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Sotto alla Corona

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Guardate, dicendo 'sta cosa vado contro ogni fibra del mio corpo e metto a dura prova il mio sistema
nervoso, però io li capisco pure 'sti poveri parigini… Ammesso e non concesso che siano esseri umani 'senzienti' come gli altri, in questo periodo di invasione turistica pre-natalizia mi fanno un po' pena.
No dai… Maddeché!
DOVETE PIÀ FOCO!
Il Natale sta esplodendo in ogni dove, e per 'ogni dove' ovviamente intendo in tutti i department store della città.
Si sta concretizzando un vero e proprio assedio di turisti cinesi e giapponesi, numerosi a tal punto che, entrando in Printemps, uno potrebbe avere l'impressione di essere ad Hong Kong o Beijing (senza scatarri per terra o puzza di gatto fritto, grâce à Dieu).
Gli autobus li scaricano dovunque, non parlano una parola inchiodata di francese, non parlano un inglese intellegibile e immaginate dove cristo arrivano col mandarino in una città che fa del suo idioma nazionale l'unico accettabile mezzo di comunicazione, pena la crocefissione.
Eh ma ai mandarini gli frega una sega. Sono determinati ed irremovibili.  Loro DEVONO fare shopping. Non si fermano davanti a niente.
Neanche davanti al rigor mortis delle commesse geriatriche di Galeries Lafayette.

