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Sotto alla Corona

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Questo weekend festeggeremo il sesto compleanno di sua Tappezza.
Cioè, ha sei anni. SEI.
Di già.
Non so voi, ma dopo aver avuto un figlio, è come se avessi incontrato una pozza di olio per strada e stessi scivolando di panza attraverso gli anni.
Giusto stamattina mi ha detto che non c'è bisogno che gli tenga la mano per strada perché ormai ha quasi sei anni.
"No, la mano me la dai perché LA VOGLIO! E sei tu a tenere la mia, non so se è chiaro..." ho pensato, ma non ho detto nulla, ho semplicemente mandato giù quell'impasto fin troppo famigliare di orgoglio e malinconia che si prova nel vedere i nostri cuccioli crescere.
Mi sono appena finito di rileggere un vecchio post, in cui parlavo di un tragico cambio di pannolino a bordo di un aereo.
Sembrano secoli fa.
A volte lo guardo e non riesco a credere che, appena nato, tutte le tutine che avevamo comprato gli stessero grandi.
Era minuscolo.
Un sorcetto piccolo piccolo.
Adesso si barcamena tra karate, tennis e calcio. Un uragano di testosterone e capoccia granitica. Più alto della media per la sua età e con una personalità dirompente.
Quando vado a mettere a posto la sua stanza, mi vengono i lucciconi a pensare a quando ero l'unico che poteva metterlo a dormire...
Il mio doveva essere l'ultimo viso che vedeva, prima di spegnere la luce.
Un viso sfranto dalla mancanza di sonno, ma con delle occhiaie a zaino piene di amore.
Dove sono finiti tutti questi anni?
Sembro mia madre perdíoh.
Ricordo quando, invece della caciara di colori, di macchinine, di pupazzi, di Tartarughe Ninja, di paladini della monnezza (non mi viene il nome, ma vivono nei secchioni e fanno schifo davvero...) e robot, tutto era una calma di bianco ed azzurrino.
Mi torna in mente la  nostra vecchia casa, mentre ero alle prese con l'organizzazione del battesimo.
Sí, perché nostro figlio è stato battezzato, da un prete italiano, in una chiesa cattolica italiana qui a Londra.
Riprendetevi, nessuno si è fatto male ed il prete non è stato radiato dall'albo.
Ricordo la giornata come un grande abbraccio collettivo.
Sapete, uno i dubbi su come la società potrebbe accogliere questi bambini nati in famiglie 'non-omologate' ce li ha sempre, e io ne avevo.
Peccherei di falsità ad asserire il contrario.
Per quanto io sia sempre ottimista, uno poi deve fare i conti con il mondo là fuori ed ho sempre pensato, fino ad allora, che la gente fosse tendenzialmente stronza.
E mi sbagliavo.
Quanto mi sbagliavo.
È stato bellissimo.
L'applauso in chiesa degli astanti (alcuni dei perfetti sconosciuti) è un'immagine che porterò sempre impressa nel cervello.
Ricevere a casa amici e parenti, per dare il benvenuto al nostro cucciolo è stata una grossa emozione.
La fila degli zii che lo volevano tenere in braccio, la fila dei cuginetti che volevano dargli un bacetto, la fila dei nonni al bagno.
Io che ogni tanto sparivo 'di sopra' per cambiarlo o dargli la poppata in privato e riapparivo con le sgommate di vomito sulla giacca.
Il battesimo di nostro figlio è stato un po' il suo primo ingresso in società, perché, a prescindere dai toni religiosi dell'evento, la cosa è stata un'occasione per festeggiare, celebrare ed accogliere il nuovo arrivato.
Durante la pianificazione dell'evento ho subito deciso che avrei voluto godermi anch'io la festa. Non avrei voluto fare da cameriere, usciere, guardarobiere e cuoco. Casalinga non è sinonimo di scema.
Ci piaceva l'idea di ricevere a casa, nel nostro nido, piuttosto che in un ristorante (il che mi avrebbe visto trafficare tutta la giornata con l'armamentario necessario ad accudire un neonato), ma non volevamo rinunciare al servizio ed al relax.
Quindi con mio marito abbiamo ingaggiato i servizi di un catering italiano.
Una meraviglia.
Tutto cucinato sul posto, servito e poi tutto pulito e messo in ordine, e devo dire che il costo è stato parecchio al di sotto di quanto avremmo speso in un ristorante, magari per finire sclerati dalle continue visite in bagno (ove purtroppo, spesso i servizi per il cambio neonati sono da quarto mondo).
Dai, non sono uno snob, ma ero un genitore alle prime armi che voleva fare le cose in tranquillità ed in un ambiente famigliare, ed avere tutte le mie cose, in ordine, dove potevo trovarle.
Alla fine sí, ero un rompicoglioni. È inutile che ve la infarcisco di bufale.
Sputatemi.
Ho solamente scelto le decorazioni floreali, disegnato la torta (vi piace?) e creato una playlist sul mio Iphone (che ancora ho ed ascolto spesso...) da mettere in sottofondo.
Al resto ha pensato il catering (tovaglie, bicchieri, posate... Tutto!).
Potrebbe sembrare stravagante, ma credo che la chiave nell'organizzare un evento del genere con successo sia proprio la comodità degli ospiti.
Per esperienza personale posso dire che se il genitore è tranquillo e rilassato, il bambino lo sarà altrettanto e la festa sarà un'occasione da ricordare per tutte le ragioni giuste, e non perché avete dovuto passare il pomeriggio in macchina a fare i giretti nel parcheggio per farlo addormentare (avete presente quando sono 'strani' perché stanchi e vorrebbero dormire, ma intorno è tutto così coinvolgente che resistono al calare della palpebra a forza di urla e pianti? Ecco. Quello. L'inferno.)
Sí insomma, fatevi gli affari vostri e create una situazione che soddisfi principalmente i vostri bisogni di famiglia alle prime armi con un neonato.
Di tutti i regali che abbiamo ricevuto, alcuni sono entrati negli scatoloni in soffitta, perché ormai inutilizzabili (vestiario, giochini eccetera), altri invece sono entrati a far parte del nostro patrimonio familiare di ricordi da conservare.
Un braccialetto in oro e coralli da parte di Zia1 ed una scatolina in argento, grossa come una monetina da 10 centesimi, che racchiude tre simboli: un vecchio sixpence (per la fortuna), un piccolo cupido con arco e frecce (per l'amore) ed una piccola mela (per la salute), da parte di una cugina di Maritone.
Personalmente i regali da conservare sono quelli che amo di più perché, a prescindere dalla loro natura, acquistano nel tempo un valore sentimentale che li rende insostituibili.
Sono un romanticone, lo so, ma in un mondo super veloce, in cui tutto arriva subito e finisce ancora prima, in cui la soddisfazione immediata di ogni bisogno spesso ci impedisce di godere delle piccole cose, trovo rassicurante poter aprire una scatola e trovarci dentro la nostra storia in oggetti.
Una storia da poter condividere con le generazioni future, anche per mantenere vivi dei ricordi e dei particolari che tenderebbero a sfumare negli anni.
Per esempio, per il mio matrimonio, mio suocero mi regalò un paio di gemelli fatti utilizzando un paio di orecchini appartenuti alla mamma di Maritone che era morta l'anno precedente.
Ogni volta che li indosso, sento lo stesso orgoglio e lo stesso amore di un gesto che tutt'ora mi commuove.
Oppure la decorazione in argento per l'albero per il primo Natale di Gabriel, a forma di stellina, col suo nome, che ha il suo posto ogni anno, in alto, vicino alla cometa.
A questo proposito vorrei condividere con voi i deliziosi oggetti di Lucebianca, un'azienda italiana che, col suo brand Le Bebé e la collezione 'Prime Gioie', mira proprio a catturare dei momenti preziosi in piccoli pezzi di gioielleria, perfetti sia per il neonato che per i genitori (SIGNOR LUCEBIANCA, IL BRACCIALINO BLU LO VOGLIO!).
In fondo un regalo è un regalo, ma quando questo rende memorabile sia l'occasione che il donatore, beh, è perfetto!

