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Sotto alla Corona

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Lo scorso weekend è stato uno di quelli da urlo, e per tutti i motivi sbagliati.
Marito malato in casa, Tappo irrequieto che quando stai male diventa un aguzzino senza pietà, casa come un quadro di Pollock (che voi conoscete solo la versione Instagram, ma vi giuro che due giorni fa c'avevo Basra…) e io con lo stesso sangue freddo e la risolutezza di Fracchia.
"PAPÀ PLAY WITH MEEEE!"
"AMORE, CAN I HAVE SOME WATER?"
"PAPÀ PLAY WITH MEEEEE!"
"AMORE, CAN I HAVE SOME ASPIRIN?"
"PAPÀ YOU ARE BAD! I'M NOT YOUR FRIEND!"
"AMORE CAN I HAVE MY INHALER?"
Io in ginocchio davanti alla lavatrice aperta, traboccante di panni bagnati da stendere, in pausa spirituale di raccoglimento, giusto per resistere all'impulso di ficcarci dentro Tappo e Maritone e fare il ciclo lungo con centrifuga a dodicimila giri al minuto.
Ma chi cazzo sono io?
Dove sono?
Cosa voglio?
Chi è questa 'gente' che continua a volere delle cose da me, a volere il mio tempo e la mia attenzione?
Come mi sono fatto incastrare tra una vagonata di Lego ed una di panni zozzi?