere ben vista in un mondo dove conta tanto l'immagine.

Non so che dire in più, ti ringrazio per questo post!

Pier Effect said...

Condivido il tuo pensiero, proprio stamattina ho pubblicato un post che raccogliesse un po' il mio pensiero a riguardo ora che finalmente son finiti 'sti benedetti Pride!

stefytolly said...

Condivido soprattutto il "Ma annateveneaffanculo".

Con simpatia (come si diceva 'na volta).

Sara said...

Sottoscrivo tutto!

Rabb-it said...

Da etero che teme di passare per omofobica a dire quello che hai scritto tu ti dico grazie.
Mi sento un pochino meno bigotta, poco eh. ^_^


Mr. Pooties said...

E come si può essere gay e non concordare in pieno? Pardon! Non vorrei auto-ghettizzarmi: come si può avere un cervello pensante e non essere d'accordo? Libertà di amare non significa la carovana brasilera (col dovuto rispetto): io personalmente sogno un Pride pieno di famiglie...

Anonymous said...

Quanto mi trovi d'accordo!!!!! Da donna e mamma etero mi sono sempre domandata se affiderei un bimbo piccolo a una coppia gay, pur essendo favorevolissima ad ogni tipo di riconoscimento civile della coppia. Leggendoti ho iniziato a rispondermi in modo positivo: si, ad una coppia come voi certo che affiderei un bimbo, foste etero/bi/gay, non importa, ciò che conta è la persona. Quindi voi per primi dovreste arrabbiarvi quando a rappresentarvi sono carri allegorici di drag queen: adorabili e simpatiche, ma in tutta onestà avrei qualche ansia a far crescere un bambino in quell'ambiente. E non è un discorso di sessualità, che ognuno fa ciò che gli pare, ma di equilibrio e sana routine quotidiana.

Floriana Plebani said...

io non sono gay e sono d'accordissimo con te, viva i diritti per tutti ma chiesti con educazione e buon gusto

strega dei gatti said...

Non c'è qui una faccina che fà applausi a te e quello che hai detto ma fai finta che l'abbia fatto. Sono d'accordo... sono pienamente d'accordo.
Il discorso è delicato e spesso si fatica a farsi capire magari con un post scritto sul blog. Ma io ho capito benissimo ciò che volevi dire.
Ti abbraccio ...

dabogirl said...

"vatte a vesti'" è molto bello.

incorporella said...

Sono d'accordo e non sono d'accordo allo stesso tempo. Condivido ogni singola parola di quello che hai detto, al tempo stesso mi viene da dire: sì, però nella parata del pride ci sono anche le famiglie arcobaleno. la gente normale. il geometra col marsupio e la maestra delle elementari in jeans e birkenstock. Chi vuole vedere solo la drag, o il bonazzone in tanga, ci vedrebbe del marcio comunque. Forse, chi non riesce ad andare al di là delle paillettes troverebbe un modo per attaccarsi anche al tuo burrocacao nella borsa, sostenendo che lo tieni lì per praticare chissà quali devianze. Insomma, diciamo che i dubbi che hai tu nei confronti del pride sono gli stessi che ho io nei confronti delle femen (davvero abbiamo bisogno di far vedere le puppe perchè qualcuno ci caghi?), però poi c'è quella parte di me che dice, vaffanculo, tanto gli omofobi/misogini/sessisti etc la vedrebbero male comunque, quindi tanto vale che ognuno combatta come meglio crede, con i suoi propri colori e le sue modalità. Non so se "sono stata spiegata". oggi io e la lingua italiana abbiamo delle incomprensioni di fondo. In tutto ciò, fai benissimo ad incazzarti se ti danno dell'omofobo represso o quel che è, che si può dire tutto ma non certo che questo blog sia un inno alla convenzione repressiva borghese.

Anonymous said...

Condivido tutto il tuo discorso, come sempre la tua saggezza lascia senza parole! Grande Marco!!!

