Questo bambino è di tutti…

21.3.13
Questo bambino è di tutti…
17:59 | Posted by The Queen Father |

Primo caffè ufficiale con le altre ien… ehm… mamme dell’asilo del Tappo.
Stamattina.
“‘Azzo mi metto?”
“Vacci come vai di solito….” dice Maritone, ovviamente molto più interessato al nodo della sua cravatta.
“Vieni qui dai… Hai fatto un nodo vergognoso che sembra che hai perso una scommessa…”
“Dai, sul serio…. Che mi metto?”
“Ti dico, vai come al solito… Sii te stesso…”
“Ecco vedi? Mi sei inutile in una crisi. Questi son parigini… Come minimo si presentano con Coco Chanel morta a tracolla e due levrieri grigio cenere al guinzaglio….”
“Dai che faccio tardi, ti ameranno comunque tu vada. Bacio…”
Ok. Ce la posso fare.
Alla fine opto per il classico ‘guarda che ho un figlio e non ho tempo, ma sono sempre di uno chic che te saluto, e spostatevi grazie”.
Scarpa nera stringata.
Pantalone skinny nero.
Maglioncino a V testa di moro, camicia bianca.
Cappotto nero di 13 anni fa che tiene l’anima coi denti. Anzi con le gengive. Ma è Gucci di Tom Ford. Quelle sono signore gengive.
Borsa marrone, quella intrecciata che vi piace tanto.
Scafandri alle orecchie. Quelli sono la mia signature.
“Che dici amore? Vado bene così? Sembro un genitore perbene?” chiedo al Führer
“I want daddy..”
“Ok, ciao pure a te.”

Finisce che la cosa era stata molto ben organizzata. Nel piccolo café accanto alla scuola c’erano gi�? due tavoli ‘allestiti’ con pasticceria varia ed una selezione di thé, caffè e succhi di frutta.
Ho scoperto più tardi che era tutto offerto dalla scuola.
Carino no?
La prima ad arrivare è la mia texana del cuore
“Oddio che palle stamattina! Guarda!” mi fa, mostrandomi la spallina del reggiseno strappata.
“Dí la verit�? che quando mi vedi gli intimi ti cascano a pezzi…” scherzo io
“HA-HA-HA. No, ho le mie cose e c’ho due tette che le lascerei a casa… Guarda…”
“NO GRAZIE!!!! Mi fido.”
Ci siamo ritrovati intorno al tavolo ed eravamo quasi tutti, con l’eccezione di qualcuno che stava male. Con mia grande sorpresa anche dei pap�? erano presenti e la concentrazione di parigini era decisamente bassa. Anzi, nulla.
“Ma che dovevamo vestirci carini? Io oggi sembro una che i bambini li sequestra…” dice la texana in tuta di ciniglia grigia, UGG boots e cappottone di maglia. In piú oggi con due zinne da combattimento. La amo.
In molti erano in abiti da lavoro, pronti per andare in ufficio alla fine del piccolo meeting.
Abbiamo parlato di tutto, di noi, dei bambini, della scuola.
È uscito fuori il fatto che io sia sposato con un uomo e che il Tappo abbia due pap�? (anzi, un pap�? ed un daddy), ma la cosa è cascata nel cesto insieme alle altre chiacchiere. Nessuno è sembrato scosso, né allarmato, né particolarmente interessato.
Ho scoperto che piú della met�? del tavolo ha gi�? un matrimonio alle spalle ed un discreto corredo di figliame, tra legittimo ed acquisito.

