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Sotto alla Corona

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Sí, questo post è una marchetta, lo dico, lo urlo e non me ne vergogno. 
Perché?
Perché dopo aver visto quello che l'ufficio marketing di questo brand è stato capace di organizzare (guardate voi stessi qui), credo sia doveroso inchinarsi di fronte alla creatività ed all'ironia nell'affrontare un argomento piuttosto imbarazzante e personale, da cui l'hashtag #solotusaiche.
Sí dai, ho fatto una ricerca per amore di documentazione e mi sono fatto un giro online a proposito di incontinenza maschile e del marketing a questa associato, ed ho trovato foto di campagne pubblicitarie con bonazzi da zompo e da scavalco, sorridenti e fighi da sbracamutande.
Tutti però inquadrati a mezzobusto.
La mia mente bacata quindi viene presa dalla ridarola immaginando l'inquadratura a campo pieno, l'immagine onesta, in cui il figo sorridente e lievemente brizzolato (immaginate un frullato di Richard Gere, George Clooney ed Elsa di Frozen) indossa in realtà un maxi pannolone.
Ma mettetelo pure in foto! Per uno cosí, che mi guarda cosí, che mi sorride cosí, cavolo il pannolone me lo metto pure io. Con le ali proprio, così ci faccio il parapendio mentre me lo sbaciucchio.
'L'unica cosa incontenibile è la tua passione!' (prenda nota Signor Tena, questo slogan è una figata col fischio e col botto. Li vede i Parà che si buttano dall'aereo in pannolone, tenendosi per mano e guardandosi negli occhi? Altro che flash mob.)

Per giusta misura, mi trovo a dover condividere con voi, miei carissimi lettori, un piccolo decalogo sulle regole del bon ton per il perfetto ospite. Sí, perché anche se tanti di voi sono solo scrocconi che a cena dagli altri ci vanno senza mai contraccambiare (sappiate che all'Inferno c'avete già la panchina col nome, vicina alla mia... ma io sto più in alto... c'ho la capanna da guardaspiaggia tipo Baywatch, che io só Regina pure laggiù...), tanti adorano ANCHE invitare gente a cena.
Io sono tra quelli.
Mi piace ricevere amici ed organizzare una bella serata. Ovvio, un tempo capitava con maggior frequenza (quando dico 'un tempo' mi riferisco a quel periodo della storia di ogni genitore, ormai appartenente al regno del mito, insieme agli unicorni, ai nani ed alla Minetti che non fa i bocchini,  che io chiamo BK, ossia Before Kids).


Dicembre.

Si apre ufficialmente il mese degli inviti a cena e a me prudono le mani dal bisogno di scrivere una
piccola lista di suggerimenti per l'occasione.
Sí, perché non è tanto difficile organizzare la cena perfetta, quanto essere l'ospite perfetto. Modestamente io di cene, pure di rappresentanza (chiedete a quella secca cor ciuffo canuto) ne ho organizzate e ne ho scroc  vi ho preso parte da invitato.
Insomma, stateme a sentí che potrebbe tornarvi utile.
Premessa: la parola OSPITE è enantiosemica.
No non è un malaccio, brutti gattacci di vicolo che non siete altro, ma vuol dire che ha due significati opposti. Infatti designa sia chi ospita, sia chi è ospitato.
Se qualcuno offre di essere il vostro ospite non sta esibendo una gran faccia da culo autoinvitandosi a casa vostra.
Giusto una piccola precisazione linguistica che fa tanto bon ton.

(Sí, l'ho cercato su Google.)



Carissimi! 

Voi credete che in questi cinque anni di blog io abbia solamente insegnato qualcosa agli altri? 
Vi sbagliate.
Ho imparato più di quanto non abbia preteso di insegnare. Ho imparato tantissimo su me stesso e sulle mie dinamiche interiori.
Questo è scaturito dal costante confronto con voi tutti, è stato l'effetto della mia campagna di onestà a favore delle realtà genitoriali diverse, e non saprete mai fino in fondo quanto vi sia riconoscente.
Ho iniziato a scrivere durante una pallosa sera di novembre 2009, sentendomi una mosca bianca, cercando di superare il senso di isolamento che la condizione di genitore a tempo pieno a volte comporta.
Ho fatto bene.
Mi ritrovo esattamente dove speravo di essere: nell'ordinario/straordinario mondo di tantissimi papà e tantissime mamme che condividono i miei malumori, le mie paure, le mie speranze. Un mondo di sentimenti ed istinti prima di tutto, in cui la sessualità è parte di chi siamo e non CHI siamo.