Dai, avete presente?
Quelle con i capelli stile Orsomando a prova di tuono, il fondotinta testa di moro, la bocca a buco di culo, l'occhio truccato fumé 'pìame a cazzotti' e 130 kili di bigiotteria in ordine sparso sulla carcassa mummificata a suon di bottiglie di Chanel n.5.
Quelle che stanno in piedi sulla stessa mattonella da 25 anni eppure non sanno dov'è l'ascensore, o dov'è l'uscita più vicina.
Quelle che ti aspettano in agguato dietro ad ogni colonna, dietro ad ogni angolo, pronte a spruzzarti quel nuovo profumo negli occhi, ed in genere spruzzano prima e chiedono il permesso poi.
I cinesini le circondano e partono in quarta, in un inglese tutto etrusco, con mille domande su un portafoglio. Un portafoglio di cui vogliono sapere ogni cosa: provenienza, materiale, peso, codice fiscale e gruppo sanguigno.
I giapponesi poi sono i peggiori.
Li vedi riversi sul bancone della piccola pelletteria e pensi "Poraccio questo, deve essergli cascato l'occhio di vetro in mezzo ai portachiavi o ha collassato…"
Invece sono lí ad ispezionare 'da vicino' le cuciture di un porta carte di credito in coccodrillo.
Perfezione o niente. Cioè, i giapponesi sono precisi e matematici dai.
Konichua.
Allora mi godo le facce inorridite delle commesse, gli sbuffi allo zolfo ed il demoniaco roteare degli occhi nelle orbite.
Più queste mettono loro i bastoni fra le ruote e tentano di scoraggiarli, scacciarli come tafani o di tagliar corto, più quelli incalzano con altre tremila richieste.
Tutto quel gesticolare e quel tintinnare nervoso di bigiotteria. Adoro. Camminano sull'orlo di un baratro di follia. L'odio che provano per i turisti è palpabile.
Però, c'è da dire, non perdono mai il controllo.
Devono essere gli psicofarmaci, o la nicotina. Perché fumano tutte come delle morammazzate.
La cosa più bella però, e con 'bella' ovviamente intendo ridicola da farci un film, sono i dialoghi. Sí perché questa razza di commesse parla un francese di un eloquente che levateve.
Quasi aulico.
Una vera e propria arte della supercazzola.
Come te la imbastisce una commessa parigina non ce n'è.
Al banco profumi, una cliente di una certa età, francese ma non parigina (portava delle scarpe da ginnastica), chiede di poter provare 'Angel' di Thierry Mugler (badate che per me TUTTI i profumi di Mugler e Rabanne e Gaultier dovrebbero essere venduti col porto d'armi e sono largamente responsabili per il buco nell'ozono e per la fame nel mondo…).
La signora, spruzzandone un quantitativo industriale sul polso, fa "Mmmhhhh… Je ne sais pas. Qu'est-ce-que vous en pensez?"
La commessa, strizzando gli occhi che manco le avesse annusato un'ascella, "Oh… madame, ya pas de discrétion dans le sillage…" (il 'sillage' è l'intensità di un profumo e la 'scia' che lascia).
"Vous pensez?"
"Mais oui… Les nuances s'ouvrent avec trop d'intensité sur votre peau…"
In altre parole le ha detto che era un profumo da mignotta.
E io ridevo.
Al bancone di Santa Chanel invece si discute di colori di rossetto
"AH! Ça c'est superbe! C'est très sucré, très gourmand!"
Adesso, posso essere gay come il demonio, ma un rossetto dal colore zuccherato e ghiotto non sarebbe venuto in mente neanche a me. Soprattutto quando suddetto colore è un banalissimo rosso Ferrari che manco alla signorina Silvani ed a comprarlo è un'americana grossa come una Smart che 'ghiotta' se lo dovrebbe tatuare in fronte.
Geniale.
Ma dovete vederle le sciure parisiennes, lí a succhiarsi queste parole come fossero balsamo per lo spirito… Ed ogni cazzata che comprano è infusa di cerimonia, prestigio e lirica. E loro si sentono così fighe. Così soddisfatte.
Signore aiutami. Quanto sono barocche 'ste baracche.
Poi la conclusione della vendita.
Struggente.
"Merçi bien madame!" (grazie bene?)
"Oh, c'est avec plaisir! Mais c'est moi qui vous remercie!"
"Oh je vous en prie… Une très bonne journée à vous madame… Au revoir…"
No dico, tra un po' gliela lecchi proprio.
Questa però è forse una cosa che manca in Inghilterra ed in Italia. Non parlo di servizio, che, come ben saprete dopo aver letto i miei precedenti sproloqui al riguardo, qui non esiste o si limita al convenevole in negozio. Parlo di panache, di cerimoniale, di salamelecchi, insomma di supercazzola. Quella cosa che ti fa uscire dal negozio come se avessi appena toccato il divino. Come se quel rossetto ti trasformerà in Laetitia Casta.
Poi vabbè, il fatto che non succederà mai poco importa.
È di un colore gourmand e tu sei contenta e coglionata.
Qui a Parigi sono maestri indiscussi della supercazzola. Ovunque. E funziona con la loro gente. Anzi, se la aspettano proprio.
In panetteria, dal macellaio, dall'elettrauto. Dovunque tu vada avrai a che fare con dei sedicenti maestri della loro professione.
Pure le cassiere del Bon Marché c'hanno un'attitude da prima ballerina che spostateve.
Cortesi, ma non gli devi rompere i coglioni.
"MONSIEUR! C'est ma profession! Vous devez faire confiance à votre caissière!" mi dice stizzita la tipa, dopo che io continuo a dirle come imbustarmi la spesa per non fare danni.
"Ok, 'faire confiance' una fava! La scorsa settimana ho portato a casa una busta di spesa inzuppata di tuorlo d'uovo!" protesto io
"Ça arrive monsieur…"
Ecco.
Ti dicono che 'capita' e te lo mettono cortesemente nel derrière.
Non puoi vincere. Tu DEVI fargli fare il loro lavoro, DEVI capire che possono fare le cose a 'cazz de can' e DEVI far pippa. Ma in nessun modo puoi interferire. Perché loro sono professionisti. Loro sono esperti. Sono maestri.
Pure le cassiere si tramandano la professione di madre in figlia.
Mortacci loro e di tutta la famiglia (Fa rima! Sono un geniou!)
Si meritano tutta la Cina.
Isole comprese.


Buon Weekend!


TQF xx


P.S.

Vi regalo qualche foto che avevo in arretrato. Mi indispettisce di quanto belle possano essere Parigi e la sua luce e di quanto siano sprecate con i parigini. Uffa. La solita storia dei denti e del pane.
E degli stronzi.







19 comments:

Anna Turcato said...

Mi sembra di sentire il mio fidanzato che lavora con i francesi tutti i giorni. E come regalo di compleanno mi porta a Parigi a Dicembre e ancora non si capacita di aver detto sì (è tanto un clichè lo so ma abbiamo trovato un volo che da Venezia costa poco e io faccio 33 anni non sono sposata, non ho figli e ho messo in piedi da un anno e mezzo una mia attività, lasciando il tempo indeterminato in azienda, un po' di sano clichè me lo merito)

lasimo said...

tu fai delle foto davvero splendide.
ma davvero.
non mi spiego come ti riesca anche di scrivere così bene e di essere pure simpatico.

