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Sotto alla Corona

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Mia madre ha sempre sostenuto che lo strumento educativo più importante sia la fiducia che un genitore ripone in un figlio e nelle sue capacità, una fiducia da non tradire mai.
Per questo mi è sempre stato chiesto di essere responsabile per le mie azioni, anche quando a fare errori non ero direttamente io.
Una storiella che non ricordo, ma che mia madre racconta sempre con gusto, mi vede a 4 anni, a giocare in casa della dirimpettaia. Io che  chiedo alla signora di fare pipí e lei, animata da uno spirito a cavallo tra Satana e l’imbecillità piú eccelsa, mi dice di farla dal terrazzino.
Dal terrazzino!
Non capirò mai il perché.
Ovviamente io ubbidii senza troppe domande, perché era un’adulta che conoscevo e di cui mi fidavo, così finii col fare la pipí in testa a Romano, il signore del pianterreno.
Quando mia madre si ritrovò il signore alla porta, completamente fradicio (che poi Romano era un pezzo di pane e mi voleva un gran bene) si scusó profusamente, rimanendo totalmente composta.
Una vera signora Nonna Mimí.
Una volta però che io rientrai a casa, la prima cosa che lei mi chiese, con la faccia da temporale, fu di raccontargli cosa fosse accaduto (e quella fu ufficialmente l’ultima volta che mia madre rivolse parola alla vicina di casa) e di intimarmi ad andare a scusarmi personalmente con Romano.
Da solo.

Io ero una valle di lacrime per la vergogna e, seppure a malincuore e con gli occhi da cucciolo di foca sotto Diazepam, vado di sotto, a suonare al campanello di Romano e chiedere scusa.
Io gli volevo bene a Romano.
Mamma non era con me, perché non voleva darmi quel supporto morale che avrebbe reso la cosa più facile. Una tosta lei.
Dovetti vedermela da solo ed affrontare quella piccola umiliazione che, secondo lei, avrei potuto evitare.
“Sei un bambino intelligente, come hai potuto pensare che andasse bene fare la pipì dal terrazzino? No dico, siamo impazziti?”
Quindi non so come andó la conversazione, non ricordo, ma rientrai a casa con gli occhi lucidi ed un cesto pieno di mazzetti di 
lavanda per la biancheria, che Romano preparava ogni anno.
Suppongo che le mie scuse furono accettate. Benedetto Romano, dovunque tu sia!

Mia madre non mi ha mai dato modo di prender nulla per scontato, a parte il suo immenso amore incondizionato.
Ogni cosa, ogni lavoro, ogni piccola fatica quotidiana, era un atto di indipendenza, un modo di asserire la propria capacità di fare, mai un peso.
Una possibilità di imparare e di crescere.
Per questo a 7 anni preparavo da solo gli spaghetti al burro per mamma e papà, e loro ancora ne parlano (e io gongolo).
A 10 anni andavo a fare la spesa da solo al supermercato del paese (la proprietaria era la mamma di
un mio compagno di classe) e tornavo a casa con due buste piene e tanto orgoglio.
Trovavo gratificazione nel mostrarmi maturo e capace. Non so se si fosse trattato di una questione caratteriale o se fosse dovuto al mio costante coinvolgimento nelle attività domestiche quotidiane. 
Di certo non ero uno di quei bambini cresciuti come lenticchie nell’ovatta.Trentacinque anni più tardi, cerco di affrontare il quotidiano con mio figlio allo stesso modo, con coinvolgimento, lavoro di squadra e cercando di trovare il divertimento in ogni cosa.
Per esempio, la stanza di mio figlio è il suo dominio privato, ma anche sua responsabilità: io metto a posto ‘per bene’ (leggi ‘pulizia da maniaco’) solo una volta al mese, il resto del tempo è un ‘problema suo’.
Quando i benedetti Lego stanno per prendere il sopravvento sul nostro spazio vitale, è lui che cerca soluzioni per tenerli in ordine, ed è arrivato a questa conclusione empiricamente, ossia accorgendosi che 
a)- calpestare accidentalmente i mattoncini Lego a piedi nudi fa un male cane
b)- l’aspirapolvere li fa sparire per sempre in una dimensione parallela
Quindi si adopera a decorare scatole di scarpe da usare come contenitori di Lego e periodicamente le rinnova, quando cascano a pezzi. A volte inserendo anche un cartoncino divisore per i pupazzetti (perché lo sa che è una galera cercare di trovarli in mezzo al mucchio di detriti…).
Stessa cosa per i compiti, che già a cinque anni si ritrova a dover fare ogni fine settimana.All’inizio abbiamo creato una routine insieme ed abbiamo imparato l’importanza di fare al meglio il proprio lavoro, ed entro i tempi prestabiliti; adesso invece aspetto che sia lui a ricordarmi di fare i compiti, e quando magari gli sfugge (intenzionalmente o meno) ed al mio richiamo inizia a fare i capricci, io non insisto.
“Ok. Vai a scuola senza averli fatti.”
Questa mia reazione, calma e risoluta, funziona sempre meglio dello strillone, perché smetto di funzionare da airbag per mio figlio e lo metto di fronte alle sue responsabilità. 
Il risultato, oltre a fare i compiti, è stato fargli imparare a registrare da solo i suoi cartoni preferiti in modo da guardarseli dopo i compiti.
Ovvio, un po’ ci muori dentro, quando ti guarda con quella faccetta da scimmietta tamarina, perché vorremmo tutti che il mondo fosse un tappeto verde per i nostri cuccioli, ma non un tappeto che finisca dove finiamo noi.
Sapete, tra le cose che non sopporto è proprio quell’atteggiamento malsano di discolpare i bambini e rimuoverli dalle loro responsabilità continuamente.
Mai dimenticare che si tratta di bambini, è chiaro, ma mai, e dico mai, illuderli che le loro azioni non abbiano conseguenze.

