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Non potevo non dedicare un post alla questione 'Inserto di Barzellette gay su Visto' che sta ancora popolando dibattiti e scontri in rete.
Mi sono attaccato in particolare ad un tweet scritto da Selvaggia Lucarelli, che voi conoscerete senz'altro più di me. Su detto tweet, la tipa fa questa considerazione: perché noi gay ci inalberiamo tanto per una raccolta di barzellette sui gay, mentre i carabinieri (anch'essi bersaglio del pubblico ludibrio) no?
Segue una tsunami di commenti, retweets, insulti e messe nere. La comunità LGBT si incazza. La gente si incazza perché la comunità LGBT si incazza. La gente si incazza perché c'è chi si incazza contro la comunità LGBT che si incazza.
Il bordello.
C'è gente che dice che è sacrosanto indignarsi davanti all'affronto di pubblicare certa roba, altri che si  meravigliano del fatto che tanti gay (io incluso) la stiano facendo così lunga per una raccolta di barzellette vecchie e neanche tanto divertenti.
Ci intimano di far leva sulla nostra famigerata autoironia "Ma fatevi un risata!" ci suggeriscono "La normalità passa anche per questo!", ci ricordano "Allora cosa dovrebbero dire i carabinieri, gli ebrei, i neri e le donne?".
Cercano di rassicurarci e di scrollarci intimandoci di smetterla di comportarci come una categoria protetta.
La Lucarelli in particolare va avanti, in un post 'delucidatorio' su Facebook (giusto perché non era chiaro abbastanza in 140 caratteri…) come segue:

" L'ironia sdogana. L'ironia richiede autoironia. L'ironia livella e ci mette tutti sullo stesso piano. I gay non sono una specie da proteggere. Non sono inermi, indifesi, diversi. Non sono di cristallo. I gay non sono bambini down, non sono gli ebrei deportati, non sono malati terminali. Subiscono, ancora oggi, delle discriminazioni da gente involuta, è vero, ma questo tocca pure alle donne e a tante altre categorie che non per questo reputano offensiva una barzelletta su di loro. A fare ironia sul mondo gay non si deve passare neppure per politicamente scorretti. Al contrario. Chi ha la naturalezza nel fare ironia sui loro vizi, sui loro limiti, sulle loro debolezze, probabilmente ha anche l'intelligenza per riconoscerne le virtù. 
E io sono certa che i gay intelligenti questo lo sanno bene."


Questo è un post un po' lungo e non ha nulla di divertente. 

Recentemente ho postato un mio pensiero su twitter in cui lamentavo l'uso che molti fanno di immagini di bambini trucidati in Gaza per attrarre l'attenzione e polarizzare le opinioni del pubblico sulla questione. Ho sottolineato il fatto che, secondo me, certe immagini non aiutano nessuno, ma contribuiscono solamente alla desensibilizzazione già in atto nelle nostre società di fronte alla violenza. Lo sostengo davvero. Se abbiamo bisogno di arrogarci il diritto di spiattellare online le foto dei figli di qualcuno, trucidati per strada, per attirare l'attenzione delle masse e fare 'informazione', allora tra 20 anni (forse meno) avremo bisogno dei loro cadaveri sulla soglia di casa. 
"Meglio che se ne parli piuttosto che il contrario!" ed avete ragione da vendere, ma fate un gioco pericoloso a prender di sotto gamba certe tecniche sensazionalistiche che trattano argomenti di tragica attualità come notizie 'alla moda' da sbattere nel dimenticatoio appena l'indice di ascolto diminuisce.
Che poi è la triste condotta di quotidiani e notiziari televisivi.
Questo è un conflitto che infuria da più di 70 anni.
È parte delle nostre vite ed ha fatto da sottofondo (seppure lontano e soffocato) alla nostra infanzia, ai nostri studi ed ora alla nostra vita di adulti. Io personalmente non ho bisogno di immagini shock per comprendere cosa stia succedendo (preferisco abbassare il capo con deferenza e rispetto di fronte a tanto scempio di vite…), però trovo più edificante ed importante capire PERCHÉ e COME si sia arrivati a queste atrocità, cosciente del fatto che è ormai impossibile schierarsi dall'una o dall'altra parte e del fatto che NESSUNO dall'esterno, indipendentemente dal livello della sua indignazione, potrà MAI risolvere un conflitto che è stato definito "il più intrattabile della storia".