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Sotto alla Corona

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Sulla scia delle ultime 'rivelazioni' nel panorama LGBT italiano (leggi la posizione di Dolce e Gabbana e Aldo Busi su IVF, maternità surrogata e matrimonio), e dopo essermi macerato le gonadi a leggere, rileggere e digerire commenti, interventi ed articoli, sono giunto ad una conclusione.
È in atto un vero e proprio scontro generazionale tra i gay del secolo scorso e quelli di oggi.
La società è cambiata, le persone sono cambiate ed il modo in cui oggi si vive la propria sessualità è decisamente diverso da come fosse appena 40 anni fa.
Voglio dire, cosí come la vecchietta di paese guarda la teenager in minigonna e pensa "Puttanella...", come il signore distinto dell'ufficio del Catasto guarda il ragazzo coperto di tatuaggi e pensa "Drogato...", alcuni gay di mezza età guardano al nuovo volto dell'omosessualità con incredula diffidenza, al contrario però, perché è un volto normale e pulito che non ha nulla di bizzarro, teatrale o perverso.

L'omosessualità è stata per lungo tempo un 'fenomeno sociale' relegato all'oscurità dell'anonimato, alle ombre di locali notturni che apparivano una volta a settimana e sparivano con le prime luci dell'alba.
Gli omosessuali del secolo scorso erano creature effimere e circospette, a caccia di illecite gratificazioni in ambienti tanto discreti quanto precari.
La propria sessualità era vissuta come qualcosa di pericoloso, come una trappola, pronta a scattare e ricoprire di ridicolo ed infamia, meglio quindi se relegata al buio di un locale.
Ammetto con un certo frisson di ricordare l'adrenalina di tutti quei baci rubati al riparo da sguardi indiscreti. Ricordo le estati scandite dall'apertura di quel bar, o di quel locale, o di quella discoteca che avevano in comune l'atmosfera baracca del centro sociale ed il senso di pericolo di poterci incontrare qualcuno che conoscevi, o che conosceva i tuoi genitori.
I gay del secolo scorso erano animali da trincea, creature notturne, in bilico tra l'anonimato del giorno e la pericolosa ricerca d'amore di notte.
L'omosessualità dichiarata dei vip era qualcosa di 'accettato' solo se legittimata da certi 'valori aggiunti'. Allora eri gay come intellettuale snob ed avanguardista, come artista geniale quanto sfuggente, come disegnatore di moda brillante, come opinionista dall'aplomb impeccabile, come caricatura da cabaret divertente quanto grottesca.
Il resto, tutti gli altri omosessuali, incastrati nei retaggi di una quotidianità di lavoro, bollette e mediocrità, erano solo ricchioni.
Oggi quella sessualità che albergava solo tra le gambe ed era solo una questione ormonale, è uscita alla luce del sole, abbracciando i sentimenti, i valori e pretendendo diritti e riconoscimento.Quanti ne ho conosciuti di questi 'gay' dalla vita in giù, ma maschi tutti d'un pezzo dalla vita in su, che rifuggivano con ribrezzo ogni accenno di coinvolgimento emotivo con un altro uomo.Devi scoparmi, non amarmi. 
Avete presente?

