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Sotto alla Corona

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Sono sopravvissuto. Ho ancora la fedina penale pulita e delle ottime credenziali da genitore.
Le vacanze scolastiche del Tappo sono finite e ora capisco perché entrate tutti nel panico quando sapete che vi ritroverete la prole a casa ogni giorno, tutto il giorno per due settimane.
Dio quanto si fa presto l'abitudine ad un po' di tranquillità, ad un po' di televisione, ad un po' di tempo da dedicare alla lettura.
Gli orecchi si abituano subito all'assenza di urla e fracasso di giocattoli che franano. La mente si abitua subito ad un pranzo che è 'piacere' oltre che 'alimentazione', un pranzo privo di esercizi di convinzione "Dai che i broccoli sono esattamente come le patatine... No, il gelato te lo do dopo.... No il sugo non ha pezzettini dentro, te lo ho passato alla centrifuga molecolare della CERN stamattina. Magna!".
Genitore degenere che sono.
Invece di strapparmi i capelli come facevo all'inizio dell'asilo, in preda alla sindrome da nido vuoto, adesso lo porto a scuola per il primo giorno dopo le vacanze, con la bottiglia di champagne in borsa da ciucciarmi in autobus sulla via del ritorno ed un sacchetto di coriandoli.
Ragazzi, con tutto l'amore del mondo, ultimamente la paternità mi ha sdraiato.
In queste due settimane abbiamo fatto i conti con due infezioni all'orecchio, diverse svomitazzate in ordine sparso, un attacco di gastrite da campionati mondiali del Conato (è ufficiale, io vomito come i gatti: faccio le palle di pelo, un male assurdo), una fontana di merda apparsa nel lavandino del bagno degli ospiti ed ora il mio cimurro.