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Sotto alla Corona

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Mentre mi affanno a chiudere le valigie in una Parigi che, a causa del clima rovente, ha ormai poco a che fare col Purgatorio e molto con l'Inferno, vi propongo la versione integrale e 'non proprio politically correct' del mio ultimo articolo su Vanity. Perché certe cose le devo dire come le sento, sennò non vale. Eppoi a guera è guera.

Mi sono imbattuto in un vecchio articolo su Il Foglio, datato 2 luglio, in cui l’autrice si abbandona ad un vero e proprio attacco di diarrea verbale intrisa di filosofia da quarto liceo, per dimostrare che in Italia non serve una legge contro l’omofobia.
Perché si parla di ‘omofobia’ e non di ‘grassofobia’ o di ‘bruttofobia’?” si chiede lei, dal momento che anche i brutti ed i grassi vengono discriminati.
Verissimo. 
Io a ‘sto punto aggiungerei per giusta misura pure la ‘poverofobia’ e la ‘quattrocchifobia’, che pure queste sono categorie discriminate spesso nella vita di tutti i giorni.
Ah, anche la ‘poliesterefobia’, che certi tessuti dovrebbero essere davvero criminalizzati.
L’unica cosa che all’autrice sfugge è il fatto che ci sia più probabilità che qualcuno venga torturato o malmenato o arso vivo in quanto omosessuale, piuttosto che in quanto grasso, o brutto, o povero, o portatore di occhiali, o perché va in giro con una camicetta di plastica del cinese in pieno agosto.