Me stessa - Bimbo cercasi said...

Ma posso continuare a dirti che mi fai morire dal ridere?? Inizio ad annoiarmi io dei miei commenti :))

Marta said...

no, ma per favore, Laetitia Castà no. Lei e i suoi denti storti. E pare pure antipatica!
http://gossip.nanopress.it/laetitia-casta-hot-agli-oscar-in-francia/P5313/

LUIZ said...

Sempre più fiera e orgogliosa di essere suddita di siffatta REGINA.
Je t'aime. DENTRO FUORI E TUTTINTORNO!

Silvana - Una mamma green said...

A parte che ti amo. Mi hai fatto venire in mente, per contrappasso, un viaggio in Bretagna di qualche anno fa. I commessi bretoni non sono mai stati nella capitale, evidentemente: sprucidi e cafoni all'inverosimile. Un giorno una di loro, in una panetteria, mi ha perculato per come avevo pronunciato "Beurre". Giuro: ha chiamato pure la collega per ridere con lei della mia pronuncia. Due vecchie con dei capelli che manco nei matrimoni più tamarri anni '90 avevo mai visto. Poi, insieme, si sono messe a sindacare sul fatto che la mia richiesta era stata di non spalmare quel ca**o di burro sulla baguette che stavo ordinando. Dopo una settimana in giro dalle loro parti avevo il colesterolo a 600 e una colonia di gatti randagi alle calcagna (fanculo le beurre!). Un'altra, a Rochefort en terre, si è rifiutata di farcirmi un panino che non fosse una baguette. "Non è previsto". Ho dovuto comprare il pane e, a parte, il companatico. Spezzare la pagnotta a mano come Gesù Cristo e farcirmela da sola, perché il protocollo bretone delle merende da asporto non prevedeva di imbottire un pane che non fosse una baguette. Da un'altra parte un barista del menga, invece, ci ha servito del pane freddo per colazione (con il burro, manco a dirlo). Perché il tostapane sarebbe stato acceso soltanto alle 9.30. Ed era l'unico bar aperto in quel posto dimenticato pure da Asterix e Obelix. Forse sono meglio le parigine paracule! (scusate la lunghezza)

momo said...

ahahah!! Regina madre, io ti amo infinitamente! Non sono mai stata a Parigi ma l'ho sempre immaginata con il valzer francese come colonna sonora, le parigine figherrime anche su brutte ecc ecc, insomma, roba da farti sentire con l'abitante dell'ultimo buco di ..., invece con i tuoi dossier su Paris e i parisienne (oddio, l'avrò scritto giusto? non facci francese dalle medie..) mi fai venir voglia di andarci per farmi due grosse risate sull'allure francese e la spocchia parigina.
Merci!

Clelia said...

Hahaha! Già i Francesi (ed i Parigini in particolare) non mi sono mai stati simpatici, ora che ti leggo aumenta l'odio a dismisura. Tra poco mi aspetta weekend parigino pre-natalizio da turista (come da copione), penserò ai tuoi post ad ogni loro atteggiamento e mi piegherò dalle risate. Grazie!!!!

Cappuccino e Baguette said...

Ah, l'arte francese su cui si basa il successo di una nazione è fondamentalmente questa: infiocchettare! Sono eccelsi, bisogna riconoscerlo. Ti venderebbero pure un mucchietto di cenere e riuscirebbero a renderti orgoglioso del tuo acquisto.

Ah il cerimoniale da negozio, roba da ricerca antropologica. Si svolge con un ritmo perfetto che tu non conosci, così quando tocca a te e sbagli qualche passaggio è come se inciampassi davanti a tutti.

Fare la commessa in Francia deve essere un lavoro durissimo...



Jenisha said...

:-)

proferina said...

le foto bellissime, ma che brutta opinione hai dei parigini?????

