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Sotto alla Corona

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Se avete voglia di parlare o se sentite che qualcosa che scrivo vi tocca da vicino, non siate timidi e mandatemi due righe... Scrivete a thequeenfather@me.com Mi fa sempre piacere!

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Lo scorso autunno ero per strada col Tappo, di ritorno da scuola. Camminavamo su un largo marciapiede di Belgravia, godendoci il sole e la temperatura piacevolmente mite di ottobre.
Ad un tratto qualcuno grida "Queen Father!". Io raggelato (che non sai mai se ti rincorrono con le mazze da baseball oggigiorno...) cerco di capire da dove provenga la voce e guardo in alto. Sopra ad un autobus turistico, di quelli senza tetto per capirsi, una coppia si sbraccia.
"LO SAPEVO CHE ERI TU!!! ASPETTA!!"
Signore Iddio.
Aspetta che?
Per farla breve, scendono dal bus al semaforo e mi corrono incontro con due bambini al seguito (questi ultimi un po' seccati dall'interruzione del viaggio).
"Ma sei proprio tu!"
"Dipende... Che ho fatto?"
"DAAAIIII!!! E questo è il Tappo! Oddio non ci credo! Ti abbiamo visto in televisione e ti leggiamo sempre!!" ecc ecc ecc.
Non devo dilungarmi a descrivervi l'enorme piacere e l'enorme orgoglio che ho provato nei cinque minuti di chiacchiere e convenevoli con dei perfetti sconosciuti.

In realtà un po' mi ha spiazzato, conoscere persone per strada che sanno un sacco di cose su di me quando io non so neanche come si chiamino, ma vabbè.
Selfie di servizio, abbracci e congratulazioni.
Sulla via di casa Tappo mi guarda e mi fa "Papà, are you famous?"
La tentazione di rispondergli che in realtà sono come Madonna e Beyoncé è stata fortissima, ma mi sono attenuto alla realtà.
"No amore, papà non è famoso, ma ho tanti amici."
"Quelli erano amici tuoi? Ma se non li conoscevi..."
"Beh, loro conoscevano me... E te... E ci hanno abbracciato e salutato per strada... Secondo me sono amici, no?"
"I guess..." mi risponde, non del tutto convinto.
Ieri mattina, sempre a Belgravia, io in macchina dopo aver mollato sua Tappezza a scuola, mi prendo 5 minuti per scorrere il mio inbox alla ricerca di email non lette.
Qualcuno bussa al finestrino.
Un gruppetto di ragazze sulla venticinquina.
"Excuse me, are you The Queen Father?"
"CHEEE?" faccio io incredulo.
"Lo sapevo che eri tu! Ho riconosciuto la macchina da Instagram!!! Ti abbiamo visto in TV! È la mia puntata preferita! Ti leggo sempre e ti ho pure mandato la mia tesi di laurea... La hai letta?"
Io sempre più allibito dagli italiani in visita a Londra che riescono a scovarmi.
Cioè, al ritorno ho dovuto comperare un rimorchio da attaccare alla 500 per trasportare il mio ego gonfiato che non entrava più nell'abitacolo.
Certe cose fanno piacere, soprattutto se questa pseudo-notorietà origina da qualcosa di onesto e trasparente che hai costruito da solo, come un blog.
"Dovresti scrivere un decalogo come quello che avevi scritto per le cene di Natale, ma su come si diventa blogger... Dai! Lo scrivi?" mi chiede Chiara.
Ogni promessa è debito, quindi eccolo qui.
Dedicato a Chiara, laureanda in Psicologia, la cui tesi non ho mai letto perché non ho tempo, ma a cui faccio i miei migliori auguri per un brillante esame ed uno sfavillante futuro.
Che poi Chiaré, inter nos, fai leggere la tua tesi a me? Stai freshca.

Allora, come si blogga? Come ci si fa largo nella giungla dell'internet? Vi metto qui sotto quello che ho imparato io in questi anni di scrittura. Non sono regole, non esistono regole, solo buon senso.

- Un Blog deve essere innanzitutto rilevante ed interessante. È essenziale che contenga elementi che non è possibile trovare da un'altra parte del web e l'unico modo di assicurarsi che questo avvenga è renderlo personale. Per dire, posso pubblicare la ricetta della pizza napoletana, ed aggiungerla alla massa di ricette che galleggiano online (quella fatta con la farina di segale, di kamut, quella fatta con la farina di riso e con la pozzolana... zzzz). Oppure posso raccontarvi cosa è successo quella volta che ho fatto la pizza napoletana ed ho bruciato la cucina.
Si tratta di prospettive e quella vostra è unica,  quella della pizza invece no.

