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Facendo seguito alla recente battaglia sulla 'Teoria dei Generi' e sulla sua temuta introduzione a scuola, battaglia che imperversa ovunque a comprovare che proprio quando pensi che l'imbecillità abbia un limite, arriva qualcuno che lo salta con l'asta, mi son preso la briga di sniffare in rete alla ricerca di informazioni al riguardo.
Ho evitato come la peste, l'acne e le mucche pazze ogni forma di invettiva religiosa, ogni plauso 'progressista', ed ogni opinione di parte legato alla famigerata Lobby Gay (che avete rotto le palle con 'sta storia della Lobby Gay. I gay stanno sotto monarchia e siamo tutti regine. Ok?)
Dicevo, ho cercato del materiale 'neutrale' che spiegasse come le cose siano cambiate in anni recenti e come lo 'status quo' legato all'identità di genere di maschietti e femminucce non sia poi così radicato quanto uno potrebbe pensare.
Il post è liberamente tratto ed estrapolato da un articolo sullo Smithsonian Magazine una pubblicazione online che io apprezzo moltissimo per forma e contenuti.
Ogni generazione porta con se una nuova definizione di maschile e femminile che si manifesta invariabilmente attraverso l’abbigliamento dei bambini.
Prendete per esempio la bambina ritratta nella foto qui sopra: siede compostamente ed indossa un vestitino di cotone bianco, tiene in mano un cappellino a tesa larga con piume di marabú e porta ai piedi delle scarpine in vernice. 
I capelli sono lunghi e sciolti sulle spalle.
Se incontraste una bambina vestita cosí per strada oggi, dapprima vi guardereste intorno alla ricerca della signora Rottermeyer e del calesse, e poi la ammirereste nella sua bellezza diafana e graziosa.  
Una bambolina.