Breve accenno alla maternit�? surrogata, con conseguente conferma della ‘familiarit�?’ che gli altri genitori hanno con l’argomento (altre due mamme presenti hanno concepito grazie alla MS…).
Insomma, non ero una mosca bianca, né rosa.
Ero un genitore tra genitori.
Però con due sopracciglia stamattina ed una pelle che manco Maria Vergine.
Gaudio.
Poi è stato il momento della condivisione, dello ‘sharing’ che piace tanto agli americani.
“Mi chiamo Marco, ho 22 anni, sono l’Imperatrice dei Minipony e mio figlio è in vendita su Amazon… Accetto anche buoni pasto e fermagli per la chioma.”
No dai.
Però, dal momento che Gabriel è tornato a casa diverse volte lamentandosi di un compagno di classe e del suo comportamento ‘violento’, mi sono sentito di chiedere agli altri se la cosa fosse successa anche a loro. Ne avevo gi�? parlato all’insegnante, che aveva minimizzato la cosa.
“Oddio! Tizio? Sí…” è stata la risposta comune, anche incoraggiata dal fatto che la mamma dell’interessato non era presente.
Un po’ a dire il vero mi son sentito in colpa, ho avuto come la sensazione di star spettegolando di chi non c’era, ma se mio figlio mi dice che non vuol tornare a scuola perché Tizio lo prende a schiaffi, beh, devo investigare.
E chi si vuole offendere si offenda.
Devo investigare almeno prima di decidere se spianare l’aguzzino con la macchina o no.
Sono leone e leonessa, ricordate? Pure un tantino schizoide ultimamente.
Ne esce fuori una storia tristissima di cui apparentemente tutti sono al corrente, tranne io.
Poi dice chi sono i pettegoli?
Tizio (lo chiamo così dai…) ha una mamma di mezza et�?, quella che lo viene a prendere ogni giorno e che io pensavo fosse la nonna.
Purtroppo ha perso il pap�? da poco, è deceduto quando risiedevano all’estero e si son da poco trasferiti a Parigi.
Tizio è violento con tutti, anche con gli insegnanti.
Tizio è costantemente in cerca di attenzione ed ha scelto il comportamento anti-sociale come metodo per ottenerla. Tizio disturba chiunque, rovescia i tavoli, spintona gli altri bambini ed a volte, a fine lezioni, scappa e devono cercarlo per tutta la scuola.
Tizio ha rischiato di essere ‘buttato fuori’ dalla scuola a nemmeno 4 anni, perché a volte è ingestibile.
Tizio ha rotto gli occhiali di una, ha graffiato il viso di un altro.
Tizio ha preso a calci il Tappo.
Improvvisamente non ero più sicuro di voler prendere Tizio e sua madre e dirgliene quattro.
Ho provato una grande tristezza.
“È ovvio che a casa le cose siano difficili e che lei non riesca a gestirlo…” è stato il consensus generale.
“In ogni caso però, se continua così, la scuola dovr�? prendere provvedimenti… Si stanno lamentando in molti… Ma lo sapete che quasi ogni giorno è nell’ufficio del direttore e che durante il riposino vuol dormire solo per terra?”
“Io sono d’accordo che ognuno ha le sue tragedie personali, ma con tutto quello che paghiamo per questa scuola, vorrei che certe cose non succedessero in classe di mio figlio… Voglio dire, ha ancora i segni in faccia dei graffi…”
“Forse dovrebbe essere messo con un’insegnante di supporto… Qualcuno che possa aiutarlo anche a livello psicologico….”
