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Lettrice: Ciao, vorrei farti una domanda, se ti va rispondimi, grazie. Ho letto che prima di avere il bambino avevi un lavoro nella moda e poi per scelta hai lasciato per meglio seguire il bimbo. Spero di aver ben compreso. La mia domanda è la seguente: non pensi che darai una visione distorta del tuo ruolo al bimbo? Un papà lavora e un papà sta a casa a fare la "mamma" che si occupa della spesa, del cibo, delle pulizie e del bimbo ... A me, donna post-femminista sembra così limitante e riduttivo come ruolo ... Io sono una mamma di tre figli, me ne sono occupata come meglio sapevo e potevo fare ed ho sempre lavorato anche fuori casa, ho due maschi e una femmina, loro sanno che è importante l'indipendenza economica e la realizzazione di se al di la dei ruoli e degli stereotipi. Sai perché te lo chiedo? Perché vedo fare questa scelta alle classi medio-alte, scelta che prima era obbligatoria per le donne e successivamente riservata ai ceti bassi, ma il messaggio è così retrò ... Forse ti darà fastidio questa mia domanda-parere, ma se hai qualche minuto da dedicarmi nella risposta ne avrei molto piacere. Grazie, ciao.

TQF: Ho fatto quello che è meglio per la mia famiglia. Non dimenticare che abbiamo impiegato 3 anni per raggiungere una gravidanza. L'idea di rimanere a casa con mio figlio è stata lampante. Ovvio, poterselo permettere aiuta parecchio.

Lettrice: Penso che questa risposta succinta dipenda moltissimo dal fatto che sei uomo, certamente hai dovuto lottare in quanto gay, ma se fossi donna mi capiresti. Scusa so di rischiare la tua reazione (ho avuto un assaggino) ma per gli uomini non è mai stata una questione legata all'affermarsi come essere umano, gli uomini, pure i gay, hanno sempre avuto l'anima e il sacrosanto diritto ad essere i padroni dell'universo, per le donne no, e oggi quando il diritto ad essere accettate come uguali, almeno nel mondo occidentale, non è più considerata un'eresia,  mi addolora scoprire che tanta fatica e umiliazioni e dolore, vengano buttate alle ortiche, poi tu ovviamente hai fatto benissimo a fare la tua scelta, ma hai un grosso seguito e quindi grosse responsabilità, leggo le frasi di molte donne che ti sentono "vicino e simile" ma tu sei uomo e loro donne, nella società ancora oggi quello che fa un uomo ha un peso notevolmente diverso da quello che fa una donna, dovresti saperlo e tenerne conto, anche quando dai pareri e consigli. Però  non credo che tu mi creda ...

TQF: Più che altro non capisco cosa mi stai chiedendo. Condivido la mia esperienza. La mia. Non mi pongo come modello da seguire. Faccio il casalingo. Non vedo il problema. 

Lettrice: Ma c'é chi ti prende a modelloDavvero non te ne accorgi? 

TQF: Il fatto che molte si identifichino con me è perché certe realtà esulano dal contesto del genere. Quando facciamo certe scelte, certi sacrifici, siamo tutti uguali. Nel mio caso, ricopro un ruolo che in Italia è ancora tradizionalmente monopolio femminile. Ma ancora per poco. Spero.

Lettrice: Io spero di no! Voi uomini avete già  tutto, rivendico il diritto femminile a non cedere pure lo scettro anche se sei Queen! Potrei dirti però  che certi sacrifici non sono uguali, ma diventerei noiosa.

TQF: Secondo me tu hai qualche cosa in sospeso da regolare con l'altra metà del cielo. Poi parti da un'assunzione errata: sono le donne che oggigiorno possono indossare indifferentemente la metaforica gonna o i pantaloni, a casa come al lavoro, mentre l'uomo (sottostando a regole da lui stesso implementate) rimane fisso nel suo ruolo macho/inseminatore/provveditore, anche quando vorrebbe un approccio più 'materno' alla genitorialità. Non si tratta di conquista ed esclusione. Si tratta di parità, ovunque e comunque.

Lettrice: Cara regina, abbiamo due punti di vista diversi e opposti, il tuo è maschile e il mio femminile.  Mi piacerebbe molto discutere con te di "diversità" e disparità di diritti e doveri, ma secondo me sei molto sensibile quando parliamo di omosessualità,  ma non hai lo stesso sguardo se parliamo di donne. È comprensibile. D'altra parte x me è lo stesso al contrario. Bye.

TQF: Bye

Lettrice: Però ti lascio un sorriso.


Allora, questo è lo scambio nella sua integralità. Mi permetto di usarlo come base di un post per poter sottolineare alcuni punti.
C’è una grossa differenza tra il dover fare il genitore che sta a casa ed il poter scegliere di farlo.
Nessuno mi ha mai detto “Ecco, da oggi in poi mettiti il grembiule e comincia a spignattare perché questo sarà il tuo ruolo!”.
Ho scelto io.
Ho scelto. 
Questo è un grande lusso. Ho scelto di restare a casa con mio figlio, di esserci in ogni momento della sua vita e di pagarne le conseguenze.
Perché le conseguenze esistono.
In una società come la nostra, in cui ancora tante donne raggiungono l’affermazione sociale solo attraverso la maternità e gli uomini solo attraverso una carriera di successo, ho deciso di stravolgere i ruoli e di andare contromano.
Avrei potuto fare come tanti, rimanere una taglia 38 e tornare al lavoro lasciando il piccolo alle cure di una bambinaia a tempo pieno.
Ho preferito di no. Forse il mio vissuto di 3 anni con la maternità surrogata ha influito sulla mia decisione, ma è stata tuttavia una decisione.
Le critiche però non si son fatte attendere.
E sono state TUTTE critiche da parte di donne.
Donne che, lungi dal sentirsi usurpate il ruolo di dea del focolare, non capiscono come io abbia deciso di buttare alle ortiche le montagne di reggiseni bruciati in nome dell’emancipazione, per trasformarmi in casalinga anni ’50.
Apparentemente anche con la grossa responsabilità di essere un modello per molte.
Sí insomma, sto facendo advertising per un ruolo ormai anacronistico e  alcune accusano il mio punto di vista maschile, se non maschilista, sulla questione (manco stessi pubblicizzando una vita da mignotta alcolizzata, spacciatrice di antrace).
Per qualcuno sto giocando a fare la mamma e la casalinga, un po’ come (passatemi il paragone, ma non resisto...) Maria Antonietta giocava a fare la pastorella.
Ma dimenticate che io non sono una donna, né tantomeno una regina o una post-femminista. Io non ho mai associato i fornelli alle catene. Per me poter stare a casa con mio figlio è stato sempre e soprattutto un privilegio.
Pr questo la mia ‘lotta’ è diametralmente opposta alla vostra come punto di partenza. Lotto contro un sistema di concezione maschile, che è diventato una palla al piede per tutti quegli uomini che oggi vorrebbero proiettarsi oltre il ruolo di ‘macho/inseminatore/provveditore/cacciatore’. 
Perché guardate che ci sono uomini che indosserebbero volentieri quella metaforica gonna, ma non lo fanno. Non osano, pur sapendo di essere capaci.
La mia lotta, seppur partendo da basi diverse, punta nella stessa vostra direzione care donne, punta al centro: un’area comune di parità ed uguaglianza in cui una donna può indossare il gessato blu e dirigere un’azienda di 12.000 persone guadagnando tanto quanto un uomo, ma anche dove un uomo può trovare affermazione e realizzazione personale indossando invece un grembiule a fiorellini e standosene a casa a fare torte e i compiti coi figli.
La mia lettrice mi chiede se io non tema di dare una visione distorta del mio ruolo a mio figlio.
E perché? Dov’è la distorsione?
Capirei (anche se non condivido) se io fossi una donna, capirei la perplessità in altre donne ed il loro chiedersi perché io non voglia mostrare qualcosa che va oltre gli schemi a mio figlio.
Ma non sono una donna e quello che sto facendo, armato di pazienza, tranquillanti ed una bella faccia di culo, è esattamente mostrargli come si va oltre gli schemi. Nostro figlio ha due papà: uno in carriera, in abito sartoriale e blackberry, l'altro a casa/supermercato/playdates/scuola in jeans e occhiaie.
Sono due ruoli importantissimi che mostrano due aspetti diversi della natura di un genitore. Della natura di un essere umano. 
Essere genitori significa soprattutto prendersi cura dei figli, ed esistono diverse declinazioni di questo termine.
Dal genitore chioccia iper-presente e soffocante, a quello 'per procura' che sopperisce ai bisogni dei figli attraverso una tata full time, e che di fatto non c’è mai. 
Nello specifico del nostro caso, si tratta di due modi diversi di amare, di essere responsabili e di essere capaci.
Trovo che poter offrire ad un figlio un panorama del genere sia una grande ricchezza e che sia molto educativo mostrare cosa significhi essere un genitore che contribuisce rimboccandosi le maniche in casa. La vera distorsione è quella di tanti bambini che crescono pensando che chi cucina, chi lava, stira e rimbocca le coperte sia solo il personale pagato. 
Vi giuro che ne conosco. 
Mandare avanti una famiglia è un lavoro.
Di squadra.
Più che dare risonanza a ciò che dovrebbe fare un uomo e ciò che dovrebbe fare una donna, o alle rispettive battaglie, rinunce e code di paglia (perché purtroppo ci sono pure quelle...) credo sia importante mostrare la famiglia come un team, in cui tutti fanno tutto e sanno fare tutto, per dare spazio naturale alle proprie inclinazioni ed alla libertà di dire che se una cosa non ti piace è perché in realtà non ti piace e non perché la avverti come monopolio dell’altro sesso ed in qualche modo svilente. 
E poi bisogna pure insegnare a fregarsene di chi ha il tuo ruolo già pronto in testa e fa le sue rimostranze quando tu invece non vuoi stare al gioco.
Quelli rompono solo i coglioni. 