In realtà però la foto raffigura invece un maschietto, e non un maschietto qualunque, ma Frank Delano Roosevelt, 32mo Presidente degli Stati Uniti d'America. 
Ce lo vedreste adesso Obama vestito da baby Tiana con un mazzo di capelli afro da qui a lí?
Nemmeno io.
Eppure la norma vigente nel 1884, il periodo della foto appunto, prevedeva che tutti i bambini indossassero vestitini fino ai 6 o 7 anni di età, che in genere era anche il periodo del loro primo taglio di capelli.
Il tipo di outfit che vedete in foto era considerato ‘gender neutral’ o ‘unisex’.
(Chiudete la bocca che vi vedo le tonsille e le piombature, non è un bel vedere...)
Oggi invece dobbiamo essere in grado di determinare a colpo d’occhio il sesso del bambino, da subito, dal suo primo ingresso nel mondo, allora appaiono le fasce rosa attorno alle testine pelate delle neonate...” dice Jo B. Paoletti, studiosa di storia presso l’Università del Maryland ed autrice di “Pink and Blue, telling the girls from the boys in America” (“Rosa e celeste, distinguere le femmine dai maschi in America”).
Perché?
Come siamo arrivati ad ottenere due ‘squadre’ cosí precise: la squadra rosa delle femmine e quella celeste dei maschi?
Come mai questo profondo cambiamento, non solo nello stile del vestire, ma nella concezione e definizione dell’individualità di genere dei bambini?
"Si tratta di scoprire cosa sia successo all’abbigliamento neutrale o unisex" continua Paoletti, che ha esplorato il significato dell’abbigliamento per bambini per ben 30 anni. 
Per secoli infatti, i bambini hanno indossato abiti bianchi e ‘graziosi’ fino ai 6 anni di età, non solo rampolli di auguste case regnanti, ma anche bambini nati in famiglie ordinarie.
Quella che però una volta era una questione di praticità (vesti il tuo bambino in abiti bianchi facili da togliere e pannolini  perché il cotone bianco può essere candeggiato) è diventata una questione di 'Oh Krishto! Se vesto il mio bambino con la cosa sbagliata, cresce con le turbe del pensiero'.
È avvenuto un vero e proprio spostamento dell'asse socio-culturale.
Bisogna sottolineare però che la marcia verso gli abiti ‘di genere specifico’ non è né lineare né rapida. Rosa e blu sono arrivati, insieme ad altri colori pastello come colori per i bambini, alla metà del 19° secolo, eppure i due colori non sono stati mai promossi come rappresentanti esclusivi di un genere o dell’altro fino a poco prima della Prima Guerra Mondiale, ed anche allora la cultura popolare ha avuto il suo bel da fare per  accettare il concetto rivoluzionario di rosa/femmina e celeste/maschio.
Perché era rivoluzionario sul serio!
Parliamo di 70 anni fa.
Ad esempio, in un articolo del 1918 apparso sul catalogo per abbigliamento da bambini di ‘Earnshaw’ (un'istituzione ancora oggi negli US) si legge, "La regola generalmente accettata è che il rosa sia per i bambini ed il celeste per le bambine. La ragione è che il rosa, essendo un colore più deciso e più forte, sia più adatto ai maschietti, mentre il celeste, che è più fragile e delicato, sia più adatto alle femminucce.
Altre fonti ritenevano il celeste più adatto alle bionde ed il rosa alle brune; o il celeste  per i bambini dagli occhi azzurri, mentre il rosa per quelli dagli occhi marroni.
Nel 1927, la rivista Time ha addirittura pubblicato un grafico che mostrava i colori più appropriati al sesso del bambino in base ai suggerimenti dei principali negozi degli Stati Uniti: a Boston, ‘Filene’ suggeriva ai genitori di vestire i maschietti in rosa. Così pure proponeva ‘Best & Co.’ a New York, ‘Halle’ a Cleveland e ‘Marshall Field’ a Chicago .
Insomma, si tratta di un'operazione di marketing.
La rigidità con cui utilizziamo oggi il rosa ed il celeste non è arrivata a noi fino al 1940, come conseguenza delle preferenze degli americani interpretate da produttori e rivenditori. 
Non ho bisogno di sottolineare l'influenza che il mercato americano abbia a livello culturale in tutto il mondo e che certi usi e costumi, una volta ricevuto il beneplacito degli Stati Uniti, tendono a propagarsi ed a diventare fenomeni globali (tipo Coca-Cola, fast food e Babbo Natale di rosso vestito per capirsi)
"Si tratta di marketing e di sicuro sarebbe potuto andare diversamente " dice Paoletti .
Così i baby boomers (i bambini nati negli Stati Uniti tra il 1946 ed il 1964 durante l’esplosione demografica del dopoguerra) sono stati cresciuti in abbigliamento di genere specifico per la prima volta in secoli. I maschietti vestiti come i loro papà, le femminucce come le loro mamme. 
Le bambine dovevano indossare abiti delicati e graziosi a scuola, anche se uno stile disadorno e più ‘da maschiaccio’ rimaneva comunque accettabile per il gioco .
Poi il nuovo colpo di coda.
Con l’arrivo del movimento di liberazione delle donne alla metà del 1960, con il suo messaggio anti-femminile ed anti-moda, il look unisex divenne politico e fece di nuovo furore, ma completamente invertito rispetto al periodo della foto del piccolo Franklin Roosevelt. Ora le bambine vestivano 'in stile maschile'  o quantomeno in abiti privi di elementi di definizione di genere. 