“Forse dovrebbero tirarlo fuori dalla scuola per un po’, almeno finché non abbia superato questa fase di assestamento…”
Ognuno diceva la sua.
Io invece avevo un nodo in gola.
Ho pensato a quanto ho avuto paura in passato che fosse mio figlio il bambino coi problemi, il bambino difficile perché viene da una famiglia ‘anomala’.
Ho pensato a tutte le volte che ho avuto dubbi sulle mie capacit�? di educatore.
Perché non basta essere a posto con la coscienza e sapere di star facendo un buon lavoro come genitore per farti fare sonni tranquilli. Come un piccolo individuo decide di far fronte alle proprie condizioni e come si rapporta con la societ�? in funzione di queste condizioni è una cosa che tende a sfuggirci di mano. Una cosa che non è del tutto controllabile, soprattutto nel contesto scolastico.
Me lo sono detto mille volte: il debito sociale che noi abbiamo come genitori gay è molto piú elevato rispetto a quello di qualunque altra coppia di genitori.
Perché tutte le mancanze e le deficienze sociali e comportamentali di nostro figlio verranno sempre lette da qualcuno come l’inequivocabile prova del fatto che due uomini non possono crescere un bambino equilibrato.
Credo che Tizio sia un bambino equilibrato che sta vivendo una situazione contro la quale non può ribellarsi. Allora si ribella a scuola.
Forse vede sua madre gi�? a pezzi dal dolore e, anche nel suo piccolo mondo egoista di quattrenne, non se la sente di infierire oltremodo.
Allora è tutto dolce con lei, lo vedo, poi però si sfoga con colleghi ed insegnanti.
Queste son cose che penso io. Non voglio improvvisarmi psicologo, per carit�?, ma credo che isolarlo o metterlo in quarantena finché non abbia superato il trauma non sia la soluzione.
Allora ho proposto di organizzare delle playdates con tutti i bambini, anche Tizio, magari al parco accanto alla scuola. Un modo forse per fargli vedere i ‘colleghi’ come ‘amici’ oltre che compagni di scuola e per dare alla madre la possibilit�? di interagire un po’ con altri genitori.
Magari è una cazzata, ma mi son trovato a pensare che se fossi io in quella situazione, la cosa che piú mi aiuterebbe sarebbe un po’ di normalit�?. Sono dell’avviso che a volte i cosiddetti ‘bambini difficili’ siano figli di tutti, figli delle circostanze, figli di situazioni che spesso coinvolgono intere comunit�?. Intervenire come comunit�? può essere la soluzione. Ma che dico, comunit�?! Cavolo, sono 10 bambini in classe con due insegnanti. Siamo più una famiglia.
Oddio, forse sto straparlando, ma l’idea di un bambino isolato perché ‘difficile’ mi fa rabbrividire.
Quindi in primavera, una volta alla settimana, ci troveremo al parco, subito dopo la scuola.
Siamo d’accordo.
Poi vabbé, ho avuto la grassa idea di guardare l’unica mamma musulmana presente, tutta impacchettata nell’hijab e dirle ammiccando “Assicuriamoci solo di portare dell’alcool però, sennò non se ne esce vivi…”
Lei ha sorriso come i condannati a morte.
I pap�? si sono pisciati dalle risate.
Dio benedica i maschi.
All’uscita la texana mi d�? un pizzicotto sulla guancia sorridendo e mi dice
“Bell’idea Madre Teresa, adesso lo sai che i musulmani ti faranno una fatwa vero?”

