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Questo è un post un po' lungo e non ha nulla di divertente. 

Recentemente ho postato un mio pensiero su twitter in cui lamentavo l'uso che molti fanno di immagini di bambini trucidati in Gaza per attrarre l'attenzione e polarizzare le opinioni del pubblico sulla questione. Ho sottolineato il fatto che, secondo me, certe immagini non aiutano nessuno, ma contribuiscono solamente alla desensibilizzazione già in atto nelle nostre società di fronte alla violenza. Lo sostengo davvero. Se abbiamo bisogno di arrogarci il diritto di spiattellare online le foto dei figli di qualcuno, trucidati per strada, per attirare l'attenzione delle masse e fare 'informazione', allora tra 20 anni (forse meno) avremo bisogno dei loro cadaveri sulla soglia di casa. 
"Meglio che se ne parli piuttosto che il contrario!" ed avete ragione da vendere, ma fate un gioco pericoloso a prender di sotto gamba certe tecniche sensazionalistiche che trattano argomenti di tragica attualità come notizie 'alla moda' da sbattere nel dimenticatoio appena l'indice di ascolto diminuisce.
Che poi è la triste condotta di quotidiani e notiziari televisivi.
Questo è un conflitto che infuria da più di 70 anni.
È parte delle nostre vite ed ha fatto da sottofondo (seppure lontano e soffocato) alla nostra infanzia, ai nostri studi ed ora alla nostra vita di adulti. Io personalmente non ho bisogno di immagini shock per comprendere cosa stia succedendo (preferisco abbassare il capo con deferenza e rispetto di fronte a tanto scempio di vite…), però trovo più edificante ed importante capire PERCHÉ e COME si sia arrivati a queste atrocità, cosciente del fatto che è ormai impossibile schierarsi dall'una o dall'altra parte e del fatto che NESSUNO dall'esterno, indipendentemente dal livello della sua indignazione, potrà MAI risolvere un conflitto che è stato definito "il più intrattabile della storia". 

Nel 19° secolo la terra di Palestina era abitata da una popolazione multiculturale (circa l’86% musulmana, il 10% cristiana ed il 4% ebraica) che coabitava in pace. 
Alla fine del 1800 prende piede in Europa un movimento nazionalista ebraico che decide di colonizzare questa terra. Conosciuto come movimento sionista, rappresentava una minoranza estremista della popolazione ebraica. Il suo obiettivo era quello di creare una patria ebraica su cui convogliare le centinaia di migliaia di ebrei, da sempre sperperati per il globo prendendo anche in considerazione diverse zone in Africa e nelle Americhe, prima di focalizzare le proprie attenzioni sulla Palestina.
Adesso se facciamo mente locale e ricordiamo un po’ di storia antica, ricorderemo che il popolo ebraico fin dall’Antico Egitto fu respinto, soggiogato, schiavizzato e, in genere, sempre privato di una dimora culturale e di un’identità nazionale.
In un primo momento, questa immigrazione non creò nessun problema. Tuttavia, con l’aumentare dell’immigrazione di sionisti in Palestina, molti di questi con l'espresso desiderio di appropriarsi del territorio per uno stato ebraico, la popolazione indigena divenne sempre più allarmata fino a far scoppiare i primi conflitti con crescenti ondate di violenza. 
L'ascesa di Hitler al potere poi, combinata con le attività sioniste mirate a sabotare gli sforzi per domiciliare i profughi ebrei in paesi occidentali, portò ad un aumento dell’immigrazione ebraica in Palestina con la conseguente crescita del conflitto.
Nel 1947 le neonate Nazioni Unite decisero di intervenire. Purtroppo però, piuttosto che aderire al principio di "autodeterminazione dei popoli", in cui il popolo stesso crea il proprio stato e sistema di governo, l'ONU decise di tornare alla strategia medievale secondo la quale un potere esterno ripartisce i terreni altrui.
E inizia il casino vero.


Sotto forte pressione sionista, l'ONU si risolve di assegnare il 55% della Palestina alla creazione di uno stato ebraico, nonostante il fatto che questo gruppo rappresentasse solo il 30% della popolazione totale, e possedesse solo il 7% del territorio.
Mentre è ampiamente riportato che la guerra risultante alla fine comprendesse cinque eserciti arabi, meno noto è il fatto che in tutta questa guerra le forze sioniste fossero sproporzionatamente superiori a livello numerico rispetto a tutti i combattenti arabi e palestinesi insieme. Inoltre, gli eserciti arabi non invasero Israele, praticamente tutte le battaglie furono combattute sul territorio che doveva essere lo Stato palestinese.
Infine è significativo notare che gli eserciti arabi entrarono in conflitto solo dopo che le forze sioniste avevano già commesso ben 16 massacri, tra cui quello di oltre 100 uomini, donne e bambini a Deir Yassin. Le forze sioniste commisero 33 massacri in tutto.