TQF xx




46 comments:

ero Lucy said...

Ma guarda, come hai ben detto la differenza sta nel poter scegliere, ed e' senz'altro un lusso. Il problema che e' sorto dopo i reggiseni bruciati e' tutto di capoccia. Io lo chiamo veterofemminismo e ritengo sia il peggiore, quello fatto di persone che per puro ideale rendono impossibile qualsiasi scambio. Una volta mi hanno fatta a fette perche' ho detto, ridendo, che il pavimento lo pulisco meglio io di mio marito (omettendo che lui e' convinto dello stesso ma a ruoli invertiti): vade retro! Lo scopettone umilia la donna! Contenta te che vuoi farti trattare come una schiava!
L'unica questione qui e' la gabbia mentale in cui certe persone si chiudono, solo che pensano che siccome ci mettono l'etichetta fuori allora sono consapevoli. E mica ce lo so.

Ale [Tredici] said...

La cosa che mi piace di te è la tua onestà. Un'altra cosa che mi piace di te è il modo con cui spieghi le tue idee. E un'altra cosa ancora è la tua concezione di famiglia, di ruolo, di padre, di uomo.

Anonymous said...

Io leggo il tuo blog da poco tempo, e pur trovandomi d'accordo con la quasi totalità di quello che scrivi non ho mai commentato. Lo faccio questa volta perchè il tuo post si inserisce perfettamente in un tot di riflessioni "di genere" che mi sto rigirando in testa da un po' di tempo. In particolare riguardo a questa crociata anti-casalinga che sta prendendo piede in ogni dove. come se ogni persona che passa la giornata a scapicollarsi tra figli-faccende-marito-parenti-commissioni-varie-ed-eventuali fosse la sorgente di tutti i mali. Una fallita che sputtana anni di rivendicazioni femministe. Così, per combattere il pregiudizio uomo a lavoro/donna a casa si crea il pregiudizio donna a lavoro = giusto/donna a casa = schifo profondo. Accoltelliamoci pure tra noi.
Io gli darei lo stipendio, a coloro che restano a casa a smazzarsi, figurati.
Il problema di fondo dovrebbe essere un altro: non è passando con un rullo compressore sopra le differenze (di sesso, di lavoro, di tenore di vita, di stilista preferito, quello che vuoi) che si eliminano le discriminazioni. E' accettando le differenze che si rendono inutili le discriminazioni.
E niente. Ho praticamente scritto un post, invece di un commento, ti chiedo scusa. E' che leggere quello che hai scritto mi ha aiutato a tirare fuori quello che pensavo di star pensando. Un brainstorming non richiesto, insomma :)

Giuditta

moonlightclaud said...

Io ho scelto di fare la mamma a tempo pieno. Donna, famiglia per così dire classica, stipendio di mio marito molto modesto. Proprio oggi ho ricevuto un'email da una persona a me cara (ora un po' meno, lo ammetto) in cui mi giudica pesantemente per questa mia scelta e mi ricorda quanto io fossi intelligente e acuta e quanto io mi stia sprecando. Perché ho scelto di donare il mio tempo ai miei figli (con amore e con fatica, non sempre é facile) e non a una carriera. Come se l'intelligenza fosse slegata dal ruolo di casalinga. Altri mi chiedono se non mi sento una mantenuta. Inorridisco ogni volta. Vogliamo uscire dagli stereotipi e ne creiamo di nuovi generazione dopo generazione.
Ti ho letto oggi per la prima volta e ammiro molto questa tua scelta, e apprezzo molto l'averla condivisa.
Claudia

Anonymous said...

Ti adoro, credimi, ma sulla questione "casalinga/o" non riesco a trovarmi in accordo con te. Sarà che ho una madre che si è fatta sempre il mazzo per permetterci un tenore di vita medio-alto, che ha vissuto anche fuori per un periodo, anche se avrebbe potuto mollare tutto e mettersi ai fornelli sulle spalle di mio padre (che aveva e ha un ottimo lavoro). Non lo ha fatto. Ha scelto di dare a me e mio fratello un esempio concreto di quanto sia importante l'indipendenza economica e, soprattutto, la propria autoaffermazione. Non ho mai sentito la sua mancanza perchè come madre è sempre stata più presente di tante madri che stanno in casa tutto il giorno (alle 8 di sera era al telefono a sentirmi la lezione). Una donna che sta a casa per me non è e non deve essere un modello da seguire. Perchè stare dietro alla casa è un lavoro, nessuno lo nega, ma è un lavoro che fanno ANCHE le mamme lavoratrici senza per questo trascurare la carriera. Tu vivi in un mondo dorato di colf e bambinaie ma il mondo reale non è così. Nel mondo reale le donne vanno al lavoro, tornano, lavano, stirano, cucinano e stanno dietro ai figli. Non sono aliene, credimi. E per una donna l'indipendenza economica DEVE essere fondamentale perchè se tuo marito ti darà un calcio in c* (tutte credono che non sia possibile ma ahimè, bisogna pensarci) tu rimarrai con un pugno di mosche in mano. E non pensate a quando i figli cresceranno, ovviamente. Quando non avrete niente da fare perchè ciò su cui avete incentrato la vostra esistenza ha giustamente lasciato il nido. Per carità, ognuno fa le sue scelte ma si, io penso che siano scelte di comodo di chi non ha voglia di rimboccarsi le maniche. Perchè si può fare tutto, basta volerlo.