Che si mette uno per una fatwa?

TQF xx

Labels: bambini difficili, scuola, vivere a parigi
Email This
BlogThis!
Share to Twitter
Share to Facebook
47 comments:
claudia-cipi said…
ce ne fossero anche qui di genitori come te.
ce ne fossero…

21 March 2013 18:14
Emy said…
scarpa nera ma nera per il sudicio? hahahah

per il fatwa non lo so ma la storia di Tizio e della madre non più florida ha intristito anche me 🙁

21 March 2013 18:22
Anita said…
oddio, sono in ufficio e sto piangendo.. posso solo dirti grazie, grazie perchè nel tuo essere uomo, nel tuo essere padre, sei umile come poche persone al mondo. grazie di cuore e con tutto il cuore.

21 March 2013 18:25
barbara zanella said…
Vorrei solo dirti che gi�? in passato ti ho preso ad esempio.
Ho riso, mi sono commossa, ma soprattutto HO RIFLETTUTO.
E di questo, non posso che ringraziarti.

Barbara

21 March 2013 18:29
Robin said…
Ti dirò, quando ho letto il commento “dovrebbero tirarlo fuori dalla scuola per un po’, almeno finché non abbia superato questa fase di assestamento” mi sono indignata: certo, togliamocelo di torno finchè non torna “normale”, fingendo che sia per lui mentre lo vogliamo solo perchè non “inquini” i nostri figli.
Hai fatto bene a proporre l’inclusione di un bambino difficile, con l’esclusione certamente non si risolve nulla

21 March 2013 18:36
The Queen Father said…
Non riesco a non immedesimarmi in questa situazione. É come se, nelle mie paure e paranoie, io la avessi giá vissuta. Spero di poter cambiare le cose. Come al solito. Ottimista fino alla noia. Xxx

21 March 2013 18:39
Nonsense said…
posso dire, semplicemente, “chapeau”?!

21 March 2013 18:54
La Simo said…
Marco, ti adoro. Peccato che sei gay e pure sposato!!!

21 March 2013 19:09
LUIZ said…
mi piace leggerti, ogni volta è un nuovo spunto di riflessione. in questo caso hai affrontato la questione con una delicatezza e un tatto che ti invidio. chapeau, queenfather…. sono mamma ma ho molto da imparare da te. luiz

21 March 2013 19:20
The Queen Father said…
@LUIZ, eddaie che se arrossisco sembro un maiale… X

21 March 2013 19:21
Angela Catrani said…
E invece io ti adoro perché sei gay e pure sposato! 🙂

21 March 2013 19:22
Robin 😀 said…
Al posto che isolare, accogliere…

Ce ne vorrebbero di genitori come te!

21 March 2013 19:31
Why said…
Verrei lì a darti un bacio. (E invece me ne sto a Londra senza parigini, tiè 🙂 No, seriamente..!

21 March 2013 20:29
Bimbo cercasi said…
Ahahahahahahahaha!!! Sei fantastico!!

21 March 2013 20:35
Susibita said…
Toglierlo dall’isoalmento. ToglierlI dall’isolamento. Avvolgerli nell'(a)normalit�? di tutti.
A me Tizio fa una tenerezza struggente, una tenerezza che mi fa paura.
Sei proprio bravo.

Susibita

21 March 2013 21:16
Laura Di Agabito said…
Forse a Tizio manca SOLO un po’ di sano AMORE…conosco il genere di bambino di cui parli tu ed isolarlo non sarebbe una buona idea…credo che una bella dose di COCCOLE da parte di tutti voi, genitori e bambini-colleghi, gli possa solo giovare…in fondo è l’Amore che muove il mondo!!!

21 March 2013 21:39
LaCriz said…
Che dirti se non che sei davvero un grande genitore?Vengo stasera da una riunione simile alla tua, e le argomentazioni erano del tutto simili…Sarebbe servito uno come te!Bravo!!

21 March 2013 22:05
ugainthesky said…
Perché i bambini sono figli di tutti…
Gabriel è fortunato..

21 March 2013 22:14
Rosanna said…
Io odio quelli che scrivono “che bel post” in un commento ma, cazzarola, questo è proprio un bel post. Complimenti. 🙂

Ps: a una fatwa ci si va in jeans ma con la cravatta storta. 🙂

21 March 2013 22:19
Comfort_noise said…
Vedere la fatwa come un invito RSVP con tanto di dresscode mi ha fatto rotolare dalle risate! Ad ogni modo, è vero quello che hai detto riguardo al debito sociale, anche se spero che l’opinione pubblica presto cambier�?. Ammiro molto il coraggio che dimostri in questa grande e impegnativa avventura che è l’omogenitorialit�?.

21 March 2013 22:34
The Queen Father said…
Ragazzi, grazie a voi di leggere, diffondere e supportare! Anche quello che fate qui é un lavoro di comunitá! Oltre ce un esercizio di buon gusto, ovvio. ;0) x

21 March 2013 22:37
Valeria said…
L’ho gi�? scritto una volta ma devo dirtelo ancora. tu sei un uomo che vorrei come esempio per mio figlio! va bè che sono incinta (del secondo) ma alla lettura dei tuoi post o piango o rido da sola! una posseduta insomma..