Paoletti ha addirittura rilevato che dal 1970 il catalogo di Sears smise di proporre abbigliamento rosa per le bambine per ben due anni.
Potere del femminismo o reazione ad un lavaggio del cervello subdolo ed ingiusto?
"Uno dei concetti base del femminismo era infatti che le ragazze fossero un po' attirate in ruoli servili e di sottomissione attraverso i vestiti", dice Paoletti. 
"Se vestiamo le nostre bambine più come bambini e meno come bamboline di porcellana, avranno più opzioni e si sentiranno più libere di essere attive, volitive, assertive. Più libere di avere una voce." era il pensiero catalizzatore della reazione.
John Money, un ricercatore sull’identità sessuale presso il Johns Hopkins Hospital di Baltimora, sosteneva già all'epoca che il ruolo di genere è appreso principalmente attraverso stimoli sociali e ambientali. "Questo è stato uno dei pilastri negli anni '70 del dibattito su natura del genere contro cultura del genere", dice Paoletti .
L’abbigliamento di genere neutro, tornato alla ribalta grazie al femminismo, rimase popolare più o meno fino alla metà degli anni ’80 poi la situazione cambiò di nuovo e "Tutto ad un tratto non c’era più solo una tutina blu; si trattava di una tutina blu con su disegnato un orsacchiotto con un pallone da calcio ed i pannolini usa e getta venivano fabbricati in rosa e celeste".
L’avvento della diagnosi prenatale poi è stato un grande motivo per il cambiamento. I genitori in dolce attesa, una volta appreso il sesso del nascituro, si davano all’euforia dello shopping ‘mirato’ per maschietti o femminucce. 
"Più si individualizza un prodotto, in questo caso l'abbigliamento, più si vende", dice Paoletti. 
Il concetto di prodotto ‘mirato’ a due diversi generi attraversa tutto lo spettro del mercato rivolto ai bambini, dall’abbigliamento, ai mobili per le camerette, ai passeggini agli importantissimi giocattoli. Genitori benestanti, concettualmente, possono spendere una fortuna e decorare la casa per il bambino n.1, una femminuccia, e poi ricominciare tutto daccapo quando arriva il bambino n.2 un maschietto.
Alcune giovani madri cresciute nel 1980 private di rosa, pizzi, capelli lunghi e Barbie, Paoletti suggerisce, finiscono col respingere il look unisex per le proprie figlie. 
"Anche se sono ancora femministe, stanno percependo queste cose in una luce diversa,
anche se vogliono comunque che la loro bambina possa diventare un ingegnere o un chirurgo, non vedono niente di male nell’essere un chirurgo molto femminile."
Un altro fattore importante poi è stato l'aumento del consumismo tra i bambini negli ultimi decenni. Secondo gli esperti dello sviluppo infantile, i bambini diventano consapevoli del loro genere tra i 3 ed i 4 anni di età, e non si rendono conto della sua permanenza fino all'età di 6 o 7 anni. Contemporaneamente sono i bersagli di pubblicità sofisticate e diffuse che tendono a rafforzare le convenzioni sociali. 
"Così arrivano a pensare, per esempio, che ciò che rende qualcuno femminile è avere i capelli lunghi ed indossare un abito'', dice Paoletti. 
"Sono così curiosi eppure  così irremovibili nelle loro simpatie ed antipatie. "
Nella ricerca per scrivere il suo libro, Paoletti spiega che continuava ad avere in mente i genitori di quei bambini che non sono conformi ai ruoli di genere: dovrebbero insegnare ai propri figli a conformarsi, o permettere loro di esprimersi nel loro vestire? 
"Una cosa che posso dire ora con sicurezza è che io non sono una fan della rigidità del confine tra maschile e femminile. La perdita dell’abbigliamento neutro è qualcosa su cui la gente dovrebbe riflettere di più, come pure sul fatto che ne sta di nuovo prendendo piede una forte richiesta, per neonati e bambini. C'è tutta una comunità di genitori e bambini là fuori che stanno lottando con situazioni tipo 'Mio figlio non vuole indossare vestiti da maschio, preferisce indossare vestiti da femmina.' Non dovrebbero esistere lotte di questo tipo, o comunque affrontate in termini di giusto o sbagliato.
Dobbiamo renderci conto che il mondo della moda, del marketing, del prodotto e del produttore può essere suddiviso in bambini rosa e celesti, ma il mondo degli individui reali è ben più ricco di sfumature, ed è a quest'ultimo che noi tutti apparteniamo.
Al di là di quanto la teoria dei generi possa essere condivisibile e soprattutto destabilizzante per tanti genitori, resta innegabile che quello che viene avvertito oggi come 'status quo', come un principio assoluto della definizione e determinazione di genere, è invece il risultato di un cambiamento dettato da molteplici fattori casuali ed ambientali.
In parole povere, se vostro figlio vuole indossare il rosa e vostra figlia adora il celeste, tutto rientra comunque nella norma.
La paura ed il disagio della società di fronte a certe situazioni derivano solo dal fatto che ogni abitudine è dura a morire.
Tutto qui.
Io intanto preparo il mio completo rosa confetto, che tra altri 30 anni definirà di nuovo il macho.