Anonymous said...

passa per trieste e vedi come rimpiangi le parruccone imbalsamate..
qui entri in un negozio, saluti e la commessa si gira da un'altra parte eppure percepisci il fastidio che prova, è una sensazione che ti si azzecca addosso..
e non provare ad uscire dagli schemi, altro che mi sistemo la spesa da sola (credevo di essere l'unica maniaca), prova a chiedere un cappuccino col latte freddo e vedi che succede, no dico..un cappuccino con il latte freddo, mica chiedo di andare a cuocere il cffè crudo e di mungere una mucca.. statisticamente su 10 baristi 1 ti capisce, ad alcuni devi spiegare che deve mettere il caffè in una tazza grande e poi aggiungere semplicemente il latte non caldo, non tiepido e non bollito fino a riempire la tazza, agli altri devi assicurare che pagherai lo stesso un cappuccino e non un caffè - non chiedermi il motivo qui entriamo nella mitologia-, a tutti, sorridendo, sei costretto a far presente che non te ne frega una beneamata mazza della schiuma del latte.
ti dico solo che la madre dell'Omo, tornata da Roma è stata una settimana a dire "...e poi le persone a Roma, anche i negozianti (!), sono tutti gentili e sorridenti"... fa mpo' te...

aò, un bacio

titti

Alice said...

Ti adoro. Punto.

Alice

Alessia A. said...

Bonjour QF!
Frequento da qualche mese il blog e mi piace un sacco quello che hai da dire e come lo dici (anzi: lo scrivi!). :)
E' la prima volta che commento, ma oggi questo post mi ha davvero sollevato il morale e fatto fare una bella risata! Merci!
Sono stata a Parigi e concordo! A me un tassista ha preso 6€ per attraversare la strada (tipo Renato Pozzetto in Ragazzo di Campagna, hai presente?), però facendolo con estrema élégance e raccontandomela pure per bene!
'C'est mon travail, m'demoiselle!' No è che io sono una turista imberbe e tu uno stronzo!
Ho sorriso fra i denti e avessi potuto avrei pagato con monetine da 5 cent!

@titti: scusa l'ignoranza ma...cappuccino con latte freddo=caffelatte?
O mi perdo qualcosa?

Simona Morachioli said...

In Deutschland la cosa peggiore che ti puo capitare e' richiedere un certo servizio- che puo' andare dal controllo tubature all'installazione del telefono. Di solito le cose sono fatte bene e fatte secondo i piani ma se mai capitasse che questi scazzano (e.g. non vengono all#appuntamento come da piano) non c'e modo di potersi lamentare. I kunderberater sono istruiti a trattarti come se fossi tu sempre in torto e al mio ripetuto "vorrei parlare con il suo superiore" quando mi va bene mi viene detto che non esistono i superiori, quando mi va male mi attaccano direttamente il telefono in faccia.
Pure seduta in un caffe, aspettando 45 minuti per un bicchiere d'acqua e quindi lamentandomi, mi sono sentita dire che la colpa era la mia che non avevo pazienza, del resto il bar e' pieno.

Ahhhhh, santa pazienza!

Barby70 said...

Dissento solo una cosa; pensa a lungotevere un pomeriggio ottobre...se la sognano quella luce sti burini francesi ^__^

francescabianca said...

prova a venire a bruxelles. sembra che ti facciano un favore enorme a servirti!

Anonymous said...

@alessia A.. in genere caffellatte, cappuccino (..e latte macchiato) indicano differenti proporzioni di latte, ma varia da regione a regione.. in ogni caso qui il latte te lo mettono caldo di default (e pure a roma) :)

titti

Alessia A. said...

@titti: ok, capito! ;)
Che il discorso vari di regione in regione è verissimo!
A Roma ho chiesto 'una marocco tiepido' e ho visto il barista impallidire prima e soffocare una risata dopo!
Marocco (o marocchino) in Piemonte indica un caffé lungo nel bicchierino di vetro con schiumetta (poca).
Dalle altri parti della penisola a. non so se esiste e b. forse lo chiamano mochaccino
Fatto sta che uscendo dal paesello chiedo o un caffé macchiato caldo o un caffé normale...certo che noi italiani il caffé normale lo schifiamo proprio!
Ci piace a modo nostro: in tazza grande, lungo/ristretto/macchiato caldo freddo/corretto grappa etc.etc.
Sorry per l'OT, QF! :)