Valeria (la sorella di Annalisa della radio indipendente di Bologna, troppo contenta di averle fatto conoscere il tuo blog!)

21 March 2013 22:46
The Queen Father said…
@valeria, quindi sei tu la responsabile!!! :0))))) x

21 March 2013 22:54
La mia vita semplice said…
Credo che un bambino come Tizio abbia un gran bisogno di sentirsi circondato di calore e affetto. Non so cosa possa girare per la mente di un bimbo di 4 anni, immagino possa sentirsi ‘tradito’ dal pap�? che se ne è andato e sfoghi la sua rabbia su chi gli capita a tiro… Coinvolgerlo in momenti di gioco e spensieratezza è un’idea molto bella.

22 March 2013 00:18
Ale [Tredici] said…
I tuoi post non sono solo istruttivi per chi vive una situazione come la tua, ma aiutano anche a ridimensionare i problemi-cazzate.

P.S. Tra due settimane qualcuno (leggasi: me) sar�? a Parigi. Per dire…

22 March 2013 01:55
La solita said…
Lo so che ti incasino la vita, ma perché non provi ad invitarlo a casa con Gabriel una volta. Anche io sono una psicologa della domenica, ma a volte le grandi adunate (anche se sono solo dieci bimbi!) riproducono l’effetto scuola. Giocare con un compagno e il suo queen-pap�? potrebbe fargli bene.

ps. per una fatwa andrei sull’elegante spinto :D!

22 March 2013 05:53
Anonymous said…
Come al solito mi hai commosso!!!!! Ti adoro!
Simona

22 March 2013 09:28
Valeria said…
si si sono io la fierissima responsabile!! 🙂

baci!!
Valeria

22 March 2013 09:39
Aspirantemamma said…
Io la texana la adoro, sembra il personaggio di un libro, fantastica.
E tu sei così sensibile….ops, sar�? mica un pregiudizio sui gay ;-P ????

22 March 2013 09:49
Lele said…
E’ sempre un piacere leggerti. Questo tuo passare dalle zinne della texana, al piccolo Tizio e al suo dramma familiare, all’autoanalisi del proprio modo di essere genitori e poi saltare alla fatwa….mi piaci proprio tanto! <3

22 March 2013 10:04
Emanuela Moracas said…
E’ la prima volta che commento, volevo solo dire che sei un grande! riesci a farmi ridere come un’idiota e a farmi commuovere nello stesso post 🙂 Senza troppe sviolinate, penso che tu sia non solo un grande pap�?, ma una bellissima persona. ce ne dovrebbero essere di più come te. leggere il tuo blog mi fa sentire meno sola e mi rallegra la giornata. Grazie.

22 March 2013 10:14
The Queen Father said…
@Tredici, se non ti fai sentire la Fatwa la faccio io a te. Ho conoscenze ovunque.
@ La solita, l’idea sarebbe quella, ma vorrei un po’ stemperare il caratterino di Tizio in gruppo, prima di invitarlo a casa. Anche il mio piccolo è piuttosto territoriale e geloso delle sue cose…. Grazie ! x
@Lele, sono le conseguenze della schizofrenia tesoro. Non lo faccio apposta. ;0) x

22 March 2013 10:15
The Queen Father said…
@Emanuela, epperò dai… Arrossisco. La compagnia la fate voi a me, credimi! xxx

22 March 2013 10:16
Anonymous said…
Chapeau, chapeau, chapeau. Post come questi dovrebbero non solo azzerare quell’odioso ‘debito sociale’ ma trasformarlo in credito.