Deshna Francesca said...

Sono stata svezzata da mio padre, si è laureato che avevo io otto anni e per anni in casa mia abbiamo vissuto al contrario: mia madre a lavorare, mio padre che mi veniva a prendere a scuola, merenda, compiti, cena...lavatrici, spesa...ed io lo chiamavo mamma e mia madre piangeva finché non è andata dalle maestre a dire basta con la classificazione "chi lavora fuori è il papà, chi sta in casa è la mamma".
Il mio compagno ha un lato materno molto sviluppato, a volte credo più di me, quando può si prende intere giornate per stare con il nano, mentre io vado fuori a lavorare.

Infine, in una Spagna tutta rotta dalla crisi, molti padri hanno perso il lavoro, le mogli lo hanno mantenuto o addirittura trovato: ecco quindi moltissimi padri spaesati mentre si ritrovano a portare i figli a scuola e ad avere a che fare con le faccende tipo: spesa...poste, lavatrici, compiti nel pomeriggio... E non nascondo poi che i commenti arrivano, di due tipi 1)che fare la casalinga è un vero lavoraccio e poco riconosciuto 2) stare con i figli è un piacere di cui si erano privati chissà per troppo tempo senza accorgersene.

Un abbraccio!

Anonymous said...

@Anonymous delle 22:06 : io vorrei che i miei figli (ipotetici) crescessero nella consapevolezza di poter fare quello che vogliono, senza venire giudicati da chi ha fatto scelte diverse dalla loro. Perchè, parliamoci chiaro, se non si giudica una persona per il suo orientamento sessuale (ed è sacrosanto, sia chiaro), non si giudica nemmeno per le sue scelte di vita. Vai a lavoro, torni a casa, stiri, cucini, ti dedichi al marito, ai figli, alla mamma, alla suocera, alle vicine, alle amiche e chi più ne ha più ne metta? Brava. Hai fatto una scelta. Che non è obbligatoria, nè inficia il valore di chi non la compie. L'indipendenza economica è importante, l'evitare certi giudizi di comodo e piuttosto generalizzanti, alla faccia di chi combatte le generalizzazioni, lo è di più.
Poi, mi ripeto, se fossimo tutti uguali il mondo sarebbe di una noia mortale e ci sarebbe una seria penuria di scettri e corone. E apprezziamole, 'ste differenze, invece di cercare di appiattirle!!

Giuditta

The Queen Father said...

Graziella, non ti firmi e vuoi passare per anonima, ma dici sempre le stesse cose con le stesse parole, sei inconfondibile. Non vergognarti di insultare uno che ha deciso di restare a casa pur essendo intelligente, creativo e dinamico. Firmati pure con serenità.
Ah, e non dire che mi adori.
Mi offende anche di più dell'esser chiamato scansafatiche.

TQF xx

rosi mamma said...

Ho letto il commento di Graziella/Anonimo e sono che dire...basita. E' doloroso constatare che ci siano persone con un'idea dei ruoli così triste e stereotipata. Dici di avere avuto una madre "modello". Mi chiedo quale modello abbia rappresentato tuo padre. Certe donne sono talmente incazzate con i maschi che finiscono per rendere tutto così "grigio" e triste. Per me, la tanto sospirata "parità", arriverà il giorno in cui tutti e due i genitori avranno la possibilità di scegliere, uomini o donne che siano. Indipendentemente dal sesso o dall'orientamento sessuale. Stare a tempo pieno con i propri figli non vuol dire "fare la domestica/o e fare la bambinaia", vuol dire fare l'educatore, a tempo pieno. Un lavoro molto nobile, credimi. La sospirata parità arriverà anche quando una donna o un uomo, che avranno deciso di rientrare nel mondo del lavoro dopo anni di "pausa", non avranno difficoltà a rientrarci. Perché si acquisiscono competenze anche stando a casa: flessibilità, capacità di organizzione, propensione al problem solving, reazione e resistenza allo stress (e perché no...abilità di comunicazione, se genitore-blogger). Forse è ora aprire un po' i propri orizzonti...Almeno secondo me!
Rosi

M di MS said...

Marco, non so se hai notato ma ultimamente questo fatto di "poterselo permettere" è diventato imbarazzante, qualcosa di cui doversi giustificare. Anche da questo secondo me è sorta l'antipatia verso che sta a casa...a fare niente.

La Princess S. said...

Forse sembrerò scema, ingrata, bigotta ma a me 'ste pseudo femministe che vantano un attaccamento esagerato al lavoro, concepito esclusivamente come lavoro fuori casa, fanno un po' paura. Io dico che il femminismo c'ha fregate e, credetemi, sono la prima ad incazzarsi quando si parla di tetto di cristallo, differenza salariale, pregiudizi e contratti in bianco con la firma in calce. Sono la prima a scagliarsi contro le battute cameratesche in ufficio, le allusioni a presunte prestazioni sessuali in cambio di carriere facili, i licenziamenti a causa di una gravidanza. Quello che non sopporto sono le wonderwoman de 'sta minchia. Quelle che ti spacciano come giusto e salubre il modello "faccio tutto io". Quelle che lavano, stirano, rammendano, fanno fare i compiti ai figli, sono brave amanti, brave massaie, brave lavoratrici, stanno fuori 12h al giorno in tacco 12. Quelle che, non raccontiamoci cazzate, NON ESISTONO.
Perché le madri che lavorano, come ha fatto la mia per esempio, sono economicamente indipendenti, vero, ma magari c'hanno la polvere sulle mensole, i piatti sporchi nel lavabo e non possono proprio permettersi di passare il Viakal al cesso tutti i giorni.
E' una questione di scelte, necessità, priorità. Tutto qui.
Basta con queste storie da "maschi contro femmine". La famiglia è una squadra e ognuno ha il suo personalissimo modello di gioco.

Moky said...

Ho scelto anche io di stare a casa, per vari motivi. Mia scelta.
Non mi sento sminuita ne' inferiore nei confronti delle varie SuperWomen che pensano di avere il monopolio della rivendicazione femminista perché sono capaci di fare tutto perfettamente (così pensano/dicono loro comunque) casa carriera figli (ma quando dormono? Perché dormono, vero?) perché loro non vogliono "stare sulle spalle del marito"….. perché basta volerlo! Basta volerlo se puoi avere i nonni che te li vanno a prendere a scuola mentre sei in mezzo ad una riunione oppure se puoi pagarti la babysitter per tutte le volte che ti ammollano una nuova deadline… Quel "basta volerlo" e' tanto antifemminista quanto i commenti più idioti di Berlusconi.
Il vero femminismo e' la possibilità di scegliere. Quello che strombazza l'anonima dal costume con le maniche rimboccate e' una caricatura riduttiva che equipara le donne a delle figure mitologiche/super-eroi cui e' impossibile misurarsi. Vergognati, anonima.

