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Sotto alla Corona

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Mia madre ha sempre sostenuto che lo strumento educativo più importante sia la fiducia che un genitore ripone in un figlio e nelle sue capacità, una fiducia da non tradire mai.
Per questo mi è sempre stato chiesto di essere responsabile per le mie azioni, anche quando a fare errori non ero direttamente io.
Una storiella che non ricordo, ma che mia madre racconta sempre con gusto, mi vede a 4 anni, a giocare in casa della dirimpettaia. Io che  chiedo alla signora di fare pipí e lei, animata da uno spirito a cavallo tra Satana e l’imbecillità piú eccelsa, mi dice di farla dal terrazzino.
Dal terrazzino!
Non capirò mai il perché.
Ovviamente io ubbidii senza troppe domande, perché era un’adulta che conoscevo e di cui mi fidavo, così finii col fare la pipí in testa a Romano, il signore del pianterreno.
Quando mia madre si ritrovò il signore alla porta, completamente fradicio (che poi Romano era un pezzo di pane e mi voleva un gran bene) si scusó profusamente, rimanendo totalmente composta.
Una vera signora Nonna Mimí.
Una volta però che io rientrai a casa, la prima cosa che lei mi chiese, con la faccia da temporale, fu di raccontargli cosa fosse accaduto (e quella fu ufficialmente l’ultima volta che mia madre rivolse parola alla vicina di casa) e di intimarmi ad andare a scusarmi personalmente con Romano.
Da solo.

In questo momento di inquietudine mediatica, in cui la stampa è presa di mira dalla speculazione mondiale e vengono messe in discussione le sue libertà e le sue responsabilità, accolgo con immenso piacere la possibilità di parlare di un altro tipo di editoria.
Quando ricevetti la richiesta di partecipazione a questa campagna e lessi che il cliente era la Giunti Editore, non potei fare a meno di ricordare con nostalgia la mia infanzia.
Non so se vi ricordate, ma tra gli anni ’70 e la fine degli anni ’80, la Giunti ha pubblicato alcuni dei titoli di narrativa per l’infanzia più cari a chi, come me, era in età scolare e adesso approccia gli ‘anta (quaranta, NON cinquanta! Andateci piano che ho ancora i brufoli...). Ricordate gli Atlas di Ufo Robot? Capitani Coraggiosi? Tarzan? Giamburrasca? Sandokan? Senza poi contare gli innumerevoli titoli scolastici e gli atlanti scientifici che spulciavamo per fare le ormai inusitate ‘ricerche’ in un’epoca in cui il libro era l’oracolo, e non Google! Io ho addirittura imparato a leggere con un libro didattico della Giunti per la scuola elementare, ‘Racconti’ ed ancora lo leggo a mio figlio nel tentativo di tener viva la lingua italiana in un cinquenne bilingue che parla tutto il giorno inglese.
Grigio.
Grigio è un non colore.
Grigio è la scelta di chi non sa scegliere.
Grigio è facile.
Grigio è conveniente, perché sta con tutto.
Invece no.
In questi ultimi giorni ho imparato che grigio è il coraggio, grigio è l'intelligenza, grigio è la mente che vuole capire e che si pone domande, oltre il nero, oltre il bianco.
Grigio è l'umanità, e le vicende, ed i movimenti dell'anima e l'apertura a quelle possibilità che cambiano le idee più radicate.
Grigio è un albero forte, ma senza radici, che trova nutrimento nella comprensione e nel continuo mettersi in discussione, piuttosto che in certezze difese ad ogni costo, col mitra o con la matita.
Grigio è l'ammissione della fallibilità, la contemplazione dell'errore, la possibilità che il torto si trovi in più di una parte del discorso.
In un mondo che di fronte alla violenza si divide sempre di più tra bianco e nero, grigio è il mio colore e ne vado fiero.

#jesuischarlie
"Bastardi musulmani assasini! Tutti a casa!"
#jesuischarlie
"Figli di puttana! Al rogo!"
#jesuischarlie
"Io non ce li voglio a casa mia! Buttateli fuori!"
#jesuischarlie
"Che cazzo dici, li difendi pure? Sti beduini di merda!"
#jesuischarlie
"È una religione di odio e violenza... Quella dobbiamo combattere!"
#jesuischarlie
"Le matite non uccidono nessuno, i musulmani invece sí!"
#jesuischarlie

Ho scelto il grigio, perché per me non esiste alcuna differenza tra il dire che "Tutti i musulmani sono terroristi" e dire che "Tutti i gay sono pedofili".
Ho scelto il grigio perché per me non esiste differenza tra l'odio sbandierato senza pudore e quello travestito da libertà di opinione.
Ho scelto il grigio perché ho rifiutato di farmi assorbire da movimenti di massa che rappresentano solo una parte della verità.
Ho scelto il grigio perché ho rifiutato di nascondere il mio pensiero dietro ad un hashtag, troppo velocemente imbastardito dai limiti culturali della gente.
Ho scelto il grigio perché la verità è grigia.
La verità è scomoda, la verità è una domanda, non è una risposta.

Per questo io non sono Charlie.

Io sono io.


TQF xx