Su questa vicenda ci sto rimuginando da mesi. La ignoro o oso scrivere un parere, a costo di risultare impopolare, o peggio, stronzo?
Tanti dubbi gravitano intorno alla faccenda, le poche sicurezze sono contestabili.
Le fazioni però si sono comunque schierate, non facendo appello all'evidenza, secondo me, ma ad un senso di rabbia e diffidenza nei confronti delle istituzioni che trova radici ben oltre questa tragedia.
Un ragazzo di 31 anni è morto durante la custodia cautelare. Un ragazzo di 31 anni, affidato alle forze dell'ordine ed alla sanità pubblica, è morto dopo 7 giorni. 
Era il 2009.
La sentenza del 31 ottobre scorso, scagiona tutti gli imputati, ed è furore.
Sto ovviamente parlando del caso di Stefano Cucchi.
Le foto del cadavere scheletrico, coperto di ecchimosi, le avete viste tutti. C'è chi dice che sia stato malmenato, chi dice sia caduto dalle scale. Altri denunciano omissioni di soccorso, altri ancora giurano che fu lo stesso Stefano a rifiutare cibo e cure.
Tanta nebbia.
Tanta rabbia.
Tanti personaggi che (come nel caso di Giovanardi) non perdono l'occasione di entrare a piedi pari nel pantano mediatico e sollevare ancora più fango (che certa gente l'unica onda che sa cavalcare è quella di un maremoto di merda...)
Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, osserva che

“In questo Paese bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, ad essere puniti per colpe non proprie”.


A causa dei tristi eventi legati alla tragedia di Napoli ed all'ondata mediatica che l'accaduto ha provocato, ho passato questi ultimi giorni a rimuginare di abusi, bambini rovinati, adulti infami e rivolte popolari. Ho cercato di porre un confine tra l'amore viscerale di un genitore e la sua incapacità di ammettere quando il figlio è un mostro.
Ho avuto modo di osservare come le reazioni giustissime della gente, di fronte a tanta malvagità ed idiozia, possano portare all'ulteriore frazionamento e divisione di una società che ha disperato bisogno di unità e che non riesce a trovarla nemmeno catalizzando all'unanimità i sentimenti più forti.
Forse siamo disegnati così, forse non siamo fatti per darci la mano unendo rabbia alla rabbia e fare di una tragedia un esempio comune da cui imparare qualcosa. Forse non siamo fatti per la solidarietà nello sgomento, nella furia, nel dolore.
La rabbia non unisce mai nessuno, o comunque non unisce mai nessuno a lungo. Prima o poi la massa inferocita inizia a divorare se stessa.
E siamo tutti vittime.

Lettrice: Ciao, vorrei farti una domanda, se ti va rispondimi, grazie. Ho letto che prima di avere il bambino avevi un lavoro nella moda e poi per scelta hai lasciato per meglio seguire il bimbo. Spero di aver ben compreso. La mia domanda è la seguente: non pensi che darai una visione distorta del tuo ruolo al bimbo? Un papà lavora e un papà sta a casa a fare la "mamma" che si occupa della spesa, del cibo, delle pulizie e del bimbo ... A me, donna post-femminista sembra così limitante e riduttivo come ruolo ... Io sono una mamma di tre figli, me ne sono occupata come meglio sapevo e potevo fare ed ho sempre lavorato anche fuori casa, ho due maschi e una femmina, loro sanno che è importante l'indipendenza economica e la realizzazione di se al di la dei ruoli e degli stereotipi. Sai perché te lo chiedo? Perché vedo fare questa scelta alle classi medio-alte, scelta che prima era obbligatoria per le donne e successivamente riservata ai ceti bassi, ma il messaggio è così retrò ... Forse ti darà fastidio questa mia domanda-parere, ma se hai qualche minuto da dedicarmi nella risposta ne avrei molto piacere. Grazie, ciao.

TQF: Ho fatto quello che è meglio per la mia famiglia. Non dimenticare che abbiamo impiegato 3 anni per raggiungere una gravidanza. L'idea di rimanere a casa con mio figlio è stata lampante. Ovvio, poterselo permettere aiuta parecchio.

