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Sotto alla Corona

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Quando ti trovi a fare delle scelte nella vita, scelte importanti, come fare coming out o decidere di formare una famiglia in maniera 'non tradizionale', a volte arrivi a creare una frattura con alcune delle persone che ti stanno intorno.
La frattura dapprima si crea per l'incomprensione, lo shock o la semplice realizzazione, da parte dei tuoi amici, che come persona sei evoluto oltre i loro schemi. Più comunemente però, la frattura si crea per uno scontro ideologico: sei andato oltre i loro limiti (es: va bene che ti piacciono gli uomini, va bene che ti vuoi sposare, ma alla famiglia ti devi fermare perché non sono d'accordo).
Questo può dar adito a due situazioni:
- quella positiva in cui anche chi ti sta attorno 'evolve' con te, fa tesoro della nuova situazione in cui saranno coinvolti ed abbraccia la possibilità di capire, fare esperienza diretta e crescere.
- quella scomoda in cui ti vogliono restare vicino, ma non fanno mistero della loro disapprovazione, del loro pensiero e del fatto che, basandosi sull'idea della libertà di opinione, manifestano apertamente la loro idea contraria alle tue scelte, con risultati tanto spiacevoli quanto ignorati (da loro).
Tu continui a far del tuo meglio ogni giorno, e ti illudi che la felicità della tua famiglia possa parlare da sola a queste persone, ma purtroppo non basta, perché quello che loro continuano a vedere è solo un pallido tentativo di imitare la famiglia vera.
Quella loro.

Quando parlo di maternità surrogata e delle dinamiche che comporta, l'argomento che mi ritrovo
 spesso a dover affrontare è quello legato alla percezione che il pubblico ha di questo iter, come 'ingiusto' o 'abusivo'.
Mi spiego meglio.
Le persone che si trovano ad esprimere un'opinione sulla maternità surrogata, spesso non riescono a scindere il desiderio di genitorialità di una coppia, dalle loro possibilità economiche e quindi, indirettamente, dal sopruso, dal volersi approfittare di alcune situazioni facendo leva sui propri soldi.
"Io non capisco come si possa comprare il bambino di qualcuno, solo perché quel qualcuno versa in situazioni economiche indigenti e come ultima risorsa decide di vendere il sangue del suo sangue/affittare l'utero/mettersi a disposizione di una coppia ricca per portare avanti una gravidanza"
"Capisco il desiderio ed il bisogno di diventare genitori, ma trovo disgustoso approfittare della miseria e dell'ignoranza di una donna per raggiungere i propri fini"
"Con la maternità surrogata create degli orfani, strappati a madri indigenti con tutta l'arroganza che il vostro status sociale vi consente"
E via dicendo.
Questo weekend festeggeremo il sesto compleanno di sua Tappezza.
Cioè, ha sei anni. SEI.
Di già.
Non so voi, ma dopo aver avuto un figlio, è come se avessi incontrato una pozza di olio per strada e stessi scivolando di panza attraverso gli anni.
Giusto stamattina mi ha detto che non c'è bisogno che gli tenga la mano per strada perché ormai ha quasi sei anni.
"No, la mano me la dai perché LA VOGLIO! E sei tu a tenere la mia, non so se è chiaro..." ho pensato, ma non ho detto nulla, ho semplicemente mandato giù quell'impasto fin troppo famigliare di orgoglio e malinconia che si prova nel vedere i nostri cuccioli crescere.
Mi sono appena finito di rileggere un vecchio post, in cui parlavo di un tragico cambio di pannolino a bordo di un aereo.
Sembrano secoli fa.
A volte lo guardo e non riesco a credere che, appena nato, tutte le tutine che avevamo comprato gli stessero grandi.
Era minuscolo.
Un sorcetto piccolo piccolo.
Adesso si barcamena tra karate, tennis e calcio. Un uragano di testosterone e capoccia granitica. Più alto della media per la sua età e con una personalità dirompente.
Quando vado a mettere a posto la sua stanza, mi vengono i lucciconi a pensare a quando ero l'unico che poteva metterlo a dormire...
Il mio doveva essere l'ultimo viso che vedeva, prima di spegnere la luce.
Un viso sfranto dalla mancanza di sonno, ma con delle occhiaie a zaino piene di amore.
Dove sono finiti tutti questi anni?
Sembro mia madre perdíoh.