Il Grillo Artista said...

condivido ció che ha scritto Moki (soprattutto quando si chiede se davvero ''quelle'' riescano a far tutto e a farlo davvero bene.... io avevo mia madre che diceva che faceva tutto al lavoro e a casa ma se rivedo oggi, da persona matura ma soprattutto ''segnata'', quanto pochissimo tempo e pochissimo di qualitá ci dedicasse e quanta isteria invece portasse nelle mura di casa, mica saprei se effettivamente quella é emancipazione o gioco al massacro del consumismo, quello dove una donna deve svezzare in fretta e furia per tornare DI CORSA AL LAVORO!!!).

e condivido pure tutto quello che ha scritto Marco, piú chiaro e onesto di cosí si muore!!

e aggiungo che per esempio vivere in un'altra cittá rispetto a nonni, amici e parenti influisce sulle scelte: io non potrei fare affidamento su nessuno, dovrei pagare qualcuno per fare quello che io ADORO fare, ovvero GUARDARE LO SPETTACOLO DI MIA FIGLIA CHE CRESCE, per cosa rinunciarvi magari? per un lavoro del cavolo pur di ''fare'' l'emancipata?
oppure potendomelo permettere, perché anche di quello si tratta, posso scegliere di rinunciare alla mia ambizione per un qualcosa che ho atteso 7 anni e che ora MI GODO?
lascerei la bebé per farla crescere da qualcun altro, per farla educare con metodi non miei, per farla giocare con qualcun altro, per farla lavare da qualcun altro, per farla svezzare precocemente e per vederla nel week end se invece potessi CON GIOIA fare tutto io e godermi quest'unica vita che ho e dare il mio personale tocco alla formazione di questo individuo???
io no, non ci rinuncerei per nulla al mondo!!!
Marco ha solo fatto lo stesso pensiero.

il mio compagno ha iniziato per pura coincidenza a lavorare da casa quando sono rimasta incinta, ovvero appena trasferiti in un altro stato, il secondo dopo l'italia, e il contatto col lavoro e i colleghi gli sono da subito mancati tantissimo.
da quando é nata la bebé invece é l'uomo piú contento del mondo a poter stare a casa e vedersela giorno per giorno, progresso per progresso, umore dopo umore e gioia dopo gioia e si chiede come facciano tutti quelli che escono al mattino e tornano la sera e magari trovano il figlio-a giá che dorme.... e lo chiede seriamente: ma come si fa?!
certo, non é che tutti possano e non é che tutti vogliano!
ma ci sono uomini e donne che vogliono soffermarsi e ammirare il panorama, vogliono dare un contributo alla loro stessa famiglia piú che al datore di lavoro, vogliono godersi la magia e non pensare alle critiche....
esistiamo e della nostra scelta ne siamo felici!!!! :)
poi i figli cresceranno e ci penseremo a cosa altro fare, per ora abbiamo da fare questo lavoro qua!

ciao,
Simo

Peggy Lyu said...

Ti scrivo da eterna disoccupata accusata da tanti anni ormai di vivere sulle spalle del marito (nonostante non sia cosi, visto che vivo dei risparmi accumulati nei brevi periodi di lavoro e di lavoretti tipo ripetizioni, badante etc-e ho solo 27 anni).
Ogni scelta, condivisa o meno; è un sacrosanto diritto. Certo, quì non si parla di scegliere di uccidere qualcuno, che troverebbe tutti d'accordo sul fatto che sia obiettivamente sbagliato.
Hai scelto di stare a casa con vostro figlio perchè ve lo potete permettere...per me hai fatto la scelta giusta, perchè è la tua. Anzi tua e di tuo marito.
Io sono cresciuta da genitori operai. Mio padre lo vedevo così poco che una volta ho chiamato "papà" mio zio perchè lo vedevo più di lui (capitava che mio papà uscisse prima che mi svegliassi io e tornasse che ero già a letto quindi non lo vedevo per giorni), mia madre per fortuna ha sempre lavorato solo fino alle 13 ma ho sempre fatto il tempo pieno a scuola, poi compiti da sola, poi giocavo con mia sorella o mi rintanavo nei libri. Ho passato poco tempo con i genitori e molto con i nonni. E mi sarebbe piaciuto all'epoca avere la mamma o il papà sempre a casa come avevano certe mie compagne di classe.
Certo, è pur sempre vero che conta anche la qualità: inutile che stai a casa se tratti il figlio male, meglio piuttosto se lavori e quel poco di tempo che puoi dedicare al figlio sia di ottima qualità. Nel tuo caso, da quello che vedo dal tuo blog e twitter, mi sembrate una bella famiglia e vostro figlio sembra un bambino felice. E' questo l'importante.
Fare delle scelte consapevolmente e viverne serenamente le conseguenze, buone o brutte che siano.
Però davvero non ho capito il discorso del "Voi uomini avete già tutto, rivendico il diritto femminile a non cedere pure lo scettro "... mi sembra auto discriminazione.
Mi sono dilungata troppo, chiedo venia Queen...
Ciao!

Pier(ef)fect said...

Io non ho ben capito: la lettrice afferma da un lato che il ruolo di casaling* sia avvilente, frustrante, e inadatto anche solo come messaggio. Dall'altro però è un ruolo femminile e che deve restare tale. What's wrong with you?!
Fare la casalinga è stancante, è avvilente, stressante e snervante ma non per questo sminuisce le persone. Un ruolo che non comporta uno stipendio e dei contributi non sempre è "migliore" di quello di una casalinga, non sempre dà le stesse soddisfazioni ma soprattutto non è minore. Senza contare che un giorno il bambino potrebbe rinfacciare al padre, magari affermato, con una bella posizione lavorativa, che non c'è stato mai, che era assente.
C'è un video che gira in rete sul colloquio di lavoro più difficile del mondo: è fare la mamma. O il papà.
Certo, c'è chi può scegliere, c'è chi no, ma l'importante non è farlo con serenità d'animo, sapendo che comunque ci si sta impegnando per qualcosa di importante come la propria famiglia?

Anonymous said...

Ciao, ti leggo da non molto e non ho mai commentato, ma questo argomento mi tocca sul vivo in questo periodo in particolar modo. Io sono mamma lavoratrice. Per necessità. Ho passato anni a studiare, mi sono laureata, non trovando lavoro nel mio campo mi sono fatta un , con licenza parlando, mazzo così e mi sono reinventata. Ho sempre amato la mia indipendenza economica. E dopo la maternità e un cospicuo numero di mesi in cassa integrazione sai che ti dico??? Che stare a casa è un grande privilegio, poter vedere mia figlia che cresce, poter sbrigare le faccende di casa con calma, potermi prendere un po' di tempo per me.... Non c'è giorno, da quando sono rientrata al lavoro, che non sogni di potermi licenziare e dedicarmi esclusivamente a questa vita da casalinga che tanto mi piace. MI PIACE. Eppure quando lo dico in giro vengo guardata come un'aliena, una che non sa quello che dice, che diventerà stupida perchè non avrà modo di esercitare ogni giorno la propria intelligenza. E allora? Sarei felice, non dovrebbe essere l'unica cosa davvero importante nella vita?

Nonsense said...

