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Sotto alla Corona

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Ti sei alzata stamattina, in testa già tutta la giornata come sarà.
Com'è stata ieri.
La casa è tranquilla.
Il tuo corpo ti ha ricordato come ogni mese che sei ancora giovane, un altro crampo, un altro Tampax.
Ti osservi le unghie, più corte e meno curate di un tempo.
Un altro esame di coscienza silenzioso, davanti allo specchio.
Lo stesso specchio che ti ha visto mettere il trucco intorno a quegli occhi pieni di promesse e quel rossetto scarlatto che piaceva tanto a lui.
La sera in cui gli hai detto 'sí'.
Lo stesso specchio che ti ha visto far l'amore sotto la doccia, che ti ha visto misurare il girovita per nove lunghi mesi.
Ti ha visto mentre cercavi un antiemetico alle tre del mattino. Ti ha visto mentre cercavi lo sciroppo per la tosse alla fragola.
L'unico che riesci a dargli senza che faccia storie.
Ti ha visto al telefono con tua sorella, in lacrime. Ha visto tutti i tuoi 'non ce la faccio più'.
Ti ha visto ingoiare pillole per restare a galla. Ti ha visto quel tragico mattino in cui ti sei tagliata i capelli da sola.
Per dispetto.
Adesso sei lí davanti, lo stesso viso, le stesse labbra. Negli occhi niente promesse, ma rassegnazione.
Cerchi di nuovo qualcosa.
In tanti là fuori si chiedono come deve essere per un bambino avere due papà.
Anzi, no, diciamo che, più onestamente, le loro attenzioni (curiosità?) sono rivolte maggiormente verso questa domanda: COME sarà un bambino cresciuto con due papà, o due mamme?
Dicendo 'come', ovviamente intendono 'sarà gay o no?'.
La preoccupazione più grossa è questa.
Io cerco sempre di essere onesto ed obbiettivo e, per amor di trasparenza, vi rendo anche partecipi di un quotidiano che non è esattamente 'perfetto'.
Sí insomma, faccio un sacco di cazzate anch'io come padre.
La stessa domanda quindi me la sono posta pure io.
Come sarà nostro figlio da grande? Ma soprattutto, che tipo di rapporto avremo?
Che sia gay, etero o uno di quelli che si proclamano bisessuali, che poi è solo un sinonimo di 'ingordi', poco mi frega (relativamente parlando), ma che tipo di persona sarà?
Sarà capace di amare? Di essere amato? Sarà onesto, ambizioso, fedele? Sarà sfuggente, anaffettivo, egoista? Sarà generoso, cazzarone, socievole? Chiuso, introverso, rancoroso?
Quante di queste possibilità saranno il diretto risultato della mia influenza di genitore e quante invece sono il frutto di un accostamento di geni di cui io non ho né il controllo, né la responsabilità?
Boh.

Guardate, dicendo 'sta cosa vado contro ogni fibra del mio corpo e metto a dura prova il mio sistema
nervoso, però io li capisco pure 'sti poveri parigini… Ammesso e non concesso che siano esseri umani 'senzienti' come gli altri, in questo periodo di invasione turistica pre-natalizia mi fanno un po' pena.
No dai… Maddeché!
DOVETE PIÀ FOCO!
Il Natale sta esplodendo in ogni dove, e per 'ogni dove' ovviamente intendo in tutti i department store della città.
Si sta concretizzando un vero e proprio assedio di turisti cinesi e giapponesi, numerosi a tal punto che, entrando in Printemps, uno potrebbe avere l'impressione di essere ad Hong Kong o Beijing (senza scatarri per terra o puzza di gatto fritto, grâce à Dieu).
Gli autobus li scaricano dovunque, non parlano una parola inchiodata di francese, non parlano un inglese intellegibile e immaginate dove cristo arrivano col mandarino in una città che fa del suo idioma nazionale l'unico accettabile mezzo di comunicazione, pena la crocefissione.
Eh ma ai mandarini gli frega una sega. Sono determinati ed irremovibili.  Loro DEVONO fare shopping. Non si fermano davanti a niente.
Neanche davanti al rigor mortis delle commesse geriatriche di Galeries Lafayette.

"C'era una volta, tanto tempo fa, un cavaliere. Era un cavaliere speciale. Era il cavaliere più coraggioso che sia mai esistito. Si chiamava Cedric. Cedric crebbe in una povera fattoria, in mezzo ad una grossa piantagione di zucche e quando da bambino giocava a far finta di essere qualcuno, si vestiva di un'armatura di zucche e fingeva di essere un cavaliere. Un giorno, dall'alto di un albero su cui si era arrampicato, Cedric assistette alla rapina di una carrozza che passava. Il coraggioso bambino iniziò a gettare ghiande sul tetto della carrozza ed i banditi, spaventati dall'inspiegabile rumore, se la dettero a gambe levate. Come ricompensa quindi, un famoso cavaliere, decise di aiutare Cedric a trasformare il suo gioco in realtà, allenandolo ed insegnandogli tutto. Dopo qualche anno Cedric, ormai adulto, ricevette l'investitura del titolo di cavaliere e partí alla ricerca di avventure. Dopo un lungo girovagare arrivò ad un castello occupato da uno spaventoso drago. Invece di combattere il drago, Cedric gli dette da mangiare delle zucche piene d'acqua. Il drago ne mangiò così tante che, quando provò a sbuffare fiamme contro Cedric, l'acqua nelle zucche che aveva mangiato aveva spento tutto il fuoco nella pancia!! Cedric quindi liberò i prigionieri: una principessa ed un principe che il drago aveva catturato e li aiutò a ritornare nel loro regno. Durante il viaggio Cedric strinse una profonda amicizia col principe e, una volta tornati a casa, la principessa disse a Cedric che avrebbe voluto sposarlo. Cedric però dichiarò di essersi innamorato del principe e di voler invece sposare lui.