Alice da Bologna

Aurora said...

Mi piace ciò che scrivi! mi piace come scrivi!

Me stessa - Bimbo cercasi said...

Molto vero quello che dici!

Alina said...

condivido tutto!!!!!

Francesca Taioli said...

Ho letto subito prima il tuo post su Vanity Fair.
Ti seguo da un po' e penso che il tuo blog sia una bella finestra per smentire chi ancora crede che "di famiglia ce n'è un solo tipo".
Quindi se posso permettermi: fregatene delle critiche e vai avanti. Quelle ci saranno sempre anche se alcune fanno più male!!:)

Raffaella Fiora said...

Quello che tu dici trasuda equilibrio e pacatezza. E per crescere i figli ci vuole equilibrio. Mi sembra anche inutile dire che non conta affatto da dove proviene l'amore. Vabbé. Non darei mio figlio neanche nelle mani di una femminista che grida in piazza. Sono una donna sola e quando mi dicono che sono figa perchè mi sono cresciuta mio figlio, dico solo che non ho avuto scelta. Non mi sento figa perchè posso sbattere in faccia alla gente la mia indipendenza. Io proteggo mio figlio e preferisco non gridare in faccia a nessuno. Perchè ogni giorno devo rendere conto del fatto che, in quanto donna sola, mio figlio OVVIAMENTE E NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI sarà tossicomane. Va bene. Vedremo. Ma resta il fatto che le paillettes e le urla servono a chi pensa solo per sè. Chi è equilibrato sa amare e non ha bisogno di gridare.

Luca said...

Condivido la parte in cui sostieni che se uno va in banca nel migliore dei modi perchè non dovrebbe fare altrettanto quanto rivendica diritti per sé e per la sua famiglia. Non sono d'accordo quando sostieni che presentarsi come quotidianamente uno/a é ci "esonerebbe" da critiche e attacchi. Voglio dire che quelle sarebbero inevitabili. Il lavoro sta da ambo le parti: chi marcia e chi guarda la marcia del Pride. Cioè se io vado al Pride come andrei in banca e poi mi si mette in croce ugualmente perchè ho un correttore in tasca oppure perché ho semplicemente fatto roteare il polso un paio di volte, capisco il sentimento di chi dice "ma annatevene affanculo tutti" vengo proprio nel peggiore dei modi. Non so, da un lato condivido il grosso delle cose che dici ma allo stesso tempo io a quella manifestazione sono affezionato e un pò mi fa male quando la criticano anche se con le migliori intenzioni come le tue.
In ogni caso, ti abbraccio forte altezza mia.

Cristina said...

Avevo bisogno assoluto bisogno oggi (per una serie di motivi su cui non starò a tediarvi) di leggere un'opinione seria ed intelligente. Grazie di cuore. Condivido parola per parola perchè da etero penso che tanta fobia nei confronti del mondo omosessuale sia generata non solo dall'ignoranza, dalla stupidità e dalla cattiveria, ma anche dalla quantità di stereotipi, dall'immagine che spesso scivola nel trash di manifestazioni che dovrebbero servire a chiedere diritti legittimi.. Il paragone che fai con la banca è perfetto. Ti stimo davvero!

francesca rossi said...

sei un grande! davvero. e condivido in pieno.
proprio ieri ho intavolato una discussione nella sala d'attesa del dottore sul diritto delle coppie omosessuali di adottare o meno i figli, con una signora anziana rigorosamente etero ma che sembrava uscita dal gay pride, per come era truccata. e finchè sui giornali compaiono foto come quella che hai descritto tu, lei ha il randello dalla parte del manico...

Starsdancer said...

Amen :)

mafalda said...

Supercondivido.

ero Lucy said...

Quoto tutto!! Sai, fino a qualche anno fa avrei detto che il gay pride fatto in quel modo, una festa, era "necessario". Ma hai ragione tu, ora le cose sono cambiate, la societa' si e' evoluta, e quella sfilata cosi fatta rafforza solo gli stereotipi di certi retrogradi. Bel piglio, come sempre. E bello il post su vanity, non so perche' non sono riuscita a commentare li.

