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Sotto alla Corona

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Facendo seguito alla recente battaglia sulla 'Teoria dei Generi' e sulla sua temuta introduzione a scuola, battaglia che imperversa ovunque a comprovare che proprio quando pensi che l'imbecillità abbia un limite, arriva qualcuno che lo salta con l'asta, mi son preso la briga di sniffare in rete alla ricerca di informazioni al riguardo.
Ho evitato come la peste, l'acne e le mucche pazze ogni forma di invettiva religiosa, ogni plauso 'progressista', ed ogni opinione di parte legato alla famigerata Lobby Gay (che avete rotto le palle con 'sta storia della Lobby Gay. I gay stanno sotto monarchia e siamo tutti regine. Ok?)
Dicevo, ho cercato del materiale 'neutrale' che spiegasse come le cose siano cambiate in anni recenti e come lo 'status quo' legato all'identità di genere di maschietti e femminucce non sia poi così radicato quanto uno potrebbe pensare.
Il post è liberamente tratto ed estrapolato da un articolo sullo Smithsonian Magazine una pubblicazione online che io apprezzo moltissimo per forma e contenuti.
Ogni generazione porta con se una nuova definizione di maschile e femminile che si manifesta invariabilmente attraverso l’abbigliamento dei bambini.
Prendete per esempio la bambina ritratta nella foto qui sopra: siede compostamente ed indossa un vestitino di cotone bianco, tiene in mano un cappellino a tesa larga con piume di marabú e porta ai piedi delle scarpine in vernice. 
I capelli sono lunghi e sciolti sulle spalle.
Se incontraste una bambina vestita cosí per strada oggi, dapprima vi guardereste intorno alla ricerca della signora Rottermeyer e del calesse, e poi la ammirereste nella sua bellezza diafana e graziosa.  
Una bambolina.