- Non raccontate cazzate sul blog! Vi sorprenderete di quanti lettori si ricordino di ciò che avete scritto e vi prendano in castagna! Io per esempio ho la mia bellissima Monica F., una lettrice sfegatata che mi cita stralci di miei posts del 2010 così, come fosse il rosario.
Un blogger cazzarone ha vita breve, umiliazione eterna e nessun rispetto da parte dei lettori.

- A proposito di umiliazione eterna, ricordatevi che quello che pubblicate online è PER SEMPRE. Ogni vostra parola, potenzialmente potrebbe essere copiata, stampata, riprodotta, manipolata e voi nemmeno ve ne accorgereste. I diritti d'autore online sono fini a se stessi e di fronte alla spocchia ed all'arrogante disonestà della gente, servono a poco. Purtroppo. Certo, una volta che pizzicate qualcuno con le mani nel sacco, lo asfaltate a suon di avvocati, però non è mai piacevole e, spesso, crea danni irreversibili, soprattutto alla vostra privacy ed alle vostre tasche. È molto difficile arginare qualcosa in rete.

- Non sono un nazista della grammatica italiana, anche io a volte qualche stronzata la scrivo, però devo convenire con chi ESIGE una certa qualità di scrittura dal blogger. Adesso, non sto a dire che dobbiamo tutti reinventarci maestri della narrativa, d'altronde se scrive libri pure Fabrizio Corona, ce n'è per tutti. Però se io non conoscerei l'importanza del congiuntivo o del verbo havere cognugato per bene, forse non dovrei propio scrivere.
E se non siete ancora morti mi avrete capito al volo.

- Se vi capiterà di vedervi offerta la possibilità di guadagnare attraverso il blog, magari facendo una marchetta (scrivendo di un qualche prodotto per esempio), siate onesti. Io ODIOH quelli che scrivono un blog di metalmeccanica e un giorno ti vogliono parlare di quanto sia favoloso questo ombretto o quella marca di dadi da brodo. Siate onesti coi vostri lettori e scrivete SEMPRE che si tratta di un post sponsorizzato. La differenza? Secondo voi agli occhi del pubblico non c'è differenza tra un articolo in cui parlate spontaneamente di un prodotto che avete comprato per sbaglio o per curiosità, e uno in cui invece siete pagati per farlo? Quello che aiuta la vostra sincerità è accettare di scrivere un post sponsorizzato SOLAMENTE se il prodotto vi interessa sul serio e se è rilevante per il readership del vostro blog. Il resto diventa una forzatura per chi scrive, per chi legge, voi perdete di credibilità e vi tirano le pietre.

- Siate voi stessi! Non rompete le palle con avatars et similia. La cosa bella di un blog è conoscere la vita e la verità che c'è dietro. Io resto sempre allibito di fronte ai blog scritti da qualcuno che si presenta con la foto di Peppa Pig e che si fa chiamare "Mannaro".
Ho scelto di chiamare il blog The Queen father, ma sapete tutti che sono Marco Platti. Siate responsabili per quello che scrivete e per i suoi effetti. Non abbiate paura né di chiedere scusa quando prendete una cantonata, né di far arrabbiare qualcuno con la vostra opinione. Avete una voce, che è la vostra: aprite le porte al confronto, non al coro e non date da mangiare ai trolls.
Fanno un sacco di cacca in giro.

- Scrivete responsabilmente: ricercate l'argomento su cui volete scrivere. Informatevi. Fatevi un'idea della reale situazione. Un blog di qualità è anche una risorsa di informazioni attendibili. Non iniziate a scrivere di cose su cui non avete una visione generale, e soprattutto non diffondete disinformazione: per quella c'è già la TV. Io casco spesso nella trappola della scrittura 'di panza', ossia dello sfogo e dell'invettiva. Certe cose mi fanno girare le palle. Va bene. Però dopo che avete spinto centinaia di persone a segnalarvi alla postale ed a tirarvi le molotov attraverso le finestre, magari fate un po' di decompressione e rivedete le cose. Il confronto fa bene pure a voi eh! Avete solo internet, non la verità di Nostro Signore in tasca.