Entro la fine della guerra, Israele aveva conquistato il 78% della Palestina: 700mila palestinesi erano stati trasformati in rifugiati (i loro discendenti, ancora considerati come rifugiati, oggi ammontano a 7 milioni!!); oltre 500 città e villaggi erano stati cancellati ed una nuova mappa redatta, in cui ogni città, fiume e poggio aveva ricevuto un nuovo nome ebraico.
Parallelamente, tutte le vestigia della cultura palestinese vennero cancellate. Per decenni Israele ha negato l'esistenza di questa popolazione, l'ex primo ministro israeliano Golda Meir, una volta affermò: "I palestinesi non esistono."

Nel 1967, Israele conquistò ancora più terra. Dopo la guerra dei sei giorni, in cui le forze israeliane lanciarono un attacco a sorpresa di grande successo in Egitto, Israele occupò il restante 22% della Palestina che gli era sfuggito nel 1948: Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Dal momento che, secondo il diritto internazionale è inammissibile acquisire territori con la guerra, questi sono tutt'ora riconosciuti internazionalmente come territori occupati e non appartenti ad Israele. Ha inoltre occupato parti d'Egitto (da allora restituiti) e la Siria (che rimane sotto occupazione).

Ci sono due questioni principali al centro di questo conflitto. In primo luogo vi è l'effetto inevitabilmente destabilizzante di cercare di mantenere uno stato etnicamente preferenziale, in particolare quando si è in gran parte di origine straniera. La popolazione originale di quello che oggi è Israele era costituita per il 96% di musulmani e cristiani, eppure a questi, adesso nello status di rifugiati, è vietato tornare alle loro case nello stato ebraico (sono ormai così numerosi che trasformerebbero la popolazione ebraica in una minoranza) mentre quelli all'interno di Israele sono sottoposti ad una discriminazione sistematica.

In secondo luogo la continua occupazione militare israeliana, la confisca dei terreni di proprietà privata in Cisgiordania e il controllo su Gaza, sono estremamente opprimenti, con i palestinesi che non hanno il minimo controllo sulle loro vite. Oltre 10.000 uomini palestinesi, donne e bambini vengono detenuti nelle carceri israeliane. Pochi di loro hanno avuto un processo legittimo.
L'abuso fisico e la tortura sono frequenti. I confini palestinesi (anche quelli interni) sono controllati dalle forze israeliane. Periodicamente uomini, donne e bambini sono perquisiti, persone vengono picchiate (esistono casi in cui ad alcune donne in travaglio viene impedito di raggiungere gli ospedali, a volte con conseguente morte), cibo e medicine vengono bloccati e non arrivano a Gaza, producendo una crescente crisi umanitaria. Le forze israeliane invadono quasi quotidianamente.
Secondo gli accordi di pace di Oslo del 1993, questi territori dovevano diventare finalmente uno stato palestinese. Tuttavia, dopo anni di confische territoriali operate da Israele e le condizioni in costante peggioramento, la popolazione palestinese è giunta alla ribellione.  Questa rivolta, chiamata "Intifada" (in arabo "scrollarsi di dosso") è iniziata alla fine di settembre 2000 e portata avanti anche da organizzazioni terroristiche come Hamas che controlla oggi Gaza e che si oppone in una lotta alla ‘Davide e Golia’ contro le forze estremiste Israeliane che occupano sia la striscia di Gaza che la Cisgiordania con il ‘pretesto’ di voler proteggere Israele dalla minaccia terroristica che Hamas rappresenta per la sicurezza nazionale. Lo chiamo pretesto, ma è una spaventosa realtà, quella che mette il torto in entrambe le fazioni e rende difficile (se fosse mai necessario) prendere le parti di qualcuno nel conflitto.
È una lotta questa che Hamas, con le sue tattiche terroristiche che hanno nel mirino quasi esclusivamente dei bersagli civili piuttosto che militari, non vincerà mai, ma che nella loro ideologia trova sostentamento nel semplice sollevamento delle armi come ‘liberazione dall’oppressione’. Ricordiamo comunque che, seppure nelle atrocità tutt'ora perpetrate da Hamas, la stragrande maggioranza delle vittime in questo lungo conflitto, la cui principale caratteristica è il livello atroce di violenza, sono proprio i palestinesi. 