L'ennesima porcheria di Fratelli d'Italia (a fianco) è un furto d'autore, dal momento che la foto usata per la loro discutibile campagna è di Oliviero Toscani e che questo si è già mosso per querelare i furbacchiotti (leggi decerebrati) che l'hanno utilizzata decontestualizzandola e senza permesso.
Ma al di là di queste facezie (voglio dire, stiamo parlando del partito di La Russa e Meloni... I cartoni animati proprio) fatemi sputare 'sto rospo che ho in gola.
A prescindere dalle facce torve da tossicomani dei modelli in foto (a me danno questa impressione, pure vero però che non ci potevano mette Ricky Martin), che capita ad hoc in questo ennesimo tentativo di demonizzare le coppie gay, mi soffermo sullo slogan.


Non potevo non dedicare un post alla questione 'Inserto di Barzellette gay su Visto' che sta ancora popolando dibattiti e scontri in rete.
Mi sono attaccato in particolare ad un tweet scritto da Selvaggia Lucarelli, che voi conoscerete senz'altro più di me. Su detto tweet, la tipa fa questa considerazione: perché noi gay ci inalberiamo tanto per una raccolta di barzellette sui gay, mentre i carabinieri (anch'essi bersaglio del pubblico ludibrio) no?
Segue una tsunami di commenti, retweets, insulti e messe nere. La comunità LGBT si incazza. La gente si incazza perché la comunità LGBT si incazza. La gente si incazza perché c'è chi si incazza contro la comunità LGBT che si incazza.
Il bordello.
C'è gente che dice che è sacrosanto indignarsi davanti all'affronto di pubblicare certa roba, altri che si  meravigliano del fatto che tanti gay (io incluso) la stiano facendo così lunga per una raccolta di barzellette vecchie e neanche tanto divertenti.
Ci intimano di far leva sulla nostra famigerata autoironia "Ma fatevi un risata!" ci suggeriscono "La normalità passa anche per questo!", ci ricordano "Allora cosa dovrebbero dire i carabinieri, gli ebrei, i neri e le donne?".
Cercano di rassicurarci e di scrollarci intimandoci di smetterla di comportarci come una categoria protetta.
La Lucarelli in particolare va avanti, in un post 'delucidatorio' su Facebook (giusto perché non era chiaro abbastanza in 140 caratteri…) come segue:

" L'ironia sdogana. L'ironia richiede autoironia. L'ironia livella e ci mette tutti sullo stesso piano. I gay non sono una specie da proteggere. Non sono inermi, indifesi, diversi. Non sono di cristallo. I gay non sono bambini down, non sono gli ebrei deportati, non sono malati terminali. Subiscono, ancora oggi, delle discriminazioni da gente involuta, è vero, ma questo tocca pure alle donne e a tante altre categorie che non per questo reputano offensiva una barzelletta su di loro. A fare ironia sul mondo gay non si deve passare neppure per politicamente scorretti. Al contrario. Chi ha la naturalezza nel fare ironia sui loro vizi, sui loro limiti, sulle loro debolezze, probabilmente ha anche l'intelligenza per riconoscerne le virtù. 
E io sono certa che i gay intelligenti questo lo sanno bene."


Questo è un post un po' lungo e non ha nulla di divertente. 

Recentemente ho postato un mio pensiero su twitter in cui lamentavo l'uso che molti fanno di immagini di bambini trucidati in Gaza per attrarre l'attenzione e polarizzare le opinioni del pubblico sulla questione. Ho sottolineato il fatto che, secondo me, certe immagini non aiutano nessuno, ma contribuiscono solamente alla desensibilizzazione già in atto nelle nostre società di fronte alla violenza. Lo sostengo davvero. Se abbiamo bisogno di arrogarci il diritto di spiattellare online le foto dei figli di qualcuno, trucidati per strada, per attirare l'attenzione delle masse e fare 'informazione', allora tra 20 anni (forse meno) avremo bisogno dei loro cadaveri sulla soglia di casa. 
"Meglio che se ne parli piuttosto che il contrario!" ed avete ragione da vendere, ma fate un gioco pericoloso a prender di sotto gamba certe tecniche sensazionalistiche che trattano argomenti di tragica attualità come notizie 'alla moda' da sbattere nel dimenticatoio appena l'indice di ascolto diminuisce.
Che poi è la triste condotta di quotidiani e notiziari televisivi.
Questo è un conflitto che infuria da più di 70 anni.
È parte delle nostre vite ed ha fatto da sottofondo (seppure lontano e soffocato) alla nostra infanzia, ai nostri studi ed ora alla nostra vita di adulti. Io personalmente non ho bisogno di immagini shock per comprendere cosa stia succedendo (preferisco abbassare il capo con deferenza e rispetto di fronte a tanto scempio di vite…), però trovo più edificante ed importante capire PERCHÉ e COME si sia arrivati a queste atrocità, cosciente del fatto che è ormai impossibile schierarsi dall'una o dall'altra parte e del fatto che NESSUNO dall'esterno, indipendentemente dal livello della sua indignazione, potrà MAI risolvere un conflitto che è stato definito "il più intrattabile della storia". 
Eccomi!