Lo avete letto prima qui.




TQF xx

29 comments:

Peggy Lyu said...

Sentivo una signora raccontare che lei è cresciuta in una famiglia di tre sorelle ed un fratello minore e che quindi quando è anto (negli anni 60) i genitori lo vestivano con i vestiti delle sorelle più grandi, ed è una cosa che si usava fare spesso. Io invece, nata alla fine degli 80 ero bionda, occhi verdi, capelli a caschetto e vestivo un pò da maschietto. Però ad un anno di età va pur bene insomma. Effettivamente gli abiti neutri danno più libertà di movimento durante il gioco e forse aiutano a far avere al bambino una mente più aperta. E magari a non giudicare la gente da come si veste...per quello poi ne abbiamo di tempo

Melinda Santilli said...

Io sono sostanzialmente d'accordo con Veronesi, per come vanno le cose si sta andando giustamente incontro a una gender fusion dove maschile e femminile diventeranno sempre più simili e dove le etichette saranno obsolete.
Speriamo bene.
In ogni caso io sono una bimba cresciuta con jeans e tute da ginnastica e non mi sembra che questo abbia condizionato il mio carattere, anzi ho potuto giocare liberamente senza tanti problemi!

La solita Simonetta said...

Premetto che quando sono nati i miei bambini ho chiesto da vera stronza esplicitamente di non farmi regali azzurri o rosa: tutto furché quei colori. Parlo di 7 e 6 anni fa. I miei figli vanno in una scuola pubblica e l'anno in cui ha cominciato il primogenito - due anni fa - la preside ha lanciato una bella idea e cioè quella di usare una polo invece del grembiule (blu per i maschi e bianco per le femmine) con il colore della scuola (un azzurro molto carico). La preside ne ha fatto una questione di identità con l'istituto (molto snob), io ne ho apprezzato il fatto che superasse la separazione maschi-femmine. Tu non ci crederai ma le mamme contrarie avevano figlie femmine e si sono ribellate perché le loro bambine non potevano per cinque anni andare a scuola con una maglietta azzurra. La preside ha lasciato libertà di scelta e così le bimbe "a modo" vanno a scuola con il grembiulino bianco. I pregiudizi sono tanti e l'altezzosità con cui vengono portati avanti mi fanno seriamente temere per il futuro della società in cui vivranno i miei figli.
Buona giornata e un abbraccio.

Per le vie di Milano... said...

Il tuo post è davvero bello e interessante. Speriamo che la società vada verso una generale accettazione delle differenze intese come preferenze personali di ognuno di noi, invece di conformarsi di volta in volta alla moda temporanea.
Io sono cresciuta con vestitini e tute, barbie e macchinine (che puntualmente restavano senza ruote). Ritengo che fosse più facile per una bimba vestirsi da bimbo che viceversa. E ancora oggi è così. Se avrò dei figli spero che potranno vivere in una società che li accetti indipendentemente dal loro modo di vestire e dalle loro preferenze. Dovranno crescere come persone di cui voglio essere orgogliosa, solo questo.
:)

articolo said...

vesto mia figlia in modo neutro, non maschile, eppure tutti continuano a dirmi "che bel bambino!". odio il tutto rosa sulle bimbe, compro da zara in entrambi i reparti e non ci penso proprio a metterle gonne e vestitini, che poi gattona ed è sempre mezza nuda. è una questione di praticità. ma per i nonni sembra che io sia una mamma degenere a non vestirla da "femmina"...credo che se ne avrà voglia, sarà lei a decidere se mettere una gonna o un pantalone quando avrà l'età per farlo. e poi non mi dispiacerebbe riutilizzare i vestiti qualora dovessi avere un secondo e fosse maschietto. idem per tutti gli accessori, passeggino ecc...e se devo essere onesta, mi fanno impressione le bambine di 2 anni vestite da adulte.

Anonymous said...

Sempre vestita di rosa fino alla pubertà poi libera di scegliere. E ho scelto una moda unisex.
Risultato: libera e gaia dalla testa ai piedi!!!
Vattelapesca.

Giovanna Lapazza said...

