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Sotto alla Corona

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Giusto stamattina mi chiedevo quanto tempo fosse passato dal mio ultimo post...

Lo sapete che non mi piace trascurarvi, che poi pensate che me la tiro. Ma sono stato consumato tra i nonni e Vanity Fair (dai sí, me la tiro...).
Non so se avete letto il mio ultimo articolo. Roba pesantuccia, ma necessaria. Poi, ovvio, i veri mattoni attraverso le finestra sono arrivati grazie ai commenti.
Lungi da me l'impedire a chiunque di esprimere il proprio dissenso, ringrazio comunque Penelope G che mi ha dato una bella scossa e mi ha fatto capire perché scrivo e mi 'sputtano' settimanalmente.
Perché c'è ancora tanta gente che dice che non va bene, che non siamo uguali, che siamo sfruttatori, che siamo bugiardi e pervertiti, che vendiamo fumo, che mascheriamo dietro alla voglia di una famiglia tutte le nostre manie di grandezza.
Scrivo perché forse, una volta che io abbia risposto a tutte le domande inopportune, a tutti i commenti insolenti, a tutte le parole pesanti, mio figlio forse non dovrà farlo.
Non cerco di incantare nessuno, espongo la mia verità. Una verità sostanziata dalla quotidianità e che non cambierà mai solo perché qualcuno dice che non va bene o che è ingiusta e deformata.
Ricordatevi che non sono solo i bambini ad aver bisogno di sentirsi inclusi, parte del sociale, integrati.
Anche i genitori hanno questo bisogno.