Regina snaturata che lascia sul blog un buco di quasi due mesi che in confronto quello nell'ozono è casa di Topo Gigio. Ho avuto un monte da fare… Maritone col nuovo lavoro sta viaggiando tantissimo (ora è in Asia) e mi sono trovato in una spirale di playdates, pic-nics e compleanni (che poi cazzo, ma tutti a giugno/luglio 'sti figli li fate nascere?).
Inoltre ho avuto i lavori in casa per più di un mese e sono estatico nel poter dire che la cucina è finita, sempre quella, maledetta bastarda di cucina che se fosse una donna sarebbe la Santanché come minimo, tanto è stata riadattata, ripezzata e ricucita, è finita! A differenza della Santanché però, non sembra una battona da Grand Hotel ed è venuta proprio bene.
Malgrado la latitanza bloggarola, ho postato diversi updates sulla pagina TQF di Facebook, anzi, vorrei ringraziarvi tutti per essere così numerosi!!!
Ci siamo scannati sui vaccini (i pro, i contro e i chissenefregatantodovemomorí), e ancora ricevo email recriminatorie, perché io apparentemente non posso essere parziale e non posso vittimizzare nessuno.
Margherita ha sette anni, è una bambina vivace ed intelligente.
È naturalmente curiosa ed esuberante, ma sempre corretta ed educata.
Margherita va a scuola, perché deve, anche se ne farebbe volentieri a meno.
La legge glielo consente, perché deve, anche se ne farebbe volentieri a meno.
Il suo colore preferito è il verde, colore che si intona perfettamente ai suoi capelli.
I capelli di Margherita rappresentano l'unica cosa che la poverina dovrà soffrire per tutta la vita.
Sono rossi.
Margherita è infatti nata da una coppia di genitori che, contrariamente ai dettami della legge ormai in vigore e della morale, hanno entrambe i capelli rossi.
E le lentiggini.
La mamma di Margherita si chiama Elena, ha 32 anni, insegna inglese ai ragazzi del Liceo Scientifico ed ha i capelli rossi come il rame.
Il papà di Margherita vive in Italia da 15 anni, si chiama Sean ed è irlandese. Lavora per una multinazionale americana, ha 37 anni e, pure lui, ha i capelli rossi, ma più chiari di Elena.
Uh, allora, da dove incomincio?
Ah sí, dalle vacanze del tappo. Un' intera settimana con papà suo, a far casino in giro per Londra.
Che uno dice "Portateli ai musei 'sti regazzini che così crescono infarinati di bello e di cultura.." ma anche no.
Soprattutto quando si tratta di un cinquenne col senso dell'umorismo di Lucifero che si nasconde al British Museum e ti fa collassare dall'ansia.
Niente di che, era a tre metri di distanza da me, dietro al sarcofago di granito nero al piano terra e io già mi vedevo sulla BBC in cardigan e perle a piagne il fritto in diretta "Ridatemi mio figliuuuoohohohoooohooo!"
La cazziata che ha preso è stata immortalata in un bassorilievo ora esposto nella sala dei Babilonesi.
Ho anche avuto modo di confermare, con una certa soddisfazione, la sempiterna imbecillità di certe donne che, vedendomi col Tappo, non si fermano al complimento di routine al pargolo, ma incalzano con domande a cazzo.
Le mie preferite?
"Che bello, è suo? Non le somiglia per niente.."
"Quanto sei bello! Mamma dov'è?"
A quel punto io divento cagna imperiale da guerra e le faccio rimanere di merda
"Si è suicidata…"
"Sta in galera…"
"È in fin di vita all'ospedale…"
"È stata rapita dagli alieni e quando è tornata sembrava Barbapapà."
Era il 1986.

