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Sotto alla Corona

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Mi butto di faccia sulla polemica del momento, come faccio davanti ad un bel piatto di bucatini.
Guido Barilla.
Sapete il resto.
Se mi seguite sui social, saprete anche che io NON boicotterò la pasta Barilla, che continuo ad usare, insieme a tante altre marche anche più buone, se vogliamo dirla tutta.
Non mi interessa la diatriba legata alla presunta tossicità degli spaghetti, o alla presunta bassa qualità del grano usato (dicono che venga coltivato nelle favelas brasiliane e concimato con pezzi di cadavere...).
Il signor Barilla ha esercitato il proprio diritto (ancora supportato dalla legge italiana peraltro) di ribadire che l'immagine del suo brand è inestricabilmente legata all'immagine della famiglia tradizionale, di quella famiglia che tutti ricorderete.
Quella dove la bambina deficiente perde l'autobus e, invece di aspettare il papà all'uscita di scuola o chiedere di fare una telefonata, se ne torna a casa saltellando sotto al diluvio universale e fa tardi.
In tutto ciò nessuno la va a cercare.
I genitori, a casa, si limitano a guardare l'orologio (il papà realisticamente rientra a casa dal lavoro per pranzo. Che lavoro fa? Il portiere del palazzo?), ma nessuno si azzarda ad uscir di casa con un ombrello per vedere se 'sta poraccia sia stata spianata da una macchina o rapita dai pedofili.
Alla fine (quando il minestrone è pronto) 'sta piccola infame si presenta a casa tutta fradicia con in più un gattino randagio. Che io ce la avrei presa a sberle col gatto. E vissero felici e contenti.
Perché dove c'è Barilla c'è casa.
Le favole del marketing.
Abituatevici.