Avete presente la scena in cui il bambino, ignorando le ripetute ammonizioni, corre giù per le scale e cade, allora il genitore per consolarlo ‘sgrida’ le scale che lo hanno fatto cadere?
Ecco.
Non aggiungo altro.
Proprio a proposito di indipendenza, responsabilità e problem-solving, applaudo questa meravigliosa iniziativa che Bama, col progetto #cipensoio, porta in alcune scuole italiane. Credo che una delle profonde differenze tra la scuola italiana e la scuola inglese, sia proprio il rapporto che ognuna ha con la vita quotidiana e col problem-solving come materia di studio e dibattito.
Trovo molto giusto che sia anche la scuola ad esortare i bambini all’indipendenza ed alla formazione di un’identità sociale, in cui la voglia di scoprire e di trovare soluzioni creative sia originata da una coscienza delle proprie responsabilità.

Intanto noi due stiamo imparando ad usare il telefono di casa, a comporre i numeri, a rispondere ed a fare chiamate in caso di emergenza. Stiamo anche compilando una piccola lista colorata di numeri utili da tenere a portata di mano.
Unico neo, per ora, Nonna Mimí che ogni tanto mi manda sms del genere:
“Marco, ma vuoi attaccare quel cavolo di telefono che è da stamattina che quando sollevo la cornetta ti sento cantare in giro per casa?”

Ma stiamo imparando pure a cantare.

Tiè.


TQF xx

13 comments:

Graziella Pezzetta said...

Questo è un post bellissimo, da far invidia ad ogni mamma, di ogni latitudine sesso religione etnia (la parola razza, anche se per battuta, la trovo scandalosa applicata agli esseri umani). Trasuda tenerezza e senso di responsabilità. Non sempre sono riuscita ad essere così equilibrata coi miei tre figli e non nello stesso modo per tutti, e quindi sia lode alla tua mamma italiana (e immagino anche il papà) che ti ha trasmesso questi valori che fanno di te un buon genitore.

Nico said...

Ne ho cresciuti 3 allo stesso modo. Ora sono ventenni e meravigliosi. A 19 anni due di loro sono andati a vivere e studiare all'estero e lì rimarranno. Il terzo? Sta per partire.

Minami said...

Scusa, ma da neo mamma te lo "rubo" per condividerlo sulla mia bacheca e sperare un giorno di essere un genitore in gamba quanto te! :-)

Lucrezia said...

No dico, ma perché tu fucsia e io arancione il porta coso?

paroleperaria said...

Ma la vicina tamarra che ti ha fatto fare pipì dal terrazzino... ?! Tua mamma è in gamba e tu segui le sue orme :) un abbraccio

Drusilla Galelli said...

Stupendo questo post! Pure la scorsa settimana ho insegnato a mio figlio cinquenne ad usare il telefono di casa per le emergenze !

Alem said...

Mi devi mandare una foto delle scatole dei lego che la faccio vedere ai miei! Hai presente quanti accessori hanno i lego friends, e soprattutto quanti accessori inutili? :D :D

Peggy Lyu said...

Hai una mamma super e tu pure sei un super papà...
mia mamma invece con me e mia sorella ha avuto due pesi e due misure: a me la responsabilità, e a mia sorella l'incoscienza. A me le colpe e a lei le coccole. E mia sorella ora si diverte a raccontarle tutte le sgridate (e sculacciate) che mi sono presa al posto suo...povera mamma

Ugainthesky said...

Vogliamo figli indipendenti e non li rendiamo autonomi. Hai ragione. Io quando vedo le coetanee di mia figlia treenne trattate come incapaci mi sembra quasi vengano umiliate dai genitori....
Marco nonna Mimì può essere orgogliosa di te e del lavoro fatto! E Gabriel è davvero fortunato

PetaloBlu said...

Che bellissimo post Queen..

clara said...

Come non condividere ogni singola parola?

Ad ali spiegate said...

È da un po che non ti leggo...per cui arrivo solo ora a lasciarti i miei complimenti. Bel post, davvero! :)
Di certo essere figli non è facile ma neppure essere genitori.
Quello che dici lo trovo assolutamente vero e credo che ci rifletterò un po su essendo un neo-genitore!
Grazie.
Un saluto!

monica said...

Davvero un post "denso e interessante"; lo posto su https://www.facebook.com/groups/1559256780995597/permalink/1579702998950975/ e in sostanza ti adotto come blogger...concordo sulla questione responsabilità fin da piccoli. Ogni causa produce un effetto...bene tenerlo a mente per l'autonomia e un buon vivere. Grazie.