Festival di San Remo. L'anno della famosa 'bomba' di Loredana Berté che canta 'Re' in un miniabito di vinile nero con panza da nono mese posticcia appiccicata sopra.
In Italia è scandalo, che a noi lo scandalo ci piace, ci fa dimenticare la bancarotta morale in cui annaspiamo da cinquant'anni.
Poi vabbè, trent'anni dopo arriva Lady Gaga con un vestito di coratella di abbacchio e nessuno fa un fiato.
Pah.
Loredana in stile simil-gravido è, ancora oggi, l'unica immagine sanremese bruciata nella mia retina come neppure i lepidotteri inguinali di Belen.
Era ritenuta una cosa sconcia esibire cosí spudoratamente un pancione in un contesto aggressivo e trasgressivo come una performance rock.
Anatema!
La panza era da nascondere dietro ad un tendone di cotone a fiorellini, o almeno cosí era stato fatto per tanto tempo, ma quel costume così sproporzionatamente assurdo per gli schermi italiani della metà degli anni '80 tradiva un profondo cambiamento nel tessuto sociale, nel mondo delle donne e della società. Un cambiamento che, seppure non subito, avrebbe visto la luce appena cinque anni più tardi. E brava Loredana. Che moderna.
Ma partiamo dall'inizio.
"Tienilo fermo che è bagnato e mi scivola… Dai ADESSO! Ma che fai? Il buco… Ma non lo vedi il
buco? Cazzo è grosso così! FORTE! SPINGI! No… NOOOO adesso lo rompi… AHIA! Mi hai ci hai preso dentro le dita… Ma sei impedito guarda…"
"Mamma, perdío quanto è difficile infilare 'sto cassetto del ghiaccio nel frigo? Ti ho detto: stringi le manigliette da ambo i lati, infili prima la parte superiore e la parte inferiore fa 'click' da sola… Cioè, mi pare di stare a parlare al telefono coi cerebrolesi…"
"È TU' PADRE CHE NUN CE VEDE! Io lo lascio smontato fino a che non vieni giù, poi ci pensi tu semmai… E CHIUDI 'STO FRIZZER CHE ME STA A VENÍ A PORMONITE!"

Smettetela di grattarvi la testa.
Prima del trasloco dal Purgatorio a Londra ho mandato ai miei il mio bel frigo americano di rappresentanza che a casa qui in Inghilterra non sarebbe manco entrato dalla porta.
Immaginate un armadio 4 stagioni di acciaio, che fa il ghiaccio, la granita, filtra l'acqua, ti mette in comunicazione coi defunti e ti dà pure i numeri per tutte le ruote del lotto.
Ecco, quello lí.
80 metri cubi di tecnologia coreana.
Facendo seguito alla recente battaglia sulla 'Teoria dei Generi' e sulla sua temuta introduzione a scuola, battaglia che imperversa ovunque a comprovare che proprio quando pensi che l'imbecillità abbia un limite, arriva qualcuno che lo salta con l'asta, mi son preso la briga di sniffare in rete alla ricerca di informazioni al riguardo.
Ho evitato come la peste, l'acne e le mucche pazze ogni forma di invettiva religiosa, ogni plauso 'progressista', ed ogni opinione di parte legato alla famigerata Lobby Gay (che avete rotto le palle con 'sta storia della Lobby Gay. I gay stanno sotto monarchia e siamo tutti regine. Ok?)
Dicevo, ho cercato del materiale 'neutrale' che spiegasse come le cose siano cambiate in anni recenti e come lo 'status quo' legato all'identità di genere di maschietti e femminucce non sia poi così radicato quanto uno potrebbe pensare.
Il post è liberamente tratto ed estrapolato da un articolo sullo Smithsonian Magazine una pubblicazione online che io apprezzo moltissimo per forma e contenuti.
Ogni generazione porta con se una nuova definizione di maschile e femminile che si manifesta invariabilmente attraverso l’abbigliamento dei bambini.
Prendete per esempio la bambina ritratta nella foto qui sopra: siede compostamente ed indossa un vestitino di cotone bianco, tiene in mano un cappellino a tesa larga con piume di marabú e porta ai piedi delle scarpine in vernice. 
I capelli sono lunghi e sciolti sulle spalle.
Se incontraste una bambina vestita cosí per strada oggi, dapprima vi guardereste intorno alla ricerca della signora Rottermeyer e del calesse, e poi la ammirereste nella sua bellezza diafana e graziosa.  
Una bambolina.
No, no…. Cosa avete capito?
La trincea è esclusivamente metaforica.
Prima di tutto perché a me in mimetica non mi ci vedrete mai e vestito di rosa mi ammazzerebbero da lontano al buio, senza passare dal via e senza ritirare le 20.000 lire, secondo perché ne ho le palle piene dell'Italia che fa un passo avanti grazie agli sforzi, l'impegno, il duro lavoro di organizzazioni come lo UNAR, dapprima col beneplacito del Consiglio dei Ministri, e poi ne fa dodicimila indietro, sotto la pressione dell'unica vera lobby che esiste in Italia: i catto-benaltristi.
Abbiamo perso una grossa occasione per debellare bullismo, omofobia e razzismo nelle scuole. Abbiamo privato i nostri figli della possibilità di crescere e di essere cittadini del vero mondo, della vera società. Una società che va ben oltre le schiere di veline/calciatori/preti che rappresentano lo sprofondo culturale italiano, così accettato da tutti.
I libretti educativi dello UNAR destinati ad essere utilizzati nelle scuole, seguendo precise direttive nazionali ed internazionali, sono stati ritirati. Sono scomparsi. Bombati.
C'è gente che pensa che l'omosessualità possa essere imparata sui banchi di scuola.
C'è gente che vede in questo importantissimo tentativo di migliorare la nostra società, una macchinazione dai toni sulfurei, mirata al pervertimento delle naturali inclinazioni di ognuno di noi.
Tre libretti che avrebbero potuto iniziare a fare la differenza per chi, alla fine di un anno scolastico di bullismo, vede solo un metro di corda come alternativa.
Io ve li metto tutti e tre qui a fianco, con la speranza di aiutare chiunque abbia deciso che il silenzio è inattività e che l'inattività non cura nessun male sociale.
Scaricateveli, leggeteveli, fateli leggere.
Proponeteli ai vostri figli ed ai loro insegnanti. Decidete voi, come genitori, se i vostri figli siano pronti a sentir parlare di omosessualità e diversità come varianti del comportamento sessuale e non come soggetti da barzelletta.
Decidete voi se i vostri figli abbiano più bisogno di imparare a difendersi dai bulli o di eliminare la necessità di difendersi.
Decidete voi che tipo di società volete per i vostri figli, ma non illudetevi! Loro non aspetteranno nessun libretto, nessun referendum, nessuna predica per seguire le inclinazioni proprie della loro natura: etero, gay, lesbiche, transgender, bisex.
Un giorno, da adulti, si comporteranno di conseguenza, alla ricerca di quella validazione e felicità che SENTONO come un diritto, e le conseguenze potrebbero non piacervi.
Non lasciate che un' iniziativa che ha richiesto tanto duro lavoro e che ha dato tanta speranza ad una moltitudine di individui (non solo gay), possa essere insabbiata dietro ad una stupida schermaglia ideologica degna della Russia di Putin.
Voglio dire… PUTIN!!