Quando penso a Dolce e Gabbana, Aldo Busi (che si avvalora della sua etichetta di ricchione acculturato per sparare perle di saggezza da ogni orifizio), ma anche a Rupert Everett (che disse di non poter immaginare nulla di peggio del crescere con due papà gay), penso ad una generazione di omosessuali che sono il prodotto del loro tempo e che, per tutti i motivi che conosciamo bene, hanno accettato con gratitudine il posto che la società ha loro assegnato. Un posto ben delimitato da cui non è lecito spaziare e che comporta delle deformazioni emotive notevoli.
Lo stesso posto in cui si vede più di buon grado una transessuale al lavoro sul marciapiede piuttosto che al lavoro in farmacia.
Fermo restando che ognuno sia padrone delle proprie opinioni e che ogni opinione sia in principio rispettabile, per me il collegamento tra certe posizioni ed un senso di disagio interiore è immediato.
I signori di cui sopra, non sapranno mai cosa significa fare coming out a 14 anni e voler camminare per strada tenendo per mano il tuo ragazzo davanti a tutti.
Una generazione cresciuta a colpi di Will and Grace, Modern Family e Glee, non potrà mai accettare la scatola stantìa in cui tanti omosessuali ancora scelgono di vivere la propria vita.
"...nella vita è bello anche rinunciare a qualcosa!" dice Dolce quando si parla di fare figli o meno, ed è risibile il fatto che sia proprio lui a parlare di rinunce alle nuove generazioni dall'alto della sua torre d'avorio di ricchezza e fama.
La loro battaglia è arrivata fino ad un certo punto, ed è stata davvero eroica, ma deve continuare, perché per moltissimi non basta più poter salire sul carro del Gay Pride senza rischiare il linciaggio.
Adesso si deve andare avanti.
Si deve raggiungere quel punto nella storia della comunità LGBT in cui l'uguaglianza ed il riconoscimento di certi valori comuni si traducano nella libertà di poter formare famiglia e di cercare la propria felicità come gli altri.
Anche sposandosi. Anche no.
Anche facendo un figlio. Anche no.
L'omosessualità oggi sta perdendo la sua carica di anormalità/eccesso/pericolo per diluirsi nel tessuto del sociale, ed è forse questo nuovo sapore di 'normalità' che a molti non piace.Forse lo vivono come una perdita di identità, o peggio, di originalità.Ditelo a Rupert Everett (ex prostituto diventato attore, la cui mamma spera ancora di vederlo sposato ad una donna) che un tempo era bello e dannato e ora è solo vecchio.

Io chiederei a queste regine d'altri tempi di ricordare da dove vengono, di sapere dove stanno andando e di avere sempre l'umiltà di riconoscere quando è ora di passare il testimone a chi ha ancora il motivo e la forza di andare avanti.

Perché certe battaglie, signore mie, continuano anche senza di voi.


TQF xx

11 comments:

Graziella Pezzetta said...

Sono combattutissima, hai ragione certo, sicuramente ragione ... eppure che tristezza ... questa eterna battaglia generazionale, che si perpetua dalla notte dei tempi, questo continuo "uccidere il padre modello edipico" non finisce mai, non smette mai, non trova tregua. Se sei giovane hai ragione, se sei vecchio hai torto, sei sorpassato, non servi più. La gioventù di per se non ha ragione, ha futuro, ma non la verità sempre e comunque, la vecchiaia di per se non ha ragione e nemmeno saggezza spesso, solo poco o niente futuro. Tutto quello che c'è in mezzo è zona grigia, sarebbe meraviglioso riempirlo col dialogo, ma servirebbe la volontà e la convinzione che siamo davvero tutti uguali, con sentimenti, gioie, dolori, speranze ad ogni età, latitudine, genere. Ma la mia è un'utopia, ne sono consapevole.

Anonymous said...

A me sembri un po' furbetto, con tutto il rispetto.
Se una posizione come quella di D&G la esprime mio fratello, è omofobo. Se la esprime Busi (che non può essere omofobo in quanto gay), allora è "vecchio".
Non può essere che hanno semplicemente un'opinione diversa sul tema?
Ho letto l'intervista di Dolce, ha usato termini pacati e rispettosi...e tutto sommato condivisibili. Semplicemente mi sembra che sia uno che la pensa diversamente da te su un tema che lo tocca esattamente quanto te...perchè dire che sbaglia?
Chiara

The Queen Father said...

Chiara, perchè dici che il tema tocca Dolce quanto me? Perché siamo entrambe gay? Due cuori ed un'anima quindi?
Ma scherzi? Io ho voluto figli e ne ho avuti, Dolce non ne ha voluti e non ne ha, quindi quando parla di 'bambini sintetici' a me girano le palle a motoscafo, a lui no.
Perché non sa cosa vuol dire avere un figlio e non sa cosa significhi volerne. Ha accettato la condizione di omosessuale come limitante "è anche bello rinunciare a certe cose" e per carità, tanto di cappello, ma non venire a pisciare sulla porta di tante famiglie nate grazie alla scienza.
Il mio post vuol essere una riflessione sull'evoluzione della comunità LGBT e sul fatto che quelle che erano limitazioni accettate in quanto forzatamente imposte da convenzioni sociali di altri tempi, oggi sono assurde imposizioni che limitano dei diritti umani sempre più riconosciuti.
La disparità generazionale poi è ancora più evidente quando lo stesso Dolce, contro chi critica le sue parole, si fa scudo con il suo background tradizional-etero-cattolico, che poi non è un handicap, bensí lo stesso di tutti i gay d'Italia.
Quindi, in poche parole lo ribadisco: se non avete altre armi per portare avanti la battaglia, almeno non siate di intralcio a chi, a differenza di voi, DEVE continuare a lottare per il benessere dei propri figli.