Molti tentativi sono stati fatti per mediare una soluzione a due Stati, che prevede la creazione di uno Stato palestinese indipendente accanto allo Stato di Israele. Nel 2007, la maggioranza degli israeliani e palestinesi, in base a una serie di sondaggi, era a favore  della "Soluzione dei due Stati" a qualsiasi altra soluzione come mezzo per risolvere il conflitto. Inoltre, la notevole maggioranza del pubblico ebraico vede la richiesta palestinese di uno stato indipendente come legittima, e pensa che Israele potrebbe accettare l'istituzione di un tale stato. 
La maggioranza dei palestinesi e israeliani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza ha espresso una preferenza per una soluzione a due stati. Tuttavia, sfiducia reciproca e disaccordi significativi su questioni fondamentali, così come lo scetticismo reciproco sull'impegno per sostenere i rispettivi obblighi in un eventuale accordo, sono gli ostacoli principali a tutte le trattative di pace fin’ora esplorate. 

All'interno della società israeliana e palestinese, il conflitto genera una grande varietà di opinioni e pareri. Questo evidenzia le profonde divisioni che esistono non solo tra israeliani e palestinesi, ma anche all'interno delle loro stesse società, in cui troviamo il pensiero più moderatore di alcuni scontrarsi con le ideologie estremiste di altri. Queste due dimensioni del conflitto sono distanziate ulteriormente dalla lunga, aspra, violenta storia tra questi due popoli. Non si tratta solamente di risentimento e diffidenza: Israeliani e palestinesi hanno due versioni molto divergenti degli ultimi anni (oltre 70) e di quanto è successo e, per questo, anche conciliare le due realtà è estremamente difficile. Tutto questo rende più facile per gli estremisti, che si oppongono ad ogni compromesso e vogliono solamente distruggere o sottomettere l'opponente, controllare la conversazione e far deragliare il processo di pace.

Secondo me ci sono tre modi in cui il conflitto potrebbe finire. Solo uno di loro è positivo e sereno: la soluzione dei due stati, ma è anche estremamente difficile, e più passa il tempo più diventa difficile.

Soluzione a stato unico: Il primo modo di risolvere il conflitto è quello di cancellare i confini e mettere israeliani e palestinesi insieme in un unico stato pluralista. Pochissime persone pensano che questo potrebbe essere fattibile per il semplice motivo della demografia: gli Arabi sarebbero ben presto più numerosi ebrei. Dopo generazioni di privazione di diritti civili e persecuzioni da parte di Israele, la maggioranza araba sarebbe quasi certamente votata allo smantellamento di tutto ciò che rende Israele uno stato ebraico. Gli israeliani poi, dopo tutto quello che hanno fatto per raggiungere finalmente uno Stato ebraico, dopo migliaia di anni ed il sofferto vissuto della propria persecuzione, non cederebbero mai quello stato ed intenzionalmente tornare ad essere una minoranza etnica in una popolazione vista come ostile.

Distruzione di un lato: Il secondo modo in cui questo conflitto potrebbe finire sarebbe con una delle due parti che sconfigge completamente l'altra, in quello che sarebbe certamente un catastrofico abuso di diritti umani. Questa è l'opzione preferita da estremisti come Hamas ed occupatori israeliani di estrema destra. Nella versione estremista palestinese, Israele è abolito e sostituito con un unico stato palestinese; gli ebrei diventano una minoranza, molto probabilmente sostituendo il conflitto di oggi con un conflitto inverso. Nella versione estremista israeliana, Israele annette la Cisgiordania e Gaza del tutto, trasformando i palestinesi in cittadini di seconda classe in una specie di apartheid sudafricana o espellendoli in massa.


Soluzione a due stati: La terza opzione è per israeliani e palestinesi di avere i propri stati indipendenti che si chiama appunto la "soluzione dei due stati" (quella originariamente ideata dalle Nazioni Unite) ed è sostenuta da quasi tutti come l'unica opzione che potrebbe creare la pace a lungo termine. Ma richiede la definizione e messa a fuoco di un sacco di dettagli così spinosi e difficili, che non è chiaro se sarà, o potrà mai accadere. Alla fine, il conflitto sarà trascinato per così tanto tempo che anche questa soluzione diventerà impossibile.


