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Sotto alla Corona

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Bentrovati, miei piccoli Mini Ponies da guerra! Perdonate la lunga pausa meditativa in occasione della Santa Pasqua, mi auguro siate risorti in ottimismo e serenità.
Io sono risorto dopo cinque quintali di cioccolata al latte e, trovandomi ormai troppo largo per poter passare dalla porta del sepolcro, mi sono rimesso a dormire, per terra però, che ormai non entro più manco dentro al sarcofago.
Tanto la prova costume la faccio nel 2050.
È stato bellissimo passare del tempo con la mia famiglia e con le famose zie di cui ogni tanto vi parlo. Sapete, loro non sono più nel fiore degli anni, tra un po' di arteriosclerosi e problemi fisici debilitanti. Una di loro poi ormai è in clinica, che non può più vivere da sola, e me la vado a prendere ogni volta che scendo.
È la sorella di Nonna Mimí.
Potrei parlarvi della sua storia, che è molto particolare e sofferta, ma non oggi.
Oggi vi racconto di cosa significa uscire a pranzo con queste donne: Nonna Mimí, Zia1 (sorella di papà) e Zia2 (Sorella di Nonna Mimí).

Appuntamento alle 12.00.
Zia1 che inizia a telefonare alle 7.00 del mattino perché non sa cosa deve mettersi e Nonna Mimí che cerca di arginare i suoi moti di ansia.
Prima Telefonata.
Zia1: "Madonnamia, ma tu col bordeaux ce lo metteresti il nero?"
Nonna Mimí: "A quest'ora ce poi mette quello che te pare, tanto non ti guarda nessuno..."
Seconda telefonata.
Zia1: "Madonnamia, ma se mi metto il cappotto beige paro troppo 'na vecchia?"
Nonna Mimí: "TU SEI una vecchia!"
Terza telefonata.
Zia1: "Madonnamia c'ho tutti i capelli gialli... Faccio in tempo a famme un antigiallo dalla parrucchiera?"
Nonna Mimí: "Ahó, ma che c'hai oggi? NON CE L'HAI I CAPELLI!"
Quarta Telefonata.
Zia1: "Me le posso portà le ciavatte? No, sai, è che con st'artrite non posso più portà scarpe chiuse..."
Nonna Mimí: "Se mi telefoni un'altra volta quei piedi te li amputo."

Mia madre, dolcezza rara.
Invece Zia2 chiama solo una volta dalla clinica, allegra e vispa come una bimbetta, per dirmi che è pronta ad uscire.
Alle 8.00.
"Zia, adesso mi faccio una doccetta veloce, salto in macchina e ti vengo a prendere!" (la clinica è a mezz'ora da casa dei miei)
"Bello de zia! Lo sai che me sò tutta truccata? C'ho 'na manicú (leggi manicure) che levate proprio!"
"Ok... Portati dietro tutto che poi ti aggiusto io al limite..."
"Perché? Che devi aggiustà? Non ti ricordi quant'era bella zia quando si truccava?"
"Sí, e non vedo l'ora di vederti!"
Adesso, quando Zia2 si truccava, e si truccava davvero, erano gli anni settanta/ottanta, e ricordo tutte le sfumature del turchese/verde/cobalto su quelle palpebre, il tutto incorniciato da un fiume di capelli nero blu (che erano i suoi tra l'altro, mai visti capelli così neri fuori da Hokkaido)
Temo il peggio.
Papà va a raccattare Zia1 prima che possa telefonare di nuovo o che possa dar fuoco alla sua casa in un'esplosione spontanea di ansia, io vado a prendere Zia2 mentre gli altri si preparano.
Ci ritroviamo tutti alle 11.00.
Un'ora prima dell'appuntamento, e grazie a Dio, perché c'è da fare.
Sí, perché Zia1 ha pensato bene di presentarsi coi bigodini in testa e quell'altra invece si è portata dietro una trousse di makeup che manco gli archivi storici di Gil Cagné.
Cioè, lei ha ancora due bottiglie ormai vuote di Baruffa e Charlie!!!
"Ma che te sei messa in faccia! Che avemo fatto carnevale?" tuona Nonna Mimí con Zia2 che resta pur sempre la sua sorellina minore
"Perché? Che c'è? Non va bene?"
"Zia, diciamo che hai un po' esagerato col turchese... Ma manco le sirene di Ostia proprio..."
"AHAHAHA! Daie allora su, aggiustami tu..." (Zia2 ha un senso dell'umorismo assurdo)
"PURE IO ALLORA!" urla Zia1 dal bagno, cercando di farsi sentire oltre il rumore del phon con cui stava cercando di carbonizzarsi i capelli in piega.
"NO! Se deve truccare qualcuno, trucca prima  a me che só la madre!"
Nonna Mimí, territoriale assassina come sempre.
Segue una serie di battibecchi tra femminucce da collegio proprio
"La cipia, la cipia la voglio pure io!"
"LA CIPRIA!"
"Ma che hai fatto con 'sto rimmel? C'ho du' occhi come du' ragni!"
"Sò troppo pallida! Paro anemica! Damme 'na botta de colore sulle guance che al ristorante laggente se gratta le palle..."
"AHAHAHAHAHAHAHA!!!"
"Hai finito con 'sti capelli tu? Te ne só rimasti 4 a forza di tirà 'sti bigodini!"
"Bella, io ci tengo a fare bella figura quando vado nei posti..."
Un casino di cui mio marito non capirà mai niente, ma sicuramente vede quanto ci vogliamo bene.
"Those poor women let you do everything to them... It's crazy!"
"Mamma, Steven dice che siamo pazzi e che vi fate fare di tutto da me... Che gli dico?"

"Digli che quando qui ci siete voi, siamo tutte vive!"


E qui mi devo fermare, perché mi viene di nuovo da piangere.

TQF xx

12 comments:

Cristina P said...

Oddio che spasso, ci uscirei anch'io con le tue zie!!
(Baruffa! ahhahhaaaa cosa mi hai fatto venire in mente!)

Bridigala said...

Coccolatele pure, le tue donne, che sono ' na meraviglia!

Beatrix Kiddo said...

Belle li zie,le voglio pure io!!!!

Fede said...

anche io mi becco molti di questi commenti dalle mie zie dell'eta' delle tue... e mi sta scendendo la lacrimmuccia! (da londra sono dovuta andare ancora piu' lontana...)

Anonymous said...

L'ultima frase di tua mamma... mi sn venute le lacrime pure a me. Tenerezza infinita. Anna

Carrie White said...

dite a zia1 che il nero va con tutto ^^

Gigia said...

Oooh dolcezza infinita *.*

Unknown said...

Ecco, con la battuta finale m'è scattato il luccicone istantaneo....
Son fantastiche le tue donne...e a ben pensarci, se loro non fossero così, nemmeno tu saresti come sei... :)
Alessia

Piper C said...

Sono morta dal ridere. Poi ho letto la risposta della signora Mimì.
Lei ha vinto <3

francescabianca said...

mi aggiungo alla lista di quelle che hanno pianto sull'ultima frase!

Moky in AZ said...

Leggevo le tue parole, e mi immaginavo un film di Alberto Sordi + sorella... :)

sunnyqueen said...

ti adoro