Devo ammetterlo: vesto mio figlio da maschio, e dubito che lo mandarei in giro con la gonna se me lo chiedesse.
D'altro canto invece non ho problemi ad incoraggiarlo nei giocattoli e giochi di ruolo riconosciuti come femminili.
Adora Cenerentola (spesso mi chiede di fare il Principe, che lui è Cenerentola!), Mia and Me e i pentolini! (gil sto costruendo una cucina di cartone che è la fine del mondo!) e odio chi viene a sindacare che "sono giochi da femmina"

Non ti dico cos'ho dovuto ascoltare un pomeriggio al parco: si mette a giocare con un gruppo di bimbe che si stavano divertendo con trucchi e smalti; voleva a tutti i costi le smalto, e le bimbe reticenti "ma tu sei un maschio". E quando altri bimbi, maschi, incuriositi si sono avvicinati, ho sentito papà terrorizzati "bello di papà, tu non lo mettere lo smalto eh? che è robba da femmine!"
Ci sarei partita con una testata...

p.s.
cmq l'articolo è super interessante, e mi spiega benissimo perché non gli metterei la gonna... quanti condizionamenti!

Anonymous said...

Illuminante. Torno ora da un'uscita durante la quale volevo comperare qualche tutina da neonato/a per un'amica in dolce attesa. Rosa e blu, niente scelte alternative...niente tutina.
E che dire del super dove ho dato un'occhiata alle uova di Pasqua? Uovo bimbo e uovo bimba. Azzurro e rosa. ○_○
...poi torno e leggo te :)
c.

Vale.81 said...
This comment has been removed by the author.
Vale.81 said...

avevo scritto un commento pieno di errori. riscrivo.
dicevo che io mia figlia quasi duenne la vesto con tutto e con qualsiasi colore. e che presto le taglierò i capelli, perchè le danno fastidio e non se li fa legare. e le mie amiche con figli maschi mi hanno fatto tanto di occhi al pensiero che io tagli i capelli alla mia bella bimba...
devo dire che mi stupisce molto questa ossessiva attenzione per tutto ciò che sia anche solo vagamente femminile da parte di queste mie amiche, perchè non le ritengo stupide nè ottuse, ma noto in loro il "terrore" di poter indirizzare i loro maschietti verso l'omosessualità, come se fosse qualcosa che si può indirizzare. del resto ho anche notato che se io porto al parco mia figlia vestita tutta di azzurro e col ciuccio azzurro in bocca nessuno mi dice nulla, se le mie amiche "osassero" mettere qualcosa di rosa ai figli sono certa che sarebbero oggetto di osservazioni da chiunque...

arya said...

Da piccola - anni 80 - ricordo bene che la distinzione di genere era sentita fondamentale da tutti i miei coetanei, il mondo era diviso in maschi e femmine e lo trovavamo un principio ovvio. Mi chiedo ora da cosa venisse questa idea, se dalla scuola, dal marketing, dalle famiglie. Mia cognata è educatrice (e viviamo in svezia, la patria del pronome neutro Hen, né lui né lei) e dice che nella sua esperienza, tra un oggetto giallo e uno rosa, per esempio, le bambine piccolissime (prima che parlino o che le si possa veramente "educare") scelgono il rosa, specie il rosa acceso, mentre i maschi non lo considerano attraente. E quindi la cosa è usata nell'industria dei giocattoli. Questa differenza di senso cromatico crescendo si attenua o sparisce. Un po' come il fatto che da bambini ci piacciono le cose dolcissime e da adulti le tolleriamo meno. Non so se sia vero, ma so questo: che conta il messaggio non il colore. Forse non è tanto che diamo alle bimbe giocattoli o vestiti rosa, ma il fatto che glieli diamo dicendo loro: questo è da femmina! (e viceversa) Poi vabbè, pensiamo alla squadra olimpica tedesca a londra che sfilò coi giubbottini celeste puffo e rosa maialino...gente adulta, eh...e coi colori tedeschi erano pure un pugno in un occhio!

Francesca said...

Bravo! Ben detto! :-)

Rabb-it said...

Ma noooo!
Non mi dovevi mettere lo spoiler nel titolo!

Volevo poter dire da me: quello è un maschietto. :-P
Vado, segnalo il post... e basta, tanto che torno lo sai già!

^_^

lacasadihilde said...

Mia madre mi sgrida perché lascio che il mio terzogenito si metta i vestiti della sorella maggiore. Lo lascio persino vestire da principessa, come lascio che lei si vesta da moschettiere.
Grazie per questo bellissimo post, intelligente e obbiettivo.