Fermo restando che questa vuole essere solo una sinossi scritta da un profano come me che di politica capisce davvero poco, e che contiene solo un briciolo del cumulo di eventi e risvolti che hanno portato alla situazione odierna, credo sia utile avere uno schema mentale di come le cose siano successe e soprattutto perché. Se non altro per rendersi conto che nessuno ha ragione e nessuno ha torto. 
Anzi, che la ragione ed il torto ormai non c'entrano più un cavolo e che è una specie di incontro di ping-pong a chi ammazza di più. Entrambe le fazioni combattono ferocemente e con mezzi che vanno 'oltre la legge' per qualcosa di sacrosanto: la propria identità nazionale e culturale, la propria storia ed il riconoscimento reciproco della propria sovranità.
Il lusso di prender parti non esiste più, è un conflitto sporco e meschino che miete una moltitudine di vittime innocenti ogni giorno.
Il conflitto è diventato il protagonista, monopolizzato da gruppi politici ed organizzazioni terroristiche.
Quello che rimane è uno scontro tra gladiatori e belve, un massacro ormai sempre più fine a se stesso che, col suo prolungarsi, continua a far sbiadire quello che dovrebbe essere l'obbiettivo principale: la coesistenza pacifica di due popoli.





TQF xx 

14 comments:

Ernesto (erenis) Pozzoni said...

Il tutto per due libri protostorici risalenti all'età del bronzo...

Silvia said...
This comment has been removed by the author.
Silvia said...

Tenendo conto che:
- La soluzione a due stati è stata più volte rifiutata dalla leadership palestinese (anche nel 1947, quando gli israeliani dichiararono un loro stato e i palestinesi no, motivo per cui tutta la zona è diventata Israele) e quasi sempre accettata dalla leadership israeliana.
- Hamas vuole da statuto la distruzione dello stato israeliano mentre quelli che vogliono l'annientamento della Palestina sono appunto "estremisti" che non mi risulta stiano al governo
- effettivamente i palestinesi non esistono in quanto prima di Israele non c'è mai stato uno stato di Palestina (prima di israele c'era l'impero ottomano) nè una cultura palestinese (che io sappia non hanno mai avuto una identità culturale ma potrei sbagliarmi...) e quindi già il progetto del 1967 sarebbe stato un grandioso passo avanti
- l'ONU stesso ammette che Hamas si fa scudo coi civili
- comunque da Gaza partono razzi ogni giorno, i quali non fanno vittime semplicemente perchè gli israeliani hanno mezzi di difesa (allarmi, rifugi, Iron Dome), tant'è che quando quei missili cadono in zona araba fanno un fottio di vittime civili
forse non è Israele quello che dovrebbe "fare uno sforzo in più",almeno secondo la mia visione.

Peggy Lyu said...

Bellissimo il tuo post di oggi! Non posso che essere d'accordo con te: visto come stanno andando le cose non ci si può schierare per una o per l'altra parte. Sarebbe davvero bello, ma ahimè un'utopia, che il conflitto semplicemente cessasse e si trovasse posto per entrambe le popolazioni. Di morti ce ne sono stati e ce ne saranno anche troppi.
E per quanto riguarda le foto dei bambini: è vero che per far conoscere bisgna far vedere, ma è anche vero che usare le foto di questi bambini come propaganda non è giusto ed è una mancanza di rispetto per loro, e per le loro famiglie. I bambini vanno protetti anche in questo senso.
Grazie per il bellissimo e completo post.

Moky said...

Sembra che la linea che separa l'autodifesa dal genocidio sia stata calpestata dagli israeliani da tempo. Io mi fido di quello che dice Jon Stewart (che e' ebreo "culturale", o un ateo ebreo) nel suo show serale The Daily Show, per la sua visione onesta e non di parte. Qui un breve riassunto:
http://countercurrentnews.com/2014/07/the-daily-shows-jon-stewart-calls-out-israel-for-bombing-gaza-civilians/ e qui parte del duo show (israele-gaza al minute 4:50 circa… anche se l'intero spezzone e' fenomenale!) Spero posse vederlo,…. http://thedailyshow.cc.com/videos/zlzdov/-500--crazies-of-summer

Miki said...