E poi la gioielleria non si rifiuta MAI!

TQF xx

(questo post è in collaborazione con Lucebianca - Le Bebé - Prime Gioie)






7 comments:

Ad ali spiegate said...

Auguri al piccolo di casa!!!

Anonymous said...

..non ho capito, c'è della pubblicità nel tuo post? sai, cambia un po' la prospettiva di chi ti legge. Ma certo che lo sai.

The Queen Father said...

Anonimo, trattasi di post sponsorizzato e retribuito. Come dico pure chiaro e tondo a fondo pagina. Cosa ti era sfuggito?

bla78 said...

Grazie per la lettura! Posso segnalarti "Coppie in attesa" su Rai2, docureality che racconta le vicende di otto giovani coppie italiane? Secondo me merita: https://www.facebook.com/pages/Coppie-in-attesa/1440117196292319

Anonymous said...

Non sono anonimo per scelta, scrivo dal cellulare e non riesco a farmi registrare. Mi chiamo Bianca, vivo a Roma, seguo con attenzione e curiosità il tuo blog, e non mi era sfuggita la dicitura ' in collaborazione con', ma piuttosto mi aveva sorpreso, e sì anche un po' infastidito, rendermi conto che alcune cose che scrivi sono scritte per denaro. Per carità, lo faceva anche Dannunzio, non certo a scapito della qualità. Però, a scapito dei miei sentimenti, della mia fiducia, sì.

Anonymous said...

Scusa, nell'emozione ho perso l'apostrofo. Ovviamente mi riferivo a Gabriele D'Annunzio. Spero però di non aver perso il garbo. Non è mia intenzione essere sgradevole, solo rappresentanti un motivo di dispiacere.

The Queen Father said...

Ciao Bianca di Roma, esistono alcuni blog che, per monetizzare, chiedono un abbonamento ai lettori. Io trovo la cosa piuttosto ridicola, quindi cerco di unire l'utile al dilettevole, cerco di consigliarvi o suggerirvi o solo segnalarvi delle cose che potrebbero interessarvi e ne traggo un po' di guadagno (che col blog ci mangi davvero poco, ma fa bene all'umore riuscire a produrre da una propria passione).
Anzi, sono sempre lusingato quando le aziende si interessano alla mia piattaforma. Scrivere un blog di successo è come avere il tuo canale televisivo. L'ideale sarebbe inserire pochi spot pubblicitari e di buona qualità. Io in genere rifiuto collaborazioni che non mi interessano o che non sono pertinenti col tema del blog. Soprattutto sono sempre onesto nel dichiarare quando un post è sponsorizzato. Sta tutto lí. Credo si possa parlare di fiducia 'tradita' quando qualcuno (e ne conosco diversi) scrive dando ad intendere che i suoi suggerimenti siano spontanei, quando in realtà viene pagato per sviolinare questo prodotto o quell'altro. Quella è una condotta che non mi piace, ma ahimé, ognuno a casa sua fa come ie pare. A noi scegliere se visitare o no!

Baci! xx