Ciao, Noemi.

paola_ said...

Con me sfondi una porta aperta, proprio in questi ultimi giorni sono incasinatissima a cercare qualcosa per la mia bimba di 5 mesi che non sia rosa confetto ed è un'impresa a dir poco titanica. :O

Anonymous said...

Rivedo le mie foto a 3 anni, capelli corti, all star, salopette di jeans, bandana intorno al collo e cappellino con la visiera rigirata. Una figa, altro che nastri e pizzi! E turbe non ne ho mai avute!

L'angolo di me stessa said...

Molto interessante e ben proposto.
Io odio il rosa, amo un po' di più l'azzurro e il viola, ma ancora di più odio la distinzione. Adoro poi i colori verde, rosso, giallo, arancione, non ho voluto sapere per nessuno dei miei figli il sesso e cercare abiti unisex è stato difficilissimo.
Ora che vivo in Francia vedo però che molto dipende dal dove: qui ci sono moltissimi abiti unisex, anche se non mancano ovviamente rosa e azzurro. Insomma come sempre non si può generalizzare, nè dare delle regole. Come dici tu tra 30 anni il rosa andrà per i maschi ;)

ero Lucy said...

Davvero interessante l'excursus storico che racconti. Pensando alla societa' in cui viviamo, quello che e' prassi, dagli anni '80 in poi come qualcuna piu' su ha scritto, e' che una bimba possa vestire ed atteggiarsi da maschietto, ma c'e' molta meno tolleranza emotiva per il contrario. I commenti che mi precedono sono tutti di donne, e la maggior parte delle mamme parlano delle loro figlie femmine. Anche io non ho alcun problema a vestire mia figlia non "da femmina". Ma non sono certa, onestamente, se con un figlio maschio sarei stata cosi' obiettivamente serena semmai mi avesse chiesto di indossare gonne o truccarsi. E non tanto per quello che penso io; ma per quello a cui sarebbe andato incontro uscendo di casa. Proprio oggi a lezione si parlava di un saggio breve che immagino tu conosca, si chiama Paul's case, di Willa Cather. Ho pensato alle analogie enormi, incredibili, col caso del ragazzo dai pantaloni rosa che si suicido' un paio di anni fa. E ho pensato che 115 anni sono davvero passati quasi invano.
Sulla presunta neutralita' scrissi un post qualche tempo fa http://erolucyvanpelt.blogspot.com/2013/10/ne-carne-ne-pesce_12.html
Chissa' davvero come cambiera' la societa'. Scusa la lungaggine.

My perfect Me said...

Io sono figlia di una mamma che ha subito molte costrizioni e mi ha perciò crescita in modo assolutamente libero: volevo i capelli corti? E via a tagliarli! Volevo abiti da maschiaccio? Accontentata! Se poi ci metti anche il fatto che sono stata tenuta libera e selvaggia in campagna dai nonni, il quadro è completo. Sono molto libera mentalmente, è vero, ma mi sono resa conto fino in fondo di essere una donna solo dopo aver partorito. Un'esperienza dura per come è andata, ma che mi ha trasformata e mi ha fatto fare la pace con me stessa. A me sarebbe servito imparare ad essere un po' donna da subito, anche attraverso l'abbigliamento... Il che non significa trine e merletti, ma avere una direzione ed indossare gonne o abitini anche da bambina, in alcune occas, invece di calzoncini e cappellini sempre e comunque, mi avrebbe facilitato la vita con me stessa

Deshna Francesca said...

Ho vestito mio figlio spesso anche di rosa perché avendo riciclato tutto, era quello che passava il convento. Ha due cugine quindi immagina, anche le scarpe con scritto girls. Adesso si vede che è un maschietto, ma x mesi mi hanno detto che bella bambina che hai.... ed io zitta.... non gli taglio i capelli, ha dei ricci stupendi, a volte vuole lo smalto, vede me....lo vuole anche lui, ha giochi di ogni tipo e l'altro giorno stava allattando la bambola. Adesso che ha scoperto avere il pistolino ed io la vulva (come usa bene i termini ), non gli nasconderò niente delle differenze e somiglianze tra maschi e femmine e...... sfumature intermedie

Paolo1984 said...