Sono assolutamente d'accordo con te. Anche (soprattutto) per quanto riguarda le immagini: dovremmo fare attenzione a cosa portiamo ai nostri occhi, almeno quanto a ciò che mettiamo in bocca... Abituarsi a vedere certe cose, soprattutto su mezzi come tv e computer, non sensibilizza affatto, anzi, toglie realtà alle immagini rendendole meno "crude". E' rischioso, inutile ed irrispettoso per chi di quelle immagini è soggetto, suo malgrado.

M di MS said...

Consiglio la lettura di "Gerusalemme Gerusalemme" di Dominique La Pierre.

Anonymous said...

Hai per caso una fonte affidabile rispetto a questa affermazione: "Oltre 10.000 uomini palestinesi, donne e bambini vengono detenuti nelle carceri israeliane. Pochi di loro hanno avuto un processo legittimo."
Grazie mille :)

The Queen Father said...

Ciao Anonimo. Poi il vizio di non firmarsi passerà? ;0)
Eccoti accontetato/a/u.

http://www.huffingtonpost.com/mj-rosenberg/gilad-shalits-counterpart_b_369370.html

Stefano said...

Scusa prima ho fatto casino con il sistema :) e grazie per il link!

Deshna Francesca said...

Sono tristemente convinta che i giovani palestinesi e israeliani della mia età, 30anni, armati fino ai denti, non sanno nemmeno perché si stiano ammazzando a vicenda: ognuno avrà una versione della storia di parte per cui si sentirà sempre nella ragione. Dubito proprio che i loro libri di storia siano neutrali e conoscano il conflitto fin dalle radici.

Questo è il punto uno. Qualunque soluzione verrà mai proposta sarà vista sempre come ingiusta e paradossalmente la soluzione più facile, quella dei due stati, è la più utopica di tutti.

Come si dice in Spagna, adesso gli USA e ONU apechugan, vuol dire che loro hanno creato il casino e questa passività mi sconvolge: sono sicura che se volessero il conflitto si sarebbe potuto risolvere da tempo. Gli USA hanno la capacità di creare disastri pure dove non ci sono, tipo la guerra in Kuwait prima, Afganisthan dopo, ma chi li chiama?

Lo sbilancio a livello di strutture tra Israele e Palestina poi è spaventoso, ma da dove tirano fuori le armi gli israeleani? Hanno un rifornimento che fluisce da decenni senza mai aver avuto un embargo serio: voglio dire quando comprano armi e "qualcuno" (Italia compresa) li vende, ma che credono i venditori che li usano per giocare?
I terroristi di Hamas, senza volerli giustificare, automaticamente quando sei un terrorista cosciente di questo, per me sei nel torto, vanno in giro in ciabatte, ci rendiamo conto?

l'ipocrisia mi uccide, per questo non ho la tv, non uso facebook per diffondere le immagini come dici tu, anche perché voglio dire....è l'unico conflitto al mondo? Perché tanto interesse SOLO su questo e silenzio tombale sulle guerre etniche in Africa?
In nostro bel primo ministro spagnolo del cazzo il mese scorso è andato a riunirsi con il dittatore della Guinea, unico ministro europeo che lo ha fatto negli ultimi 30 anni. Che loschi affari dovrà montare con un soggetto così?

Nel frattempo comunque l'Occidente continua a fare il finto tonto, erigendosi a mo' di mediatore quando invece credo che abbia terribili interessi (e ci vuole perversione per averli) perché ripeto se ci fosse davvero la volontà di risolvere il conflitto, si sarebbe trovata e applicata.

L'angolo di me stessa said...

Oh. Che strano, finora l'unico che mi ha spiegato questo conflitto in questo modo è mio marito. L'unico che ovviamente non ha difeso a spada tratta una parte o l'altra. E guarda caso l'unico fino ad ora a cui ho dato un po' d'ascolto.
Fino ad ora :)

Anonymous said...

C'è anche un altro punto di vista. Forse. Giovi
http://www.rightsreporter.org/lettera-aperta-a-chi-manifesta-per-la-palestina/

Silvia said...

Chi nasce in quei luoghi viene purtroppo educato all'odio verso l'altra etnia...ogni famiglia conta dei morti uccisi dall'altro...e' difficile pensare a due stati che possano convivere per non dire utopistico...
Bisognerebbe fare tabula rasa, ripartire da zero, sperare che i giovani possano scrollarsi di dosso il pesante fardello delle generazioni precedenti...e' tutto davvero molto difficile, ma sarebbe bellissimo...
Il ruolo dell'occidente come sempre e' quello di vendere armi facendosi scudo con la parola intermediari...non credo che i governi occidentali vogliano davvero contribuire a risolvere la questione...