- Abbiate il vostro stile! Scrivete come vi pare, scegliete lo stile che più vi permette di essere voi stessi e di essere immediati. Io prediligo lo stile colloquiale, nel senso che cerco di scrivere come parlo e come le cose le direi se vi avessi qui in casa sul divano. Per quello infarcisco tutto con cazzi ed improperi. Ma sono io. C'ho sempre i cazzi in tasca.

- Divertitevi a disegnare il vostro blog, fatelo come più vi piace e tenete sempre a mente che deve essere facile da utilizzare. Le grafiche non possono intralciare la sua funzionalità (cioè, che tu vuoi scrivere utilizzando un font che sembra scritto da Maria Antonietta mi sta bene, ma se dal portatile poi non si legge, scrivilo in braille che fai prima...). Sostanza oltre la forma. Sempre.

- Preparatevi a tener botta perché non piacerete a tutti e, a secondo del tema che il vostro blog sceglierà di affrontare, gli haters si scateneranno senza pietà. Dicono che gli haters siano indice di successo per un blog, nel qual caso io domani mi presenterò in Rai e pretenderò la mia trasmissione, ma gli haters ti fanno male. Ho ricevuto email allucinanti in cui vengono augurate le cose più atroci a me ed alla mia famiglia. Sarete giudicati pesantemente e la cosa può spaventare, ma si tratta di sconosciuti che spariscono con un click ed a cui non interessa altro che avere la vostra attenzione. Non gliela date. 

Tutto qui. Più o meno.
Spero che in tanti deciderete di sperimentare aprendo un blog. Alcune storie che ho trovato online sono bellissime, umane, esilaranti. C'è una folla di persone eccezionali che aspettano di essere conosciute, di fare informazione, di dare consigli, di offrire punti di vista.
Una grande, grandissima ricchezza per chiunque abbia la voglia ed il tempo di cercare e di leggere.
Ovvio, non vi venisse in mente di sposarvi tra uomini, fare figli e scriverne un blog. Quella è concorrenza.
Vi vengo a bucare le ruote della macchina.


TQF xx


9 comments:

mafalda Fissore said...

Carino!!!!

maqualeidea said...

Io che vedo business ovunque sto pensando di organizzare un The Queen Father tour per Londra e Belgravia, so che l'hanno fatto per i luoghi di Sex & the City, non vedo perché non sfruttare anche questa ghiotta occasione. Magari mettere delle statue di cera meccaniche che salutano dalla finestra o cose del genere! Il kitsch va un sacco di moda.
(Consigli perfetti, tra l'altro, Regina, che non applicherò mai perché mi manca la costanza ahimè)

Rabb-it said...

Solo una cosa.
No, il mio cognome sul blog non ce lo metto. (Per il nome e la faccia oramai è tardi, in giro per i post ci sto... sigh! Non nell'avatar. Giammai leverò quella canaglia di Rusty dal posto che gli spetta!)

Ma mica per altro.
Sono comuni.
Pensa che solo dove sto io, meno di 15000 abitanti, siamo ben DUE!
Mentre di Rabb-it (COL TRATTINO perdinci!) solo io. :-P
^_^

mafalda said...

Se ti incontrassi a Londra, altro che selfie: ti abbraccerei. Ti stimo moltissimo (anche se questo fa molto Pina Fantozzi).

Mimma Zizzo said...

Nel mio piccolissimo mi è accaduto anche qui o in Italia "'ma tu sei la mamma nel deserto",,,oppure mi fa strano che degli sconosciuti poi sappiano tutto di me . Meglio dei miei amici che non mi leggono mai ! Io sono una tua fan ... Bramo per un tuo libro lo sai . Detto Qs condivido quello che dici... Però mi permetto di aggiungere che non tutti sono The queen father .,. Quello si nasce !

Silvana - Una mamma green said...

C'è un errore, mio caro. Era "...forse non dovessi propio scrivere" ;)

Anonymous said...

Perché non fare un post riguardo ai siti che leggi, anche i più piccoli, per dar loro un po' di visibilità?
C'è una folla di persone eccezionali, che molte volte non riescono ad emergere in questo mare.

paroleperaria said...

Sei un grande. Anche io se ti incontrassi, ti fermerei per strada, sappilo!!!! :)
ps il pezzo sul congiuntivo mi ha fatto morire dal ridere!

Sabrina G. said...

Io trovo sempre molto interessanti questi post di chi come te, ha un bel blog da anni. Quindi ti ringrazio, per non tenere "segreti" i consigli di scrittura :)