"Anche se sono ancora femministe, stanno percependo queste cose in una luce diversa,
anche se vogliono comunque che la loro bambina possa diventare un ingegnere o un chirurgo, non vedono niente di male nell’essere un chirurgo molto femminile."

in effetti non c'è nulla di male si può essere una donna medico molto femminle.Che poi la femminilità si debba identificare per forza col rosa non è detto.
L'importante è non farsi prendere dalla paranoia: se la bimba vuole il rosa è ok,se non lo vuole è ok lo stesso, stessa cosa per il bimbo. Non è facile ma ci si deve provare

Paolo1984 said...

anche i capelli lunghi o corti specialmente oggi possono essere maschili come femminili e non c'entrano con l'orientamento sessuale

Alessia A. said...

Quando mi trucco mio figlio gioca coi pennelli e a fa finta di darsi blush e ombretto. E ride di gusto.
Gioca coi Lego, ma anche col carello delle pulizie giocattolo, fucsia e rosa.
Preferisco quando culla le mie bambole che quando gioca con la pistola, anche se crede serva per gonfiare le gomme alla bici (certo che se all'asilo evitassero i fucili e i mitra, sarebbe più facile!).
Sabato mi stavo dando il Rouge Noir di Chanel (non proprio un colorino facile e dismesso!) e lo voleva anche lui!
Non sapevo cosa rispondere e...mi ha salvata lui dicendo: "Tello lì non è da machietti, tettò sì" E si è dato una passata di indurente!!! :) :)

la staccata said...

Una ola, Marcolì, di dieci minuti pure se oggi c'ho il nervo sciatico infiammato.

Lorenzo Gasparrini said...

Grazie TQF, e dàje così.

paola zanetti said...

Interessantissimo e condivisibile, soprattutto il concetto che sia stata più che altro una questione di marketing (dannati soldi, rovinano sempre tutto...).
Tuttavia .. sono figlia di una mamma che adorava l'unisex e la comodità, così sono andata avanti a vestirmi con gli abiti di mio cugino (più grande, che mi passava tutto ciò che non gli stava più) e portando un praticissimo caschetto corto (niente capelli tirati o forcine che mi trapanassero la testa); arrivata a una certa età ho però desiderato fortemente i capelli lunghi (che porto ancora adesso pur lamentandomene), i vestiti femminili ed ho smesso di praticare calcio e karatè.. dato che mi sentivo fortemente a disagio in mezzo alle altre ragazze 15enni. Non è stato un desiderio dettato dal fatto che con una gonna i ragazzi mi avrebbero senz'altro notata, più che altro VOLEVO sentirmi femminile. Perché é inutile, 15 anni a sentirti dire che ti vesti come un maschiaccio e altre frasi tipo "se facessi così o cosà staresti molto meglio" hanno influito tanto da arrivare a chiedermi se un passeggino arancione sarebbe andato bene per il bambino che aspetto. Vero, sono separazioni assurde, ma un giorno mio figlio andrà a scuola e se gli darò un astuccio rosa tornerà a casa piangente perché tutti l'avranno preso in giro.. quindi che devo fare? Pensare a me o a lui?

n said...

Ciao Marco. Sono arrivata arrivata da poco fra i tuoi lettori, ma sono già conquistata. Così oggi quando ho letto questo articolo ho subito pensato a te, a voi anzi.
http://www.huffingtonpost.it/2014/05/21/bambino-coppia-gay-la-reazione-spontanea-_n_5365809.html?utm_hp_ref=italy

Ciao. Laura

Anonymous said...

Sempre di aria fritta si parla? La distinzione di genere è nata negli anni '40 del nostro secolo? Nella ricerca del complesso si dimenticano sempre le cose più semplici da vedere: l'abbigliamento dei secoli precedenti non rimarcava la sessualità: le donne di qualsiasi estrazione sociale, considerate tali non appena erano fertili, erano vestite in maniera femminile. Non diciamo sciocchezze per fare aumentare le visualizzazioni... La tara mentale di chi crede di essere diverso per come si veste sta tutta del proprio neurone bacato!

Anonymous said...

Hi just wanted to givе you a brief heads up and let yoս
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I'mnot sure wҺy Ьut I think its a linking
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