22 March 2013 10:17
The Queen Father said…
@ Anonymous, shhhhh. Non dirlo ad alta voce che se funziona poi mi chiedono di scriverne uno sul debito pubblico italiano… :0) Grazie cara/o? Nome? xx

22 March 2013 10:19
Anonymous said…
L’unica cosa che mi farebbe un po’ pensare è non trasformare l’incontro in allegra reunion di bimbi tutti bigenitoriati, per non peggiorare le cose una volta che si trova a tornare a casa con la mamma, perché non la percepisca ancor più come un’ingiustizia…

22 March 2013 10:21
Anonymous said…
Scusa! Non mi sono firmata in entrambi i post…sono stezilla! 😉

22 March 2013 10:22
The Queen Father said…
@ stezilla, credo che non ci sia pericolo di vedere i bambini ‘bigenitorati’ in pubblico, dal momento che in genere hanno solo un genitore a recuperarli dalla scuola a fine giornata. Alcuni hanno addirittura la nanny o la au pair invece che mamma o pap�?.
Vedremo dai. Secondo me gli farebbe bene.

22 March 2013 10:25
Mamma Che Paura! said…
ecco i tuoi dubbi, le tue proposte per trovare la soluzione ad essi sono quello che auguro anche per come genitore. Non dare mai nulla per scontato e aprirsi al prossimo – frutto del tuo percorso personale – penso che sia la moneta con cui tu paghi il tuo debito (di cui personalmente non mi sento creditrice), ma ben venga, che la comunit�? ne ha bisogno.

22 March 2013 11:21
Viola said…
commossissima <3

22 March 2013 12:41
Lele said…
Io la capisco alla grande la tua schizofrenia…sono una bilancia alla perenne ricerca di un (precario) equilibrio! 😉

22 March 2013 12:42
Augusta said…
Sei stato bravissimo, lucido e gentile e umano come pochi al mondo.

22 March 2013 12:49
Anna Gatti said…
d’accordo con Augusta che mi precede:
bellissimo post, lucido e che “trasuda” di educazione al naturale (oggi sono così, che ci vuoi fare, mi escono ‘ste frasi…!)

grazie!

22 March 2013 13:15
divinaringhio said…
Sai, tesoro…C’è un proverbio africano che dice, grosso modo: “ci vuole un villaggio per allevare un bambino”.
E detto questo ho detto tutto. La tua innata sensibilit�? (e non in quanto gay, ma in quanto “genitore responsabile”) ha imboccato la strada giusta. Aiuto. Mutuo, silenzioso, non giudicante e fatto di un atto d’amore semplice e pieno di buon senso.

Bravi. Bravi davvero. Come educatore mi sento di dire che “ce ne fossero di più di genitori così!”. Fammi sapere come va.

E salutami la texana dalle tette di ghiaccio. la moglie de Clint Eastwood!

Un bacione grande a te e nano

22 March 2013 14:58
francesca rossi said…
è un post bellissimo. forse uno di quelli che mi ha colpito di più.
questa frase: “Perché non basta essere a posto con la coscienza e sapere di star facendo un buon lavoro come genitore per farti fare sonni tranquilli. Come un piccolo individuo decide di far fronte alle proprie condizioni e come si rapporta con la societ�? in funzione di queste condizioni è una cosa che tende a sfuggirci di mano” è in particolare una delle cose che mi ripeto sempre e di cui ho più paura.
Sei stato un grande, veramente, con la tua proposta. Ovviamente gi�? lo sai. Ma te lo ripeto. Perchè una proposta come la tua, che non si ferma alla superficialit�? e all’accordarsi ai giudizi di tutti, è davvero da ammirare. Non tutti l’avrebbero fatto. Non so nemmeno se avrei avuto io il coraggio, la voglia di impegnarmi o solamente di andare più a fondo in una questione così.

22 March 2013 15:54
Anonymous said…
Sei esilarante! Ci aggiorni sui progressi del nostro bimbo Tizio? Sulle uscite al parco? E poi bella la foto di Te e Nano riflessi :*
Ciao!

22 March 2013 15:55
penelope said…
sei dolce,buono, mi piaci, anche se non ci conosciamo.quando hai scritto di tizio mi sono commossa.
p.s.
ti consiglio un “incrocio manzoni” che fa
diventare tutti più buoni. Buon play date!

22 March 2013 20:30