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Sotto alla Corona

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Giorni fa ho accompagnato il Tappo in gita... Oddio, 'gita' mi sembra una parolona, diciamo che si è trattato più di una passeggiata 'fuori porta'.
Siamo andati a Gailly, vicino Versailles, in una fattoria dove i bambini possono fare la 'cueillette' e raccogliere dei prodotti agricoli che variano a secondo della stagione: dalle mele, ai pomodori, alle prugne, agli agrumi.
A noi son toccate le mele.
Delle melette piccole e brutte come la fame, ma taaanto dolci e, soprattutto, biologiche.
Dovevate vederle le parigine in preda allo scompiscio da campagna, manco non avessero mai colto delle mele dall'albero. Poi prendono per il culo l'amica mia sciagurata, Maria Antonietta, che giocava a fare la pastorella al Petit Trianon.
Dementi porcoddue.
"Oh, Marie! Regarde! C'est directement du pommier! Ça fait du bien!" cioè "Maria guarda! (cogliamo le mele) Direttamente dall'albero!  È tutta salute!".
Sí insomma, magari Marie pensava che le mele crescessero sotto terra come le patate, e forse non si rendeva conto che coglierle dall'albero è di sicuro più salutare. Toccava dirglielo.
Poi ho ascoltato la stessa cosa diecimila volte:
"Ça fait du bien!" parlando dell'aria opprimente di un campo fangoso di mele a dieci metri dall'autostrada
"Ça fait du bien!" indicando le patate in una cassetta, ancora sporche di terra.
"Ça fait du bien!" inalando a pieni polmoni l'odore dello stabbio.
"Ça fait du bien!" chiudendo gli occhi e facendosi bagnare il viso dall'irrigatore a spruzzo poco distante.
Ma 'ste scoppiate stanno tutte sotto litio perdío?
Io ero un po' meno che entusiasta e procedevo a 'due passi e otto bestemmie' col fango fin sotto alle ascelle, e queste invece facevano le hippy quasi abbracciando gli alberi.
Ma vabbè, ad ognuno il suo paradiso.