SilviaFede said...

Mi sembra un po' come la storia della volpe e l'uva....quando si arriva a un'eta' in cui all'uva non si arriva piu' o magari non la si desidera piu' si dice che e' acerba o cattiva o fa male...beh non e' cosi' , non lo e' per gli omosessuali, non lo e' per gli etero, non lo e' per nessuno!! Semplicemente bisognerebbe ammettere che certi sogni e certi desisderi non sono piu' i nostri sogni e i nostri desideri e alsciare che gli alri possano viverli ancora come tali, senza giudicarli o sparare stupidaggini finto moraliste...
Queen condivido in pieno cio' che dici e spero nello stesso tuo futuro...

Aspirantemamma said...
This comment has been removed by the author.
Mammamsterdam said...

signora miaaaah, nulla di tanto acido e conservatore come un maschio a cui non si rizza più, diciamocelo serenamente. Omo o etero che sia. Soprattutto se da giovane ha fatto l' accidente che gli pareva, che se avesse fatto il chierichetto a vita una lo potrebbe pure capire. (perla di saggezza del giovedì)

My Escape Dream said...

Bellissimo articolo di indagine sociologica e lo condivido appieno. Ormai la comunità gay sta cambiando, perdendo molti dei connotati (e, forse, per molti della precedente generazione, anche l'allure un po' bello e maledetto) che la caratterizzano. Ma la società cambia e così la comunità lgbt, in quanto parte di essa. Ho tanti amici gay che si stanno sposando e sono felice per loro, per questo risvolto normale, non per forza urlato o fuori dagli schemi. Sono felice perché come diceva Prevert l'amore è chiaro come il giorno e semplice come il buongiorno (e anche la genitorialità aggiungo) ed è giusto e NORMALE che la nuova generazione gay (ormai parte integrante della società) lo possa vivere così!

paroleperaria said...

Tu sei sempre l'unica Regina... :)
Scherzi a parte, condivido, come sempre, quello che dici.

signorina g. said...

sono d'accordissimo con te, ma fino a un certo punto. ad esempio non mi piace molto il tono con cui parli della "transessuale" prostituta, o del passato di rupert everett. prima di tutto sarebbe piu' carino dire trans, or transgender (ma sono sottigliezze della lingue). poi le tematiche trans sono ad esempio parte del problema del movimento per il matrimonio gay, in quanto la comunità trans ha ancora a che fare con problemi di sopravvivenza, che purtroppo spesso finiscono in secondo piano nell'opinione pubblica. poi ci sarebbe il problema dello stigma nei confronti dei lavoratori/lavoratrici del sesso. come dici tu, sarebbe il caso di poter scegliere se fare figli o meno, se sposarsi o meno. ecco, allora magari parliamo di prostituzione in altri termini, anche come scelta, senza usarla come macchia nel passato di qualcuno. spero che capirai il mio punto. per il resto, daje.

signorina g. said...

sono d'accordissimo con te, ma fino a un certo punto. ad esempio non mi piace molto il tono con cui parli della "transessuale" prostituta, o del passato di rupert everett. prima di tutto sarebbe piu' carino dire trans, or transgender (ma sono sottigliezze della lingue). poi le tematiche trans sono ad esempio parte del problema del movimento per il matrimonio gay, in quanto la comunità trans ha ancora a che fare con problemi di sopravvivenza, che purtroppo spesso finiscono in secondo piano nell'opinione pubblica. poi ci sarebbe il problema dello stigma nei confronti dei lavoratori/lavoratrici del sesso. come dici tu, sarebbe il caso di poter scegliere se fare figli o meno, se sposarsi o meno. ecco, allora magari parliamo di prostituzione in altri termini, anche come scelta, senza usarla come macchia nel passato di qualcuno. spero che capirai il mio punto. per il resto, daje.

signorina g. said...

mi sono appena ricordata di una cosa che hai scritto una volta, in cui ti immaginavi il futuro di tuo figlio, e se mi ricordo bene te lo immaginavi etero, che ti portava a casa una fidanzata da conoscere. ecco, volevo chiederti, perchè non dare anche a lui il beneficio del dubbio? capisco benissimo le pressioni che hanno i genitori come voi nel voler essere ancora piu' normali dei "normali" (termine vuotissimo ovviamente), ma ecco, come cosa mi era rimasta impressa.