Grazie!

TQF xx

Primavera!

La sentite pure voi? Dai, anche se siete restii a lasciar andare quel cappotto di cotica che c'avete siliconato sulla schiena, avrete sicuramente assistito allo spuntare improvviso di mille unghie ingiallite dei piedi a far bella mostra di sé dai sandali aperti.
Avrete notato con sorpresa e roseo stupor l'apparire discreto di ascelle allo stato brado e schiene d’angora che ammiccano da canotte in viscosa... Qui a Parigi la scorsa settimana è stato un tripudio di umanità incolta.
Ammazzali che schifo.
Dio benedica i turisti, che voi pensate che con 20 gradi si buttano dentro alle fontane solo a Roma. Invece no.
Ma passateci dal ferramenta a tagliarvi quelle unghie, e date una bruciata a quei peli superflui, che alla fine l’unico omo che doveva puzzà (parecchio pure) era quello erectus, ma ci siamo evoluti un attimino.
Cioè almeno io.
Io sono in preda allo scompiscio più totale, tra le temperature in aumento e l’avvicinarsi del trasloco. Cammino per strada con un sorriso che attira gli sguardi irritati degli aborigeni. La gente che sorride per strada qui a Parigi è socialmente inaccettabile, come le trainers.
A me poi questo periodo dell’anno dà un carica assurda ed inizio già a pensare all’estate, quando sogno di potermi crogiolare al sole come i ciccioli di maiale in padella.
Barbie Tempura di Mammelle proprio.
La vergogna mia.
Non scrivo dal 18 febbraio.
Barbie Illusione di Multitasking proprio.
Eh ma all'attivo c'ho un sacco di robetta!
Allora, breve vacanzetta a Roma: fatta.
Influenza intestinale del Tappo, cum diarrea, cum vomito, cum febbre, cum naso tappato: fatta (contemporaneamente alla vacanzetta, che poi dice che non faccio multitasking. Statece.)
Visita a Londra per finalizzare la scuola nuova di sua Tappezza: fatta.
Incontro/summit con altre bloggarole favolose: fatto (sia a Roma che a Londra, che qui siamo internescional, il Mammacheblog io lo porto in tournée…).
Sí insomma, non sono stato con le mani in mano, ed il momento 'clou' deve ancora venire con l'imballaggio di tutti i miei averi ed il conseguente trasloco internazionale per il quale un po' a dire il vero fremo, dal momento che sarà gestito ed organizzato da un team francese. Volente o nolente nelle loro mani devo rimettere il mio spirito.
Speriamo non leggano il mio blog.
Semmai vedeste due bei divani bianchi di lino in mezzo allo spartitraffico di Place de Clichy, saprete che è andato tutto a puttane e che il blog lo leggono eccome.
Mi sto anche mobilitando per donare un sacco di roba che non voglio portarmi dietro (vecchi vestiti, scarpe entrambe da adulto e bambino e giocattoli vari) e devo dire che non è facilissimo qui a Parigi. A Londra facevo un paio di viaggi al Charity Shop e finiva lí. Qui sto contattando delle organizzazioni a questo scopo: una in supporto dei rifugiati afgani di Parigi, l'altra più generica che si chiama 'Emmaus' che si occupa della raccolta di tutto e della sua distribuzione e vendita a scopo benefico. Se avete altri contatti vi prego di fornirmeli.
Lo scorso weekend è stato uno di quelli da urlo, e per tutti i motivi sbagliati.
Marito malato in casa, Tappo irrequieto che quando stai male diventa un aguzzino senza pietà, casa come un quadro di Pollock (che voi conoscete solo la versione Instagram, ma vi giuro che due giorni fa c'avevo Basra…) e io con lo stesso sangue freddo e la risolutezza di Fracchia.
"PAPÀ PLAY WITH MEEEE!"
"AMORE, CAN I HAVE SOME WATER?"
"PAPÀ PLAY WITH MEEEEE!"
"AMORE, CAN I HAVE SOME ASPIRIN?"
"PAPÀ YOU ARE BAD! I'M NOT YOUR FRIEND!"
"AMORE CAN I HAVE MY INHALER?"
Io in ginocchio davanti alla lavatrice aperta, traboccante di panni bagnati da stendere, in pausa spirituale di raccoglimento, giusto per resistere all'impulso di ficcarci dentro Tappo e Maritone e fare il ciclo lungo con centrifuga a dodicimila giri al minuto.
Ma chi cazzo sono io?
Dove sono?
Cosa voglio?