A parte fare la ola a Giuditta e alla Princess e rimarcare che sì, se avere la possibilità di scegliere è un'onta allira davvero dovevano bruciare i neuroni al posto dei reggiseni, e magari raschiarci via i polpastrelli... :)
Ma il dubbio rimane: chi ha deciso che stare in casa e prendersi cura di una famiglia (cosa che assume toni da manovalanza ma nasconde un potpourri di contabilità, puericultura, ingegneria che daje) equivalga a buttare alle ortiche studi, predisposizioni, intelligenza? Chi l'ha detto???
E mi fermo qui perché me se fredda il caffé e poi divento acida.

(PS ma se un giorno il mammo prendesse il famoso calcio in culo dalla moglie in carriera... ? Perché a questo nessuno pensa mentre sbandiera la rincorsa femminile all'indipendenza economica? Eppure è plausibile ma non credo, Reginella, che tu non ce dorma la notte)

Graziella Pezzetta said...

Eccomi, visto che sono stata nominata, non ho l'abitudine di scrivere in anonimo, mai, ho da sempre il coraggio di firmarmi, e non ti ringrazio per aver dubitato. Però sono molto contenta che ci sia anche chi non ti osanna per la tua scelta e che invece la pensa come me: mamma, ex moglie, lavoratrice e casalinga. Si può fare e si può ritrovarsi indipendenti economicamente anche quando il tuo (ormai ex) marito con stipendio importante, ti molla e ti ritrovi a dover pensare ai tre figli col tuo solo e unico stipendio, con uan fatica immensa, ma con l'orgoglio di NON essere solo una casalinga disperata. Graziella.

Graziella Pezzetta said...

PS. mai mi sognerei di scrivere che ti "adoro" nemmeno se tu fossi Brad Pitt e non lo sei.

Federica said...

Da noi, per motivi economici legati ad una temporanea invalidità e conseguente perdita di lavoro, da un paio d'anni papà è a casa e si occupa del nano piccino e io porto all'asilo il nano gradino e vado al lavoro. Si tira la cinghia ma, con qualche piccolo sacrificio qua e là, ce la facciamo.
La grossa difficoltà che abbiamo avuto all'inizio è stata mentale.
Perchè lui si sentiva fallito perchè avrebbe dovuto "mantenere la famiglia" e "permettermi di godermi la maternità". Stereotipi. Ma duri a morire se anche una persona intelligente come lui faticava a uscirne. E secondo me più che altro si è adattato alla situazione, sempre sulla difensiva contro le persone che finiscono sempre per dire "Ah, lei lavora e tu sei a casa?".
Tu non sei un modello, Queen. Non sei un'icona (vabbè, dai, un pochino sì!). Sei uno che, come tanti di noi, ha fatto delle scelte in base agli eventi e, siccome ne sei, vivaddio, convinto, ne parli serenamente su un blog. E contribuisci, con questo, a far scricchiolare quest'idea che l'uomo è fatto solo per uscire a lavorare e mantenere la famiglia e non per avere a che fare con marmocchi moccicosi, lavatrici da fare, cucine da domare.
La sfida, come dicevo questa mattina al mio pulcino grande, che si lamentava di dover fare sempre le stesse cose (alzarsi, lavarsi, vestirsi, mica lavorare in miniera neh?), è trovare ogni giorno qualcosa di diverso che faccia scintillare la giornata. Qualunque cosa tu sia chiamato a fare, la casalinga, il banchiere o il "grande" all'asilo. :)

Anonymous said...

Sono cresciuta con una mamma casalinga e sono cresciuta bene. Una mamma casalinga giovanissima, un papà giovanissimo con un lavoro ben pagato che non ci ha fatto mai mancare niente. Un padre che- se si lasciassero-non farebbe una piega nell'aiutare mia mamma. Un padre che a 30 aveva già un'assicurazione sulla vita. Mia mamma è felice, ma ha comunque una sua "carriera" anche se non pagata. Fa volontariato (con annesse missioni all'estero) da quando io sono andata via di casa. Si è ritrovata a 40 anni spaesata, con un marito che lavorava fino alle 7 del mattino e una figlia di vent'anni che viveva dall'altra parte d'Europa. Troppo vecchia per lavorare, qualche camicia di mio padre da stirare e poco altro da fare. Si è reinventata e ora è più impegnata di me che faccio il giro dell'orologio al lavoro. Io non potrei mai rinunciare al mio lavoro, non potrei mai rinunciare alla mia indipendenza. Sono scelte. Che - mi spiace dirlo ma è così, che piaccia meno - solo chi ha un marito che guadagna bene può fare. Come ha fatto mia mamma. UNA SUA SCELTA. Che io non farei, MAI, perché non mi voglio ritrovare come mia suocera che, rimasta vedova e non avendo mai lavorato un'ora nella sua vita, si è ritrovata a doversi far "mantenere" dal figlio. E lei, con una punta di tristezza, me lo dice sempre: non lasciare mai il tuo lavoro. I figli crescono e i mariti muoiono. E tu ti ritrovi a 50 anni con un pugno di mosche in mano perché non sei stata abbastanza furba prima.
Sono scelte. Ognuno sceglie quello che è meglio x lui/lei. Ma bisogna essere lungimiranti e pensare nel lungo termine.
Francesca

Anonymous said...

Ero entrata per smentire la mia presuntà identità da Graziella ma sono ben lieta di constatare che ci ha pensato lei stessa. No, Queen, non mi firmo, perchè ho avuto modo di notare il modo in cui vengono trattate le poche persone che osano dissentire dal tuo regal parere, ossia essere messe alla berlina sui tuoi seguitissimi social e no, se mi consenti, non intendo rinunciare alla mia privacy per farti prendere qualche like in più (non che tu ne abbia bisogno, intendiamoci). Non sono qui per rappresentare me stessa con nome cognome, indirizzo e codice fiscale ma per rappresentare la mia idea che continuo a ribadire proprio alla luce dei tanti commenti al vetriolo che ho letto qui e altrove. Purtroppo sono fortemente convinta che questo livore verso chi non afferma che fare la mamma-casalinga è il mestiere più faticoso, bello e rispettabile del mondo, nasconda in realtà un'insoddisfazione di fondo per una condizione che voi per prime (casalinghe, intendo) trovate svilente. E svilente lo è, ragazze mie, non stiamo qua a raccontarci panzane. Perchè le vostre giornate ruotano intorno al pargolo da lavare e alla casa da sistemare, tutte cose che non si può dire stimolino l'intelletto ma non solo: tutte cose che finiranno nel momento in cui i vostri figlioli si faranno giustamente la loro vita (e voglio sperare che li stimolerete a studiare e farsi un avvenire, non accalappiare un ricco e passarsi la vita a riattizzare il focolare domestico). A quel punto le scelte sono poche: o iniziate a sfornare figli a oltranza per avere sempre qualcosa da fare, o vi iscrivete a un club del libro o iniziate a farvi qualche domanda: che scopo ha/ha avuto la mia vita? Si, ho cresciuto i miei figli, belli de mamma, pezzcore, ma per ME STESSA cosa ho fatto? E credetemi che trovare un lavoro gratificante quando "i figli sono tanto grandi da andare a scuola" è pura utopia. Passiamo ora alla convinzione di tante che la mamma casalinga sia la sola a stare davvero dietro ai figli. Vi do una notizia sconvolgente: NON E' COSI. Suona tanto come le unghie che strisciano contro i vetri. Ci sono tante, tantissime mamme lavoratrici che vi darebbero una pista quanto a presenza, e ho citato la mia perchè è un esempio diretto. Non c'è sfida che io abbia affrontato nella vita che mia mamma non ha condiviso, non c'è compagna di scuola che non conoscesse per nome. Ha sempre lavorato, ha un bellissimo lavoro che le invidio ed è la donna che un giorno vorrei diventare. Realizzata come donna, come madre e come moglie. No, non è Wonderwoman, se tornava tardi dal lavoro preferiva controllare i nostri compiti che mettersi a spolverare ma, detto sinceramente, avere la casa linda e splendente ogni giorno non è proprio quello che io ambisco da una madre. Lei ha potuto scegliere. Ha scelto ogni giorno della sua vita di stare con mio padre, non ci sta perchè l'alternativa è una scatola di cartone sotto un ponte. E fermiamoci un attimo a chiederci quante donne rimangono con uomini violenti che le cornificano in modo più o meno palese perchè non hanno alternativa. E giustamente, come puoi pensare di prendere in mano la tua vita se non hai neanche l'indipendenza di andarti a comprare gli assorbenti al supermercato?
Concludo dicendo che il mio "ti adoro" non era una sviolinata come tante che ho letto e leggo continuamente sui tuoi social ma una realtà: stimo il tuo percorso e la tua ironia e intelligenza ma non condivido la tua scelta di vita nè il fatto che cerchi di farla passare come universalmente giusta (sei tu stesso a mettere in dubbio che le mamme lavoratrici possano essere amorevoli e presenti come lo sei tu per G). Non si tratta di femminismo, ragazze, si tratta di qualcosa che dobbiamo a noi stessi come individui (uomini e donne che siano) ovvero il non dipendere mai da nessuno. Ora vai Queen, decontestualizza pure il tutto trascrivendolo a mozzichi e bocconi su Twitter, ho espresso il mio parere e vado in pace. Amen.