Franka Blond said...

Scusami, ma non riesco a capire se il ragionamento è:
1
"Mi stanno sul c...o quelle 4 baraccone che vanno al Pride per mettersi in mostra rovinando l'importanza di questa manifestazione."

oppure sia

2
"Mi sta sul c...o il Gay Pride e tutti quelli che ci vanno per colpa di quelle 4 baraccone che si mettono in mostra."

Barby70 said...

Hai espresso benissimo il mio pensiero sul Pride, sono favorevole alle coppie gay, all'adozione e tutto il resto, solo mi sembra che "vi" diate la zappa sui piedi da soli con questa "esibizione" al limite del buon gusto ( e manco tanto limite ^__^)
Ma la cosa che ti volevo scrivere è un'altra; con la paura che tu ti possa demoralizzare volevo farti presente che mi par difficile che ti possa metterti i bigodini...che cacchio ci arrotoli? I pensieri sciolti?dove cacchio pensi di piazzare i becchetti? te li pianti col martello??? ehmmm.... perdonami ma dovevo dirtelo ahahahhaha
bacio bacio

Fra said...

Splendido come sempre.
Condivido ogni parola.

sensorario said...

Io vivo a Sydney e non so se avete mai avuto l'occasione di vedere o partecipare al Mardi Gras, roba forte, ecco... Bhe negli anni ho assistito ad un moderarsi delle esternazioni che i bigotti poco sopportano (meno culi più famiglie per farmi capire) e questo è già di per se un adeguamento alla società che cambia ma non possiamo chiedere a tutti i membri della comunità GLBT di voler combattere per matrimonio e figli e quant'altro... È pieno di giovani che vogliono solo essere accettati dopo chissà quanti anni di tentennamenti e paura, anche, e lo fanno manifestandosi com'è giusto che sia, per la mia modesta opinione di etero madre di famiglia.

quid76 said...

Discorso logico e in gran parte accettabile, ma...
siamo sempre li': negli occhi di chi guarda e soprattutto in chi quegli occhi li dovrebbe far ben spalancare. Ovvero in tutto il sistema dei media che "resocontano", all'italiota, solo le tette e i culi (altro non osano). MAI che ad esempio facciano due carrellate fotografiche, una realistica sui partecipanti e poi una di "colore".
E questo e' da imputare a tutta la categoria dei giornalisti. Tutta.
Saluti e baci.

penelope said...

Mah! Io ho sempre considerato i gay pride molto pittoreschi e nulla di più. Però, è vero, questo post fa riflettere. E' come se le donne rivendicassero parità nel mondo del lavoro vestite da mignottone, se ho capito il senso. Chi ti prende sul serio, poi? Niuno, temo.

Radicalchoco said...

Premettendo che ieri con la tua cronaca di una mattinata qualunque mi sono commossa, e sai perchè? Perchè tu scrivi senza ipocrisie e come dici tu ci metti la faccia, il nome ed il cognome, e io mi ci ritrovo in molto di quello che vivi, soprattutto nella vita di coppia(coppia etero),per ora figli non ce ne sono, ma c'è una super cagnolina che ne fa le veci(eresia!) Un abbraccio, Giulia

penelope said...

Mi permetto un'altra considerazione. Forse sei stato criticato perchè la tua sembra una posizione ancora più realista del re. Forse, ciò che molti ti contestano, è la necessità di omologarsi per poter essere accettati.E poi mi sorge spontanea una domanda: il gay pride è una manifestazione per la richiesta di diritti o una semplice e libera manifestazione del sè?La questione è interessante, perchè pur essendo io etero, appartengo anche al genere femminile e spesso mi pare che, in qualche modo, il movimento gay e quelli femministi d'antan, abbiano dei punti di contatto. Il tuo post m'ha fatto sorgere molte domande oggi. Ciao!