Chi è questa 'gente' che continua a volere delle cose da me, a volere il mio tempo e la mia attenzione?
Come mi sono fatto incastrare tra una vagonata di Lego ed una di panni zozzi?
Tradizionalmente, gli aspirapolveri cordless sono sempre stati destinati ai piccoli lavori , come una rapida pulizia della macchina o per ovviare in fretta ad un pasticcio improvviso 
(come un pacco di stelline rovesciato sul pavimento, o il porco glitter di Natale sui divani, o un secchio di mattoncini Lego che a bruciarli fai uno sgarro nello strato di Ozono che ti risucchia nello spazio con tutti gli zoccoli. No dai. I Lego non si risucchiano con l'aspirapolvere.)
Inevitabilmente però, perdono potere di aspirazione con lo scemare della carica e per me infatti la magagna più grossa dei cordless è sempre stata la durata della batteria.
Pensate che mi fu regalato da mia cognata, anni fa, un modello di cordless Dyson che aveva bisogno di 6 ore di carica per 6 minuti di autonomia. L’equivalente di un uomo che passa tutta la giornata in palestra e poi la sera è troppo stanco per resistere a più di 6 minuti di sesso sfrenato.
Ha trovato il suo posto in magazzino nell’arco di cinque giorni.
Ridicolo.
Se accettiamo, come molti fanno ormai, che circa il 10% della popolazione mondiale sia omosessuale, dal momento che ci sono più di 7 miliardi di persone al mondo, dovrebbero esserci più di 700 milioni (700.000.000!!!) di gay e lesbiche sul pianeta. Per esempio, il censo degli Stati Uniti non raccoglie dati sulla sessualità, comunque, secondo un recente studio dello Williams Institute nell’Università della California, l’11% degli adulti negli USA hanno avuto esperienze sessuali con partners dello stesso sesso, malgrado solo il 3.5% della popolazione si identifichi con l’essere gay, bisessuale o lesbica.Questa mancanza di autoidentificazione come gay pur intrattenendo rapporti sessuali con individui dello stesso sesso, è forse da ricercare nella continua persecuzione del ‘gay lifestyle’ nella generale cultura statunitense. Per questo motivo è decisamente probabile, se non sicuro, che l’11% della popolazione sia omosessuale.Insomma, numeri a parte, ‘sti gay sono dappertutto e più cercano di estirparli (vero Putin?) più ricicciano come le patate ed è quasi sicuro che anche voi ne conosciate qualcuno (o che ve ne siate già portati a letto uno... O più di uno... Ma non diciamolo in giro).O magari che conosciate qualcuno che è gay ma non si è ancora dichiarato.Quindi credo sia cosa buona e giusta fornirvi un airbag contro la possibile Bomba CO (Coming Out) che potrebbe colpirvi, magari anche oggi, nella forma di istruzioni per l’uso.
Ho messo la sveglia alle 06.45, perché
sono gay.
Mi sono alzato ed ho preparato la colazione. Prima però ho infilato i pantaloni della tuta e la felpa (col cappuccio, perché sono gay).
In cucina ho messo un po' di musica, e questa mattina mi piaceva qualcosa di melodico e soft, ma con un po' di 'sporco sotto le unghie'. Ho scelto Bon Iver (perché sono gay).
Ho la Lattissima Premium di Nespresso (perché sono gay) e mi sono fatto un bel caffellatte alla vaniglia, con due pasticchine di dolcificante (perché sono gay).
Per mio figlio una brioche con marmellata di fragole, un vasetto di yogurt, mezzo bicchiere di succo di frutta e mezza mela.
Per mio marito caffellatte, ma con l'Arpeggio di Nespresso, che il Vanillio non gli piace (è gay pure lui…). Una ciotola di muesli con latte scremato e mezzo bicchiere di succo d'arancia (perché è gay, cioè, da morire)
Colazione insieme sul divano, davanti ai cartoni animati.
Io e Tappo usciamo di casa alle 8.15 per andare a scuola.
Torno a casa intorno alle 9.00. Sono da solo. Mi metto a sistemare in giro, faccio i letti, carico la lavastoviglie (perché sono gay). Do da mangiare ai gatti ed ai pesci. Di pesci ne ho tre (perché sono gay): Chips, Ponyo e Natalie Portman.
Salve a tutti!