alice musmeci said...

Mi cadono le braccia a leggere ancora di ruoli predefiniti.. che paese di vecchi che siamo!
ma come si fa???
Spero davvero che le prossime generazioni riusciranno, grazie anche al nostro di esempio, a buttare al cesso questi discorsi inutili. Ognuno in casa sua fa come vuole, ed è bello così. Possiamo approvare o no.
Ma ogni famiglia ha i suoi ruoli, e basta sentirci costretti a rispettare delle regole. I miei coetanei 30enni secondo me sono sulla buona strada, spero che per i nostri figli sarà naturale vivere senza una griglia prestabilita.. abbiamo scardinato la griglia.. basta!
E tutti vivremo più felici e contenti.

arya said...

io son casalinga per scelta...degli altri! nel senso che nessuno mi assume graziealcazzo al dottorato. Questa cosa mi pesa, ovviamente, perché ho studiato tanto, ma mai quanto le accuse di essere pigra o mantenuta che sento fare SOLO in Italia, e non qui in Svezia per dire. Qui dove la società ha un gap di genere tra i minori del mondo, dove è normale che i due genitori si dividano il tempo a casa coi figli e i lavori di casa, qui dove è la norma per tutti lavorare, qui dove il partito femminista ha appena preso il 3,1% alle elezioni, qui nessuno mi sfracassa con ste frasi assurde. Quelle che dicono che il mestiere della casalinga sia svilente sono proprio quelle che lo identificano a priori con la condizione femminile ossia di un genere di serie B, che è di fatto la ragion d'essere del maschilismo! Io non lavoro oggi e faccio tutte le lavatrici, tre anni fa ero invece quella che "portava il pane a casa", e mio marito quello che puliva. E stavamo benone. Capita - e quando capita aiuta parecchio non avere sti preconcetti neandertaliani. Quello che dicevamo, allora come ora è: io non mantengo te, manteniamo entrambi la nostra vita insieme. Perché la vita è fatta di tante cose, non solo di stipendi.

E poi, oggettivamente, tra tutte le famiglie che dovrebbero preoccuparsi dell'esempio dato ai figli, mi pare che una coppia omosex dove uno lavora e l'altro no dia l'esempio meno "polarizzato" di tutti. Ossia, entrambi dello stesso sesso, si vede chiaro che non esiste correlazione tra scelte professionali e genere. Più paritetico di così si muore. Quella che sento predicare più che parità è martirio, gli uomini un lavoro, le donne due e sorriso perenne, che se no son pigre.

Silvana - Una mamma green said...

Ma il femminismo "vero" non sarebbe la difesa strenua della libertà di scelta? Imporre alle donne il "dovere" di lavorare fuori casa non è molto simile a pretenderle angeli del focolare, casalinghe perfette eccetera eccetera? Io proprio non capisco. Avrà ogni famiglia il sacrosanto diritto di organizzarsi come crede e come può (mamma a casa, papà a casa, entrambi al lavoro, nido, nonni, bambinaia) senza per questo essere crocifisso da chi ha fatto una scelta diversa? Non è che le donne in carriera che criticano chi non la pensa come loro, sotto sotto si sentono in colpa e allora giù di "sei una mantenuta, dai un cattivo esempio"?. Fino a che qualcuno - la società, gli uomini, le "femministe" - ci vorrà schiave di un ruolo, qualunque esso sia, saremo ancora molto lontane dalla reale emancipazione.

PS. a scanso di equivoci, io non sono una casalinga.

Anonymous said...

25 giorni mi separano dal mio stare a casa. Ho dato le dimissioni una settimana fa. Per poter fare altro.
Non che il lavoro non mi piacesse, ma ho sentito il bisogno di avere del tempo: da passare con mia figlia, nel poter fare una torta, pulire casa, fare la spesa, seguire le attività extracurriculari sue, ma anche e soprattutto MIE.
Prima di essere una mamma o moglie o convivente o qualsiasialtracosavogliate io sono Mara.
Ed ho bisogno dei miei spazi, delle mie soddisfazioni personali, di essere me stessa.
E se vuol dire lasciare il lavoro: fatelo.
E se volete fare carriera: fatela.
E se volete fare la casalinga: olè, andiamo!
Ognuno deve avere il diritto di fare le proprie scelte, senza essere troppo giudicato o almeno cercando di passare sopra alle critiche.
Mi scoccia giustificare le mie dimissioni....gente che mi dice che con la crisi che c'è, è da pazzi mollare un lavoro fisso. Amici, io voglio stare bene, vivere....se ad altri occorre la realizzazione di un lavoro, beh...a me occorre un abbraccio in più da mia figlia e la soddisfazione di vedere i pavimenti puliti da me.
E quando vorrò di nuovo cambiare (perchè capiterà...) rientrerò nel mondo del lavoro, me ne inventerò uno, farò marmellate... Le occasioni ce le dobbiamo costruire noi, rischiando, giocando con il destino ma soprattutto...imparando ad ascoltare noi stessi.

Mara

Fortunata nella sfortuna said...

I nostri figli hanno bisogno di vederci realizzati, quale che sia il nostro ruolo nella società.
L'importante è non riversare le nostre frustrazioni su di loro...e su chi decidiamo di eleggere ad "esempio per tante persone".
Come parte delle tante persone, ritengo di essere perfettamente capace di intendere e di volere a prescindere da quello che racconta Marco della sua vita.
A giudicare la vita degli altri ci si dimentica di vivere la propria...non ne vale la pena per guadagnare quel tanto di attenzione che ci manca. Bastiamo a noi stessi. Anche senza esempi, guide e guru.