Shunrei said...

Assolutamente fantastici quelli che "non leggo il tuo blog [ergo: non so minimamente chi tu sia], però mi permetto di criticarti a sangue".
Quello che hai scritto è solo frutto di buon senso (perchè è stravero che è anche a certi aspetti del gay pride che si attaccano quelli che sono contro i matrimoni e le adozioni gay), non ci vedo nessuna paranoia omofobica "interiorizzata" (osta poi, che paroloni!), contraddizione o tentativo di "omologarti alle famiglie normali" (ma "normali" cosa, poi?).
Più che altro, è ottima la domanda sollevata da Penelope: perchè in effetti a seconda del messaggio che si intende dare effettivamente con il Gay Pride cambia anche se approvare o meno certe manifestazioni al suo interno.
Se è pura e semplice manifestazione dell'essere sè stessi, ben vengano le "mascherate"... anzi, nulla di nulla da dire.
Se invece si intende sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che sia giusto che tutti abbiano certi diritti (e doveri) indipendentemente dagli orientamenti personali... ecco, torniamo all'andare a chiedere un mutuo in perizoma, o a fare un colloquio di lavoro da ubriachi. In qualsiasi universo sarebbe darsi la zappa sui piedi...

PdC said...

In linea teorica mi verrebbe da dirti che conosco gente con un abito perfetto per il monaco, ma a cui non affiderei nemmeno l'umido da portar giu, figuriamoci un figlio.
Ma all'atto pratico, hai ovviamente ragione. Ed il ragionamento di tua mamma, nel post che hai linkato, non fa una piega ed illustra il sentire comune.
Credo occorra interrogarsi sul dilemma se sia piu importante avere ragione, o vincere.
E come spieghi tu egregiamente, non sempre le due cose coincidono.

Luca said...

Mi domando e ti domando: se al Pride andassero tutte/i come vanno in banca e i benpensanti attaccassero a quel punto i gay che girano con borse di Bottega Veneta e relativo correttore, varrebbe la pena metter via gli accessori, compresi i tuoi? Non so, proprio non so. Grazie in ogni caso per solleticare un dibattito interessante

Why said...

Discutiamo di legalità e diritti, ma qui il problema principale è il quoziente intellettivo. Tanto degli omofobi che dei gay a cui ti rivolgi. Alla fin della fiera, in tutti i grandi cambiamenti, l'ostacolo resta quello. Tu parli il linguaggio limpido, consapevole e complesso che, paradossalmente proprio perchè così chiaro, non è di tutti.

sfollicolatamente said...

eh infatti: i colpi bassi arrivasno sempre dalle fila amiche, come quando una donna 'diversamente fertile' che ha deciso di smettere la propria ricerca si accanisce contro quelle che invece continuano a cercare.
Che tristezza...

Francesca said...

Sei sempre molto saggio, Marco. E condivido ogni tuo pensiero scritto in questo post e in quello sul Gay Pride.
Un abbraccio

Andrea Blondel said...
This comment has been removed by the author.
Andrea Blondel said...

Il lato positivo, se ne vogliamo trovarne uno, è che etero e omo non importa... se uno è scemo, scemo rimane: almeno su questo punto siamo alla pari. Detto questo, penso tu abbia interpretato al meglio , con anche la giusta dose di incazzatura, quello che le persone con un minimo di sale in zucca si chiedono: ma perchè fanno 'ste pagliacciate? Ma in fondo, forse anche in questo caso siamo alla pari. L'individuo quando è in mezzo alla massa si sente libero di tirar fuori il peggio di sè. Ma poi non si lamenti se laggente lo giudica male: non tutti hanno l'occasione di andare oltre quello che vedono in televisione o suoi giornali.

Anonymous said...

