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Sotto alla Corona

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È arrivato!

Il periodo pre-natalizio incombe su Parigi.
Vi ho già parlato dell'assedio dei cinesi e delle commesse incotichite dalla nicotina che difendono i bastioni del buon gusto e dell'aplomb francese a colpi di Paco Rabanne spruzzato negli occhi.
Adesso è iniziato l'ecatombe.
Li strappano dalle loro dimore, ancora assonnati di primo mattino , li caricano su degli autotreni a centinaia, a migliaia. Raggiungono la città e li vedi raggruppati per strada, in ogni angolo e crocevia, schiacciati gli uni contro gli altri al freddo, ad un pelo dal traffico isterico di Parigi. Li vedi di tutte le età, di tutte le forme, qualcuno più tondo, qualcun altro più longilineo. Ovviamente alcuni sono più richiesti di altri ed il prezzo dice tutto. La maggioranza è sul metro e settanta, ma ne ho visti di giovanissimi, che ti arrivano appena alla vita, venduti da un banchetto in mezzo al Parvis de La Defense.
Abeti.
Che a me mi fanno una pena! Vederli così, troncati ed infilati dentro qualsiasi cosa: un ciocco di legno, un secchio pieno di ghiaia, un secchio pieno di cemento. Poveri abetelli.
Poi vabbè, tempo che arriva il primo gennaio e li ritrovi tutti per strada, dov'erano prima, ma in vari stati di sbudellamento. Alcuni hanno perso tutti gli aghetti a causa del riscaldamento delle case, altri sono stati colorati e spruzzati di vari colori, di porporina o di neve tipo schiuma da barba. Altri sono stati sommariamente fatti a pezzi ed infilati nel cassonetto traboccante a testa in giù.
Pregate di non reincarnarvi mai in un abete.