Grazie di tutte le bellissime email e delle testimonianze di cui mi avete reso partecipe sulla scia del mio post precedente sull'allattamento! Che poi NON era sull'allattamento, ma questo tema è diventato il centro di tutto il dibattito.
Grazie!
Grazie anche a chi mi ha scritto rimproverandomi. A queste persone voglio rispondere ricordando loro che il fatto che io sia maschio non impone limiti circa la mia libertà di esprimere opinioni o dispensare consigli sulla base della mia esperienza di genitore.
Non ho le tette, è vero, ma ho occhi e cervello e so quello che vedo: vedo tante donne amareggiate, incazzate ed esauste.
Il mio post precedente si rivolge a loro.
Spero sia chiaro.
Prima di passare ad altro volevo pure fare un attimo il punto su una certa situazione che forse conoscete già. Qualcuno ha creato un blog 'parallelo' a quello della mia amica Chiara rubando più di venti dei suoi posts e spacciandoli per suoi. Un'operazione andata avanti per mesi, forse anni. Un crimine che si chiama plagio.
Buon Anno Nuovo, eccetera a tutti.

Intanto qui abbiamo già passato l'Epifania e non è ancora successo un cazzo. Voglio dire, uno i desideri che li esprime a fare?
Secondo me la gestione dei desideri deve essere organizzata da francesi o italiani sennò non si spiega.
Quanti di voi hanno iniziato la dieta ieri? La Atkins, la Dukan, quella della zuppa di cavolo, quella della polvere, quella dello spago della salsiccia, quella della lampo sulla bocca.
Auguri a tutti.
Io ho smesso di mangiare due giorni fa e ricomincerò a dicembre (per carità scherzo, che poi mi dicono che uso la mia visibilità per esortare all'anoressia…)
Bando a frivolezze, oggi voglio parlare a chi si trova ad affrontare il nuovo anno con una particolare novità in casa: un figlio.
Mi riferisco a tutte quelle coppie che hanno avuto il fantastico regalo di un bebè durante il mese di dicembre, ma allarghiamoci dai, diciamo pure durante gli ultimi tre mesi dell'anno passato.
Voglio parlare in particolare alle nuove mamme.