Ma basta con la solita tiritera del pride della gente normale.... Dovresti partire dal presupposto che tu hai tanto diritto quanto loro ad essere lì e tu accetti loro e il loro modo di vivere tanto quando loro accettano il tuo. Almeno per un giorno, per la durata di una parata divertente e provocatoria... con la consapevolezza che siamo lì non perché orgogliosi di essere gay, ma orgogliosi di essere noi stessi.

Tranquillo che poi il giorno dopo le paillette tornano nel cassetto e dovrai aspettare di andare in spiaggia per vedere quel bel tipo in perizoma.

Moky said...

Queen Dad, io ti do ragione al 100%. La battaglia ora non e' più combattuta dalla da trincea gay contro il mondo eterosessuale bigotto che ritiene che essere omosessuali significa essere macchiette da film di serie B. Ormai tutti gli eterosessuali conoscono qualcuno che e' gay, per lo meno una decina di celebrità che entrano nelle case di tutti attraverso tv , film , riviste... Sappiamo che esistite, conosciamo tutti RuPaul e spesso guardiamo la trasmissione Drag Race... La battaglia ora deve essere portata "al piano di sopra", quello della Corte Suprema (parlo di noi, di qua), quello dei vari governi composti spesso da uomini ultrareligiosi che continuano a pensare che essere gay e' una "scelta" oppure, diosalvaci, una malattia che si può guarire con l'intensa preghiera (pray the gay away, anyone?) Sempre con riferimento alle recenti decisioni della Corte Suprema, chi erano i plaintiffs che hanno vinto, chi erano i querelanti contro DOMA e Prop.8? Paul and Jeff, vestiti in giacca e cravatta, o Edith Windsor vestita col tailleur, che a 84 anni ha visto i suoi diritti di essere umano di sposarsi con la persona che ama, finalmente riconosciuti. Tardi, ma ha aperto la strada per milioni come lei... come dici bene tu, si fossero presentati fuori dalla corte suprema in borchie e coprichiappe, o giaccona da motociclista butch, come lo stereotipo globale li dipinge, chi li avrebbe presi su serio? Quindi in questo momento molto serio in cui la comunità GLBT cerca di essere considerata normale non solo quando sale sul palco alla Liberace (tra parentesi, hai visto il film Behind The Candelabra? Michael Douglas e' stato molto bravo... chiudo parentesi...) sarebbe bello,almeno per i prossimi anni, un clima meno carnevalesco. Che tanto tutti, ma proprio tutti siamo cresciuti sapendo che "i gay" sono flamboyant e "diversi"... e' ora di spingere la macchina PR verso la loro normalizzazione. Perche' dietro pailettes, bigodini, borchie, gstrings, etc mi sembra che ci siano persone normali che vogliono diritti normali. Che poi, mica siete i soli ad usare paillette, borchie, perizomi e cowboy chaps....quello che uno fa quando chiude la porta della camera da letto, purche' coinvolga due o più adulti consenzienti, non dovrebbe essere l'unico aspetto di cui ci si interessa, l'unica cosa che si celebra o l'unica realtà che ci definisce, no?

Giancarlo Ronchi said...

Sono perfettamente in linea con il tuo pensiero!
In particolare sul pensiero che i peggiori nemici dei gay, molto spesso sono i gay stessi.
Pensiero che esprimo già da parecchio tempo. Considerando che molte persone nel corso della storia ci hanno messo davvero la faccia (e non solo), mi sembra veramente un modo ingrato di ringraziarli. Bisogna imparare ad essere se stessi sempre e non soltanto il giorno del gay pride e, soprattutto, imparare ad essere se stessi non nascosti dietro a piume, borchie, ecc...
Complimenti QF per il tuo articolo ...

GiankyBS

Anonymous said...

IO TI STIMO fino al midollo!
Per questo post (ma anche per tutta la tua vita!) e per i concetti chiari,educati e intelligenti che hai scritto.
complimenti....davvero.
un abbraccio
Marty

Anonymous said...

Grande, grandioso e in culo all'invidioso!