L'angolo di me stessa said...

Post interessante, i commenti che ne scaturiscono ancora di più.
Io ho scelto di seguire mio marito, che si sposta in continuazione per lavoro. L'ho scelto per noi, per poter vivere come coppia ogni giorni e non ai fine settimana, quando va bene, per poterci permettere di fare degli anni all'estero che sono arricchimento sotto tutti i punti di vista.
Poi sono arrivati i figli. Spesso mi sento chiedere/dire queste stesse affermazioni. E la gente rimane ancora più allibita nel sentirmi dire, che no, non l'ho fatto per i figli. L'ho fatto per mio marito, per seguirlo, stare con lui, tenere unita la nostra famiglia. Sarò strana io, ma non ci vedo proprio niente di sbagliato o da criticare...

L'angolo di me stessa said...

Ah, e poi, dove sta scritto che siccome mio marito lavora mentre io sono a casa non si occupa di casa e figli? Quando c'è eccome se si occupa di casa e figli!
E ancora? Ma dove sta scritto che io che sono casalinga non faccio niente della mia vita? Da quando ho mollato il lavoro ho imparato due lingue, ripristinato il mio inglese, conosciuto culture diverse, mondi diversi, ho fatto volontariato e da quest'anno probabilmente farò l'insegnate di italiano in un'associazione e la rappresentante di classe in uno stato straniero, tutte cose che mai mi sarei sognata rimanendo in Italia a fare il mio lavoro. Ma dove sta scritto che la mia vita fa schifo e quella di una che lavora come un mulo a casa e fuori invece è idilliaca?

verbasequentur said...

Minchia che brutta rogna che è la sindrome della supereroina. "Io qui, io lì, io lavoro 27 ore e poi la notte stiro con l'appretto e faccio le torte di mele perché sono una figa vera". Le CEO di me stessa. Ma che te l'ha chiesto qualcuno? :-D
Io ho una mamma così. S'è fatta un mazzo tanto per tutta la vita. Posto che se hai figli, e lavori 27 ore al giorno, qualcuno coi tuoi figli ci deve stare, per cui bene o male TUTTO da sola non fai, io non ho particolarmente sofferto del suo lavoro, mia sorella è in analisi da 12 anni invece. Perché? Perchè le donne non sono tutte uguali e non aspirano tutte alle stesse cose. E manco i figli sono tutti uguali, e non aspirano ad una madre unica ed universale.
Ah, io sono tra coloro che lavorano 12 ore al giorno - azienda propria - e incinta. Così come sono mamme lavoratrici la metà di coloro che difendono la scelta della ReginaPadre. Per dire.

meduepuntozero.com said...

Il lusso che ha vostro figlio, è quello di poter attingere ai due modelli genitoriali di cui parli senza associazioni di genere (femmina=grembiule, maschio=blackberry - o martello, o grosso potente camion, per dire...-).
Il lusso che non hanno le donne qui, è di poter scegliere. E non parlo solo di bilanci familiari: qui al di sotto delle Alpi siamo ancora delle bombe innescate per i datori di lavoro, pronte a detonare in una serie di maternità infauste che nuocciono all'azienda.
Secondo me quello che la lettrice voleva dire (e non ha detto proprio tanto bene...) è che tu fornisci un modello di figaggine casalinghesca in cui le donne tue lettrici si identificano, sentendosi brillare di luce riflessa. Tuttavia, svanito lo sbrilluccichio di seconda mano, tu resti un Uomo figo che sovverte gli schemi e cambia l'ordine delle cose, e loro le solite recluse in vestaglia a spignattare perchè non hanno un'alternativa degna di questo nome. Non tutte, certamente: c'è chi lo sceglie, ne è felice, si apre dei blog e diventa famosa su Instagram.
Tante, tipo me, finiscono a sentirsi umiliate nelle proprie ambizioni da una società che dà mostra di fare tranquillamente a meno di loro, a meno che sfornino teglie di fragranti brioche.

Silvia

Graziella Pezzetta said...

Grazie Silvia, è verissimo mi sono espressa male, ma tu hai perfettamente capito. Persino una mia conoscente si è sentita offesa per quello che ho scritto, ma non era minimamente mia intenzione offendere, era appunto sottolineare come una scelta maschile, unica o comunque rara, non potesse essere presa a modello, perché la realtà per le donne è lontana anni luce. Perché io lo vedo ogni giorno cosa succede alle donne che decidono di rientrare al lavoro dopo la maternità, e tanto altro ancora. Lui ha pensato fosse lesa maestà, io volevo solo proporre un diverso punto di vista. Giuro non lo farò mai più, credevo si potesse dialogare, non si può.

Anonymous said...

Caro Queen, ti leggo sempre con piacere e la mia conclusione, dopo questo post ed i commenti, è questa: ma chi è ognuno di noi per giudicare gli altri? Vuoi dedicarti solo alla famiglia? Se puoi farlo, ben venga! Altri no? Va bene anche questo, siamo dotati di libero arbitrio. Per quanto mi riguarda, lavoro 8 ore al giorno (semplice impiegata eh, ma quale donna in carriera) ed ho una bimba e sono strafortunata ad avere un lavoro, perché sono separata e mi sono ritrovata addosso anche dei debiti del mio ex-marito. Senza il mio lavoro non potrei neanche dar da mangiare a mia figlia, e devo pagare affitto-bollette-spese e debiti. Mi piacerebbe magari lavorare 4 ore, mentre lei è a scuola, ma non posso permettermelo. Dovrei fare un monumento ai miei genitori e zii, che mi aiutano in maniera consistente. E pensare che il mio ex marito, ai tempi, mi aveva chiesto di mollare il lavoro perchè tanto bastava quello che guadagnava lui... meno male che non l'ho fatto!!! Magari averò la polvere sugli scaffali, però cerco di fare quello che posso per la nostra piccola famiglia, senza vantarmi che "si può fare tutto" perchè non è vero (evviva i surgelati!). Chi mi dà fastidio sono quelle mamme che stanno a casa, si lamentano di non trovare lavoro, ma non fanno assolutamente nulla per trovarlo. Ma perchè non dire candidamente di essere casalinga e basta?

Anonymous said...

Ops non mi sono firmata! Mi chiamo Sonia

Anonymous said...

Leggo spesso su diversi canali questa diatriba e non credo ci sia una risposta esatta. Ognuno poi trae soddisfazioni facendo diverse cose quindi ben vengano le diversità. C'è solo una cosa sulla questione casalinga che mi spaventa e lo dico perché ho visto e, in alcuni casi, vissuto a stretto contatto con amiche casalinghe che per un motivo o per l'altro (divorzio, morte del marito) si sono trovate sole. Donne sulla quarantina che oltre alla disperazione per il lutto o abbandono, erano altrettanto disperate per non sapere come tirare a fine mese... Un'altra amica, invece, fatta licenziare dal marito per stare a casa con la piccola, è stata lasciata qualche mese dopo perché il consorte non era più innamorato e stava già con la segretaria... per fortuna il tutto è successo talmente in fretta che è ritornata dal datore di lavoro che l'ha ripresa. Ora, non è che nella vita bisogna sempre pensare alle disgrazie, ci mancherebbe, ma siccome di storie così ne ho viste tante inizio a pensare che non siano più solo rarissime eccezioni......

Anonymous said...

