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Sotto alla Corona

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Uno dice "Dai, manda il bimbo a scuola che così si confronta con i suoi coetanei.... È importante!", e tu lí ad annuire, posponendo in cuor tuo la fatidica data.
Quello che nessuno però evidenzia è l'altro confronto, non meno importante.
Quello che si fa tra genitori.
No perché io mi piango addosso e mi lamento perché il Tappo mi dà filo da torcere, o magari perché i parigini mi danno filo da torcere, o magari perché i vicini di casa mi danno filo da torcere.
Una filanda io proprio. 
Poi ti rendi conto di quanto comune la tua situazione possa essere, specialmente tra famiglie di expats che, tra le cose che devono fare ogni giorno, devono pure cercare di non affondare in questa città.
E ce la mettono tutta.
Come questa mamma texana con cui ho fatto amicizia, che non parla una parola intellegibile di francese manco a cavargliela a selciate, ma ci prova 
"No no! Ti prego, fammi parlare in francese che ne ho bisogno..." insiste
"Ho capito tesò, ma io dovrò pure capí cosa mi stai dicendo... Sennò parli da sola."
"Sai, il mio problema è la pronuncia... La mia insegnante mi ha detto che ho il palato molto profondo."
Ecco, scommetto che l'insegnante è parigina, ti schifa in quanto americana e culturalmente inferiore, e sostiene che il francese può esser parlato correttamente solo da chi annovera tra gli antenati almeno una vittima della ghigliottina ed è dotato del palato perfetto, nonché abitante 'intra muros', dal momento che la banlieue è tutta una favela.