Penso che qua ci sia una grandissima confusione tra il tema "lavoro / vita da casalinga" (che è una situazione dell'adulto, sia essa necessaria o scelta liberamente, e vissuta in modi diversi a livello di realizzazione, o non realizzazione, personale) e il tema "tempo passato con i figli" (che invece riguarda la relazione familiare). In più ci avete aggiunto il fatidico "eccerto tu parli così perchè di lavorare non hai bisogno" che aiuta sempre moltissimo a rilassare l'atmosfera quando si cerca di ragionare.
Prendo dalla mia famiglia (che è atipica, lo so, sia quella d'origine, sia quella che mi sto creando adesso con l'Uomo e la Princi) uno spunto.
Mio padre era un dirigente in una struttura pubblica e un professionista privato, e finchè io non ho avuto 9 anni ha lavorato 12 ore al giorno. Mia madre era dipendente, con orari più brevi ma rigidissimi. Per gestire me ci sono voluti l'aiuto di tata e nonna prima, di tata e zia dopo. Poi mio padre è andato in pensione e mia madre ha lavorato altri otto anni. Quindi, orologio alla mano, all'inizio lui stava con me meno ore di lei, dopo invece lei ci stava meno ore di lui. Eppure io lungo tutta l'infanzia ho ricordi di entrambi sempre presenti e in ugual misura, lui che mi faceva il bagno, lei che non si perdeva un compito da svolgere nè una festicciola, lui che mi faceva ripetere la lezione, lei che trovava il tempo di ritagliarmi i vestitini per le bamboline di carta, insegnarmi a dipingere e leggermi le storie, lui che veniva a parlare con la maestra e mi costruiva giocattoli o mi insegnava a travasare il vino in garage. Bonus, avevo pure la zia che mi accompagnava a danza, a francese, a catechismo, al mare e mi dava la merenda e spesso anche la cena. Mai pensato per un attimo di essere sola o trascurata, e non avevo fratelli. Oggi ho una figlia sola, grande, e io e l'Uomo lavoriamo tutti e due nella scuola: quindi abbiamo una vita professionale tutta concentrata soprattutto nelle mattine per dieci mesi l'anno, e delle pause piuttosto generose di casalinghitudine. Ebbene, ogni giorno, indipendentemente da quale sia il mese o l'ora, la gestione di casa e famiglia è davvero un lavoro di squadra, e nemmeno di quelli semplici. Il tempo per pensare a ruoli e modelli è minimo, bisogna (bisognerebbe) arrivare dappertutto (e magari mangiare non dico haute cuisine, ma ogni tanto cibo cucinato e non precotto). Però confido che la Princi veda benissimo le differenze e le equivalenze, i difetti e le virtù nei due modelli che le proponiamo, che sono diversi anche se facciamo lo stesso mestiere, che sono simili anche se siamo un uomo e una donna.
Detto questo. Purtroppo è vero quel che leggo qui in alcuni commenti: stare a casa in maternità (o peggio: non esserci ancora stata, quindi essere suscettibile di starci prima o poi) penalizza ancora gravemente le donne nell'ambito lavorativo. L'unica possibilità per salvarsi da questa discriminazione è inculcare pian piano nelle teste la cultura del permesso di paternità, altro che preoccuparsi di gay o non gay, settore pubblico o settore privato, tata o non tata. Adesso quel che si ottiene, quantomeno, dalla crisi, è che non è affatto detto che a restare a casa dal lavoro sia la donna, e quindi alcune famiglie stanno vivendo situazioni diverse dal comune clichè, anche se purtroppo non si tratta magari di scelte serenamente fatte da uno dei due coniugi.
Morale? Non ce n'è. Sono solo constatazioni.

Castagna

Antonella said...

Anch'io, anni fa, ho fatto la tua stessa scelta e non me ne sono mai pentita! Io, sinceramente me ne frego, di ciò che pensano gli altri, se va bene per me e la mia famiglia (mio marito ed i miei figli). Forse per te è più difficile, perchè, da quel che leggo qui e su Fb, molti si fanno i fatti tuoi...ma siete una stupenda famiglia, vi amate, e il resto del mondo può andare a quel paese... ^_^

Elisabetta said...

Sul finire degli anni 70, le femministe scesero in piazza per il diritto all'interruzione di gravidanza.
Oggi, le femministe dovrebbero tornare in piazza per il diritto alla maternità, contro le dimissioni in bianco affinché tutte le madri (o i padri) possano avere un permesso retribuito per stare con i propri figli.

SaraB said...

Secondo me di base c'è anche un cambiamento di visione della qualità della vita, che si è evoluto negli ultimi decenni.
Per la mia generazione (tra i 30 e i 40) mi sembra ci sia un maggiore desiderio di essere felici, di stare bene con se stessi piuttosto che essere degli squali; questo si traduce nel dare spazio a ciò che si ama veramente che spesso è la famiglia.
Ovviamente, come si evince da tutti i commenti, ogni vissuto è diverso, ma mi pare che i giovani siano più aperti a valutare soluzioni alternative in fatto di lavoro, ruoli e responsabilità in nome di un atteggiamento più rilassato nei confronti della vita rispetto ai loro genitori...o forse i loro genitori non avevano altre scelte, boh...

Giovanna Veraldi said...

premettendo che non ho figli: hai fatto benissimo a scegliere di fare cio' che sentivi giusto per la tua famiglia perchè
1. appunto, il privilegio di poter scegliere; 2. quelle che fanno tanto le emancipate in carriera e poi quando i ruoli si invertono si scandalizzano.... retrograde; 3. quelle che fanno le emancipate ma in realtà lavorano perchè devono e non perchè vogliono...pallose; 4. l'emancipazione della donna va avanti anche attraverso l'assunzione da parte degli uomini di "ruoi nuovi"; 5. secondo me il problema della lettrice e di tante donne come lei è che in realtà vorrebbero fare le emancipate, ma poi si sposano mariti che si tengono stretti gli insegnamenti delle loro nonne e quindi -detto in parole povere- in casa non fanno un c*** e quindi le poverette si devono sobbarcare casa, cucina e pargoli, oltre al lavoro...quindi vorrebbero essere emancipate, ma di fatto non lo sono...
La vera emancipazione starebbe nel dirti: bravo! bella scelta! beato te! Io, se fossi capace di essere una persona che dipende senza sentirsi in gabbia, starei a casa volentieri ;) Love, Gio

Andretta Baldanza said...

Ciao, non ho letto tutti i commenti ma ti lascio un saluto per farti i miei complimenti per il tuo blog e la tua vita. La tua lettrice secondo me è vittima di una discriminazione al contrario: Prima le donne dovevano state in casa x forza, ora secondo il suo parere devono x forza lavorare. É quel "per forza" che mi lascia perplessa. Trovo discriminatorio tutto ciò che limita la scelta e l'autodeterminazione. Ciao!

Giupy said...

Io credo che uno dei valori piu' importanti del mondo di oggi, che molt purtroppo dimenticano, e' il farsi i cavoli propri. Ci sono persone che vogliono continuare a lavorare nonostante i figli e persone che decidono di stare a casa. Punto, Nessuno dovrebbe giudicare le scelte altrui e immischiarsi in dinamiche di famiglie che non sono la propria. E lo dico da femminista convinta.

Ann Ann said...

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Ann Ann said...

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obat aborsi said...

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gondes ribut said...

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